C'era una volta nel paese Note un direttore d'orchestra assai che aveva lunghi baffi neri come il petrolio ed una barba così lunga, ma così lunga che a volte, quando camminava, doveva far attenzione a non inciamparsi. Note è un piccolo paese che si trova nella regione Spartito, una regione con tanto verde e tanti animali. L'ideale per uno come lui abituato al silenzio. Viveva in una casa in periferia. Una casa bellissima. Aveva un immenso giardino con tanti nanetti sparsi qui e là, una fontana che spruzzava acqua limpidissima ed alcune statue. La casa aveva così tante finestre, ma così tante che la governante ci passava intere giornate per pulirle. Il direttore d'orchestra si chiama Violino, un nome bizzarro non trovate?. Lo diceva spesso anche lui che, per evitare che la gente ridesse a più non posso, si faceva chiamare Lino. Era divenuto direttore d'orchestra dopo aver studiato diversi anni al conservatorio. Per molti sarebbe stato una noia mortale far solfeggio per ore ed ore, giorni e giorni, ma per Lino quello era puro divertimento. Suonava vari strumenti tra cui la chitarra ed il pianoforte e scriveva anche la musica. Insomma, per dirla tutta, Lino o Violino come piace più a voi, era un musicista a tutto tondo. Beh, in tutti i sensi, direi. Infatti la sua forma fisica ricordava un po' quelle mongolfiere che si vedono nelle giornate d'estate ed il suo modo di vestire certo non lo aiutava a non farsi notare. Portava sempre quelle strane maglie a righe orizzontali e dei pantaloni stretti in vita, ma così stretti che a volta pareva perfino che il bottone dovesse saltare da un momento all'altro. Detto questo però sul palco era un direttore d'orchestra con i fiocchi. Dirigeva con una maestria d'autore e con la bacchetta pareva perfino un mago. Alzava la bacchetta e tutti i suonatori d'archi, beh, insomma i suonatori di violino, viola, ecc, avvicinavano il loro archetto alle corde. Poi dirigeva la bacchetta verso destra e chi suonava il bassotuba e gli altri strumenti a fiato avvicinava le proprie labbra pronto a soffiare. E poi si girava verso il pubblico che lo guardava. Beh, in verità, rideva. I suoi concerti erano le risa di coloro che venivano ad assistere. Gli ci volevano sempre cinque, dieci minuti per far sì che il pubblico placasse la sua ilarità. Vi chiederete il perchè : semplice, ecco, come dire, il bottone del giacchino che portava saltava sempre e rimbalzava o rotolava sul palco. Lui però delle risa pareva fregarsene e rigiratosi verso i suoi suonatori, abbassava la bacchetta. Alla fine del concerto, in qualunque città lui andasse, alle risa si sostituivano gli applausi e le richieste di bis. Ora, di sicuro, arrivati fino a qui, vi chiederete perchè io vi stia raccontando la sua storia. In verità ve la sto raccontando perchè Lino da circa una settimana non era più lo stesso. Di sicuro vi chiederete perchè. Perchè Lino non era più lo stesso?. Già, perchè. In verità i problemi erano nati proprio quando a Note, era stato affisso un cartellone che recitava così : “Grande concorso musicale. La musica come espressione dell'amore.”. Il concorso musicale indetto dal sindaco di Note prevedeva che ciascun musicista fosse in grado di presentarsi con una musica innovativa, qualcosa di cui il pubblico sarebbe andato fiero, un inno all'amore. Ovviamente Lino si era iscritto al concorso, ma dopo aver apposto la sua firma sul registro dei concorrenti, gli era venuto un blocco. Avete presente quando vi mettete lì e dovete scrivere qualcosa ma non vi viene?. Ecco, per Lino era quello il problema. Guardava il pentagramma e lo riguardava, passeggiava avanti indietro per il salone immenso, si sedeva al pianoforte, schiacciava qualche tasto, ma nulla. La governante passava a spolverare e caspita se ne aveva da spolverare e siccome Lino stava fisso lì, fermo, immobile, a volte le capitava perfino di spolverarlo. Alla sera si sedeva a tavola facendo scricchiolare la sedia. Il tavolo era di quelli lunghi, lunghi. Che se ne facesse di quel tavolo così lungo era un mistero, anche perchè Lino era solo. La governante gli portava succulenti piatti, fumanti, speziati. Lino li guardava e si alzava e tornava al piano. Nulla da fare. Quel pentagramma continuava a rimanere vuoto. I giorni successivi per Lino trascorsero più o meno allo stesso modo di quello che vi ho appena raccontato, finché una sera, addormentatosi per la troppa stanchezza, sognò di essere sul palco. Il pubblico lo guardava, lui alzava la bacchetta ma da questa uscivano salami e poi si voltava verso i suoi suonatori divenuti d'improvviso uova al tegamino e frittelle. Si svegliò nel cuore della notte con un'incredibile appetito. Scese le scale, percorse l'immenso salone ed entrò in cucina. Fece per aprire il frigo ma qualcosa destò la sua attenzione : una splendida donna era seduta su di una seggiola blu. Lino si sfregò gli occhi, li