I "Canti dai Mobilifici o maledizioni in Brianza"

Un fantasma si aggira per Milano. Questo fantasma è la Brianza. Beh, l’importante è saperlo… Riconoscere un appartenente a questa che non è una razza (del resto solo due degli autori presenti in questa antologia sono brianzoli purosangue) ma una falange armata, non è particolarmente complesso. In primo luogo osservate la camminata. I Brianzoli rimbalzano. Molte ipotesi sono state proposte per spiegare questa curiosa peculiarità: le origini rustiche, la necessità di spostarsi quasi unicamente a piedi in terre tormentate, i tendini corti, l’alcool… Molto probabilmente l’alcool. Del resto il brianzolo beve, beve molto. Non è certo l’unico, lo sappiamo, ma il brianzolo beve in modo diverso: beve di più. Nella sua villica gola si rovesciano (in entrambe le direzioni) i destini di Negroni, Campari col bianco, birra, vino, gin, con la tonica o il limone, in un ordine che generalmente è molto simile a questo che è però solo uno scarno campionario degli intossicanti cui il brianzolo è aduso. Egli poi, segno di viva schizofrenia, conduce vita duplice, i cui aspetti esistono in realtà del tutto scollegate: di giorno si presenta come fervido lavoratore, pilastro della società, e chiuso nelle segherie, nei mobilifici, nelle redazioni e negli uffici alacremente si guadagna il pane; di notte invece, novello mr Hyde, tutti i guadagni di una giornata onesta si perdono in vagabondaggi etilici e criminosi che sembrano non puntare ad alcunché di concreto e sano. L’importante è saperlo. E noi qui di una sottorazza ancora più perniciosa stiamo parlando, di un manipolo (ma non sperate che il loro numero sia così ridotto!) di individui che vita triplice, conducono! Lavorano, sì, si abbrutiscono, certo, ma di tanto in tanto persi in qualche sogno sicuramente originato dai veleni di cui si rimpinzano, si isolano, sudano abbondantemente, e scrivono. Ma anche per costoro esistono indizi che possono aiutare le persone di onesti sentimenti a individuarli ed evitarli con cautela. Li potete trovare al bar, loro luogo di elezione, a notte alta (che non gli serve mai da ispirazione, ma da cornice, e molto spesso compagna), in piedi vicino alla porta. Sono pronti ad uscire. Forse soltanto perché fuori si può fumare. Ma escono, per entrare in quel loro personale ridicolo mondo dal quale traggono i loro bizzarri sogni, fatti di viaggi mai fatti, amori mai avuti o mai persi, apocalissi, e quella misteriosa sensazione senza nome che non è riso e non è pianto e dalla quale non sanno uscire, perché pensano sia troppo facile chiamarla solo “malinconia”. E vino. Questi individui riescono persino a scrivere di alcool, ne motivano le loro parole stesse, ubriacando la carta e la penna. Terribile! E tutto questo poi, per vie frequentemente traverse, lo afferrano e lo mostrano al mondo. Fieri, come bimbi col vasino pieno. Un fantasma si aggira per l’Europa, e questo fantasma è la Brianza, i suoi poeti e i suoi peccati. Ricordatevene! L’importante è saperlo.