ARCANI #01
DE REBUS NATURAE
Sull’universo e ciò che lo sorregge
gli antichi componevano poemi:
si discorreva intorno alla natura.
Avrei tentato anch’io sì alti temi,
ma oggi l’argomento non si legge.
Son’altri tempi: la scienza
descrive il mondo, non ciò che lo precede,
non l’ordine sotteso nel profondo.
La legge delle cose, questo è quanto:
tutto risolve in onda, svanisce
la certezza degli eventi
e il solido dissolve per incanto.
Pochi versi saranno sufficienti.
E poi — ci mancasse il cosmo! —
già la vita è un romanzo che non si legge:
già la mia vita è terra senza legge.
RIFLETTERE, MA NON TROPPO
Non rimandarmi, specchio, l’immagine
del volto imbelle di là riflesso:
salta l’ostacolo e mira soltanto
a ciò che sta dietro, come d’incanto.
Non ricordarmi specchio
il fluire della mia vita sgrammaticato:
fiume fangoso e devastato che volge
in anse senza capire.
Se davvero non devo capire vorrei
non capire fino in fondo: meglio
una vita di sensazioni
che non si chiede troppe ragioni:
meglio una bestia, un essere immondo
che non sa piangere né gioire,
non sa di vivere né di morire.
Meglio l'oscuro istinto vitale
che scuote le membra dell’animale
che salta l’ostacolo e mira
soltanto a ciò che sta dietro
come d’incanto.
CATTIVO... DI ME STESSO
E poi essere semplice e quasi
idiota, comun demente,
siccome il buon Tartufo d'ogni tempo;
acqua che corre, nembo, sasso
lisciato da onda e onda non sente.
A che serve il corpo, questa mente che è?
Non so. Io, per me, carisma avrei
voluto, voluttà, falotico mistero.
Ed eccomi qui, ora, vino sincero e fiasco
cattivo di un idiota intelligente.
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