chiuse e li riaprì. Caspita, la donna era ancora lì. “E tu chi sei”. La donna si alzò avvicinandosi a lui. Sembrava fluttuasse, ma cosa ancor più strana aveva la forma di una chiave di violino. Si sfregò ancora una volta gli occhi e la donna scomparve. Il mattino successivo, Lino si svegliò con il canto del gallo. In tutto quel popò di giardino teneva un solo gallo che per di più cantava sempre in orari sbagliati. Quella mattina però il gallo, che Lino aveva chiamato Cedrone, cantò che erano le 8. La governante, che dormiva in una delle dieci stanze che Lino aveva fatto per gli ospiti, gli fece trovare la colazione pronta. Lino la guardava e quest'ultima, il cui nome era Ingrid, non capiva il perchè. Ingrid aveva sulla trentina, capelli lunghi biondi ed occhi verdi come degli smeraldi. Era una bella donna, anzi direi una fata ma Lino non ci aveva mai fatto caso. “Qualcosa non va nella colazione?”. Se voi aveste avuto quattro tipi di marmellate, una bella fetta di torta alle mele, un paio di brioches, un cappuccino fumante avreste risposto che c'era qualcosa che non andava?. No. Ed in effetti Lino rispose proprio così. “Figurati Ingrid, va tutto benissimo”. Quella mattina Lino divorò tutto quanto tanto da lasciare senza parole la donna. Finita la colazione si fiondò al piano e pigiò qualche tasto. “Ahi, più piano”. “Hai detto qualcosa Ingrid?”. La ragazza lo guardò e rispose che non aveva detto nulla e che per quella mattinata si sarebbe dedicata alla pulizia dell'argenteria. Una fila interminabile di piatti, piattini e piattoni. Tutti da grattare, pulire e lucidare. Lino, infatti, era un maniaco della pulizia. In verità lui lucidava come uno specchio solo i suoi strumenti. Passava il panno ogni mattina sul piano e poi sulla cassa della chitarra e tentava di specchiarvisi. Lino, accertatosi che Ingrid non gli avesse detto proprio nulla, pigiò nuovamente quel tasto. “Ehi, la smetti di schiacciarmi così forte!!!”. Lino si alzò di scatto dal seggiolino e si guardò intorno. La governante ormai era sparita e lì con lui non c'era nessuno. Così, in piedi, guardandosi un po' di qua e un po' di là, schiacciò un altro tasto del piano. “Ehi, lo sai che mi hai fatto male!”. La voce era diversa. Lino non sapeva più che fare. La sera prima gli era sembrato di aver visto una donna che aveva la forma di una chiave di violino, ora sentiva delle voci. Che fosse diventato matto?. Decise di abbandonare quella sala e di andare alla ricerca di Ingrid. La trovò seduta in cucina. “Ingrid, io esco un po’”. Ingrid lo guardò. Era la prima volta che le diceva che usciva. Non ci fece molto caso comunque e rispose che andava bene e che gli avrebbe fatto trovare pronto il pranzo per le 12. Lino, infatti, mangiava ad orari fissi : le 12 il pranzo, le 19 la cena. Il concorso musicale al quale si era iscritto iniziava la settimana successiva e lui non era ancora riuscito a scribacchiare alcuna nota. Uscito in giardino, fece due passi canticchiando qui e là. Era un modo come un altro per tentare di farsi venire l'ispirazione. Quando fu all'altezza del salice piangente si fermò, sorrise tra sé e sé e disse a voce alta “Ma certo!!!”. Tornò a passò svelto verso casa. A passo svelto forse è una parola grossa vista la mole di Lino. Insomma, in ogni caso, aprì la porta, urlò a Ingrid la sua contentezza e si precipitò al piano. Aprì il leggio e schiacciò il tasto nero del Do. “Dooo” disse una vocina. “Ehh, no eh. Ehh no. Ora basta!”. Spostò il seggiolino che scompariva sotto la sua mole, si piegò a fatica e iniziò a controllare il pianoforte in ogni sua parte. Non c'era nulla di diverso dal solito. “Ok, ok” si disse “Come vuoi tu”. Prese il leggio su cui era posto il pentagramma, una matita e si spostò sul divano. Posò la matita sul pentagramma e la punta si ruppe. Sorrise tra sé. Gli capitava spesso e quando gli capitava era segno del fatto che avrebbe scritto una sinfonia degna degli applausi del pubblico. Prese quindi il temperino, fece la punta alla matita facendola diventare così appuntita da sembrare uno spillo, e scrisse la prima nota. La disegnò così perfetta che quasi pareva l'avesse fatta un computer. Quando finì, si spostò poco più avanti ma facendo quel movimento si accorse che qualcosa non andava. “Ehi, tu” gli disse la nota “Che ne dici di darmi una mano a tirarmi fuori da qui?”. Lino buttò a terra il pentagramma e scagliò lontano la matita. “Ingrid, Ingrid” urlò. La ragazza si precipitò facendo cadere a terra tutti i coperchi e creando così un unico grande ma armonioso rumore. “Cos'è successo?. Va tutto bene?”