SARA: "UNA SOLA CERTEZZA: LA LOTTA"
Inserisco nel mio spazio uno scritto di Sara, una che mi imbarazza chiamare amica: Sara è molto di più.
Stamattina gocce di pioggia triste colavano sul parabrezza, prima di essere spazzate via dal tergicristalli. Gocce di una tristezza che non era solo lacrime, era paura e rabbia. Paura e rabbia in questo nord Italia del 2008, nord produttivo e umanamente moribondo.
Ora i fascisti sono più che legittimati, in un paese che non ha mai condannato nessuno per apologia del fascismo, anche se avrebbe potuto farlo. Che non ha mai fermato chi lo avrebbe distrutto, e adesso si trova devastato per sua stessa mano ed insipienza.
Colpa della politica inerte, colpa delle istituzioni conniventi, colpa degli affari deprecabili di pochi e della brama di molti, colpa del poco coraggio di tutti, colpa dell'addomesticamento selvaggio operato sulle coscienze dalla bulimia di un mercato diventato unica ragione di vita e misura del mondo.
Colpa mia, che non ho parlato abbastanza, che non mi sono abbastanza incazzata, che ho lasciato correre, che mi sono giustificata col fatto che la vita era già abbastanza piena e impegnativa, che il tempo era poco, che dovevo vivere un po' anch'io.
Colpa di tutti, nessuno escluso.
Colpa di chi ha lasciato correre, pensando così di essere troppo duro, troppo 'fascista'?, e lasciando correre ha fomentato davvero le tendenze peggiori di questa società ammalata.
Voglio dire che la crisi non è politica, magari fosse solo questo.
Io non sono un'esperta, parlo dalla mia esperienza di cittadina comune, che si è sforzata di leggere, di informarsi, di farsi un'idea propria, che non si è arresa alla tv e al consumo in quanto tale, fortunata di pochi buoni insegnanti ed amici coscienti.
Sono impiegata part-time, nonostante una laurea e una varietà multiforme di lavori precari alle spalle. Ho 37 anni e nessun futuro davanti, se non una sopravvivenza sempre più penosa. E' vero che non mi sono troppo fidata dei sindacati. E' anche vero che esistono sindacati dei metalmeccanici, dei piloti d'aereo e anche dei lavoratori dello spettacolo, ma nessuno delle segretarie part-time-insegnanti-precarie-factotum senza qualifica specifica.
E' vero che per carattere sono troppo timida.
E' tutto vero, è colpa anche mia.
Forse soffrirei meno se mi accontentassi del Grande Fratello e delle partite della League, invece di leggere i tragici greci e Victor Hugo, se mi limitassi a votare chi si occupa del mio stipendio invece di pensare che questo sistema produttivo ci sta portando alla catastrofe, e con noi il mondo che ci ospita e sostiene.
Tutto vero, è colpa mia se soffro invece di essere contenta.
Nella mia provincia la Lega ha collezionato un successone, perché?
Perché gli operai votano a destra? Certo, la sinistra fa schifo ed è fallita.
A me pare anche che ormai la sinistra la votino più gli intellettuali e i medio-reddito, che la cosiddetta 'classe operaia' (sempre che di sinistra si tratti, ovvio che Veltroni è tutto tranne che sinistra, con il suo eloquio kennediano). Forse è il caso che si aggiornino i testi marxisti.
Soprattutto, perché negli anni 70 c'erano operai che leggevano Pasolini e lo capivano. Lo capivano perché avevano avuto delle maestre che avevano preteso che imparassero a scrivere, a leggere e a contare a sufficienza da poter stare al mondo, da capire e stare abbastanza svegli. Che si erano arrabbiate e avevano preteso qualcosa.
Non so, magari mi sbaglio, ma credo che nel piano piduista del Nostro ci fosse, anche se Lui forse non ne è troppo cosciente, visto l'infimo livello culturale (ma qualcuno più intelligente sicuramente lo aiuta dietro le quinte), che l'italiano medio dovesse essere ridotto a spettatore - consumatore compulsivo.
