tratti da "La Fuga" ( seconda parte)
…Vivevo in Messico ormai da molti mesi, l'avevo girato praticamente tutto e pensavo di fermarmi in quella mia nuova casa per un periodo indefinito.
Un anno prima l'emittente radiofonica per cui lavoravo era fallita: mancavano gli sponsor e quei pochi mi costringevano a seguire troppe regole su cosa dire e cosa fare; impossibile per un eretico come me resistere, per quello che mi pagavano poi…
La radio non mi dava da vivere, scrivere libri non mi dava da vivere, il nuovo lavoro alla galleria d'arte mi permetteva di mantenermi, ma non vivevo.
- Se sei così affascinato dal Messico potresti sempre fare lo scrittore serio e scrivere un libro su quella cultura - mi disse una sera Elena uscendo dal bagno. I capelli neri le grondavano sulle spalle e indossava una mia maglietta che le lasciava scoperte le lunghe gambe nervose. Quella donna portava addosso una sensualità inconsapevole, una femminilità quasi sfrontata ma attenuata da un pungente senso dell'umorismo.
La amavo, senza sapere fosse amore. Poche persone riuscivano a stupirmi come lei, guardava la vita con ingenuità, incapace di trattenere qualsiasi emozione.
Nella galleria d'arte dove lavoravo il proprietario spesso organizzava cocktail frequentati dalla Milano bene dove era d'obbligo mangiare il sushi o sorseggiare vino irrompendo in qualche frase da esperto della degustazione e tutto con il sottofondo di musica di lamenti tibetani o rumori della natura.
L'architetto Grandi mi licenziò dopo che avevo denunciato un giro di affari poco puliti all'interno della galleria. I nomi più prestigiosi di avvocati e giudici erano suoi amici e ovviamente io non conoscevo nessuno capace di vincere la causa.
Aprii, con Elena, una crêpérie vicino ai navigli. Cambiammo appartamento e abitudini, ma, nonostante il mio nuovo ruolo di uomo di famiglia, ero sempre un randagio fuori dal gruppo, e poi, il lavoro non mi dava stimoli, i sogni tendevano tutti al grigio come il cielo di Milano.
Ripensai all'idea di Elena di scrivere un libro sul Messico e dopo poco partì, no, dopo poco fuggì.
…Non tornammo subito a San Cristóbal, ci fermammo alle famose cascate sul Rio Tuljia: le cascate de Mi-Sol-Ha e di Agua Azul, volevo vederle entrambe anche se si trattava di allungare il viaggio.
Ci trovavamo nella foresta umida e rigogliosa, a farci da sottofondo solo l'assordante rumore delle cascate di un azzurro intenso e i versi di migliaia di specie di uccelli. Improvvisamente mi invase la natura, l’odore dei pini, gli spruzzi delle cascate, il respiro della terra.
C'erano intorno un’infinità di laghetti artificiali e discese impetuose di acqua cristallina. Il bagno fu d'obbligo, nonostante l'acqua fredda e un po’ di corrente. Dopo esserci asciugati per bene legammo un’amaca agli alberi e ci sdraiammo.
Ogni parte del mio corpo percepiva una sensazione di totale benessere e gioia, ero completamente teso e aperto verso quella natura fluttuante.
- Qui vicino ci sono i villaggi dei guerriglieri della Sierra Madre e molto spesso chi li guida è una donna.
Dolores ebbe un guizzo di orgoglio negli occhi parlandone, mi penetrò con lo sguardo come volesse invitarmi a leggerle dentro.
Di risposta le presi la mano, la portai alle labbra e rimasi ad ascoltarla.
- C'è una grande differenza tra le insurgentas e le donne dei villaggi. Le guerrigliere sono molto più emancipate, hanno compiti di comando, prendono decisioni. Il ruolo della donna nella guerriglia è venuto fuori dopo i combattimenti di Ocosingo. Lì le donne sono riuscite a vincere la battaglia e a portare in salvo i feriti.
Smise di guardarmi come se quel monologo lo recitasse per se stessa.
- Le donne del villaggio, invece, rimangono ad aspettarle quando tornavano con gli uomini dalle loro spedizioni e non sai quanto invidiano in silenzio la loro indipendenza e il semplice fatto che non sono obbligate a sposare l'uomo con cui amoreggiano o con cui fanno sesso.
L'esistenza tra quelle montagne è difficile e rischiosa eppure le insurgentas preferiscono quella vita che non dovere tornare al villaggio e al passato.
Si mise seduta, le sue parole tradivano rabbia, il tono si incupì.