. Lino era seduto sul divano e continuava a fissare in modo alternato il pentagramma ed il piano. Ingrid si avvicinò al pentagramma e fece per prenderlo. “Non lo prendere per carità” disse Lino. Era la prima volta che le dava del tu. Ingrid era la sua governante da ormai cinque anni eppure in tutto quel periodo Lino le si rivolgeva dandole sempre del lei. Ingrid si fermò con la mano destra a pochi centimetri dall'oggetto e guardò sbalordita Lino. “Non lo prendere. Piuttosto, fammi un favore. Avvicinati al piano e schiaccia un tasto”. “Sì, signore” rispose Ingrid abituata a rispondergli usando quel tipo di frase. Si avvicinò quindi al piano e schiacciò un tasto a caso. Lei di musica, nonostante stesse da un musicista del calibro di Lino, non ci capiva un'acca. Il pianoforte produsse un bellissimo suono. “L'hai sentito anche tu?” fece Lino ritraendosi più che potè sul divano. “Sentito cosa?. A me pare suoni come tutti gli altri giorni” e lo invitò a provare. Lino provò schiacciando il tasto del la ed il pianoforte produsse il la richiesto. “Ti giuro che qualcuno mi ha parlato” disse. Ingrid lo guardò, gli pose una mano sulla fronte e disse “No, febbre non ce l'ha. È sicuro di stare bene, signore ? ”. “Certo che sto bene. Se ti dico che ho sentito delle voci sarà ben così ... comunque” disse avvicinandosi un po' tremolante al pentagramma ancora a terra “Qui cosa vedi ? ”. “Una macchia su un foglio” rispose Ingrid. “E nient'altro?”. “No. Vedo una stanghetta orizzontale da cui partono due verticali di cui una è più lunga dell'altra. Terminano con due pallini più o meno grossi uguali. Molto bella ed artistica”. “Pfui ... ma cosa te lo chiedo a fare ... tu non ci capisci nulla di musica”. Ingrid lo guardò ancora e poi ancora e poi ancora. “Che hai da guardare?” chiese Lino. “Mi stavo chiedendo se non avesse mangiato troppo a colazione”. “Ingrid ...”. “Sì, signore”. “Torna in cucina ... grazie”. Ingrid fece come gli disse Lino e tornò, capo chino, in cucina a rimettere a posto i coperchi ed a farli diventare più lucenti che potè. L'orologio posto in sala segnava le 10. Lino, sempre più frastornato, trovò il coraggio di riportarsi sul divano, di prendere la matita e ... “Ehi, tu ... sì ... dico proprio a te, non è che mi daresti una mano?”. Lino si guardò nuovamente in giro. Guardò per aria, per terra, da una parte e dell'altra della stanza. Non c'era nessuno tranne lui. “Non, di là ... nooo, nemmeno lì ... sono qui ... qui sotto”. Allora Lino si alzò di scatto dal divano e tolse i cuscini. Nulla, manco un registratore. “Allora sei proprio tonto ... sono qui sul foglio”. Lino, rimessi a posto i cuscini, prese in mano il pentagramma e guardò meglio. Gli sembrò di vedere qualcosa muoversi. Distolse lo sguardo e riguardò ed ancora una volta gli sembrò che quella nota che aveva disegnato si muovesse. Così andò alla scrivania posta poco più in là e cercò una lente. Trovatala tornò sul divano e la puntò sulla nota. Rimase lì con lo sguardo da pesce lesso e la bocca gli si aprì sempre di più senza però fargli emettere alcun suono. Dietro quella lente, su quel rigo di quel pentagramma c'era la nota che aveva disegnato questo sì, ma aveva due enormi occhi blu, una bocca, un naso, gambe e braccia ... insomma quella nota era ... “Ahhh Ahhh Ahhh”. urlò Lino. Ingrid lasciò di colpo un coperchio che cadde fragorosamente a terra. "Cosa c'è adesso?" chiese entrando quasi di corsa in salone. “Ingrid ... ti giuro ... io ...”. Ingrid lo guardò e disse “Ma è bianco più del marmo!!!. È sicuro di stare bene?”. “Sì ... io ... Ingrid, ti prego”. Così la ragazza si avvicinò, prese in mano la lente che Lino le porse e guardò sul pentagramma. “Caspita che linea dritta!!!”. Lino le prese la lente di mano e guardò anche lui. Di quello che aveva visto nessuna traccia. “Forse è meglio chiamare un medico, che dice?”. “No ... Ingrid” le disse Lino prendendole la mano “Stai qui un po' con me” e la abbracciò. Ingrid quasi scomparve in quell'abbraccio e poi, Lino, come un fulmine a ciel sereno, le diede un bacio sulla guancia “Grazie Ingrid, ora sto meglio”. La ragazza si divincolò, si alzò e si allontanò correndo in cucina. Era la prima volta che Lino le mostrava così tanto affetto. Lino osservò la donna andar via poi, a mano a mano che il tempo passava, realizzò quanto aveva fatto. Aveva baciato la sua governante. Lui, noto musicista amante della musica e continuo fuggiasco per quanto riguardava i sentimenti, aveva dato un bacio alla sua governante. Lasciò tutto lì e decise di uscire una seconda volta. Arrivò fin al salice e lì si fermò. Il concorso era alle porte. “Un concorso musicale con tema l'amore” si disse portandosi la mano paffuta sotto il mento e ripensando a quel bacio. Alle 12 esatte mangiò con Ingrid che gli portava i piatti e correva subito in cucina. Si sentiva alquanto imbarazzata. Il pomeriggio trascorse con Lino seduto sul divano ad osservare il piano ed il pentagramma. Il giorno successivo, dopo aver dormito profondamente e senza sogni bizzarri, Lino fece la sua solita, abbondantissima, ricchissima colazione e si portò in salone. Si sedette sulla seggiola e schiacciò il pulsante del Do. “Dooo” fece la solita vocina. Lino fece finta di nulla e schiacciò in sequenza altre note componendo un buon inizio di melodia. Contento di quello che ne era uscito, decise di riportare il tutto sotto forma di nota. Così, preso il pentagramma e con la matita in mano, disegnò le note. “Finalmente” gli disse una voce “Era ora che mi dessi qualche amico con cui parlare”. Lino si bloccò proprio mentre stava disegnando un Fa Diesis e prese la lente. “Ok” si disse “Piacere io sono Lino”. “Piacere, Do” disse la nota facendo anche un inchino. C'era un brusio allucinante su quel pentagramma. “Che dici di darmi una mano?”