Una banale distrazione
Al momento stabilito il meccanismo partì con un ronzio che zittì il brusio degli intervenuti.
I fotografi puntarono gli obiettivi su quella specie di bara di acciaio, mentre i fari dei network televisivi si accesero.
Tutto pareva funzionare come previsto.
Il coperchio si sollevò di pochi centimetri lasciando uscire un leggero fumo ed una luce azzurrognola che divenne un bagliore abbacinante quando il congegno si spalancò.
La luce si spense, la tensione dell’attesa fece quasi dimenticare ai presenti il motivo della loro presenza.
Poi, improvvisamente, un uomo dall’aria smarrita uscì dalla bara d’acciaio.
In quel momento i flash lampeggiarono, le telecamere iniziarono a riprendere e l’aria fu invasa da uno scrosciante applauso.
Il professor Dante Foschini era riuscito nel suo intento, aveva dimostrato la possibilità di ibernare il corpo umano per 20 anni eseguendo l’esperimento su stesso, infilatosi nel apparato da lui creato nel 1990 ne era uscito in perfette condizioni nel 2010.
Dopo il primo attimo di sbigottimento il professor Foschini iniziò a sorridere comprendendo la portata della sua scoperta.
Come rispondendo ad un comando, i giornalisti sommersero di domande il professore:
- Cosa prova dopo questa esperienza?
- Si rende conto dell’importanza della sua scoperta?
- Come si pone di fronte alla possibilità di divenire pressoché immortali?
- Ha realizzato che questa scoperta è ulteriore fonte di discriminazione sociale?
Frastornato da luci, flash e domande banali ed invadenti, il professore faticò non poco a sovrastare il rumore e a fare la sua prima dichiarazione:
- Ringrazio i presenti per l’accoglienza e la partecipazione a questo grande momento per la scienza. Voglio precisare che sono solo un scienziato, un ricercatore, il mio ruolo è quello di scoprire. Lo sfruttamento di ciò che ho realizzato non è compito mio. In questi anni, quelli prima dell’ibernazione, ho dedicato tutto me stesso, il mio tempo, le risorse fisiche e finanziarie allo studio ed al perfezionamento di questo apparato. Non ho avuto tempo per farmi una famiglia, una casa, rapporti sociali, la mia vita è stata il laboratorio messomi a disposizione dall’università. Non ho avuto sponsor, il mio progetto era considerato irrealizzabile, non sono neppure riuscito a brevettare nulla per la poca lungimiranza del mondo accademico ed industriale.
Credo di avere dimostrato che lo studio, la determinazione e la convinzione nei propri mezzi possono permettere di realizzare qualunque sogno.
Mentre tutti i presenti ascoltavano plaudendo il Professore dal fondo del corridoio giunse il rumore di un gruppo di persone che entravano quasi correndo e una voce con uno smaccato accento dialettale disse in tono sgradevole:
- E’ qui che sta il Professor Foschini? … Fate passare per favore!
Il proprietario della voce si fece largo tra la piccola folla seguito da quattro carabinieri.
- Allora sta qui il Professore, il Professore quello dell’ibernazione!
Foschini alzò la mano come uno scolaro:
- Sono io, cosa posso fare per lei?
Il personaggio si avvicinò, tirò fuori da una consunta valigetta un documento ed iniziò a leggere con sufficienza una formula all’apparenza solenne:
- E’ lei Dante Foschini nato a San Giovanni in Persiceto provincia di Bologna il quattordici luglio dl millenovecentoquarantasette?
- Sì, perché?
- Perfetto, sono un ufficiale giudiziario e le notifico il sequestro di tutto l’ambaradan per il congelamento
- Ma come? Perché?
- Lei ha ricevuto dalla sua banca un prestito di due miliardi e mezzo di lire nel 1986?
- Sì, ma …
- Non ha mai pagato una rata! Niente! – lo rimproverò – e ora, la somma con gli interessi è diventata di seimilioni di euro. La banca ha provato a recuperare il credito, ma lei non ha nulla. Ha provato a notificarle il decreto ingiuntivo, ma lei stava chiuso dentro al suo frigo. Il pignoramento è diventato esecutivo e ora che è uscito – il tono si fece soddisfatto – sono riuscito notificarglielo e la banca si piglia tutto. Maresciallo – comandò - metta i sigilli prima che si surgeli di nuovo. Fate passare che sono un pubblico ufficiale.
Si voltò verso il professore indicando un vecchio computer:
- I progetti e i disegni sono qui dentro?
Il professore frastornato da ciò che stava accadendo, annuì
- Bene. Maresciallo questo ce lo portiamo via invece.
I flash scattarono, le telecamere partirono inquadrando l’espressione basita di Foschini
- Mi scusi – si fermò mentre stava uscendo – quasi dimenticavo che devo notificarle anche questo: è la diffida all’utilizzo di idee derivanti dagli studi effettuati per il macchinario.
Il professore firmò la ricezione dell’atto.
Quando fu sulla porta l’ufficiale giudiziario si bloccò, guardò Foschini e disse:
- Complimenti, sa che è veramente ancora in forma, dimostra almeno vent’anni in meno dei suoi sessantarè.
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