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Io che ho visto giocare il pallone!

Pubblicato da michele davalli il Mar, 13/06/2006 - 23:00
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  • Racconto
? Io sì che ho visto giocare il pallone! Che quando andavo allo stadio del fascio da cinno, si entrava da sotto e quando ti giravi, vedevi la gente sopra che sembrava che ti cadesse addosso. Uno stadio fatto tutto a pietra a vista che pareva un villone da signori, mica come adesso che gli hanno fatto una camicia d?acciaio gialla e azzurra. Ma mi domando: schifo per schifo, fagliela almeno rossoblu che sono i colori della squadra!
Ho cominciato con mio padre, avevo sei anni e c?era la moda dei sudamericani, noi ci avevamo: Fedullo e Sansone, poi Andreolo, Monzeglio, Montesanto, Reguzzoni, che in carriera avrà fatto non so quanti gol. Erano buoni di giocare tanto che si vinse la Coppa Europa. Poi arriva lui. Il Presidente. Renato Dall?Ara. Sul subito la gente non capì bene: era uno di Reggio che gli piaceva vivere, divertirsi e che voleva spendere poco per la squadra, però sbagliavano, perché con lui ci siam tolti delle gran soddisfazioni.
Si era in pieno fascismo e a me che avevo dodici anni non mi sembrava così terribile, se non per quella rottura di maroni delle riunioni dei figli della lupa e dei balilla. Vincemmo tre scudetti in fila, ma l?allenatore, che era ebreo, dovette scappare una notte del 1938.
Adesso parli di Ronaldinho che fa le finte e prende quattro traverse dietro fila, ma in quel periodo ci avevamo Biavati, quello che ha inventato il passo doppio. No, non paso doble, il ballo che sembra una corrida, proprio il passo doppio: quella finta in corsa che sbilanciava l?avversario e gli permetteva di crossare con precisione dove c?erano o Puricelli o Reguzzoni. Poi alzalo te un pallone da calcio del ?38, che più che di cuoio sembrava fatto di legno e sarà pesato due chili, con una cucitura per la camera d?aria che se ci prendevi contro quando colpivi di testa ti sbragavi la fronte.
Biavati di nome faceva Amedeo come mio zio che stava a Budrio e ci aveva un cavallo da tiro così alto che mi ci voleva lo sgabello per darci da mangiare.
Poi ci fu la guerra. Guerra mondiale. Ero poco più che un bambino quando sentii per la prima volta queste parole attaccate. Guardavo gli adulti e capivo che avevano paura, ma non sapevano bene di cosa. Ho passato gli anni di quella guerra e ho imparato che niente è immaginabile. Non ho mai dimenticato i giorni, le notti, le fughe, la morte.
Però mi ricordo anche quando sono arrivati gli americani a liberarci. Era il 21 aprile, sabato, primavera. Capimmo subito che era finita. La felicità era ? era ? non riesco a dire, ma quel giorno mi trovai tra le braccia di una sposa che mi baciò, poi mi prese per mano e mi portò in una cantina di via Fondazza. Sono vecchio, ma mi ricordo bene il suo viso, mi sdraiò, si tirò su la sottana e ?
Non ho mai saputo come si chiamasse.
Comunque nel ?46 ? ?47 abbiamo l?illusione di essere tornati grandi: 7 partite senza prendere un gol. Poi invece prendiamo una paga contro il Torino, il grande Torino però, che ci riporta alla realtà. 4 a 0. Poi un po? di campionati mediocri, mezza classifica, robetta.
C?è da dire che in quegli anni, allo stadio ci andavo poco, perché avevo conosciuto la Maria, che sarebbe diventata mia moglie. Quindi il tempo era quello che era, perché allora corteggiare una ragazza non era mica come adesso, che ti saltano addosso. Allora c?era da fare un lavoro ai fianchi che neanche Primo Carnera aveva quella pazienza. Beh com?è come non è, mi fidanzo con la Maria. Visto che avevo un lavorino da caporeparto alle Officine Casaralta e lei faceva la sarta in casa decidiamo di sposarci. Anche in quel periodo poco stadio, perché bisognava stare lì coi soldi e volevamo comprarci la casa. Alla fine del ?60 mi promuovono, con tanto di aumento di stipendio e casa data dalle Officine. Di colpo mi sento ricco e pieno di energie e voglia di fare. Ricomincio ad andare fisso allo stadio, anche se la Maria non è tanto contenta perché la lascio da sola come cantava la Pavone.
