Neteditor

Skip to content



Il mostro della Presila - cap.03 p.2/2 (adulti)

Inserito da fausto.luberto il Ven, 16/05/2008 - 06:57 - Opere dell'autore

Si avvicinò alla moto e rilevò che il cavalletto era abbassato.
Dunque, era ferma quando era caduta.
Immaginò che vi avessero urtato lottando.
Una delle due borse portaoggetti era aperta.
Ispezionò con lo sguardo i dintorni alla ricerca di qualche altra eventuale presenza, poi entrò all'interno della costruzione.
Pavimento e intonaco, se pure c'erano mai stati in quel locale, non erano che un lontano ricordo. Un gran numero di ragnatele pendeva dal soffitto, e una densa fila di formiche camminava, con l'aria di avere un mucchio di cose da fare, lungo la trave di legno che sormontava l'ingresso.
Per terra un bottoncino, presumibilmente della camicetta della ragazza. Era minuto, e di un colore che si confondeva con quello del terreno. Se lo avesse cercato non lo avrebbe trovato facilmente. Era stato il caso che aveva voluto che vi posasse gli occhi sopra.
Cosa erano andati a fare lì?
Beh, non ci voleva tanto a immaginarlo: era un posto squallido, lurido, ma deserto e appartato. Non gli avrebbe sorriso granché l'idea di andarci a fare l'amore, ma a quanto pareva i due fidanzatini avevano più stomaco di lui. O, forse, semplicemente meno possibilità di scelta. Sentì dell'amaro in bocca all'idea di quella ragazza dall'aspetto pulito intenta a scuotersi e ansimare, in mezzo a tanto sudiciume, avvinghiata al tipo che se la dormiva ormai beatamente là fuori. Evitò di chiedersi se la cosa gli avrebbe dato meno fastidio se il locale fosse stato pulito e accogliente.
E il terzo? Li aveva seguiti o era capitato lì per caso? Perché avevano litigato? Si conoscevano, o quello che era successo era stato un fatale incidente dovuto alla poca accortezza di qualche guardone e alla comprensibile intolleranza della vittima?
Tornò fuori.
Fece un giro attorno all'edificio.
L'unica porta, sul retro, era chiusa a chiave. La esaminò brevemente, e dalle ragnatele che congiungevano battente e stipiti dedusse che non doveva essere stata aperta di recente. Si arrampicò fino al piano superiore. Neanche lì trovò niente di cui prendere nota.
Quando si ritrovò accanto alla moto rovesciata, osservò che il sole era appena tramontato proprio di fronte. Il chiarore residuo illuminava debolmente l'interno del locale in cui si era appartata la coppia. In quella direzione c'era un certo numero di cespugli e arbusti che avrebbero potuto offrire uno strategico riparo a un eventuale "osservatore", e in giro c'erano parecchie persone che gradivano spiare spettacoli del genere.
L'idea dello "spettacolo" lo disturbò di nuovo.
"Se non fossi morto", pensò, guardando il corpo senza vita, "mi saresti molto antipatico".
Seguendo quella riflessione cominciò ad allontanarsi dalla decrepita costruzione, controllando di tanto in tanto che l'interno fosse sempre visibile. La vegetazione utile più vicina era a una quindicina di metri.
Si fermò.
Davanti alla punta della sua scarpa, accanto a un grosso cespuglio, una cicca di sigaretta.
Si chinò ad osservare meglio. Era una Nazionale. Ne era stata fumata meno della metà, e il resto si era consumato in parte lì per terra lasciando un cilindro intatto di cenere attaccato al mozzicone. L'odore acre che raggiunse le sue narici gli disse che non si era spenta da molto. Forse, da quello che poteva giudicare, non si era ancora spenta del tutto.
Strano che qualcuno comprasse sigarette tanto economiche e poi si permettesse il lusso di buttarle via dopo averne fumato così poco.
La grande finestra, direttamente illuminata dal sole, lasciava vedere da lì gran parte dell'interno. Così l'entrata. Non pioveva da tempo, e il terreno era troppo secco per conservare impronte, per cui non poté stabilire se lo sconosciuto spettatore si fosse avvicinato alla casa.
Ma neanche escluderlo.
Un'ulteriore, e per forza di cose sommaria, esplorazione dei dintorni non fruttò altri risultati. Alla fine decise che là non aveva più niente da fare.
Passando davanti al cadavere del ragazzo si fermò a guardarlo ancora una volta. Si sorprese in una specie di compiacimento alla vista di quel volto, oggettivamente bello, deturpato dal sangue e dalla morte. - Mi sei antipatico lo stesso - mormorò, e cercò di scacciare dalla mente l'immagine della ragazza che aveva soccorso occupata a fare l'amore con lui.
"Bah, sono affari che non mi riguardano", concluse, senza però troppa convinzione.
Ripercorse lentamente il sentiero nel senso opposto. Raggiunse la provinciale, si diresse verso la sua auto. Non aveva avuto il tempo di pensare a spostarla, e immaginò le benedizioni che erano state mandate al suo indirizzo dagli automobilisti di passaggio che se l'erano trovata davanti, ferma in una curva, in mezzo alla strada.
La raggiera di crepe sul parabrezza gli ricordò lo scontro con la giovane. Vide per terra, accanto ad una ruota, la pietra che lei stringeva in mano. Si abbassò, la osservò senza raccoglierla, e lo assalì una profonda costernazione.
Era imbrattata da una sostanza rosso scuro che aveva cominciato a seccarsi.
Sangue.
Ingoiò a vuoto, e sollevò lo sguardo sentendo il suono di due sirene che si avvicinavano velocemente.

 



Copyright 2000-2007 - Neteditor