La volontà di Erminia

ritratto di arcel nis

Mangia il cuore ancora caldo direttamente dalla mia mano. La lingua sottile e lunga fa sì che sulle sue labbra non resti alcuna traccia di sangue.

Erminia è un demone superiore, sarà almeno di terzo rango, e, per quel che ne so, potrebbe anche non dover rispondere a nessuno. Comanda la mia cerchia, ma non solo per questo le mostro somma obbedienza: desidero ottenerne l'amore (sempre che a noi sia dato di provare davvero questo sentimento) o almeno possederne il corpo, anche se solo per un incontro fugace.

Ha i capelli lunghi e neri, gli occhi dello stesso colore ed un'aria placida che fa l'effetto dell'acqua cheta: a poco a poco logora, ma il risultato si palesa solo quando ormai è tardi.

Non ha le sembianze di donna procace e, a dire il vero, non so nemmeno se sia realmente di sesso femminile (non che la cosa per me abbia importanza). E’ magra ed ha la pelle bianca, quasi diafana, per cui, più che un demone, potrebbe sembrare un angelo o un fantasma sereno, di quelli soddisfatti del posto riservato loro nell’aldilà. Eppure, ciò non le impedisce di suscitare in chi la incontra una voglia incontenibile di possederla e, soprattutto, di esserne posseduti.

Del periodo in cui ancora apparteneva al mio rango (il secondo), raccontano che, mandata sulla Terra, mieté subito vittime solo mostrandosi. Dopo averla veduta, un uomo impazzì al punto di pensare che l'unico rimedio all'incontenibile amore che lei aveva acceso in lui fosse calarsi in una pozza scavata tra i ghiacci. Per conto mio, ci sono volte in cui sarei disposto ad entrare nelle schiere degli angeli pur di entrare per pochi attimi nelle sue grazie.

-         Ti è piaciuto?

Mi rivolge uno sguardo carico di sufficienza: odia queste richieste di gratificazione. Tace e capisco che attende il mio resoconto.

-         D'accordo, procurarti questo cuore di prete non è stata una grande impresa: non è mai stato un fedele servo di Dio.

I suoi occhi per un attimo fiammeggiano e mi ricordo che con lei devo fare particolare attenzione nel nominare il nostro supremo nemico. Meglio sarebbe se riuscissi a non parlarne proprio. Cerco quindi di correre subito ai ripari, sfoderando quello che credo essere il mio asso nella manica:

-         Ho avuto, comunque, una trovata geniale.

-         Sentiamo...

È la prima parola che mi rivolge oggi, ma cerco di non farmi distrarre dal brivido che mi provoca la sua voce.

-         Ho ispirato nel mio nuovo protetto l'idea di un nuovo, violentissimo gioco, che presto diffonderà tra i suoi consimili, vicini e poi lontani. Pensa, un'onda di rabbia presto invaderà i loro animi e si spargerà a macchia d'olio, così che dal gioco vorranno passare all'azione. Quanto sangue... Prevedo a breve centinaia di proseliti, in un futuro più remoto migliaia.

Sulle sue labbra si fa spazio l'ombra di un sorriso e già pregusto il primo “bravo”, seppure  asettico, di questi ultimi tre mesi (Erminia diventa ogni giorno più esigente).

“Digli che non è altro che un ingenuo.”

-         E questa tu la chiami una grande trovata, Sémanilil?

Non mi chiama più con il nome che ho scelto per il mio terzo stadio: Laonte. Che stia pensando di annullare la mia ultima promozione o, peggio, di chiedere al Collegio di reinserirmi nelle liste del primo rango? Che infamia! Ma non posso pensarci ora: Erminia sta proseguendo il suo discorso.

-         Non hai pensato che, invece, il tuo gioco li aiuterà a sfogare in modo innocuo la rabbia e la violenza che possiedono e che ben poco di questi istinti resterà in loro per essere sfogato sugli altri? Talvolta sei così ingenuo da sembrare un diavolo alle prime armi, anzi, meglio: un angelo!

La sua risata sferzante brucia più dell'acqua santa. Non mi resta che tacere e subire in silenzio il suo umiliante giudizio.

-         Avanti, sottospecie di essere infernale, prosegui con il tuo elenco di traguardi.

Ed io proseguo consapevole del mio ennesimo fallimento, come un giocatore che, in una partita a carte, si accorga di avere appena sprecato l'unica mano vincente che poteva capitargli.