Arriva Bernardini come allenatore, poi Bulgarelli e Fogli che erano due cinni, c?erano già Pascutti e Pavinato.
Bernardini, lo chiamavano il Dottore per la sua cultura e competenza, all?inizio era in continua polemica con Dall?Ara, ma in poco tempo riesce a conquistare sul campo Bologna e tifosi. Battiamo il Modena 7-1 e lui inventa il nostro motto "Così si gioca solo in Paradiso!". Era il campionato ?62 ??63, e ?Testina? Pascutti segna 12 gol nelle prime 10 giornate. Altro che Luca Toni.
Nel campionato ?63 ? ?64 sono gioie e dolori. L?inizio è stentato, anzi facciamo proprio schifo, poi infiliamo una serie di vittorie e battiamo anche il Milan a San Siro: 2 a 1.
Ma una provinciale in testa al campionato rompe un po? i maroni ai potenti del calcio e pochi giorni dopo Pavinato, Fogli, Tumburus, Perani e Pascutti vengono trovati positivi all?antidoping.
I giocatori, l?allenatore e il medico vengono squalificati ed il Bologna viene penalizzato di tre punti.
Tutta la città, ma quando dico tutta intendo tutta, sa che sta? subendo un?ingiustizia. Facciamo un tale casino che sono costretti a rifare le analisi.
Stavolta, come per magia, è tutto a posto; forse a far star lì la pipì il doping è evaporato, forse non era doping, ma solo un po? di pignoletto frizzante dei nostri colli.
Insomma le controanalisi dimostrano l?innocenza dei giocatori e i 3 punti ci vengono restituiti.
Il campionato finisce. Bologna e Inter sono appaiati al primo posto. Spareggio.
Roma 7 giugno 1964. Tre giorni prima muore il presidente Dall?Ara.
Il Bologna vince per 2-0 con reti di Fogli e Nielsen ed è campione di Italia per la settima volta.
Sono convinto che quel giorno Dall?Ara non abbia perso neppure un attimo di quella partita e sia stato felice del suo Bologna.
In quel periodo le cose mi andavano ben bene, buon lavoro, il bum economico, avevo cambiato la mia Lambretta, comprata con una svagonata di cambiali, con una 600 con le portiere che si aprivano controvento. Quella volta lì mi dovetti dare la vegetallumina al polso da tante ne ho dovute firmare di cambiali.
C?era solo una cosa, la tristezza della Maria, non riuscivano ad avere figli. E dire che non ci facevamo mica mai mancare l?occasione per fare un po? di movimento, ma mica in palestra come adesso che si corre stando fermi, no, io parlo di quell?altro movimento. A noi piaceva farlo sulla riva del fiume, prendevamo le biciclette, scendevamo giù in Reno a Borgo Panigale e lì sotto le stelle partiva la rumba.
Ma niente.
La tristezza sembra avvolgere anche il mio Bologna.
In campionato è un?altalena di risultati, le polemiche e la rivalità tra Haller e Nielsen allontanano i tifosi; viene esonerato Fulvio Bernardini e si ricomincia con Carniglia.
Ma ogni anno la squadra perde un pezzo di "quelli del ?64" e i ricambi non sono sempre all?altezza: Bulgarelli resta, ma vengono ceduti prima Nielsen, poi Haller, mentre Pascutti deve smettere, come Negri, per gli acciacchi degli anni.
Mi ricordo che allora da capo - reparto guadagnavo settantamila lire al mese con i contributi, la tredicesima e le ferie pagate. Che sono un po? come dire ottocento euro di adesso. Ero contento. Avevamo la televisione tutta di legno impiallacciato mogano, il giradischi della Lesa perché alla Maria ci piaceva molto ascoltare i dischi della Pavone e di Cementano e per farla stancare meno avevo comprato anche la lavatrice che lei prima guardava con diffidenza perché come si brusca a mano non ce ne. Poi si appassionò alle figurine che c?erano nei fustini e allora cambiò idea.
