http://it.youtube.com/watch?v=bo3Kl3KBgrk
Quando nell’82, in una delle mie vite precedenti, intervistai De Gregori e gli chiesi dove avesse trovato l’ispirazione per questa canzone, mi sentii dare la risposta spartana insieme a Niente da capire, durante un bagno al largo dell’isola di Ponza. Ne rimasi un po’ deluso, visto che per me rappresentava invece uno dei momenti più intensi della canzone italiana d’autore. Solo dopo qualche anno avrei scoperto come gli rammentasse una storia talmente intima e privata, da vociferarsi sia stata eseguita una sola volta dal vivo, oltre alla registrazione in studio.
Il brano è molto ossuto e lineare: niente basso e batteria, solo pianoforte, la chitarra di Olimpio Petrossi, qualche contrappunto di tromba ed un pad Eminent nella seconda metà, per cui spazio ed attenzione si riversano sul testo e sulla voce secondo me mai tanto tormentata di Francesco, allora appena ventitreenne. E’ un pezzo poco noto, che forse pochissimi conosceranno, e l’idea che i due o tre che mi leggono possano scoprirlo ed apprezzarlo mi conforta. Vi invito ad ascoltarlo ed a cogliere la struggente ma scarna malinconia delle parole e del tono, il susseguirsi delle immagini legate forse all’adolescenza di De Gregori, ed alcune frasi che potrebbero essere riferite a mille situazioni che tutti noi – me compreso – abbiamo vissuto. Scegliendo il video stamattina, nell’ascoltare quelle frasi, nervi e cuore hanno avuto più d’un sussulto. Ma sono bagattelle da persone sensibili, oggi sapete… non vanno più tanto di moda. Molte anime più pratiche, come mi è capitato di sentir dire, hanno altre priorità.
BENE (testo e musica di Francesco de Gregori)
Bene, se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia, sono tuoi
ma è inutile cercarmi sotto il tavolo, ormai non ci sto più
ho preso qualche treno, qualche nave o qualche sogno, qualche tempo fa…
Ricordi che giocavo coi tuoi occhi nella stanza, e ti chiamavo mia,
ben oltre alla coperta all'uncinetto, c'era il soffio della tua pazzia
e allora la tua faccia vietnamita ricordava tutto quel che ho...
E adesso puoi richiuderti nel bagno a commentare le mie poesie
però stai attenta a tendermi la mano, perché il braccio non lo voglio più
mia madre è sempre lì che si nasconde dietro i muri e non si trova mai
e i fiori nella vasca sono tutto quel che resta e quel che manca, tutto quel che hai
e puoi chiamarmi ancora amore mio...
E qualche volta aspettami sul ponte, i miei amici sono tutti là
con lunghe sciarpe nere ed occhi chiari, hanno scelto la semplicità
se Luigi si sporge verso l'acqua sono solo fatti suoi...
E ancora mille volte, mille anni, ci scommetto, mi ringrazierai
per quel sorriso ladro e per i giochi, i mille giochi che sapevi già
e ancora mi dirai che non vuoi essere cambiata, che ti piaci come sei...
Però non mi confondere con niente e con nessuno, e vedrai...
niente e nessuno ti confonderà
nemmeno l'innocenza nei miei occhi, ce n’è già meno di ieri, ma che male c'è
le navi di Pierino erano carta di giornale, eppure guarda, sono andate via
magari dove tu volevi andare ed io non ti ho portato mai
e puoi chiamarmi ancora amore mio...
commenti
grazie
Io non la conoscevo, ma adesso devo colmare questa lacuna: grazie per avercela segnalata!
questa canzone è
questa canzone è bellissima, condivido le tue osservazioni, per me è un tuffo in un passato remoto sepolto sotto oltre trent'anni di polvere.