. Lino si guardò in giro per vedere che Ingrid non ci fosse poi rispose “A far cosa?”. “Ad uscire da qui ... allungami il dito, forza”. Lino chiuse gli occhi ed allungò il mignolo. Sentì qualcosa afferrargli il dito e poi, quando aprì gli occhi di fronte a lui si materializzò la nota che aveva disegnato nelle dimensioni di un umano. “Grazie ... faresti lo stesso anche per le altre sei note?”. “Io ... io” balbettò Lino. “Avanti” si sentiva provenire dal pentagramma “facci uscire da qui”. Così Lino, incredulo ancora di quanto gli stava davanti, fece lo stesso con il Re, il Mi, il Fa, il Sol, il La ed il Si. Quando le sette note furono presenti davanti a lui, iniziò a barcollare. “Su Re, dai Mi ... aiutatemi ... portiamolo sul divano” disse Do. Lino svenne e quando si risvegliò la prima cosa che vide fu il volto di Ingrid. Lino si alzò quasi di scatto e per poco non cocciò la testa proprio contro quella della ragazza. “Dove sono?” chiese. Ingrid gli mise ancora una volta la mano sulla fronte. “È nella sua casa” rispose. Lino si alzò, quasi non curante della presenza della donna e tolse il cuscino del divano su cui era seduto. “Erano qui ... loro erano qui”. “Chi? ... io non vedo nessuno .. io chiamo il medico” e fece per avvicinarsi al telefono. “No, ti prego Ingrid. Ti giuro che ... se solo potessi ... e si affossò sul divano”. Ingrid, impietosita, abbandonò l'idea di telefonare e si sedette accanto a lui. “Grazie Ingrid, sei molto cara”. Ingrid si allontanò un po' pur stando sempre seduta. Lino però allungò una mano e la mise sulla sua. Ingrid divenne rossa in volto e per non farsi notare disse “È quasi ora di pranzo ... sarà meglio che vada”. Ancora una volta il pranzo fu alle 12 esatte ed Ingrid fece come il giorno prima : un piatto e via in cucina, un piatto e via in cucina. Al pomeriggio Lino si trasferì in salone dove ad aspettarlo comode sul divano c'erano le sette note. “Siete matti!. Se vi vedesse la mia governante”. “Non ti preoccupare Lino” fece Fa “Per quello non ci sono problemi”. “Piuttosto Lino, io mi preoccuperei del concorso”. Lino li guardò. È vero c’era il concorso da preparare e lui non era riuscito ancora a scrivere mezza nota.. “Vedete ragazzi, io ho composto tante musiche, anche per film importanti ma mai nessuna aveva come tema l'amore”. Le sette note si guardarono, poi fu La a prendere la parola. “Già ... in tutti questi anni non ci hai fatto mai sognare. Sempre le stesse ballate veloci. Siamo stufi di correre”. “Sì, è vero ... abbiamo bisogno di sognare un po' ... e poi che ne diresti se scrivessi una bella melodia da dedicare a qualcuno di importante” osservò Mi. “Ci sarà pur qualcuno di importante nella tua vita” disse Sol. Lino si avvicinò a loro e raccontò che il segreto del suo successo, il fatto di vivere lì, in quella casa così bella, era dovuto proprio al fatto che lui aveva scritto melodia non dedicandole a nessuno. “Caspita ...” osservò La “Ma non te ne sei mai accorto di ...”. Proprio in quel momento l'orologio in salone batté le 16. Ingrid entrò proprio nel momento in cui Lino parlò. “Intendete dire Ingrid, vero?. Ingrid è una bella donna lo ammetto, ma ...”. “Signore, tutto bene?” chiese Ingrid tentando di non arrossire. “Sì, stavo giusto dicendo loro che ...”. “Dicendo a chi? ... io vedo solo l'orologio, la libreria in mogano, il tavolo, il piano ... le solite cose, ma non vedo nessun altro”. Lino, continuando a vedere le sette note, disse “Ma sì che li vedi anche tu. Lui è Do, lui è Fa ...” ed indicò con l'indice qualcosa che Ingrid non vedeva. “Credo proprio che stavolta non mi fermerà. Chiamerò il medico”. “No, Ingrid ... ti prego ... vieni qui ... siedi accanto a me”. Do assentì con la testa, Fa alzò il pollice in segno di approvazione. Lino tentò di spiegare a Ingrid quello che gli stava succedendo da circa due giorni. Diede la colpa al concorso,ma disse anche di aver bisogno di lei per poter scrivere una melodia sull'amore. “Una melodia sull'amore ...” ripeté con un filo di voce Ingrid. “Sì ... è il tema del concorso e loro mi aiuteranno. Vero ragazzi?”