Adesso con quei soldi lì non arrivi neanche a metà mese.
Però di televisioni ce ne sono tre in ogni casa, una anche in bagno che a guardarla aiuta nelle sedute, c?è scai, , la palestra, sempre quella che si corre stando fermi, le ferie, ma non a Viserbella come facevamo io la Maria, adesso bisogna andare a Sciarm, i telefonini uno per ogni figlio ? noi invece niente figli e la Maria che comincia a stare male.
Smette Bulgarelli e il nuovo idolo del Bologna diventa Beppe Savoldi, ma dura poco perché con la solita politica della cessione dei pezzi migliori, Savoldi va al Napoli per due miliardi.
Erano così tanti soldi che con i miei colleghi provammo a scriverlo ma ci sembrava quasi impossibile che esistesse veramente un numero con nove zeri dietro. Era l?idea dell?immenso, dell?infinito, numeri che avevamo sentito solo da chi parlava di debito pubblico.
La Maria si ammala veramente ed il Bologna comincia il declino. Calcio ? scommesse e nell? 80 ? 81 si retrocede in B e l?anno dopo ancora più giù: serie C.
Smetto di andare allo stadio disgustato da quello che una città come Bologna, calda ed avvolgente come una lasagna appena sfornata, deve subire e poi perché la Maria non ce la fa.
La diagnosi è quella. Così come ero stato abbandonato dal Bologna in poco tempo anche la mia sartina se ne va lasciandomi lì come un pistollo, incapace di reagire.
Mi ricordo che tornavo a casa e guardavo quello oggetto misterioso che era la lavatrice che mi ricordava la Maria, era sempre quella che avevo comprato la prima volta, roba tedesca di prima, tutta d?acciaio con una centrifuga che quando partiva dove inseguirla per mezza casa per domarla.
Da allora non l?ho mai accesa e ce l?ho ancora adesso, la tengo in cantina di fianco alla bicicletta di mio padre ed alla botticina dell?aceto.
Passano gli anni ed il Bologna fallisce.
Non riesco più ad andare allo stadio, troppi ricordi, troppa tristezza e troppo trista la squadra, che a me di andare a vedere la Rondinella o il Leffe dopo che ho visto vincere lo scudetto mi stava un po? sui maroni.
Poi la pensione e mi dico non vorrai mica ridurti a dare da mangiare ai passerini tutto il giorno.
Torno al Dall?Ara. Vacca che lavoro che ci avevano fatto per i Mondiali, sembrava di entrare in un grattacielo americano con tutta la polizia che ti tastava, come se uno della mia età potesse avere un arma o volesse fare una strage. Con la pensione che prendo al posto dell?esplosivo al massimo posso farmi un tonno, fagioli e cipolla e scatenare una guerra chimica.
Comunque il Bologna lo prende il Cavalier Gazzoni, quello dell?Idrolitina, e sembra che vada bene.
Saliamo a busso di due categorie e Mazzone ci porta in coppa Uefa ad un passo dalla finale.
Ma ancora una volta dopo il culmine inizia il declino. Qualche soddisfazione, abbiamo in squadra anche Baggio e Signori, qualche sprazzo, ma mai risultati definitivi.
Io comincio ad uscire con una vedova bionda di sessant?anni, funziona ancora tutto, anche se più che la rumba dei tempi della Maria, faccio degli slow guancia a guancia, e poi ciò anche un po? di prostata.
Nel 2001 sembra che possiamo andare in Cempioslig, ma una serie di sfighe ci costringono ad arrivare settimi. Dico così perché a sentire gli altri non è mai colpa dei giocatori, ma del destino.
Lascio la signora perché alla domenica vuole andare negli agriturismi ed io allo stadio
L?allenatore se ne va facendo anche un po? il fighino e torna Mazzone, ma non c?è niente da fare si spreca l?impossibile e si ritorna in B.
Adesso sono qui, da solo, senza la Maria, senza la vedova bionda, con la prostata ingrossata, con il Bologna retrocesso.
Ho guardato indietro e adesso guardo avanti e capisco che dalla vita non si può mica retrocedere.
Vamolà!!!

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