Il mostro della Presila - cap.03 p.1/2 (adulti)

Il giovane avvocato si risvegliò di soprassalto dai suoi oziosi pensieri.
Disorientato, spostò il piede sul pedale del freno con qualche attimo di ritardo. Attimi che sarebbero risultati fatali se non fosse stato per la velocità estremamente ridotta a cui procedeva, e che andava in salita. L'impatto ci fu lo stesso, ma fu lei a investire la vettura, incapace di fermare la sua folle corsa cieca. Batté una gamba contro il paraurti, finì stesa sul cofano, e un grosso sasso le sfuggì di mano e colpì il parabrezza. Una stretta raggiera di crepe comparve sul cristallo.
Burti saltò giù e la soccorse. Era fuori di sé, terrorizzata, e quando si trovò fra le sue braccia lo guardò senza vederlo.
- È morto - balbettò istericamente. - L'ha ucciso...
Il giovane provò a tirarla su, ma si trovò a doverla sorreggere priva di sensi. Sbilanciato, e in una posizione scomoda, si aiutò poggiandola sul cofano della spider.
Cercò di connettere, in fretta.
A giudicare dall'aspetto, doveva essere stata vittima di un'aggressione. La camicetta era sporca, tirata fuori dai jeans, aperta sul petto, e aveva qualche strappo.
Un vistoso livido sul viso.
Lei, e qualcun altro.
Aveva parlato di un morto... uno che era stato ucciso...
Beh, lei era lì, e nonostante tutto non sembrava aver subito altre violenze.
E quello... chissà, forse "sembrava" morto. Difficilmente, nelle sue condizioni, sarebbe stata in grado di appurarlo con sicurezza.
Forse era ancora possibile fare qualcosa...
Ma non poteva abbandonare la ragazza in quello stato per andarlo a cercare.
Tentò di farla rinvenire con qualche leggero schiaffetto sul viso, anche per farsi dare qualche indicazione in più su dove, e chi, cercare, ma dovette constatare che ci sarebbe voluto ben altro per riportarla in sé.
Sopraggiunse un'auto, che rallentò. Lui fece segno di fermare.
L'uomo alla guida ubbidì prontamente.
- Siete un dottore? - gli chiese, mentre quello scendeva dalla macchina e si precipitava ad aiutarlo. L'altro rispose con un cenno di diniego. Ci aveva sperato, ma sarebbe stato troppo comodo.
- Dev'essere successo qualcosa di grave - spiegò. - Pare che qualcuno li abbia aggrediti. Ha parlato di un altro, un morto.
- La conoscete?
- No, è la prima volta che la vedo. Me la sono trovata davanti in piena curva, in mezzo alla strada. Per fortuna andavo piano. Bisogna portarla da un medico, meglio se in ospedale, e far venire un'ambulanza. E la polizia. Aiutatemi a metterla nella vostra auto, io darò un'occhiata in giro per vedere se riesco a trovare l'altro, e se è ancora possibile fare qualcosa per lui.
L'uomo ascoltò le spiegazioni con una punta di sospetto, guardando la Giulietta ferma in mezzo alla corsia con il parabrezza crepato, ma decise che per il momento la cosa più urgente fosse fornire alla ragazza le cure di cui aveva bisogno.
La polizia avrebbe pensato al resto.
Prese comunque nota mentalmente della targa della spider.
Reclinarono leggermente il sedile accanto al guidatore, la caricarono a bordo e la assicurarono allacciandole la cintura. E mentre l'altro tornava a sedere al suo posto e rimetteva in moto, Burti si soffermò a guardarla.
Giovanissima, non doveva avere più di vent'anni. Molto carina. Lunghi e lisci capelli castani le cadevano sulle spalle. Il naso era piccolo, leggermente all'insù, e il viso aveva dei lineamenti delicati. Bello, e dall'espressione dolce. Il corpo era snello e dall'aspetto fragile, ma ben proporzionato, e dalla camicetta aperta si intravedeva un bel seno.
Fu sopraffatto da un improvviso istinto di protezione, e da una sorda rabbia verso chi l'aveva ridotta in quello stato.
L'auto si mosse sottraendola alla sua vista, e lui la seguì con lo sguardo mentre si allontanava finché non scomparve oltre un paio di curve. Quindi, incurante di alcune vetture che avevano rallentato per curiosare, si dedicò alla sua ricerca.
Un po' più avanti del punto in cui era comparsa la ragazza c'era una stretta stradina in terra battuta, che abbandonava la provinciale e si inoltrava fra la vegetazione risalendo la china. Si trovava fuori dal centro abitato, in una zona apparentemente deserta. Non c'era un grande traffico, ma ricordò di aver incrociato, poco prima dell'incidente, un'auto che scendeva. Se la ragazza stesse correndo lungo la carreggiata probabilmente sarebbe stata notata e soccorsa prima, da quelli, quindi era ragionevole supporre che fosse appena sbucata da quel sentiero.
Non sembrava agibile con la macchina, per cui si avviò a piedi, di buon passo.
Era in pendenza, girava attorno alla collina, e dopo qualche centinaio di metri arrivava ad una vecchia casa abbandonata.
Accelerò notando, vicino alla costruzione, una grossa moto coricata su un fianco.
Quando la raggiunse vide le gambe di un uomo sdraiato per terra oltre l'angolo. Indiscutibilmente morto, dovette convenire quando gli fu vicino.
Sui venticinque anni, ad occhio e croce. Alto, robusto, i capelli biondi leggermente ondulati, e gli occhi di un azzurro assai chiaro. Sbarrati, congelati dallo stupore e dalla morte, a lasciarsi ammirare per l'eternità, se molto prima una mano non gli avesse abbassato le palpebre, per pietà o per disgusto. Il volto, di una bellezza quasi femminea, era contratto in una perenne smorfia di dolore. La testa fracassata, un colpo solo, giaceva in una pozza di sangue.
Con che cosa era stato colpito? Una pietra, un martello, una spranga di ferro?
Erano visibilissimi i segni di una furiosa lotta.
Si guardò attorno alla ricerca del corpo contundente. Niente di ciò che si trovava lì vicino sembrava aver avuto a che fare con l'omicidio. L'assassino doveva averlo portato via. Forse una chiave inglese, o qualche altro attrezzo che ci si porta comunemente in auto o in moto.
Un luccichio attirò la sua attenzione.
Lo raggiunse, si chinò, e vide un grosso coltello con la lama ripiegata nel manico, a quattro, cinque metri dal cadavere. Un'arma in piena regola, indubbiamente. Pareva però che non fosse stato usato nella lotta.
Cosa ci faceva lì, chi l'aveva perso? La vittima? L'assassino? Forse uno dei due aveva cercato di utilizzarlo, ma non aveva fatto in tempo neanche ad estrarre la lama.
Evitò di toccarlo e proseguì la sua ispezione.