Pink Floyd "The Dark Side of the Moon"

ritratto di FRANCESCO GALLINA

Anno: 1973
Genere: Prog Rock
Casa: EMI

Anno 87, Autostrada Messina-Catania, una Fiat Uno Giannini nera con a bordo un losco figuro chiuso in un chiodo nero e con i capelli oltre la metà della schiena ed una biondina alta, occhi verdi, carnagione chiarissima, che viaggiano continuamente tra Messina e Taormina ascoltando “The dark side of the moon”. Il tipo losco adesso ha meno capelli ed un po’ più corti, la biondina è sua moglie; in pratica: un pezzo di storia della mia vita. Edito il 24 Marzo del 73, (un Sabato piovoso), TDSOTM rimase ininterrottamente nelle charts Billboards per 724 settimane, fino agli anni 80, e ne uscì solo d’ufficio per la modifica del regolamento che prese da allora in considerazione solo i dischi usciti negli ultimi dieci anni, diversamente credo che tutt’oggi sarebbe presente. Esso era un concept onirico che, contemporaneamente, chiudeva l’era della lisergia ed inaugurava quella della modernità tecnologica, basandosi concettualmente sulla convinzione Watersiana che la vita non sia altro che un procedere inesorabilmente verso la pazzia e la morte, corsa scandita dalla brama di potere, soldi, e dallo scorrere del tempo. Dal punto di vista delle liriche esso irruppe sul mercato nel momento culturalmente migliore, in un momento di presa di coscienza di massa, anch’essa post-lisergica, quando la platea mondiale era ormai pronta a recepire sia le tematiche affrontate da Waters, sia il modo di esporle dei PF, modo che spesso era stato in precedenza frainteso. Musicalmente TDSOTM probabilmente non rappresenta l’apice della produzione PinkFloydiana, con un tema come quello di “Money” che rappresenta il traino del disco, ma che risulta abbastanza slegato rispetto al contesto, oltre ad essere musicalmente l’episodio minore. Introdotto da una delle covers più famose della storia del vinile, firmata dallo studio Hipnogis, - Staff Thorgerson - che in realtà lo aveva progettato come logo per una casa discografica e che fu sottoposto alla band assieme ad alcune altre, per poi essere scelta principalmente su imput di Wright, essa ha campeggiato sotto forma di poster nelle camerette di quasi tutti gli appartenenti alla generazione precedente alla mia, anche se dal punto di vista tecnico, presenta alcune incongruenze rifrattive probabilmente ignorate per necessità artistiche, TDSOTM doveva inizialmente intitolarsi “ Eclipse – a piece for assorted lunatics”, e fu lungamente provato, come costume Floydiano, nel corso del tour 72, e venne poi pianificato in sette settimane nella cucina di Mason, ed a lui si deve l’idea del battito cardiaco che apre il lavoro. L’indolente batterista, forse intuendo già le potenzialità che si andavano delineando, insistette anche per estrapolare una sua sequenza che doveva fare parte integrante di “Breathe” per farne “Speak to me”, ed avere quindi il suo nome tra i credits compositivi. Un’altra particolarità del brano è la presenza di numerose voci sovraincise; (il risatore folle ad esempio è Peter Watts, un road manager del periodo “Ummagamma”), esse vennero ottenute registrando quelle di chiunque fosse a tiro nello studio, compreso il personale delle pulizie, che rispondevano ad alcune domande dirette o scritte circa i temi trattati dall’album. Tra le tante c’era anche quela di P. Mcartney e della moglie, (studio Abbey Road), che però alla fine non vennero utilizzate perché ritenute poco immediate. Il brano introduce poi a “Breathe”, raffinatissimo nel suo equilibrio giocato sull’interpretazione vocale ed esecutiva di Gilmour. A questo punto non si può che introdurre la figura che ebbe un ruolo decisivo nell’ottenimento del risultato finale: l’ingegnere del suono Alan Parson. Anche se la band e lui non arrivarono mai ad intendersi perfettamente sulla questione, bisogna sottolineare il fatto che TDSOTM è rimasto fino a pochi anni fa come pietra di paragone usato dai fonici di tutto il mondo , ad esempio per testare gli impianti stereo, e per un disco targato 73 direi che si tratta di un risultato stratosferico. Le sequenze campionate ed i vari effetti presenti tra i