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Damasco 1.2

Inserito da Carlo il Lun, 12/05/2008 - 12:25 - Opere dell'autore

Carlo si girò a guardare Raffaella che correva verso la famiglia Franceschini, nonostante i ventisei anni arrancava perché, per la ressa, doveva correre sulla striscia sabbiosa, a lato della pista in conglomerato appositamente realizzata per i pellegrini. Forse per curiosità, o perché era piacevole guardare Raffaella correre (nono­stante la tunica regolamentare, le s'indovinavano parecchie cose; pensiero forse non consono al pellegrinaggio, chissà, ma pressoché inevitabile), Carlo pensò di tornare indietro anche lui. Raggiunse i Franceschini che già si erano rimessi in marcia.

C'erano Ivo e Sara Franceschini coi figli Riccardino e Giada, e i genitori di lei, il ragionier Antonio Capozzi con nonna Dona­tella; oltre a Rosa, la moglie del professor Longhi.

«Ci eravamo fermati per aspettare i miei suoceri e Rosa alla fermata del minibus» spiegò Ivo Franceschini.

«Avete fatto bene a prendere il bus» disse Carlo, «cinquecento metri di dislivello non sono pochi.»

«Ehi, e adesso come facciamo con le pile?» protestava Ricky, tirando la madre per la manica.

«Ricky non rompere!» replicò Sara, «te le ricompero alla prossima tendopoli, o magari quando passa il beduino.» Poi spiegò, rivolta a Carlo:  «Quante storie! Mi si era bloccato il composer, non riuscivo più a registrare. Sai, una giornalista deve lavorare sempre, anche quando la situazione ci porterebbe all'interiorità e alla meditazione.»

«Sì, ma la prossima volta, sarebbe meglio che ti ricordassi di ricari­care le pile alla tendopoli, invece che rubarle a tuo figlio, che adesso non può più fare foto» intervenne il marito.

«Ma sì, va bene, Ivo, me sono dimenticata, ammetto la mia colpa, con tutta la confusione che c'era ieri sera, e allora? devo preparare questo servizio per domani, cosa volevi che facessi, non potevo mica aspettare che Ricky si stufasse di fotografare, per cominciare a lavorare. Che poi» disse rivolta al figlio «era inutile fare tutte quelle foto, cosa credi che ci sia da vedere nel deserto?»

Ricky saltò su: «E quel miraggio, eh? se non mi fregavi le pile lo fotografavo, e allora vedevi!»

«I miraggi non si può foto...» cominciò a dire Giada, saputella; ma per colpa dei suoi cinque anni s'inceppò sulla parola difficile e fu soverchiata dal fratello «Stai zitta tu che sei una scema!»

Con consumata destrezza, Ricky schivò il manrovescio della madre e partì a razzo per allontanarsi dal pericolo, saltando qua e là come un cerbiatto per scansare i pellegrini (peraltro ormai in grado di sopportare quasi tutto), così veloce che forse non sentì l'impreca­zione del padre «Dopo facciamo i conti!»

«Quanti anni ha?» chiese Carlo.

«Ha otto anni, ed è sempre così, diventa ogni giorno più imperti­nente» disse Ivo.

 



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