02 - Il mattino dopo

ritratto di ladynight

Mi svegliai il mattino completamente stordita dal sonno e nel silenzio della stanza percepivo solamente la sensazione del cuscino sotto la guancia; il resto del corpo era un ammasso informe attaccato in qualche modo alla testa.

Voglia di alzarmi zero, neanche la prospettiva di andare a lezione riusciva a smuovermi.
Costrinsi un piede a scivolare fuori dal piumino ma il piede si limitò a penzolare verso il pavimento.
No, non ce la potevo fare.
Pace, quella mattina non sarei andata in accademia e dopotutto anche chissenefrega in quel momento.
Ritirai faticosamente il piede al calduccio e lasciai vagare la mente in distorti pensieri che perdendo poco a poco ogni logica mi cullarono dolcemente fino al sonno.
 
Quando mi risvegliai fu uno shock.
Stavo sognando a dire il vero e sognavo di lui, i suoi occhi chiari cerchiati di nero, i suoi capelli scuri e mossi, incollati dal sudore sulla fronte bianca, la sua bocca dalla linea morbida e sensuale che si muoveva complice dello sguardo provocatore e l’atmosfera calda e soffocante di un locale affollato.
Sognavo di vederlo da lontano, come fossi in mezzo alla calca di gente che assiste ad uno spettacolo, le voci che strillavano intorno a me, la sua voce gutturale che le accarezzava tutte, i suoni della musica e le luci di scena…
‘il concerto!’ realizzai improvvisamente lucida mentre i miei occhi, ora completamente aperti, fissavano le ombre sul soffitto.
“merda!” borbottai levandomi di dosso il piumino e saltando giù dal letto in contemporanea.
“noooo! Dimmi che non era stanotte!” bisbigliai camminando a passi svelti verso il calendario, sperando di trovare il vuoto accanto al numero del giorno prima.
“MERDA!” esclamai a voce alta, trovandovi scritto ‘Cain’ e di seguito il nome di un locale.
“maledizione!” sbattei le mani ai lati del calendario, che si limitò a vibrare appena.
 
Tornai a passi svelti in camera per prendere il cellulare, mordendomi le labbra quando ricordai di averlo spento la sera prima, cosa che non facevo quasi mai a causa degli improbabili orari di Cain.
Schiacciai il pulsantino rosso girando sui miei piedi, e con la mano libera mi tirai indietro i capelli dal viso.
Avremmo finito per tenerci il muso di nuovo.
Possibile che non riuscissimo mai a evitare di farci i dispetti? Eppure non eravamo due ragazzini idioti.
C’era un tale feeling tra noi, una tale intesa che non era possibile spiegare a parole, tanto era istintiva eppure da quando mi ero trasferita lì era capitato fin troppo spesso che per una cosa o per l’altra ce la fossimo presa e ci fossimo ignorati ed evitati, se non addirittura risposti male a vicenda salvo poi tornare dall’altro, come drogati in crisi d’astinenza, pronti a strisciare per terra pur di tornare ‘come prima’.
Non era questo che volevamo tra noi, ce lo eravamo detti più volte ma di fatto le situazioni si ripetevano.
 
Ricevetti un messaggio non appena il telefono prese campo, era la notifica di una chiamata persa la sera prima, non c’era neanche bisogno di controllare il numero.
Cancellai il messaggio e immediatamente ne arrivò un altro, di nuovo una notifica, la chiamata risaliva a notte inoltrata.
Cancellai anche il secondo e selezionai il suo numero, cornetta verde e poi attesa.
Il suo telefono era acceso, suonava libero ma lui non rispondeva.
Lasciai suonare a lungo, quanto bastava per farlo arrivare al telefono in qualsiasi stanza si trovasse, ma ciò non accadde.
O gli avevano rubato il telefono o non voleva rispondermi; in entrambi i casi inutile ritentare.
 
Tornai in cucina per versarmi qualcosa da bere e guardai rassegnata il calendario: sì era proprio ieri sera. Un momento però, se ieri sera era il giorno del concerto allora era venerdì, quindi oggi era sabato e non avevo lezione in accademia!
Una cosa positiva in quella giornata iniziata nel peggiore dei modi, peccato fosse già la una di pomeriggio e avessi solo un paio d’ore prima di iniziare il mio turno al bar.
Mi sedetti allo sgangherato tavolino della cucina, appoggiai il bicchiere di fianco alla tastiera del portatile e accesi il computer per guardare la posta, erano giorni che non lo facevo.
Lo spavento preso per il rischio di essere rimasta incinta mi aveva completamente estraniato da tutto ciò che avevo intorno, salvo le lezioni in accademia che mi ero costretta a frequentare.
Outlook si aprì cominciando a scaricare in automatico la posta dalla mia casella, mi portai il bicchiere alla bocca e il sapore fresco di succo d’arancia mi tolse ogni residuo della notte passata facendomi rabbrividire leggermente.
Accavallai le gambe e cominciai a leggere le mail della Fra che mi raccontava le ultime news della sua lovestory con Francesco, il ballerino con cui avevo partecipato al concorso solo pochi mesi prima, purtroppo non stava andando troppo bene, mi scriveva la Fra.
 
“…non riesco a entrare nella sua testa quando mi parla delle esibizioni, non riesco a capire davvero e sento che nonostante lui sia sincero con me, la sua danza viene prima di tutto, non so se riuscirò a farmi andare bene questa cosa e non so neanche se voglio…Ale ma per te è lo stesso? Forse non hai problemi perché anche Cain è un uomo di scena, ma io mi sento una povera stupida che lo guarda da lontano e non mi piace questa sensazione, di essere completamente estranea da una cosa tanto importante per lui…”
 
‘Forse non hai problemi…sì, magari!’ Sospirai tra me e me andando avanti a leggere, me la stavo anche facendo addosso ma volevo prima finire la mail della Fra, poi sarei andata in bagno.
 
Una scampanellata improvvisa mi fece sobbalzare e mi alzai sorpresa ma immediatamente realizzai chi poteva essere, perché poteva essere una sola persona che veniva a suonare alla mia porta, e mi bloccai: nonostante avessi voglia di vederlo, la certezza della discussione che sarebbe seguita mi faceva esitare.
Lo scampanellio proseguì rabbioso, presi un respiro e mi avvicinai alla porta, mi fermai solo un momento per raccogliere i pensieri e scostarmi nuovamente dal volto i capelli, poi misi mano alla maniglia e chiesi:
“Chi è?”
“sono io, apri!” esclamò una voce impastata di rimando, seguita da un colpo sulla porta che mi fece irrigidire e pensare che fosse un tantino bevuto.
“Apri!” esclamò ancora, seguito da un altro colpo, forse una pedata.
Mi decisi a girare la rotella della serratura e aprii, lui era lì le mani appoggiate agli stipiti della porta e sporgendo il viso verso il mio ansimò puntandomi dritto con i suoi occhi stanchi e arrossati:
“buongiorno…my bloody…”
Altro che bevuto, decisamente ubriaco e senza aver chiuso occhio.

 

commenti

ritratto di ladynight

grazie

Grazie del complimento zoegy, spero tornerai a leggermi :P

 

Ciao!

**Beauty always comes with dark thoughts**

ritratto di Giorgia.

wow!!Mi piace, bello

wow!!

Mi piace, bello stile.

Ciao

ritratto di ladynight

grazie

grazie Bruna, e che piacere sentirti...purtroppo mi sa che ultimamente siamo tutte e due superincasinate, eh?

alla prossima!! :)

 

**Beauty always comes with dark thoughts**

Vero

E' scritto così bene che sembra vero.... Bruna