“Ordinagli di pettinarti i capelli.”

-         E adesso pettinami i capelli!

Non capisco perché questo suo ordine proprio ora, ma mi appresto ad ubbidire. Inizio a spazzolarle la lunga chioma corvina. Ha un profumo intenso, quasi nauseante, che ogni volta mi stordisce.

“Digli di usare le dita.”

-         La spazzola mi irrita il cuoio capelluto: usa le dita.

Obbedisco immediatamente: ci saranno piccoli istanti in cui la mia pelle sfiorerà la sua. Il mio tocco sembra quasi addomesticarla perché vedo i muscoli del suo candido collo rilassarsi. Però emana ancora molto calore, segno che dentro di lei c'è ancora tensione.

“Ora fatti massaggiare i piedi”

-         Basta ora. Ho i piedi stanchi: massaggiameli!

Senza battere ciglio lascio cadere l'ultima ciocca, che subito si ricongiunge alle altre, e mi dirigo verso il barattolo d'unguento, mascherando la fretta di esaudire il suo desiderio, per non irritarla ulteriormente.

Scuote il capo: - Non con le mani.

La guardo perplesso.

“Con la lingua”

- Con la lingua.

E sia, se tu lo desideri. Lo dico o forse solo lo penso, ma non fa differenza: se vuole, può comunque leggermi nel pensiero.

I suoi piedi non hanno un sapore salato come i piedi di alcuni umani che ho assaggiato, assaporato, mangiato e divorato: hanno un sapore leggermente acidulo, simile a... No, non c'è un termine di paragone. Sorride soddisfatta e, incoraggiato, mi spingo fin sopra i malleoli.

“Adesso umilialo.”

- Così mi fai il solletico, idiota! E poi, perché la tua lingua è così ruvida? Non vorrei essere nei panni di chi ti ha baciato o di chi avrà la sfortuna di farlo.

Resto inebetito, a bocca aperta e con le labbra ancora umide.

Si alza di scatto ed è palese la sua insofferenza. Tutto a causa mia? Possibile?

- Torna domani e, per favore, con qualche vero successo da comunicarmi.

Mi gira le spalle e si allontana. So già che non si volterà a guardarmi.

commenti

Amo il genere...

e ti dico brava! Ricorda certe sulfuree creazioni di Roger Zelazny o di Harlan Ellison,

Francesco

ritratto di Adele-Costanzo

erminia

Nemmeno io amo il genere, ma se un testo è scritto bene è scritto bene. Complimenti, dunque, e a rileggerti.

ritratto di arcel nis

debiti...

 

“Un buon scrittore denuncia i propri modelli. [...] I cattivi scrittori sono quelli che dicono di non averne” (Giulio Mozzi)

Buona o meno, scrittrice o no, sento di dover onorare il mio debito di riconoscenza “confessando” che in questo racconto c'è l'influenza, inizialmente inconscia e palesatasi solo in conclusione, di altri due utenti di Neteditor: K. e Gloradhras. Per ringraziarli di avermi ispirata invito, dunque, voi lettori che siete passati di qui a leggere i loro brani perché si tratta di due veri talenti e, per gli appassionati di questo tipo di storie, perché  padroneggiano questo genere molto meglio di me. 

molto onesto

ma il tuo stile  è sempre estremamente personale e, quindi, originale

saluti da Mercuzio

ritratto di Maresa Baur

GRAZIE DELL'INFORMAZIONE...

Questo genere letterario non è affatto facile. Fantasy no? Strano che non ricordi gli utenti di net da te citati...Comunque se uno è bravo fa fortuna... a parte questo, deve piacere farlo. Io amo sperimentare molte vie. Ho scritto anch'io qualcosa..."Giada ha paura dell'edera verde" Tanto tempo fà. Proverò a riproporlo qui. Sono 42 mini storie con illustrazioni.

Complimenti comunque...non dobbiamo solo scrivere poesie e solo d'amore magari. Ciao mare

 

 

 

 

 

Caro vecchio neteditor ti amo... mi pare si stia riaprendo alla vita dopo tanto tempo di nostro silenzio.Sono felice per i vecchi amici e dò un affettuoso saluto ai nuovi. Maresa detta Mare

Non

amo il genere. quindi mi limito alla tecnica: molto buona

ritratto di arcel nis

grazie ad entrambi

Mon Dieu! Il severo Savani mi fa un complimento! Che dire: grazie! E grazie anche a te, Adele: a ben presto conoscerti!