TENEBRE & COSCIENZA
Forse ci sarà ancora qualcuno che si pone determinate domande, qualcuno per esempio che si chiede dove mai sia finita quella cosa che una volta si chiamava letteratura. Ebbene, dove sia finita io non lo so: so solo che è sparita quasi del tutto dalla nostra società. Provo a formulare un'ipotesi riguardo a questa nefasta sparizione, facendo magari una forzatura, allacciandomi cioè al verdetto elettorale di ieri. Forse i più arguti fra voi avranno già capito dove voglio arrivare, ma è sempre bene esporre determinate teorie andando per gradi. Ieri, a quanto pare, abbiamo assistito a un'altra sparizione: quella dei comunisti cattivi. Era nell'aria da tanto tempo, no? Eppure io, suffragata da dati di fatto inoppugnabili, ci tengo a ricordare che la grande letteratura si è sempre nutrita di certi ideali, ha spesso trovato uno stato di grazia solo in determinati contesti sociali: mancando questi ultimi, le venivano a mancare la passione, la forza, la rabbia. Un esempio molto calzante di quanto sto dicendo è costituito dalla letteratura del '900 (ma si potrebbe sicuramente andare anche molto più indietro). Bene: a parte Céline (l'eccezione che conferma la regola), tutti i più grandi del '900 erano comunisti o anarchici, erano uomini e donne impegnati, socialmente schierati, sia in Italia che all'estero. Oggi invece cosa dicono gli scrittori: "Impegnarmi? Io? Per carità! Poi tutti mi prendono per comunista o anarchico: non sia mai..." Eppure la questione non è politica, bensì sociale. In questa povera epoca idiota (quanto adoro quest'espressione) gli esseri umani (dunque non solo gli scrittori) hanno completamente fatto scempio del loro cuore, si sono piegati a una squallidissima lassità cerebrale, annullando le proprie coscienze: da dove proviene tutto questo masochismo? C'è come una corsa a chi fa più schifo, a chi è più ignorante, a chi è più becero, a chi è più cattivo. E puntualmente ci si dimentica che l'essenza del comunismo sta tutta nel Vangelo di Matteo: il comunismo non c'entra nulla con Stalin, Pol Pot o Ceausescu... Ecco perché dico sempre che non bisogna -come fanno tutti- mettere sullo stesso piano comunisti e fascisti: essere compagni è molto diverso dall'essere camerati. Come diceva Jacques Brel: "Il fatto politico? E' l'amore; sì. Allora gli puoi dare tutti i nomi di questo mondo, ma è l'amore: un uomo di sinistra è un uomo che prova amore per gli altri; un uomo di destra è un uomo che prova amore per sé."

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