. “Ehm ... certo ... loro” osservò Ingrid osservando come Lino stesse parlando rivolgendosi ad un antico mobile che teneva l'argenteria. Lino prese il pentagramma sul quale aveva scritto le note e disse “Sono loro”. “Ok, ma io, signore non ci capisco nulla di musica. L'ha detto anche lei ieri”. “Stai qui e senti un po' ...” così Lino si spostò fin al piano, posò il pentagramma sul leggio e suonò le note che fin ad allora aveva suonato. Ovviamente ad ogni tasto lui sentiva una vocina diversa. “Senti che melodia, che armonia”. “È bellissima!!!”. Lino si interruppe. Era la prima volta che permetteva ad Ingrid di fermarsi ad ascoltare la sua musica. Le sette note applaudivano contente e ballavano tutte intorno ad Ingrid. “Evviva, evviva” diceva La. “Ora mettici le parole, forza!” lo incitava Sol. Ingrid era davvero bella e questo Lino lo stava scoprendo solo in quel momento. Momento che però fu interrotto dal fatto che Ingrid doveva tornare ai suoi lavori. “Bene, molto bello ... ma oggi è la giornata dei quadri ... e lei ne ha tanti di quadri ... se non mi sbrigo non so se riuscirò a prepararle la cena per le 19”. “Ahhh ... sì sì ... giusto, giusto ... sì ... vai pure ... grazie Ingrid”. Così la donna, che forse sperava in una risposta diversa, si alzò dal divano sul quale si era accomodata e si recò nello sgabuzzino a prendere tutto il necessario per pulire i quadri. Dovete sapere infatti che Lino, non solo era un gran musicista, ma era anche un grandissimo appassionato d'arte e teneva una collezione di quadri davvero stupendi. Tralasciando quelli che rappresentavano i suoi avi, gli altri raffiguravano paesaggi. “Tempo perso” disse Do. “Già ...” ribadirono le altre sei note e scomparvero. Per tutta la restante giornata, Lino scrisse e cancellò note così tante volte che alla fine il pentagramma risultò più nero dei suoi baffi. La sera cenò alle 19 esatte. Ingrid, seppur distrutta da tutto il lavoro fatto tra pulizia quadri e cucina, gli portava i piatti tenendo sempre il sorriso. Lino divorò il tutto e poco prima delle 22 andò a dormire. Sognò di essere su un palco che a poco a poco lo risucchiava e lui agitava forte forte la sua bacchetta e più l'agitava e più sprofondava. Si svegliò di soprassalto. “Caspita”. Guardò l'ora ... le 2 del mattino. “Forse dovrei scusarmi con Ingrid” si disse “Ma non è un po' tardi?” continuò. “No che non lo è ... è sveglia” gli disse La apparendogli d'improvviso. Così Lino, indossando un pigiama alquanto ridicolo : pantaloni a pois rossi e blu e maglia di colore bianco, si recò fin nella stanza di Ingrid. Bussò non ottenendo risposta. Avanti, riprova" gli disse La. Lino riprovò e stavolta sentì la voce di Ingrid che gli diceva che poteva entrare. Entrato trovò Ingrid rannicchiata. “Scusami Ingrid ... ti ho trattata male quest'oggi”. “Non si preoccupi signore”. “Chiamami Lino, preferisco”. Ingrid lo guardò, arrossì e poi disse “Se vuole così, la chiamerò Lino”. “E dammi del tu” ed avvicinatosi a lei le diede un bacio sulla guancia e poi uscì dalla stanza. Ingrid rimase senza parole e non riuscì più a dormire dall'emozione. La mattina successiva servì la colazione canticchiando. Mancava ormai una settimana esatta all'inizio del concorso. Lino, dopo aver fatto colazione, abbuffandosi però meno del solito, si buttò subito a capofitto sul pianoforte. “Avanti Ingrid, lascia stare tutto quello che devi fare e vieni a sentire se ti piace”. “Io ... Io ...”. Lino la prese per mano e la trascinò fin in sala. Si sedette di fronte al piano e pigiò il tasto del Do. “Dooo” fece la solita vocina. “Ohh, ben tornati”. Ingrid lo guardò, parlava ancora una volta con qualcuno di immaginario. Lino suonò la stessa melodia del giorno prima aggiungendoci un nuovo pezzo. “Mi piace molto” disse Ingrid “È molto armoniosa”. “Ha ragione” fece Sol. “Già ... Ma ci vogliono le parole ...” osservò Lino. Chiese ad Ingrid di prendergli il pentagramma e la matita e disegnò le note relative al nuovo pezzo di melodia che aveva suonato. “Dai ... se metti le parole possiamo farti il coretto?” chiese Fa. “Guarda come siamo bravi” disse La e muovendo la manina fece cenno agli altri di seguirlo. Le sette note cantarono ma lo fecero in modo così stonato, ma così stonato che a Lino scappò da ridere. “Che hai adesso?” chiese Ingrid. “Nulla ... è che ... ma non li hai sentiti?. Sono così stonati” e riprese a ridere. Ingrid rise con lui ... Era la prima volta anche per quello. Dopo pranzo, i due fecero una passeggiata in giardino fermandosi sotto il salice piangente. “Sai Ingrid non capisco proprio come abbia fatto per tutto sto tempo a trattarti in quel modo”. “Non si preoccupi ... ops ... non ti preoccupare Lino. Sono sempre stata bene qui, anche se in effetti spolverare tutta quell'argenteria è piuttosto barboso”. “In effetti questa casa è diventata un po' troppo grande per stare da solo” osservò Lino. “Sei sicuro di star bene?. Di colpo ti accorgi che esisto, ti metti a parlare nel vuoto ... Questo concorso ti sta distruggendo”. Lino la guardò avvicinandosi a lei. Lui