HAWKWIND "Doremi Fasol Latido"

ritratto di FRANCESCO GALLINA

Anno: 1972
Genere: Space-Rock
Casa: One Way

C’è un palco di legno in lontananza, (o forse è vicinissimo e l’acido distorce la percezione delle distanze), il tizio si avvicina seguendo una traiettoria troppo mutevole per essere descritta.

Il concerto è iniziato da pochi minuti , ed in un angolo c’è un tizio seduto ad un tavolino che invece di suonare , tiene tra le mani una strana scatola con due manopole ai lati, il musicista (?) sta scrutando proprio quel tipo dal passo incerto.

Non appena questo arriva ad una certa distanza dallo stage l’uomo comincia a ruotare una delle manopole e contemporaneamente orienta la scatola verso lo spettatore, che di lì a poco comincia a manifestare problemi di equilibrio, infine stramazza al suolo in preda a spasmi irrefrenabili.

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“La mia associazione con gli HW cominciò con DikMik, lo strumento che suonava nel gruppo era una piccola scatola con due manopole appoggiata su un tavolino chiamata Ring Modulator che in realtà era un generatore di suoni –sia alti che bassi- al di fuori del raggio uditivo umano. Con quelli perdevi l’equilibrio, cadevi e vomitavi; con i bassi te la facevi nei pantaloni. Si potevano procurare attacchi epilettici con quell’apparecchio. ******** Naturalmente non potevamo essere sicuri se fosse il generatore o se era perché avevamo condito tutto il cibo con l’acido prima del concerto”.

La parte riguardante l’avvicinarsi dello spettatore al palco è una mia speculazione, mentre la seconda, quella virgolettata, è riportata fedelmente dalla biografia del bassista degli HW dell’epoca, e, per quelli con non vanno così indietro nella conoscenza della storia del rock, per il momento ne tacerò il nome.

La cultura della lisergia era ormai agli sgoccioli, ma, dato che chi ne era all’interno non ne aveva la minima idea, nel 1972 sembrava ancora essere viva e vegeta, e l’unione dell’HardRock con quella psichedelica avviata ad esempio dalle sperimentazioni Floydiane di UmmaGumma, aveva dato vita al così detto space-rock, che aveva negli Hawkwind di Dave Brock uno dei gruppi di punta, e proprio l’acido e le sue infinite varianti contribuivano in maniera determinante a prolungare letteralmente le percezioni delle coscienze dei musicisti mentendoli in comunicazioni con piani della realtà altrimenti irraggiungibili se non in quegli stati alterati, e sia chiaro che non sto in alcun modo facendo apologia dell’acido, ma sto semplicemente prendendo atto , così come potrebbe fare un sociologo, di una parte oggettiva di una situazione il cui rovescio della medaglia è rappresentato dalla perdita irreparabile di un numero incalcolabile di cellule neuronali da parte di quei musicisti, con le conseguenze che solo nella seconda parte dei 70’s sarebbero state chiare., si consideri inoltre che una volta terminata la stagione “fiorata” dell’acido, cominciò quella nerissima dell’ero, partita in sordina a fine anni 60 e mai terminata.

Dopo un paio di dischi interlocutori ed una partecipazione off all’isola di Wigth durante cui il loro chitarrista di allora , dopo aver ingurgitato otto tavolette di acido, si alzò per fare due passi e tornò dopo cinque anni, DOREMI FASOL LATIDO è il primo disco in cui gli HW raggiungono veramente quegli stati superiori di coscienza in grado di fargli scrivere pezzi pienamente rispondenti ai canoni dello space-rock, “Brainstorm” sembra introdurre un disco di HR, ma dopo pochi secondi gli spazi siderali occupano la mente dell’ascoltatore e la risucchiano in un trip dal quale è impossibile risvegliarsi, per essere trasportati attraverso buchi neri, vortici di polvere interstellare, per rallentare attratti dall’orbita di un pianeta ed essere da questa rilanciata verso irraggiungibili galassie a spirale volando sulle dodici corde di Brock e su linee di basso stranamente familiari, per raggiungere l’acme in “Space is Deep” e “Lord of Light”.

