Jaco Pastorius "Live in Italy"

ritratto di FRANCESCO GALLINA

Anno: 1986
Genere: Fusion
Casa: JazzPoint

E’ Marzo, generalmente qui non fa freddo, ma sul ponte di questo traghetto tira un fresco maledetto, per fortuna sono solo venti minuti.

Sbarchiamo a Reggio nel tardo pomeriggio, un’ora circa a piedi e siamo al teatro tenda Pentimele, che cazzo ci facciamo qui? Siamo noi cinque e duemila fighetti in giacca e cravatta, ne varrà la pena?

Ma guardali…., sono tutti seduti ai loro posti, compiti ed immobili, noi d'istinto restiamo in piedi e ci dirigiamo sotto il palco, saremo in venti ad averlo fatto e per la prima volta in vita mia raggiungere la migliore posizione possibile per il concerto è un’operazione di tutto riposo, peggio per quei coglioni che rimangono seduti.

Ore nove e trenta, entra un tizio con due bacchette in mano e si piazza dietro le pelli, un altro tizio con un groviglio di capelli ricci e l’aria di chi ha appena fumato la produzione mondiale di un anno di Pakistano nero, regge una Gibson sg rossa con un adesivo dei Black Sabbath e si piazza a meno di un metro e mezzo da me, mi sorride e si dondola sulle gambe con aria sorniona, attaccano una improvvisazione fusion e sembrano attendere qualcuno o qualcosa.

Dopo una trentina di secondi entra un altro tizio allampanato, magrissimo e dal volto scavato e malaticcio, dimostra molti più anni di quelli che ha, ma suona il suo basso divinamente; “Chi sei”? urla qualcuno dietro di me; “Me?.... My name is Jaco Pastorius”.

Questa introduzione sui generis serve per porgervi la recensione di “Live in Italy”, uno dei prodotti forse minori del più grande bassista del secolo scorso, ma che per me rappresenta molto, perché venne registrato durante quel tour italiano che mi vide partecipe di una data da posizione privilegiata, un metro e mezzo da Bireli Lagrene, all’epoca appena ventenne, e che poi sarebbe diventato uno dei più grandi esponenti mondiali della chitarra gipsy stile Django Reinhardt; alla batteria Thomas Borocz, ed a meno di due metri da me Jaco, che era a pochi mesi dalla sua fine, (fine che troverà per mano di un maledetto buttafuori di un locale di Fort Lauderdale circa un anno e mezzo dopo), che era già largamente devastato da alcool , droghe e dal suo disturbo bipolare, ma che suonava sempre come un dio, e che era a meno di due metri da me e spesso guardava e si rivolgeva ammiccando a quello strano tipo con i capelli lunghissimi, così diverso dal resto della platea e, forse, un po’ affine a lui.

La tracklist del disco prevede un excursus tra classici interpretati da Jaco a suo modo, una improvvisazione di cui vi parlavo in precedenza, pezzi firmati Marley anziché Zawinul – recentemente scomparso, se qualcuno non sa chi era si dia prima una palettata sui marroni e poi si informi – ma è del tutto secondario, l’ho solo preso a pretesto per parlare di Jaco e della mia esperienza con lui.

Quello che avrebbe potuto fare con un’esistenza più sobria nessuno lo sa, o forse quello che ha fatto lo ha fatto proprio a causa di quella vita sregolata che lo ha portato ad una rapida fine, un discorso questo che potremmo fare per decine di altri artisti, ma ben pochi accostabili a lui per grandezza

Che vi rivolgiate al periodo Weather Report , a questo disco od a qualsiasi altro non ha importanza, quello che conta è che, se non lo conoscete, vi interessiate ad uno dei musicisti fondamentali del 900, quello che , presentandosi a Zawinul per una audizione, si rivolse a lui così:

Pastorius: "Seguo la tua musica dai tempi di Cannonball Adderley e mi piace molto".
Zawinul: "Cosa vuoi?"
Pastorius: "Mi chiamo Jaco Pastorius e sono il più grande bassista del mondo".
Zawinul: "Togliti dai piedi, imbecille"

Se volete avere un’idea di cosa sia il basso, bè…il suo nome è Jaco Pastorius.

TRACKLIST
1. Improvisation No 1 / Teen Town (3:20/10:26) [Bireli Lagrene / Jaco Pastorius]
2. I Shot The Sheriff (10:29) [Bob Marley]
3. Continuum (1:56) [Jaco Pastorius]
4. Fannie Mae (7:32) [Buster Brown, Morgan Robinson]
5. Black Market (7:56) [Joe Zawinul]
6. Satin Doll (8:16) [J.Mercer, D.Ellington, B.Strayhorn]

LINE-UP
Jaco Pastorius : electric bass
Bireli Lagrene : guitar
Thomas Böröcz : drums

commenti

Ma lo sai che è proprio

Ma lo sai che è proprio bella questa recensione?... alla rolling stone...ilbarlengo

ritratto di FRANCESCO GALLINA

grazie

Ti ringrazio, del resto scrivere recensioni musicali è la mia attività principale, ed ogni tanto la unisco a quella per i racconti.