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Valérie Roman - cap.5

ritratto di Lara Swan
Pubblicato da Lara Swan il Mar, 23/01/2007 - 18:22
  • Amore
  • Romanzo
Davanti ad una pizza fumante Nic e Margot conversavano allegramente. Dopo aver ricordato alcuni episodi d’infanzia e fatto una conoscenza sommaria dei rispettivi caratteri, il discorso cadde più volte su Valérie. Nic tentò di carpire qualche altra informazione sul presunto matrimonio dell’amica e su cosa si nascondesse dietro, ma inutilmente. Margot riuscì a glissare le domande e a riportarlo con un sorriso al punto di partenza, confermandogli gentilmente che solo Valérie aveva il diritto di informarlo su ciò che gli stava a cuore. Arresosi, proseguì su altri argomenti fino a toccare toni più frivoli. “Non pensavo ti piacesse la birra, a molte ragazze non piace” commentò vedendola assaporare la bevanda di gusto. “Trovo che pizza e birra siano un ottimo binomio” “Concordo ” disse lanciandole un’occhiata d’approvazione. Margot era graziosa nella camicetta bianca che delineava le forme generose. I capelli appena lavati era lucidi e brillavano alla calda luce di una grossa lampada che pendeva dal soffitto. “Sai una cosa Nic?… mi hai portato fortuna” “Io?” chiese stupito mentre era alle prese con un’oliva nera. “Sì. Dopo tanti rinvii e tanti dinieghi, oggi all’improvviso il capo mi ha concesso tre giorni di permesso” concluse festosa. “Stupendo! E dove andrai?” “Ecco il problema - commentò facendosi seria - così su due piedi sono a corto di idee. Avevo pensato a un viaggio, ma senza prenotazione è una impresa ” “Anch’io ho alcuni giorni di tregua. Ne approfitterò per tornare nei luoghi della mia infanzia. Manco da troppo tempo - disse con una nota dolente nella voce. Fissò Margot bloccando ogni ricordo sul nascere e una idea repentina gli accese lo sguardo - e se…che ne diresti di… niente… scusa” finì scuotendo la testa aggiustandosi gli occhiali. “Cosa intendevi dire?” “Hum… solo un’idea bizzarra arrivata all’improvviso e già accantonata” “Ripescala e dimmi - lo incalzò puntando i gomiti sul tavolo e facendosi più vicina - sono curiosa come una scimmia” aggiunse appoggiando il viso sul palmo delle mani chiuse a pugno, fissandolo con insistenza aspettando una risposta. Nic temporeggiò spostando il piatto di lato e togliendo una ad una le briciole sulla tovaglia bianca, cercando di riordinare i pensieri. Incitato dallo sguardo implorante di Margot, si schiarì la voce ed espose il suo piano. “Ho pensato che potresti venire con me a visitare quei luoghi stupendi. Il viaggio sarebbe a mie spese, ho la macchina e…- si fermò vedendola cambiare espressione e spalancare gli occhi - scusa ti avevo detto che era un’idea…” “Fantastica! - lo anticipò sprizzando gioia da tutti i pori - finalmente ho l’occasione di vedere ciò di cui ho sentito tanto parlare...per dormire, hai qualche idea ?” chiese un pò dubbiosa. “Certo. Non lascerei mai una ragazza carina da sola, specialmente di notte” le rispose con un sorriso malizioso facendole scorrere adagio due dita sull’avambraccio fino al polso, procurandole un fremito di piacere. “Hem - con il viso che si andava tingendo come una pesca matura, Margot si ritrasse di scatto - forse sono stata troppo frettolosa” balbettò volgendo lo sguardo altrove. “Scherzo - la rassicurò scoppiando in una bella risata - pernotteremo nella pensione di mia zia e ti assicuro che è un carabiniere quando girano giovani donzelle. Ti tranquillizza questo?” “Senza alcun dubbio. Comunque non devo rendere conto a nessuno” “Mi fa piacere sapere che il tuo cuore è libero” affermò a bassa voce fissandola intensamente. “E il tuo?” chiese istintivamente senza riflettere meravigliandosi di avere fatto quella domanda e allo stesso tempo tremando in attesa della risposta. Nic si mosse a disagio sulla sedia rabbuiandosi e Margot capì immediatamente di avere toccato un tasto dolente. Voleva scusarsi o cambiare discorso, ma non riuscì a spiccicare una parola, anzi desiderava avere una risposta, qualunque essa fosse. Con i muscoli del collo tesi come corde di violino rimase ferma e