Se si vendono anche medicinali tossici, e auto pericolose, e cibi adulterati, perché non vendere anche delle coscienze alienate?
E ci sono riusciti benissimo, perché non credo che gli operai che votano lega abbiano mai letto Pasolini. Credo invece che abbiano tutti ben assorbito la cultura bulimica del tutto-subito, del 'non mi sento appagato se non ho due auto', del 'devo avere il cellulare ultima generazione' (basta vedere quali sono le aspirazioni dei nord-africani che lavorano nelle fabbriche metalmeccaniche della provincia: apparecchi hi-tech, parabola e lettura spasmodica dei volantini pubblicitari degli ipermercati della zona).
Voglio dire, i valori come la solidarietà e la giustizia hanno fatto spazio all'unico dettaglio valutabile di status: il consumo a tutti i costi. Il sabato pomeriggio al centro commerciale. Non è più il proletario di Hugo, che non aveva da mangiare perché in effetti le risorse erano scarse. Qua di cibo ce n'è anche troppo, di beni anche, ce ne sarebbe in abbondanza per tutti e quasi gratis, è il mercato che corrompe tutto. E' il mercato e quelli che ci lavorano dietro che impongono al cittadino di estinguersi per far posto al consumatore, al telespettatore, al pubblicità-dipendente.
Questo è il modo, non altro.
L'italiano che vota Lega o Berluconi, o è un riccastro furbo e impunito, o è un ignorante - non stupido: ignorante e senza cultura. E la mancanza di una certa cultura rende impassibili e senza il minimo di cuore, senza la minima coscienza critica, privi di solidarietà e intelligenza sociale.
Così nascono i nazi-skin, vittime di facili ideologie, forti della cultura del SUV e dello schiacciasassi, senza altre prospettive che vendicarsi sui diversi per la pochezza della propria vita (perché nel profondo anche i sassi sentirebbero di fare una vita così grama).
Facile così sentirsi forti dei modelli proposti (anzi, di fatto imposti) da una televisione facile e onnipresente, di una sub-cultura a buon mercato come i saldi di fine stagione che ti fanno pagare caro il mediocre facendoti credere di pagarlo poco, che ti fanno consumare fino allo sfinimento del pianeta, basta sentirsi sicuri nel proprio bozzolo di normali.
Così si insultano le prostitute ai margini delle strade, che onestamente si guadagnano da sopravvivere a proprio rischio, non come i clienti nei Mercedes che si comprano villa e moglie e pellicce per le amanti ammazzando gli operai immigrati in nero - e contemporaneamente votando chi li rassicura di scacciarli, gli immigrati puzzolenti, le puttane contagiose e i rom che rubano la pelliccia dall'armadio dell'amante anoressica.
Qua ci siamo finiti perché è stato più facile così.
E' più facile leggere un fondo di Alberoni, così facile come leggere il nulla, e tanto rassicurante.
Non così difficile o penoso come leggere Pasolini, anzi come leggere tout-court, meglio mettersi sul divano e guardare Uomini e donne, quelli quasi sono peggio di noi (tanto peggio tanto meglio), meglio stordirsi con un giochino alla consolle, meglio buttar già tranquillanti o, a seconda del carattere, tirare su un po' di polvere, tanto polvere nell'atmosfera ce n'è già tanta.
Le altre vite, quelle diverse, quelle vere, tutte ai margini.
Poi ci si stupisce delle aggressioni fasciste al Mieli di Roma?
Che c'è di strano?
E' anche colpa nostra. Siamo stati troppo teneri, questa NON è democrazia, la democrazia si deve anche difendere.
Altro che strette di mano, quelle vanno bene per il papa e per Bush.
Ci vuole serietà.
Dobbiamo svegliarci.
Sara Pepi

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