POEMETTO PASTORALE
POEMETTO PASTORALE
Lunghi gli argini delle coste un vento furioso spira giunge
tra i boschi silenti ove s’odono mille voci naturali narrare
in idiomi locali storie di spiriti che scendono
dai monti stregoneschi dall’orrido aspetto l’ animo trema
ed ogni cosa sembra presagire la fine d’un sogno.
L’errore genera forme diverse forse solo confusione dell’intelletto
l’amene ombre della natura riflettono tra i cheti cespugli
lungo il fiume tra le casine di legno arroccate
in cima alle colline.
Lungo sentieri scoscesi si medita sul destino crudele,
sulla sorte dalla bocca sanguinante dagli occhi verdi
come i ramarri.
Le parole volgari cangiano forma ed aspetto si muovano
libere nell’aria e questo soffrire e forse un incantesimo
di malvagie streghe?
Così lui disse: iddu vuleva tuccare la luna, iddu vuleva salire
fin sulle nuvole comprendere il segreto della vita quella sua misera
esistenza fatta di grazie e perché, di baci e carezze una canzone
nata sul precipizio dì una rupe .
Salì s’arrampicò ma finì per cadere ed essere rinchiuso in una cella.
L’ode amorosa scritta con una corta matita ascolta e giunto
di nuovo sera con tra le braccia questo amore cosa speri ?
Così le voci stregonesche dicevano all’ intelletto stanco
prigioniero tra le grate virtuali della realtà .
Quando la barca mezzo lo mare si perde tra l’onde giungeremo
in isole felici saremo così tratti in salvo ma causa di ciò
avremo violato il codice penale saremo incarcerati
ci chiameranno a deporre in aula tu e io naufraghi
su questa fenomenica isola.
Ed il viaggio nel regno delle chimere proseguì in silenzio
tra due gendarmi , accusato d’aver scritto cose ritenute non adatta
alla comune morale.
Proseguì a testa in giù in giorni leggiadri tra meraviglie e richiami
lungo le villiche vie seguiti da ippogrifi aristotelici colloquiando
con illustri clinici e cinici professori mostri che solo l’orrore
quotidiano può partorire .
Il sogno si faceva intenso attraversando la realtà virtuale
come la storia d’amore di Ali Ibn Bakkar e di Shams An Nahar
sepolti nella stessa tomba o di Sindbad il marinaio
personaggio d’una fiaba tratta dalle mille e una notte .
La novella genera un senso di vuoto avvolte crudele,
pagine dialettiche di critica letteraria dove
si è prigionieri dei propri giudizi di ciò che si crede
giusto o ingiusto la contraddizione è un emozione estatica
come la veglia che si fa al defunto.
Inseguire con un retino , grammatiche alate tra i grattacieli
baffuti e panciuti in compagnia di ragionieri dagli occhiali neri capaci
di leggere e commentare l’intera biblioteca d’Alessandria, ma questa
strada è la fine d’un capitolo forse il principio d’un libro.
Impaurito sulla banchina nel prendere il traghetto per andare
a trovare amici mi sento impreparato anzi direi un illetterato
con qualche affezione epatica .
Sono i rischi del mestiere la logica non genera dispositivi o matrici
per poter contraffare canzoni o novelle , certo è che il prezzo
da pagare non ripaga il canto del tipografo l’ordine dell’editore
la propaganda del direttore del centro commerciale.
L’opera delle cinciallegre ,l’orchestra dei grilli sapienti
ed il bosco intero era in festa, si preparava ad accogliere
la lucciola di ritorno dal lungo viaggio fatto intorno al mondo .
Trasitu venite a sedere vicino lo foco si spegne prendete
altra legna per far ardere questo vostro canto , attizzate
la brace egloga napoletana occhi di vetro che paura signore
dietro a finestra ho visto me stesso.
Chi vuole udire le rime giulive,i giochi dei verbi inutili sparsi
per i campi , seminati con cura con il sacco sulle spalla
l’angoscioso canto dell’orco cittadino che divora gli automobilisti
incauti giunti in panne nelle vicinanze del distributore di benzina.
Con il cuore trafitto vado leggendo novelle e poemi
saggi scientifici ascoltando la musica dei motori
il canto delle ciminiere l’ eco delle parole di plastica.
Nessuno ascolta questo canto pastorale neppure le pecore
che brucano erbetta nucleare , ne tanto meno saggi bonzi
dell’india indicano visione di nuove dimensioni , mistici sentieri
ove incamminarsi alla ricerca della verità.
Io non conosco i sogni di questa terra ne la magia che ti ha tramutato
in ciò che sei , vivo all’ombra dei sassi e penso di fuggire lontano
sul dorso d’un satiro per boschi oscuri cantando
il naturale poema dell’acque .
Se pur piangendo vado , quale colpa è la mia ?
quella di essermi perduto tra i monti del parnaso tra sterpaglia
e stornelli tra l’ oscura selva , nessuno alfine sé mosso
in mio soccorso.
Vado per monti di cartapesta, in preda a visioni mariane
lungo le spiagge e i campi a rallegrare l’animo fanciullo
d’ acerbe rime.
Se mai udirete questo doloroso mio canto oltre l’immaginario
dire creare forme ed aspetti inconsueti di questo vivere
nero a metà , vi prego non fuggite lasciate affanni e pensieri malvagi
dove sono giunti e proseguite meco per codesti colli .
Rammentare le caldi notti quando
l’animo dorme e la danza delle rime sciocche
coinvolge domande e dubbi , certezze e ipocrisie dolori umani
morale mentita, nulla frena la fantasia ed il gioco delle ombre
accoglie nel suo regno l’incauto viaggiatore.
Fortunato è colui che di quel canto né è signore e padrone
poiché egli ne conosce ogni difetto ,ogni timore ogni debolezza,
per quanto il fumo delle ciminiere il rombo del motore a scoppio ,
il dramma mai rappresentato di maschere lasciate appese
in bella mostra nella vetrina dall’orco per il solo gusto
d’essere vedute.
Favole fumanti in tavola fritte in padella servite a mangiafuoco
che ne conosce il sapore come il suono del miagolio della gatta cenerentola sotto le mura del magico castello.
Allora ogni cosa si confonde con la realtà , ogni cosa muta
prende vita parlano le panchine stanche e gli uccelli nel cielo parlano
i pesci nel mare , parlano le case l’ alcova
parla dell’amore ferito che và piangendo sopra i tristi colli.
Incantesimi non esistono , per guarire da questo male bisogna essere
spiriti liberi , signori dei propri sogni bisogna ritornare fanciulli
ridere del male come del bene vestirsi in modo diverso
da convenzioni e dettami vari la moda e sorella
dell’indecenza per aver successo basta essere umili e saper
patire le pene di questo naturale inferno.
Se mai qualcuno riuscirà nell’impresa sarà chiamato beato figlio
della pietà della castità e della lungimiranza ed egli riporterà
la luce a coloro che vivono nei boschi di cemento , la luce
che rende dolci i ritmi e l’amore che infonde energia , allora le rime
mie senza pianto nel giorno in cui la pace accende la luce
tra i lieti campi e i sassi faranno tremare l’aura in chiusa valle.
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