Anno: 1979
Genere: Prog Rock
Casa: Ricordi
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Ci sono, o ci sono stati, artisti che a prescindere dal mezzo scelto per esprimersi e dallo stile adottato, sono riusciti ad indirizzare, a plasmare, talvolta a determinare lo sviluppo dell’arte – e quindi della società, dato che ancora oggi, anzi, oggi più che mai, è ancora l’arte a determinare l’identità sociale – ponendosi su un piano talmente superiore da far considerare quest’ultimo come un dettaglio di secondaria importanza.
Ed allora così come ad esempio in pittura Vaserely può essere importante quanto Hartung o Cucchi o Festa, così in musica l’ascoltatore che voglia definirsi vero intenditore deve essere in grado di individuare la qualità ovunque essa si annidi, ferma restando la propria sensibilità personale che lo porterà ad apprezzare un certo genere anziché un altro.
Nel nostro caso spero che anche se il nostro sito è più che chiaramente e con la massima convinzione orientato verso l’HM in tutte le sue numerose espressioni, i nostri lettori siano sufficientemente open-minded da seguirci su territori che normalmente questo tipo di webzine non esplorano così come abbiamo già fatto altre volte ad esempio con le recensioni di Pastorius o Lou Reed tanto per citarne un paio; è con questo spirito che vorrei parlare di un disco di Fabrizio De Andrè che ritengo sia interessantissimo e che si lega, almeno parzialmente, con la nostra webzine a causa della presenza della PFM, già presente nel nostro Data base e gruppo di punta nei 70’s di quel prog rock made in Italy da noi ripetutamente affrontato.
Fino alla fine degli anni 70 l’aspetto prettamente musicale della proposta cantautorale impegnata della Penisola era connotato da una ricerca molto profonda sui testi che produceva risultati di altissimo livello letterario – spesso riconosciuti come tali solo molti anni dopo – e da un aspetto musicale vissuto quasi sempre come semplice veicolo per la parola, e dunque scarno, essenziale, di più, negli ambienti “impegnati” questa doveva essere una prerogativa fondamentale ed inderogabile, pena l’essere bollati come “venduti” e “commerciali”, e così era stato quasi sempre fino a quando improvvisamente arrivò sul mercato questo Live.
Faber e la PFM non erano certo degli estranei e la loro conoscenza risaliva alla fine dei 60, quando “I Quelli”, poi PFM, collaborarono al disco di De Andrè intitolato “La buona novella”, per poi ritrovarsi una sera a Tempio Pausania dopo un live della PFM e decidere di mettere in piedi questo progetto folle: riarrangiare le più belle canzoni di Faber in chiave Prog, cosa che dapprima lo spaventò un po’ , ma che poi produsse quel meraviglioso risultato che sto affrontando in queste poche righe.
Registrato fra il 13 ed il 16 Gennaio del 79 tra Bologna e Firenze, Vol 1, (Il Vol. 2, bello, ma oggettivamente inferiore, uscirà pochi mesi dopo questo, inframmezzato dal famoso rapimento di Fabrizio e Dori Grezzi), produsse in incredibile arricchimento delle canzoni, che, lungi dall’essere appesantite dalla ridondanza del prog, acquisirono una forza forse insospettabile, dilatandosi, gonfiandosi, rafforzandosi gonfiate da cascate di note ed improvvisazioni, arrangiamenti e fughe che le resero letteralmente nuove, talvolta a tratti irriconoscibili; incredibile dunque ascoltare ad esempio “Il pescatore”, “La guerra di Piero” , “Amico Fragile” private dell’atmosfera lugubre (“prima avevo l’impressione che certe mie canzoni puzzassero di cadavere”, dirà De Andrè), fatte levitare, volteggiare e poi mandate giù in picchiata sugli ascoltatori come solo la forza del rock ben suonato può fare, e pure sempre dense, sempre facendo in modo che i testi meravigliosi e tristemente ancora attuali di Fabrizio rimangano debitamente in primo piano come meritano, il tutto anche grazie ad un ottimo mixaggio a cura di Franco Mussida.
Un altro merito di questo Live è quello di avere aperto una porta, ed indotto altri cantautori a scrollarsi di dosso la paura di essere bollati da una certa intellighenzia forse più preparata politicamente che musicalmente, facendo in modo che anche altri battessero questa strada, ad esempio Guccini , (altro meraviglioso scrittore di testi e poi anche di libri), in concerto con i Nomadi dando quindi il via ad una nuova stagione della (vera) musica Italiana.
Sono curioso adesso di vedere come verrà accolta questa recensione, ma sono certo che la stragrandissima maggioranza dei nostri lettori apprezzerà questa operazione volta per altro a ricordare un disco con le caratteristiche che ricordavo in apertura di recensione e quindi da valutare in termini assoluti.
Tracklist Bocca di Rosa | Line-Up Fabrizio De André - voce, chitarra acustica |
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