così immenso e lei così minuta. “Forse dovrei dimagrire” le disse. Lei lo guardò e poi rispose che era ora di rientrare per la cena. Per la prima volta Lino concesse ad Ingrid di mangiare con lui e non dopo come era solito fare. “Stai facendo progressi” gli disse Fa. Il giorno successivo Lino tornò al suo piano, poi passò al pentagramma. Non disegnò alcuna nota, ma scrisse nella parte alta un titolo : ‘ Se all'improvviso tu ’. Si mise quindi a risuonare la melodia dall'inizio canticchiando, anzi forse meglio dire, sussurrando alcune parole. “Wow ... mi stai distruggendo il cuore” disse Mi. “Già, molto profonda”. “Dai, ti aiutiamo noi a cantarla”. E così le sette note iniziarono a cantare quella parte di testo che Lino aveva scritto. Ancora una volta lo fecero in modo alquanto stonato. “Ragazzi, ragazzi, vi ringrazio dell'aiuto ... ma ... “. “Ma?” chiese Re. “Ma siete un po' stonatini come cantanti”. “Ha parlato lui ... Elvis Presley ... con un po' di pratica potremmo di sicuro aiutarti ed al concorso farai un figurone”. “Ahhh, certo un figurone. Di fronte a non so quante persone mi metterò a parlare nel vuoto. È questo sapete quello che mi ha detto Ingrid. Dice che parlo nel vuoto. La giuria mi giudicherà matto”. “Vuoi scusarci un attimo” disse Do. “Certo, come no ... fate con comodo”. Le sette note si allontanarono dal piano e mettendosi in cerchio iniziarono a parlarsi tra di loro a voce così bassa ma così bassa che Lino, pur avendo un udito molto affinato, non capì un accidente. “Secondo voi dobbiamo dirglielo?” diceva Do. “Secondo me sì ... forse ha ragione, lo prenderebbero per matto”. “Sì, avete visto la faccia di Ingrid ieri sera ... mi pareva molto preoccupata” osservò Si. “Forse sarebbe meglio chiedere a Chiave di Violino di ...”. “Sei matto!!!... Nooo ... non ricordi il patto ... solo nella finale del concorso ...” disse Fa. “Già, non possiamo chiederle nulla ... però anche lui, poveretto, inizierà a pensare di essere davvero matto”. “Già ... questo è vero ... diciamogli la verità” disse Mi. “Ok” fecero tutte le altre note all'unisono. Lino osservava il conciliabolo delle note animate con impazienza. “Ohh ... era ora”. “Dobbiamo dirti una cosa” gli disse Do. “Ok ... sentiamo”. Così le sette note dissero a Lino che solo lui poteva vederle, che era merito della Chiave di Violino, la donna che lui aveva visto diverse sere prima. Gli dissero che erano venuti per aiutarlo a scrivere una bella canzone d'amore che potesse fargli vincere il concorso ed anche per far sì che tra lui ed Ingrid nascesse qualcosa di importante. “Così ... vi vedo solo io”. Le sette note confermarono consigliandogli da quel momento in poi di evitare di parlare con loro. “Voi starete comunque qui ad aiutarmi, giusto?”. “Certo” confermò Do. Lino accettò quanto richiesto dalle sette note ed avvicinatosi al piano suonò un'altra volta la melodia sussurrando le parole. “Così non ti sentiranno di certo. Ricorda che non è solo la musica quella che conta in questo concorso, ma anche il testo”. Lino fece cenno di sì ed alzò leggermente di più la voce. Le sette note si accorsero del suo imbarazzo, era palese che quel testo era dedicato ad Ingrid, così tentarono di aiutarlo cantando anche loro. Lino prese coraggio e suonò e risuonò quella prima parte di melodia, cantando e ricantando il testo così tante volte che alla fine le sette note non lo stonarono più. Intorno alle 11.30 del mattino Lino cantava a squarcia gola, tanto che Ingrid, attratta da quella bellissima melodia, era giunta in salone e si era messa ad ascoltarlo. “Hai una bellissima voce” gli disse. Lino che non si era accorto della presenza di Ingrid, si fermò di colpo. “No, non fermarti. Non solo la musica mi piace tantissimo, ma anche le parole ... sono dedicate a qualcuno?”. “Diglielo, diglielo” gli sussurravano le sette note. Lino tergiversò ed alla fine disse che erano le prime parole che gli erano venute in mente, che andavano bene con la melodia e che non erano dedicate a nessuno in particolare. Sul volto di Ingrid si materializzò la tristezza e con il capo leggermente chino si voltò ed uscì dalla stanza. “Caspita Lino, di sto passo la perderai di sicuro ... perchè non le hai detto che quelle parole erano per lei” gli disse Re. “Perchè ... io ... io ve l'ho detto ... insomma ...” “Ma nooo Lino ... su ... riproviamo un'altra volta e cerca di trovare le parole restanti per arrivare alla fine di questa parte di melodia che hai scritto”. Così, Lino, ancora una volta rincuorato dalle sette note, suonò tutta la melodia trovando come per magia parole ricche di sentimento e piene d'amore. Furono così belle che le sette note, alla fine, lo applaudirono. Ingrid preparò un ottimo pranzo, come al solito molto ricco, ma Lino non mangiò come al solito. A fine pranzo, guardando Ingrid che pareva triste, le disse che apprezzava quanto gli aveva preparato ma che aveva deciso di perdere peso. Al pomeriggio, Lino provò di nuovo la melodia accompagnato dalle voci delle sette note. Alla sera, dopo la cena, Lino chiese ad Ingrid di uscire con lui in giardino. “Allora cosa ne pensi?”