Non c’è modo di uscire dal trip fino a quando l’ultima nota di “The watcher”, scritta e cantata dal bassista, termina di risuonare, ed anche qui ti accorgi che la voce è diversa da quella degli altri pezzi, ed anche se non quadra, è anch’essa familiare, ma fluttuando tra blues, HR, dilatazioni melodiche che seguono tempi e battute che non sono di questa terra e Wah-Wah psicotici sul sax è ben difficile accorgersene ed isolarla per riconoscerla.

Restando sugli HW rimane da dire, fra le innumerevoli altre cose che non posso scrivere per motivi di spazio, che sullo stage si muovevano anche altri personaggi oltre ai musicisti: un ballerino-mimo, una ballerina mignon e molto snodabile, e soprattutto Stacia, una incredibile donna bionda, alta due metri, in possesso di una settima naturale, che ballava quasi completamente nuda e che doveva essere uno spettacolo…..singolare.

“Era alta più di due metri, e faceva la rilegatrice a Devon, la prima volta che ci vide si tolse i vestiti, si dipinse il corpo da capo a piedi e cominciò a ballare attorno al palco. Finì per far parte del gruppo”.

Una altro elemento che si esibiva spesso con gli HW era Bob Calvert, un poeta che leggeva, se riusciva a reggersi in piedi, poesie sue o dell’autore della cover, tale Michael Moorcock, autore fantasy inglese in seguito molto noto per il ciclo dell’Elric di Melnibonè e che farà altre covers di gruppi metal.

“Era un grande, ogni tanto andavamo a casa sua in cerca di cibo gratis e trovavamo cartelli appesi alla porta con su scritto: “Se non rispondo al primo suono del campanello non suonate ancora, altrimenti esco e vi uccido. Significa no, non sono in casa o comunque non ho voglia di vedervi, andate a fare in culo, sto scrivendo, lasciatemi fottutamente in pace”, era geniale”.

A questo punto immagino che qualcuno di voi vorrà sapere chi era questo bassista che ho ripetutamente citato in queste righe, bè, vi darò qualche indizio:
“Il giorno in cui entrai negli HW fu anche quello in cui cominciai a suonare il basso. Il bassista , Dave Anderson non si fece vedere ad un concerto, ma, come un perfetto idiota aveva lasciato il basso nel furgone, il che spianava la strada al successore. **** “C’è qualcuno che suona il basso?”, e DikMik, che intravedeva l’opportunità di avere nel gruppo un compagno di anfetamine mi indicò “Lui sa suonarlo”, “Bastardo” pensai io, Nick Turner si avvicinò e mi disse “Fai rumore in SOL, il pezzo si intitola “You Shouldn’t do that”, ed attaccarono un altro pezzo”.

“Dovevamo andare in Canada da Detroit, avevo un grammo di solfato di anfetamina. ****al confine ci perquisirono******** “Questa è cocaina amico, sei nei guai”, “Non credo proprio”, ma mi misero in prigione. *****”Sei libero su cauzione”, la band aveva pagato per me, presi un aereo per Toronto, facemmo il concerto sotto un uragano di applausi ed alle quattro del mattino venni cacciato”

Quel bassista, dopo essere stato licenziato, verniciò i suoi ampli psichedelici di nero e fondò subito un gruppo suo, era il 1975 e volle chiamarlo “Bastards”, ma il manager si oppose ed allora scelse il titolo dell’ultima canzone scritta per gli HW, il gruppo prese il nome di “Motorhead”.

Ps – Tutte le frasi virgolettate sono tratte dall’Autobiografia di Lemmy.

Brainstorm
Space Is Deep
One Change
Lord of Light
Down through the Night
Time We Left This World Today
The Watcher

Dave Brock (voce, chitarra, armonica e tastiere)
Del Dettmar (synth, tastiere)
Dik Mik (synth, suoni elettronici)
Ian "Lemmy" Kilmister (basso, chitarra, voce)
Simon King (batteria)
Nik Turner (sax, flauto e voce)

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