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POEMETTO PASTORALE

ritratto di domenicodeferraro
Pubblicato da domenicodeferraro il Dom, 17/12/2006 - 09:49
  • Fantasy
  • Poema
POEMETTO PASTORALE Lunghi gli argini delle coste un vento furioso spira giunge tra i boschi silenti ove s’odono mille voci naturali narrare in idiomi locali storie di spiriti che scendono dai monti stregoneschi dall’orrido aspetto l’ animo trema ed ogni cosa sembra presagire la fine d’un sogno. L’errore genera forme diverse forse solo confusione dell’intelletto l’amene ombre della natura riflettono tra i cheti cespugli lungo il fiume tra le casine di legno arroccate in cima alle colline. Lungo sentieri scoscesi si medita sul destino crudele, sulla sorte dalla bocca sanguinante dagli occhi verdi come i ramarri. Le parole volgari cangiano forma ed aspetto si muovano libere nell’aria e questo soffrire e forse un incantesimo di malvagie streghe? Così lui disse: iddu vuleva tuccare la luna, iddu vuleva salire fin sulle nuvole comprendere il segreto della vita quella sua misera esistenza fatta di grazie e perché, di baci e carezze una canzone nata sul precipizio dì una rupe . Salì s’arrampicò ma finì per cadere ed essere rinchiuso in una cella. L’ode amorosa scritta con una corta matita ascolta e giunto di nuovo sera con tra le braccia questo amore cosa speri ? Così le voci stregonesche dicevano all’ intelletto stanco prigioniero tra le grate virtuali della realtà . Quando la barca mezzo lo mare si perde tra l’onde giungeremo in isole felici saremo così tratti in salvo ma causa di ciò avremo violato il codice penale saremo incarcerati ci chiameranno a deporre in aula tu e io naufraghi su questa fenomenica isola. Ed il viaggio nel regno delle chimere proseguì in silenzio tra due gendarmi , accusato d’aver scritto cose ritenute non adatta alla comune morale. Proseguì a testa in giù in giorni leggiadri tra meraviglie e richiami lungo le villiche vie seguiti da ippogrifi aristotelici colloquiando con illustri clinici e cinici professori mostri che solo l’orrore quotidiano può partorire . Il sogno si faceva intenso attraversando la realtà virtuale come la storia d’amore di Ali Ibn Bakkar e di Shams An Nahar sepolti nella stessa tomba o di Sindbad il marinaio personaggio d’una fiaba tratta dalle mille e una notte . La novella genera un senso di vuoto avvolte crudele, pagine dialettiche di critica letteraria dove si è prigionieri dei propri giudizi di ciò che si crede giusto o ingiusto la contraddizione è un emozione estatica come la veglia che si fa al defunto. Inseguire con un retino , grammatiche alate tra i grattacieli baffuti e panciuti in compagnia di ragionieri dagli occhiali neri capaci di leggere e commentare l’intera biblioteca d’Alessandria, ma questa strada è la fine d’un capitolo forse il principio d’un libro. Impaurito sulla banchina nel prendere il traghetto per andare a trovare amici mi sento impreparato anzi direi un illetterato con qualche affezione epatica . Sono i rischi del mestiere la logica non genera dispositivi o matrici per poter contraffare canzoni o novelle , certo è che il prezzo da pagare non ripaga il canto del tipografo l’ordine dell’editore la propaganda del direttore del centro commerciale. L’opera delle cinciallegre ,l’orchestra dei grilli sapienti ed il bosco intero era in festa, si preparava ad accogliere la lucciola di ritorno dal lungo viaggio fatto intorno al mondo . Trasitu venite a sedere vicino lo foco si spegne prendete altra legna per far ardere questo vostro canto , attizzate la brace egloga napoletana occhi di vetro che paura signore dietro a finestra ho visto me stesso. Chi vuole udire le rime giulive,i giochi dei verbi inutili sparsi per i campi , seminati con cura con il sacco sulle spalla l’angoscioso canto dell’orco cittadino che divora gli automobilisti incauti giunti in panne nelle vicinanze del distributore di benzina. Con il cuore trafitto vado leggendo novelle e poemi saggi scientifici ascoltando la musica dei motori il canto delle ciminiere l’ eco delle parole di plastica. Nessuno ascolta questo canto pastorale neppure le pecore che brucano erbetta nucleare , ne tanto meno saggi bonzi dell’india indicano visione di nuove dimensioni , mistici sentieri ove incamminarsi alla ricerca della verità. Io non conosco i sogni di questa terra ne la magia che ti ha tramutato in ciò che sei , vivo all’ombra dei sassi e penso di fuggire lontano sul dorso d’un satiro per boschi oscuri cantando il naturale poema dell’acque . Se pur piangendo vado , quale colpa è la mia ? quella di essermi perduto tra i monti del parnaso tra sterpaglia e stornelli tra l’ oscura selva , nessuno alfine sé mosso in mio soccorso. Vado per monti di cartapesta, in preda a visioni mariane lungo le spiagge e i campi a rallegrare l’animo fanciullo d’ acerbe rime. Se mai udirete questo doloroso mio canto oltre l’immaginario dire creare forme ed aspetti inconsueti di questo vivere nero a metà , vi prego non fuggite lasciate affanni e pensieri malvagi dove sono giunti e proseguite meco per codesti colli . Rammentare le caldi notti quando l’animo dorme e la danza delle rime sciocche coinvolge domande e dubbi , certezze e ipocrisie dolori umani morale mentita, nulla frena la fantasia ed il gioco delle ombre accoglie nel suo regno l’incauto viaggiatore. Fortunato è colui che di quel canto né è signore e padrone poiché egli ne conosce ogni difetto ,ogni timore ogni debolezza, per quanto il fumo delle ciminiere il rombo del motore a scoppio , il dramma mai rappresentato di maschere lasciate appese in bella mostra nella vetrina dall’orco per il solo gusto d’essere vedute. Favole fumanti in tavola fritte in padella servite a mangiafuoco che ne conosce il sapore come il suono del miagolio della gatta cenerentola sotto le mura del magico castello. Allora ogni cosa si confonde con la realtà , ogni cosa muta prende vita parlano le panchine stanche e gli uccelli nel cielo parlano i pesci nel mare , parlano le case l’ alcova parla dell’amore ferito che và piangendo sopra i tristi colli. Incantesimi non esistono , per guarire da questo male bisogna essere spiriti liberi , signori dei propri sogni bisogna ritornare fanciulli ridere del male come del bene vestirsi in modo diverso da convenzioni e dettami vari la moda e sorella dell’indecenza per aver successo basta essere umili e saper patire le pene di questo naturale inferno. Se mai qualcuno riuscirà nell’impresa sarà chiamato beato figlio della pietà della castità e della lungimiranza ed egli riporterà la luce a coloro che vivono nei boschi di cemento , la luce che rende dolci i ritmi e l’amore che infonde energia , allora le rime mie senza pianto nel giorno in cui la pace accende la luce tra i lieti campi e i sassi faranno tremare l’aura in chiusa valle.
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