BALLETTO DI BRONZO - YS

ritratto di FRANCESCO GALLINA

Anno: 1972
Genere: Prog Rock
Casa: Polydor
Autore: Francesco Gallina "Raven"

Voto: 82

Dopo aver affrontato argomenti musicali teoricamente estranei a questo spazio, ma che hanno ottenuto un certo riscontro da parte dei nostri lettori, torno ora ad occuparmi di un argomento più “canonico” per il nostro settore Classici, quello del Prog Italiano, (che comunque, a voler essere pignoli, dovrebbe anch’esso essere estraneo a questo spazio, e che invece è stato anch’esso accettato subito), e lo faccio parlandovi di uno dei gruppi fondamentali, quel Balletto di Bronzo - il cui nome deriva da un dipinto di Wadsworth - che risulta tra le pietre miliari dell’intera scena Europea.

Nonostante la storia del BDB cominci già alla fine dei sessanta con esperienze pienamente Beat, (Sirio 2222 e 45 giri precedenti), è solo con l’entrata del tastierista cantante ex “Città Frontale”, il diciottenne Gianni Leone, (poi Leo Nero) nella formazione che il gruppo acquista quella dimensione prog sperimentale che lo renderà famoso.

Il prodotto dell’alchimia tra ciò che restava della formazione originale ed il nuovo arrivato produssero il capolavoro “Ys”, ispirato ad una leggenda celtica che narra la storia dell’ultimo uomo sulla terra, (Magari “Io sono leggenda” non è poi così originale, e nemmeno il libro da cui è tratto), che una voce costringe a vagare cercando altri scampati alla nera sorte dell’umanità per raccontare loro la verità appresa dalla voce, ma essendo l’ultimo uomo, la vana ricerca di un suo simile lo porterà alla morte, e nemmeno nelle sue braccia egli riuscirà a raccontare ciò che deve; ecco a questo proposito, il testo di “Introduzione” apertura del disco oscillante tra dolcezza e rock psichedelico aperta dalla voce inquietante di Gianni per poi lasciarsi andare a fughe isteriche:

La voce narro'
all' ultimo che
sul mondo resto'
la vera realta'.
E poi comando'
di andare tra i suoi
a dire la verita'
e il gioco inizio'.

Quella voce premeva nel petto
col dolore di cose capite
forse era in tempo a dirlo anche agli altri
forse era in tempo a dirlo anche agli altri.

Cos' e' la vita vita di un uomo che ha pianto
come guardare un cielo sereno
come fissare i tuoi occhi nel sole
come afferrare una mano protesa.

E la voce premeva nel petto
col dolore di cose vissute
doveva andare presto, doveva andare presto.

La poesia di un giorno di vento
l' ultima foglia di un albero morto
il primo giorno di sole d' aprile
un corpo caldo una mano vicina.

Sintesi di altissimo livello tra le atmosfere classiche e le improvvise sfuriate delle tastiere di Leo, vero fulcro musicale del disco, “Ys” può lasciare interdetti al primo ascolto, proprio in virtù delle dissonanze e dell’anarchia intellettuale del compositore, tecniche spesso usate in modo “esclusivo” e supponente, altre volte talmente frenetiche da essere al limite della cacofonia ed anche oltre.

“Primo incontro” regala un po’ di spazio alla chitarra elettrica dell’ottimo ex “Volti di pietra” Lino Ajello, buono il lavoro al basso di Vito Mannari ed alla batteria di Stinga; più tecno-oriented “Secondo incontro”, mentre “Terzo incontro” restituisce partiture scomode e fraseggi efficaci di Hammond e Moog.