silenziosa in attesa. Dopo attimi che parvero una eternità, Nic si sciolse. “Diciamo che lo è, anche se ancora duole - confessò con un’ombra di malinconia nello sguardo - è una cosa di vecchia data, un’ illusione lenta a morire anche se non ha ragione di esistere. È stato un sentimento a senso unico” “Capisco - farfugliò solidale. Se era una vecchia ferita per un sentimento non ricambiato voleva dire che per lei c’era una speranza. Gli accarezzò il viso con lo sguardo mentre i muscoli del collo iniziarono a rilassarsi. Ora poteva cambiare discorso - quando partiamo?” chiese con l’accenno di un sorriso. Nic riportato alla realtà lasciò andare i ricordi che impetuosi e violenti gli avevano messo davanti ancora una volta il volto della donna che non riusciva a dimenticare. “Domattina se ti è possibile” “Ce la farò. Ho davanti una notte intera per infilare poche cose in valigia e sistemarmi. I capelli sono corti e il trucco mi richiede tre minuti” ragionò riprendendo il buonumore. “Finalmente una donna che impiega pochissimo a prepararsi senza nulla togliere alla femminilità” l’adulò con occhio critico sollevando un sopracciglio. “Sarà un viaggio interessante” commentò lei. “Non ho dubbi” Un’ondata di piacere le fece battere più forte il cuore. Cosa le stava accadendo? Un piccolo colpo di tosse l’aiutò a interrompere quella strana sensazione. “Sarà meglio andare - scattò alzandosi - impiego poco, ma un minimo di tempo mi ci vuole” “Sono contento tu abbia accettato di fare questo viaggio con me, anche se non mi conosci” mormorò avvicinandosi. “So che Valérie ti stima e questo mi basta. Amo il rischio, ma ancor di più amo seguire il mio istinto” “Non te ne pentirai. Sento che andremo d’accordo” affermò prendendole la mano e sfiorandola con le labbra. … … … Quella sera c’era una strana calma nell’aria, sembrava che tutto si fosse fermato nell’attesa di chissà quale evento. Marcel era di nuovo sceso in paese e di buon passo stava raggiungendo la casa del vecchio pescatore sperando di essere più fortunato. Tirò un sospiro di sollievo nel vedere le finestre illuminate. La luce usciva a spicchi dalle persiane e la pianta di rose rampicanti, in un gioco di luce e ombra, appariva ancor più folta. Con un sorriso di soddisfazione salì in fretta i quattro scalini e bussò. “C’è nessuno? … Joseph Branchard ” chiamò facendo capolino dalla porta socchiusa. “E’ aperto!” ruggì una voce dall’interno. Marcel attraversò il vestibolo semibuio seguendo il filo di luce che proveniva dal corridoio e arrivò in cucina. Joseph seduto a tavola stava tagliando una fetta di pane, sul tavolo una bottiglia di vino e alcune sarde in scatola. “Ci si rivede - disse lanciandogli una rapida occhiata continuando a tagliare il pane - sapevo che saresti venuto. Me lo hanno detto” “Le voci corrono in fretta” “Una sarda?” “No grazie ho già cenato” rifiutò guardandosi attorno. La stanza era sobria e pulita. Alle pareti alcune foto di pescherecci. La presenza del mare era tangibile ovunque. Odore di salsedine saliva dalle corde arrotolate e adagiate in un angolo. Sopra la vetrina alcuni piccoli attrezzi per riparare le reti e gomitoli di nylon avvolti attorno ai sugheri davano la sensazione di trovarsi di fronte ad un pescatore professionista. “Siediti e dimmi cosa vuoi” lo invitò bruscamente richiamando l’attenzione. Anche se il modo era confidenziale lo sguardo era diffidente e indagatore. “Nulla d’importante - iniziò sedendosi e togliendo dalla tasca il foglio di giornale - ho visto sul giornale un articolo e la foto…” “Ah quella!” lo interruppe il vecchio continuando a masticare a testa bassa. “Non sembra che la cosa vi aggrada, eppure dovrebbe essere motivo di soddisfazione. Non è da tutti i giorni vedere la propria barca sul giornale. Perché è la vostra, vero?” “Sì è il mio peschereccio” confermò con noncuranza. “L’ho riconosciuta da alcuni particolari e il nome Agnes oserei dire, unico. Vorrei sapere chi…” “Joseph! Joseph!” mugghiò una voce dalla strada coprendo le ultime parole di Marcel. Il vecchio si girò di scatto e alzandosi rapido come un felino si affannò alla finestra. “Cosa