. “Penso quello che già ti ho detto ...” gli disse con tono arrabbiato. Lino non l'aveva mai osservata così da vicino e non aveva mai notato come il suo volto cambiasse fisionomia a seconda dell'umore. Sorrise. “Cosa c'è da sorridere?”. “Hai delle belle fossette quando ti arrabbi, sai”. Ingrid divenne rossa che più rossa non si poteva ed iniziò a balbettare “Io ... io ...”. “Quella canzone è per te” le disse guardando il cielo completamente sgombro di nuvole. “Guarda una stella cometa!” gli disse lei come a voler cambiare discorso. “Hai sentito cosa ti ho detto?. La canzone che ho scritto ... è per te”. Lei lo guardò, gli posò la mani sulle guance e lo trasse verso sé dandogli un bacio. Quella sera Lino non riuscì a prender sonno, sentiva il cuore in subbuglio e cosa ancor più incredibile aveva un voglia matta di scrivere e così, indossando sempre quel suo buffissimo pigiama, andò in salone e scrisse nuove note e nuove parole. Stette alzato fin alle 3 quando il sonno lo colse. La mattina successiva Ingrid lo trovò con la testa appoggiata al fianco del piano. Gli diede un bacio leggero sulla guancia e poi andò in cucina a preparargli la colazione. Fu una colazione sobria che però Lino apprezzò molto. D'altronde le aveva detto che voleva dimagrire. “Allora vuoi ascoltare il resto della canzone?”. “Certo”. Lino suonò tutta la melodia dall'inizio alla fine cantando a squarcia gola. Perfino le note rimasero stupite di cotanto ardore. “È bellissima ...” disse Ingrid. “Come te” fece Lino guardandola dritto negli occhi. I due si baciarono. Ormai era fatta ... Lino sentiva, ogni volta che la vedeva, il suo cuore partire per la tangente. Caspita quanto correva il suo cuore!!!. “Finisce così?” chiese lei. “Sì ... finisce così ... Vuoi cantarla con me”. “Una bella trovata” disse Fa. “Potresti presentarti al concorso con lei”. “Nooo ... nooo, voi siete matti” disse Lino dimenticandosi del fatto che solo lui poteva vedere le note. “Chi è matto?” chiese Ingrid “Erano un po' di giorni che non lo facevi più ...”. “È una lunga storia ... ti spiegherò ... Ti andrebbe di cantarla con me anche al concorso?”. Ingrid lo guardò mostrandogli uno stupendo sorriso ed abbracciandolo “Sì, mi piacerebbe moltissimo, ma ... non hai già aderito al concorso dicendo che c'eri solo tu?”. Questo era vero. Lino aveva accettato le regole del concorso dicendo che si sarebbe esibito da solo ed usando come strumento il piano. “Forse, se leggiamo bene il regolamento ...”. Così Lino, preso il regolamento dal cassetto della scrivania, iniziò a leggere. Trovò un punto nel quale si diceva che era possibile aggiungere componenti al gruppo o cambiare lo strumento fino a quattro giorni prima. “Capperi ... è oggi l'ultimo giorno ... vieni con me” le disse. “Ma ... così? ... devo ...”. “Vai benissimo così”. I due si diressero in garage e presero la Topolino. Lino infatti aveva una Topolino di colore giallo. Era la prima volta che i due uscivano assieme. Passando per il paese la gente si fermava perfino guardando stupita Lino accompagnato da una donna. Lino parcheggiò la macchina proprio vicino al municipio. “Ohh, buon giorno Lino” gli disse Arturo. Arturo era un ometto alto 1.50 capelli rossi e baffetti rossi ed era quello che si occupava di prendere le iscrizioni al concorso. “Buon giorno Arturo. Lei è Ingrid, la mia ... la mia ragazza”. “Ohh, molto piacere. Che ci fai qui?”. Lino spiegò ad Arturo che voleva cambiare la sua iscrizione aggiungendoci anche Ingrid. “Non credo si possa fare” disse Arturo. Lino gli fece vedere quanto scritto sul regolamento. “In teoria, fino ad oggi, è possibile cambiare l'iscrizione”. Arturo lesse e rilesse più volte quell'articolo del regolamento ed alla fine, pur nicchiando un po', acconsentì. “Ok. Devi scrivere però che cosa farà lei nella tua esibizione”. “Canterà con me” rispose fiero. Arturo lo guardò negli occhi. Non lo aveva mai visto così felice e stringendogli la mano gli augurò ogni bene per il concorso. I due, usciti dal municipio tenendosi mano nella mano, si avviarono verso l'auto. Durante il tragitto, seppur breve, incontrarono diverse persone. Li guardavano tutti incuriositi ed era ovvio : era un evento da segnare in rosso sull'agenda. Lino ed Ingrid fecero il giro del paese prima di tornare a casa e Lino, ogni volta che incontrava qualcuno, suonava il clacson e faceva un ampio sorriso. “Ehi, hai visto Lino? ...” diceva una signora. “Sì ... non sembra neanche più lui”. Nei giorni successivi, Lino ed Ingrid cantarono e ricantarono la canzone. Le note erano così felici che l'ultimo giorno rimasero sedute sul divano sospirando. “Ce l'abbiamo fatta!!!” esclamò in