A chiudere un disco classificabile molto a spanna come via di mezzo tra un’opera Dark ed il prog à la ELP, “Epilogo”, un riassunto di tutto il meglio ed il peggio della band, cacofonia, elettricità che annerisce i padiglioni auricolari, psichedelia, molti passaggi scomodi da seguire e che mettono a disagio, chiusura affidata alle voci; ed è forse la parte vocale il punto debole dell’album, in quanto Leo Nero è un tastierista geniale, ma un cantante non sempre in grado di supportare le sue idee, ed a questo proposito è curioso sottolineare che in quel disco cantò una corista che si chiamava Giusy Romeo, meglio nota qualche anno dopo come Giuni Russo, (qualche sorpresa il prog la riserva sempre), cantante dai mezzi vocali mostruosi prematuramente scomparsa nel 2004; probabilmente se la personalità di Leo/Gianni avesse fatto un passo indietro e Giuni fosse stata utilizzata come prima voce oggi avremmo un capolavoro assoluto e la band difficilmente si sarebbe sciolta poco dopo la pubblicazione di “Ys”, per altro assolutamente ignorato dal pubblico, i due inoltre, assieme al batterista Stinga, parteciparono all’album di Celentano “I mali del secolo”: .

Parte intellettuale e cerebrale del prog Italiano il BDB sicuramente rappresentò la parte più musicalmente “impegnata” del prog, e per questo pagò dazio, ma la sua sgraziata stranezza compositiva è sopravvissuta al tempo, e l’attività di Leo, poi solista e personaggio d’avanguardia attivo negli USA ed in tutta Europa, ovunque ci fossero delle avanguardie musicali all’opera, prosegue tutt’oggi con uno zoccolo duro di seguaci che continua ad apprezzarlo.

Curiosità: Alcuni membri del gruppo si sono via via trasferiti in Svezia, dove hanno dato vita ad uno studio di registrazione, (L’Hulman), che ha visto passare, tra gli altri, anche gli Europe.

Da ultimo può essere interessante rileggere il resto dei testi che, nella loro apparente semplicità, sono invece abbastanza interessanti e non troppo lunghi, anche perché sul disco gli istrionismi musicali delle tastiere tendono spesso a soffocarli.


Primo incontro
Lui ando' oltre i monti e piu' in la'
senza mai voltarsi a guardare
lungo e' il cammino da fare
ma doveva andare, ancora andare.

Un uomo e' la' con la faccia all' ingiu'
e gia' l' edera abbraccia il suo corpo
nero e' tutto il sangue che ha
su ferite di orecchie strappate.

La voce lo costrinse a gridare
tutto cio' che moriva dentro se'
quel che grido' il vento porto' con se'
non avrebbe piu' sentito niente.


Secondo incontro
Vedra', vedra'
anche se non sa sentire
un cielo chiaro
cosa gli puo' dire.

Un viso di vecchio
gia vicino alla morte
la fede non c'era
adesso e' gia' forte.
Lo sguardo di un uomo
che non ha paura
cos' e', se gli manca
la voce sicura.

Ha visto la notte
il giorno finire
e donne nel buio
gia' pronte a tradire
le mani protese
i volti piu' assenti
morire i piu' buoni
gioire i potenti.


Terzo incontro
Ma non rimane a pensare tra se'
doveva cercare qualcosa che c'e'
e non fu notte e giorno non fu
e l' orizzonte rimase laggiu'.

Non si arrese
non si arrese mai
non si chiese
uomo dove vai.

E quel che vide fu un altro uomo
con quelle braccia stese in croce
senza sentire la sua voce
gli ando' vicino e gli parlo'.

Ma in quegli occhi senza luce
pungenti spine erano inflitte
senti' gia' sue quelle ferite
e poi la luce non fu piu'.


Epilogo
Con le braccia distese
la sua strada nel buio cerco'
con le dita una forma incontro'.
Solo il freddo
della morte
pote' sentire
tra le sue mani
la sua parola vera
sali' dal petto ancora.

Ma la sua bocca
stanca ed immobile resto'
quel grido lo schiaccio'
fin dentro lo strazio'
ed il buio intorno a se'
poi fu dentro di lui
e buio fu.



Tracklist

Introduzione
Primo incontro
Secondo incontro
Terzo incontro
Epilogo

Line-Up

Gianni Leone - tastiere, piano, effetti, voce, mellotron, celeste, spinetta, Moog.
Vito Manzari - basso.
Giancarlo Stringa - batteria, percussioni.
Lino Ajello - chitarra elettrica ritmica e solista, chitarra acustica.

 

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