C’erano una volta quattro numeri. Uno,Tre,Cinque e Sette.
Uno era alto, magro, occhi castani e capelli castani, Tre era piuttosto rotondetto occhi neri e capelli neri, Cinque era invece calvo ed amava tenersi molto curati i baffi e la barba. Sette, invece era magro quanto e forse più di Uno. Era un tipo sportivo ed amava molto il jogging. Tutti e quattro vivevano a Librolandia. Librolandia era una grande città dove chi se lo permetteva viaggiava sui Tascabili. I Tascabili erano delle motorette che consentivano di muoversi nel traffico cittadino. Chi non poteva si muoveva sui Tomi. I Tomi erano immensi, e-rano lenti ed impacciati. Uno, Tre, Cinque e Sette stavano progettando una rapina. Una rapina in una banca. La banca in questione era la Bank of Paper, la più grande banca di Librolandia, quella che teneva più Lettere possibili. Già, perché a Librolandia, si viveva con le Lettere.
“Allora è tutto pronto” disse Uno.
“Sei riuscito a trovare un Poket ?”.
“Sì, non ti preoccupare” rispose Tre “Ho studiato tutto nei minimi particolari. Ecco qui” e mostrò agli altri il percorso da compiere per poter entrare in banca ed uscire eludendo ogni sistema d’allarme.
La Bank of Paper era nota per avere un sistema d’allarme tra i più sofisticati. Uno, Tre, Cinque e Sette non avevano mai sbagliato un colpo. Erano dei professionisti. Vantavano colpi alle banche delle città vicine. Su tutti si ricordava il colpo fatto alla Bank of Writers in cui avevano rubato tutti i nominativi degli autori.
“Bene Uno, sei pronto ?” gli chiese Sette.
“Certo” rispose Uno.
Secondo i piani Uno sarebbe dovuto entrare in banca come un semplice cliente, Tre e Cinque si sarebbero appostati sul lato sinistro della banca. Avevano individuato uno scantinato dal quale, seguendo le cartine della città, era possibile accedere alla banca. Sette invece avrebbe fatto da palo, nel senso che avrebbe aspettato sul Poket, pronto a partire.
Alle tre in punto Uno entrò in banca. Alla cassa c’era una signorina alta e piuttosto carina. In banca pochi altri, ma ad Uno poco importava. Uno si avviò alla cassa ed allungò un bigliettino sul quale c’era scritto “Questa è una rapina. Non urli, non fiati, non faccia gesti strani. Metta i soldi nella borsa che le passerò e sorrida”.
La donna però, appena letto il messaggio, aveva strabuzzato gli occhi ed aperto la bocca come a voler urlare. Uno scuoteva la testa come a farle capire che se non si agitava tutto si sarebbe risolto al meglio. La donna si calmò, prese il sacchetto che Uno gli passò ed aperto il cassetto lo riempì di Lettere. Uno ogni tanto si guardava in giro ma soprattutto guardava l’orologio. Il tempo era importante e loro non ne avevano mai perso troppo. La donna dalla fretta fece cadere una Lettera. “Aspetti” disse. “Non importa, lasci stare” rispose Uno che aveva fretta di uscire dalla banca. La donna si chinò comunque, prese la Lettera e schiacciò il tasto rosso posso sotto il bancone. Era l’allarme. La stazione di polizia di Librolandia era proprio vicino alla banca. Nel frattempo Tre e Cinque erano entrati dallo scantinato, avevano percorso un lungo corridoio semibuio e si erano ritrovati, proprio come avevano studiato, di fronte ad una feritoia. L’aveva aperta ed erano entrati nella stanza del caveau.
L’aver azionato l’allarme aveva fatto sì che tutte le porte della banca si chiudessero di colpo. La donna con un sorriso, gli diede la borsa piena di Lettere. I pochi clienti presenti lo guardavano. Un prelievo di quella grandezza non si era mai visto. Uno tentò di rimanere indifferente agli sguardi. Si avviò alla porta e la spinse ma questa non si aprì. Si voltò cercando di mantenere la calma. La signorina continuava a sorridergli. Sette, seduto sul sedile del Poket, guardava impaziente l’ora. Era già passato troppo tempo. A quest’ora Tre e Cinque avrebbero dovuto raggiungere il caveau, svuotarlo e riuscire. Invece, passato già un quarto d’ora erano ancora lì. Guardò dagli specchietti e fu allora che capì. Le luci lampeggianti della polizia stavano arrivando. Cosa fare in quei casi ?. Fuggire sarebbe stato come tradire i suoi amici. Decise di scendere dal Poket e di avviarsi verso il lato da cui erano entrati Tre e Cinque. Individuò lo scantinato, percorse il lungo corridoio e varcò la feritoia. Tre e Cinque si trovavano dietro una grata. “Che diavolo” disse Sette.
“Ci hanno fregato. Il nostro ultimo colpo è andato male. Tu, per lo meno salvati”.
Sette preferì aspettare l’arrivo degli agenti. Uno fu il primo ovviamente ad essere preso. Non oppose resistenza. Le telecamere installate nella sala del caveau avevano già immortalato in tutti i modi gli altri due. I quattro, lacrime agli occhi, vennero arrestati e subirono regolare processo. La rapina alla Bank of Paper fu per loro l’ultima e tutt’ora si trovano nel carcere “Le mie prigioni”.
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