solchi del vinile rappresentano qui non una mera aggiunta appiccicata alla struttura portante dell’opera, ma ne rappresentano una parte integrante ed inscindibile. Oltre a quello che risulta evidente c’è però un lavoro “sotterraneo” da parte di Parson, che è stato pienamente apprezzato solo molti anni dopo. A questo proposito basti ricordare che la rivista Sound, analizzando una successiva edizione su CD, condusse una analisi spettrale delle basse frequenze che rivelò valori mai raggiunti in precedenza. Le soluzioni sonore d’avanguardia sono evidenti anche nella seguente “On the run”, dove è presente una campionatura ottenuta con un sintetizzatore dotato di sequencer che era, per l’epoca, di assoluta avanguardia. L’idea originale era di Glmour, ma Waters se ne appropriò e la ripropose completamente stravolta ed irriconoscibile rispetto all’originale. “Time” è probabilmente uno dei 10 brani più famosi della storia del rock, scandito inizialmente dal basso di Waters e dalle isteriche suonerie campionate da Parson reperite anche tra i negozi di antiquariato - un orologio a cucù venne scartato all’ultimo momento – esso racconta con ineguagliabile lirismo lo struggente ed inarrestabile scorrere del tempo, andando verso la morte sprecando in massima parte ogni nostro momento. Da rimarcare la voce di Wright nel chorus. Lo stesso Wright firma la perla dell’album, quella “The great gig in the sky”, (in origine “The mortality sequence”), passata alla storia per i vocalizzi di Clare Torry, la quale fu chiamata in fretta e furia ad improvvisarci sopra e lascio’ così la sua impronta sulla storia della musica al primo tentativo. Da notare che essa venne pagata 30 sterline ed anni dopo fece causa al gruppo, anche se all’epoca ciò rappresentava il doppio del compenso standard. Sul lato B “Money” è la canzone più famosa e commerciale, ma non certo la più riuscita; anche qui lavoro di Parson per campionare la famosissime monetine che si sentono tintinnare all’inizio, prima dell’entrata del basso in 7/4 di Waters; molto buono l’assolo di sax di Dick Parry. “Us and Theme” era in realtà pronta da tempo, in quanto composta per la colonna sonora di “Zabriskie Point” di Antonioni, che però la scartò, e quindi venne utilizzata per questo disco. Anche qui i testi sono inscindibili dal contesto musicale , e trattano in una ottica di sinistra il rapporto tra “noi” e “loro”, tra ricchi e poveri, tra inquadrati e indipendenti, e della emarginazione dei secondi. Ancora grande lavoro di Parson sul cantato. La strumentale “Any colours you like” rappresenta il cordone ombelicale mai completamente reciso con l’epoca della lisergia spaziale, e compattò vecchi e nuovi adepti delle sonorità Floydiane. Con “Brain Damage” si ritorna con la mente a Syd Barrett – recentemente scomparso – ed al suo viaggio verso il niente intrapreso dal primo mentore della band, “And if the band you’re in starts playing different tunes, I’ll see you on the dark side of the moon” . Barrett comunque influenzò a modo suo l’altro capolavoro “Wish you were here”, ma ne parleremo qualche altra volta. A chiudere “Eclipse” un - forse - ottimista ed inatteso ultimo vagito del disco, una amara teorica speranza di potercela fare, chiudendo poi il cerchio con il battito cardiaco che aveva iniziato il viaggio, o forse a farlo ricominciare, dato che, si sa, il cerchio non ha un inizio ed una fine definiti.

TRACKLIST
Speak To Me (Mason)
Breathe In The Air (Waters, Gilmour, Wright)
On The Run (Gilmour, Waters)
Time (Mason, Waters, Wright, Gilmour)
Breathe Reprise (Waters, Gilmour, Wright)
The Great Gig In The Sky (Wright)
Money (Waters)
Us And Them (Waters, Wright)
Any Colour You Like (Gilmour, Mason, Wright)
Brain Damage (Waters)
Eclipse (Waters)

LINE-UP
David Jon Gilmour - chitarre, VCS3 e voce
George Roger Waters - basso, VCS3, tape effects e voce
Richard William Wright - tastiere, VCS3 e voce
Nicholas Berkeley Mason - batteria e tape

Clare Torry - voce in "The Great Gig in the Sky"
Dick Parry - sassofono in "Money" e "Us And Them"
Doris Troy, Leslie Duncan, Liza Strike e Barry St.John - coristi

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