Jean, ovvero un'altra storia.

ritratto di giullarte

 

Vi voglio raccontare brevemente la storia di Jean perche’ mi sembra interessante. Tutte le storie a dire il vero sono interessanti se sono di vita vissuta perche’ rispecchiano vite umane e quasi tutte aggiungono un qualcosa in piu’ al nostro universo, ed il conoscerle ci fa piu’ ricchi intellettualmente, e ci sprona a migliorarci e correggerci. Tanto piu’ interessante quanto piu’ e’ vera, e questa vi posso assicurare e’ autentica perche’ fa parte della mia vita, anche se ne fui minimamente coinvolto. Certo, ci sono scrittori che abusano del fatto di saper scrivere e, invece di un racconto, ne scrivono un romanzo perche’ puo’ essere economicamente piu’ produttivo, ma io mi limito ad un breve resoconto di cronaca (tanto, nessuno mi paga...).

Jean era un bel ragazzo cresciuto in una famiglia di gente ignorante ma con una certa dignita’ ed educazione. All’eta’ di 18 anni fa il servizio militare e lo spediscono a fare la guerra in Algeria. Erano infatti gli anni 59-60 e la Francia, dove lui era nato, era in guerra contro questo Paese arabo. Li’, fini’ in prigione, dove prese delle cosidette “brutte abitudini” sessuali di cui non se ne pote’ piu’ liberare. Dico “brutte”  perche’ furono indotte, all’inizio non volute, ma poi accettate ed infine, come capita sovente alle abitudini, gradite e desiderate.

La guerra fini’ e torno’ a casa e trovo’ immediatamente un impiego in Italia (teneva le due nazionalita’). Visse coi suoi genitori, anche se suo padre a dire il vero era come se non esistesse. Se ne andava sempre in campagna e passava le sue giornate traguardando dalla finestra sperando sempre nel passaggio di qualcuna.  Sua mamma ad un certo punto si dispero’ perche’ Jean non cercava una donna con cui sposarsi, e si sa come sono le mamme, vogliono il loro nipotino e vedere i propri figli accasati (questo succedeva piu’ a quei tempi che ora). Cosi’, visto che il figlio non si decideva (e come avrete capito aveva le sue ragioni) fece tanto che gli trovo’ lei una moglie, al mercato dei fiori,  e si sposarono. Non vi dico quello che era la consorte, una povera energumena  che se non avesse trovato quel povero diavolo disponibile sarebbe ancora li’ ad aspettare qualcuno. Fu ovviamente un matrimonio senza amore, non si accese ne’ prima ne’ dopo, e per alcuni anni non ebbero figli. Finalmente per tutti loro, non si sa per quale miracolo, nacque una bambina. Per lui faceva lo stesso, mentre per la mamma di lui (anche se non era un figlio maschio) era una grande soddisfazione ed orgoglio,  sembrava quasi che fosse figlia sua! Naturalmente, in una casa senza amore i figli crescono senza amore, e piu’ avanti negli anni la ragazza si perdette nel nulla. Ma  quello che voglio sottolinearvi e’ come Jean termino’ la sua vita.

Naturalmente per lui le cose non poteva continuare cosi’. Finche’ ebbe il suo lavoro questo per lui fu una grande distrazione e gli dette la forza di continuare a vivere la sua inutile vita ma, andato in pensione, non seppe piu’ cosa fare. Non aveva alcun hobby, non avrebbe desiderato altro che riprendere quelle brutte abitudini che aveva appreso da ragazzo, in guerra, ma era legato mani e piedi, viveva in una citta’ di provincia, non aveva esperienza in questo, ne’ amici e complici che avrebbero potuto aiutarlo. La mamma protettiva era morta ad una bella eta’ ed il suo rapporto marito-moglie faceva acqua da tutte le parti (anche a causa della figlia ribelle) e Jean, non avendo piu’ la mamma che lo appoggiasse, soccombeva sempre. Per il fatto di starsene tutto il giorno in casa mesto, senza dire una parola, veniva deriso, insultato e odiato dalla moglie. Cosi’ un giorno si sedette sul terrazzo e si diede fuoco. Non e’ che si incendio’ , pero’ si procuro’ delle ustioni gravi all’ano (aveva appiccato il fuoco al sedile molto probabilmente proprio da li’, dove cominciava i suo peccato, la sua vergogna, la sua infelicita’)), e di li’ a pochi giorni mori’ in ospedale.

Incrocio sporadicamente la moglie per la strada. Una povera zombie che quasi ha perso i contatti con la realta’ e non riconosce nessuno. Questo non certamente a causa del decesso del marito, perche’ la tragedia la libero’ del suo male maggiore, ma piu’ semplicemente perche’ e’ uno di quegli esseri umani che se non esistono e’ meglio, mi spiace dirlo, e fa da corollario a quanto ho detto all’inizio, che cioe’ la maggior parte degli esseri umani aggiungono un qualcosa di piu’ all’esistente, ma cio’ non vale per tutti. Ma quello che e’ interessante non e’ lei, e’ la storia: la storia di Jean. La storia di un uomo che non trovo’ la sua strada, che in alcuni rari momenti di forza interiore, di lotta per reagire,  la cerco’ (questo lo so) ma non la trovo’. Non e’ una storia rara, ne sono certo, ma sono storie quasi sempre sconosciute che , siccome non ci giungono,  non possiamo prendere in considerazione nelle nostre valutazioni di cosa e’ la vita. Invece sono storie cho contano e sono certo che continueremo a raccontarne sempre di piu’ col passare degli anni e dei pregiudizi, ciascuno coi suoi brandelli di ricordi,  a svelare i segreti di tali storie minori inconfessate perche’, cucendole una ad una, sommandole e sovrapponendole, ci danno la vera storia dell’esistenza dell’uomo.

Ah dimenticavo di dare una precisazione. Amo le biografie.  Non credo nelle autobiografie perche’ sono immancabilmente rivedute e corrette dall’autore aggiungendo e togliendo a suo piacimento dettagli per vari motivi (reticenza, vergogna,  voglia di protagonismo, ecc.). Ovvero non sono mai obiettive e spesso ne danno un’immagine totalmente erronea  al lettore. Per far si che la storia sia piu’ autentica possibile dovrebbe inoltre essere passato del tempo dallo scriverla rispetto a quando sia veramente avvenuta. Questo per vari motivi. Il primo e’ un motivo etico: non si dovrebbe profanarne la memoria e ferire gente coinvolta nella storia. Il secondo e’ per obiettivita’: questo succede anche nella Storia con S maiuscola. Il terzo (e non ultimo) a mio avviso e’ che sia scritta da chi ne e’ stato in qualche modo partecipe e con cognizione di causa e non per “sentito dire”.

Ma a proposito; siete certi della mia sincerita’ assoluta nell’esporvi questa storia?

 

giullarte