c’è Jean?” chiese sporgendosi. “C’è aria di tempesta, dobbiamo andare a fissare gli ormeggi” “Arrivo. Te lo dicevo che stava per arrivare - fremette imprecando tra i denti. Chiuse le persiane e scuro in volto si rivolse frettolosamente a Marcel - devo andare fra poco ci sarà un fortunale” “Chi è Valérie Roman?...” gli domandò a bruciapelo alzandosi, non riuscendo a trattenere la curiosità un minuto di più. Vide il sangue defluire repentino dal volto del vecchio e i lineamenti indurirsi. Lo sguardo dardeggiare fulmineo più eloquente di ogni parola e la mascella contrarsi spasmodicamente. “Giovanotto non è il momento!” sbottò zittendolo con una gelida occhiata e calcando con troppo vigore il tappo di sughero sulla bottiglia del vino. Marcel sorpreso imprecò mentalmente. Era stato troppo frettoloso e scelto il momento sbagliato. Inutile insistere, non gli avrebbe risposto. Perché aveva reagito in modo così violento a una domanda così innocua? La voglia di sapere si fece più intensa. Ma doveva aspettare. “Posso esservi d’aiuto?” azzardò per scusarsi. “No. Le tue mani sono nate per la penna e non per tirare le cime” “Come … - farfugliò incredulo - non mi sono neppure presentato” “Le voci corrono in fretta. Torna alla baracca fra poco ci sarà un grosso temporale - disse freddamente indossando il giaccone e dirigendosi verso l’uscita - ci vediamo scrittore, spegni la luce e chiudi la porta. Eccomi Jean!” finì dileguandosi, lasciandolo di sasso. “Hei…ma…” mille interrogativi si persero nella stanza vuota. Gli avevano detto che era un tipo particolare, ma non credeva fino a quel punto. Lo aveva freddato con un’occhiata e allo stesso tempo lo aveva lasciato solo nella casa come fosse uno di famiglia. Scosse la testa mentre un chiodo fisso tornò a farsi insistente. Chi era Valérie Roman? Chi si celava sotto quel nome? Cosa aveva a che fare Joseph Branchard con una fotografa? Ora che il tarlo della curiosità aveva attecchito non gli restava altro che attendere un’altra occasione. Stava per spegnere la luce quando lo sguardo gli cadde su alcune foto infilate nella vetrina. Stuzzicato si avvicinò. Pescherecci, persone anziane, una donna. Annichilì mentre un brivido gli serpeggiò lungo la schiena e il cuore accelerò i battiti lasciandolo senza fiato. Fissò meglio la foto poi con uno scatto spense la luce, chiuse la porta e si precipitò fuori. “Joseph!” chiamò ripetutamente a gran voce bucando il buio. Solo il fischio del vento rispose al suo richiamo, mentre i boccioli di rose tremavano impaurite sotto la furia e il lampione scuoteva la grossa testa disegnando fantasmi d’ombre sul muro. Di Joseph e Jean nessuna traccia, sembrava che la notte li avesse inghiottiti. Il cielo nero e la furia del vento non lasciavano presagire nulla di buono e convinsero Marcel a desistere e tornare al più presto alla baracca. In lontananza, i primi tuoni preceduti da lance luminose, gli fecero accelerare il passo. Sarebbe tornato molto presto in paese, pensò stringendosi nelle spalle. Ora aveva una ragione in più per rivedere il vecchio pescatore. I primi goccioloni iniziarono a cadere sporadici e violenti, per infittirsi in un battere di ciglia. Marcel li sentiva sferzanti sul viso, sulle spalle, sulle cosce, ma non vi prestava attenzione, la mente era occupata altrove.
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sempre meglio

Pubblicato da stefy il Mar, 23/01/2007 - 19:43.
sempre meglio cara lara; il tuo romanzo va a gonfie vele e si infittisce sempre di più la sua misteriosità...guarda è davvero una bella storia...e ho iniziato a intuire qlcs vai forte!
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ritratto di Lara Swan

ciao Stefy...

Pubblicato da Lara Swan il Mar, 23/01/2007 - 20:18.
grazie :))... sai una cosa? mi piacerebbe conoscere le tue intuizioni...ammetto di essere curiosa... oppure se vuoi, puoi attendere la fine e dirmi se avevi intuito la trama...
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attendo la fine...

Pubblicato da stefy il Ven, 26/01/2007 - 16:27.
proprio così...
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