- E' assurdo che ci siano state tante morti per vedere realizzato il sogno di Ramona e delle altre guerrigliere. Sogni che per noi sono la normalità e per loro sono un lusso, come il diritto alla sanità, allo studio o anche solo al rispetto.
- I matrimoni dei villaggi sono ancora combinati? - chiesi mentre mandavo giù dell’altra papaia.
- In molti villaggi si, nelle comunità le ragazze sono già da marito a tredici anni, a venti sono già vecchie per il matrimonio e la cosa peggiore è che non hanno un'infanzia, solo a pochi anni le bambine fanno da madre ai neonati. Non esiste l'adolescenza perché si sposano giovanissimi. L'età media di sopravvivenza delle donne nella foresta è di quarantacinque anni. La denutrizione e la cattiva igiene toglie ogni difesa immunitaria, non sai quante donne muoiono ancora di parto tra queste montagne.
Mi versò da bere e prese un sorso d'acqua dal mio bicchiere. Sorrise un po’ forzatamente per infondere del garbo, ma non riusciva a sminuire la rabbia che aveva dentro.
- Non si tratta solo di combattere per vincere la loro causa, è vero, quei monti sono abitati dai guerriglieri dell'E.Z.L.N., ma in certi villaggi è ancora una battaglia per sopravvivere alla miseria e alla fame.
Sbucciò dell'altra papaia, il volto dai lineamenti indiani si incupì e gli occhi si velarono di tristezza. Provai una forte tenerezza per lei e un gran desiderio di stringerla stretta.
Mentre accendevo il fuoco per la sera le chiesi per quanti anni aveva fatto parte delle guerrigliere dell'E.Z.L.N. Avevo capito che la mia piccola Dolores era stata un'insurgenta.
- Per parecchi anni, - disse senza scomporsi per essere stata scoperta - mi sono battuta per la mia gente e quasi mai col fucile, come la maggior parte di noi. Ora collaboro nelle trattative col governo e medio con la stampa per la gente del Chiapas.
La guardai, era vestita solo di una camicia di lino, armeggiava per preparare la tenda dove avremmo dormito quella notte, ogni tanto si asciugava la fronte perlata di sudore e si sollevava i lunghi capelli neri, e pensai che anche in quei modi energici e sbrigativi emanava una forte seduzione.
- Sono certa che ci hanno seguiti fino qua - disse fingendo di non mostrare allarmismo.
Non le badai, ero ancora frastornato da quei racconti così lontani dal mio mondo, ero immerso in una natura che credevo esistesse solo nell'Eden e avevo accanto una piccola donna che mi si offriva tra sogno e realtà.
Facemmo l'amore più volte quella notte e ci addormentammo sotto la luce argentata della luna, il rumore delle cascate e l'odore intenso della selva.
Mi svegliai al mattino un po’ infreddolito per non avere più il contatto del corpo caldo di Dolores. La mia india probabilmente si era già alzata; sollevai la testa per guardarmi intorno ma qualcuno mi colpì sul collo e mi conficcò una coltellata al ventre. Persi i sensi.
Mi svegliò un dolore fortissimo allo stomaco e una fitta insopportabile alla testa. Avevo freddo, tanto freddo. Ci misi qualche minuto prima di capire cosa mi fosse successo, poi, i pensieri presero a insinuarsi lenti e cominciai a ricordare.
Da quanto tempo ero lì? Ma lì dove? Non vedevo niente, sentivo solo l'odore acre della terra e del mio sangue che aveva inzuppato la camicia. Qualcuno mi aveva bendato gli occhi e legato mani e piedi con dei lacci troppo stretti. Il dolore quasi mi tolse il respiro. Mi imposi con tutte le forze di uscire da quella situazione disperata, volevo solo sopravvivere e, mentre sforzavo allo spasimo la mia mente, sentì dei passi avvicinarsi. Il cuore prese a battermi a tonfi sordi, mani sconosciute mi strattonarono e sentì il respiro affannato di un altro uomo su di me.
….Avvertii che la prima cosa da fare era cercare un nuovo lavoro. Scrivere articoletti di costume e società, ai quali non credevo neppure io, non mi appagava. Dovevo assolutamente tirare fuori qualche sogno da uno dei tanti cassetti lasciati sempre aperti dentro di me e che ogni tanto sbatteva contro la mia coscienza.
Da tempo desideravo aprire un piccolo agriturismo nella campagna lombarda, così, decisi di agire in fretta, di approfittare di quel momento della mia vita privo di margini e difese tra leggerezza e slanci.
Mi venne in mente una frase di Neruda: “...lentamente muore chi evita una passione...”.
segue ....
simonams.spaces.live.com
- Login o registrati per inviare commenti
- 524 letture
Stampa
Invia
PDF