un impeto di gioia Fa. “Non ancora ... manca ancora una cosa”. La mattina successiva Ingrid e Lino fecero colazione assieme. Lino aveva già perso diversi chili e devo dirvi che così stava molto ma molto meglio. C'era da presentarsi al concorso alle 9. Il concorso si teneva nel salone delle feste montato per l'occasione nella piazza principale di Note. Il pubblico aveva già riempito il salone tanto da costringere gli organizzatori ad aggiungere nuove sedie. Quella era la prima edizione del concorso e gli stessi organizzatori non potevano credere ai loro occhi : un sacco di spettatori ed un sacco di concorrenti. Lino ed Ingrid si piazzarono dietro un divisorio in cartone montato per nascondere i concorrenti. Ingrid tremava come una foglia. “Vedrai, sarai bravissima” le disse rincuorandola. Quando il folto pubblico si fu accomodato, fu il sindaco a prendere la parola. “Buon giorno a tutti. Sono Girolamo e sono il sindaco di Note e vi dò il benvenuto alle prima edizione del concorso musicale ‘ Una musica per amore ’ “. L'applauso del pubblico fu così fragoroso e così lungo che il sindaco dovette aspettare un bel po' prima di continuare. Disse che era molto contento dell'affluenza di pubblico e soprattutto dell'adesione al concorso da parte dei concorrenti. “Sono così tanti che ho dovuto cercare una giuria esterna. Ci saranno esibizioni stamattina ed oggi pomeriggio. Alla finale accederanno tre concorrenti. Bene ... ed ora presentiamoli”. L'applauso del pubblico accolse i concorrenti che, rigorosamente in ordine alfabetico, venivano presentati dal sindaco. Quando anche l'ultimo dei concorrenti fu presentato, il sindaco diede il via alla gara “Che vinca il migliore!”. Alle 11.15 fu la volta di Lino ed Ingrid. “Ed ecco a voi ... Lino ed Ingrid con il brano ‘ Se all'improvviso tu ’ “. Un applauso li accolse. Lino si sedette sul seggiolino e pose le mani all'altezza dei tasti del pianoforte, Ingrid, che indossava un bellissimo vestito bianco, si mise in piedi accanto a lui. Lino pigiò il Do. “Dooo” fece la solita vocina. Lino fece per parlare ma poi si ricordò che solo lui poteva vedere quegli strani esseri. Iniziò a suonare, ma quando fu l'ora di Ingrid, ecco ... ci fu un black out, nel senso che Ingrid era impacciata, balbettava. “Oh oh” fece Si. “Occorre fare qualcosa” disse La. Il pubblico rumoreggiava. Lino si interruppe e prese la mano di Ingrid. “Tutto bene?. Non pensare a loro, pensa a qualcosa di bello”. Così Ingrid chiuse gli occhi e Lino ripartì a suonare dall'inizio. I due arrivarono alla fine della canzone, poi Lino si alzò, prese la mano di Ingrid ed i due, raggiunto il centro del palco, fecero un inchino. Intorno alle 13 si esibì anche l'ultimo concorrente. “Ed ora” disse il sindaco “Spostiamoci tutti nel salone gastronomico. Si ricomincia alle 15”. Durante il pranzo Ingrid continuava a guardare Lino con aria alquanto abbattuta. Lino se ne accorse e disse “Cosa c'è che non va?”. “Sono io che non vado. Ho balbettato come una scema ... se non passeremo la selezione sarà solo colpa mia”. “Non ti preoccupare, la giuria sa che tu non sei una cantante professionista vedrai che ne terranno conto ... e poi ricordati che se usciamo è demerito di entrambi”. Alle 15 esatte iniziò nuovamente la gara. Il sindaco, con un foglio consegnatogli dalla giuria, lesse i nomi di chi era passato e ringraziò chi, invece, era stato eliminato. Tra i concorrenti scelti ad esibirsi c'erano anche Lino ed Ingrid. “Hai visto” le disse Lino. “Sì ... ma non posso permettermi di rifarlo”. “Ma non lo rifarai, ricordati cosa ti ho detto ... pensa a qualcosa di bello”. “Ok, me ne ricorderò” e gli diede un buffetto affettuoso sui capelli. Alle 18 fu la volta di Lino ed Ingrid. La giuria li aveva estratti per ultimi. Lino entrò per primo, si sedette al piano e schiacciò il Do. “Dooo” fece Do strizzandogli l'occhiolino. Ingrid entrò ancora una volta tremolante. Lino capì subito il suo stato di imbarazzo e tensione e schiacciò ripetutamente il Do quasi a volersi accertare che fosse proprio quello il tasto. Facendo quello diede la possibilità ad Ingrid di tranquillizzarsi. La canzone filò liscia ed il pubblico, quando Lino e Ingrid si portarono al centro del palco, applaudì. “Bene, anche questa seconda fase è terminata. Che ne dite di mangiare?” fece il sindaco. Così tutti si spostarono al salone gastronomico. “Sai, non ho molta fame” disse Ingrid. “Non ti preoccupare, mangia quello che ti senti ma mangia. È importante sennò poi non riesci a cantare”. “Sì, ma li hai sentiti gli altri?”. “Sì e allora?” chiese Lino. “Beh ... io ...”. “Vedrai”. Alle 21 si tornò tutti al Salone delle Feste. Il sindaco prese la parola ringraziando ancora i presenti e chi si era esibito. “Siamo arrivati alla parte più importante della serata. A mezzanotte proclameremo il vincitore della prima edizione del concorso musicale ‘ Una musica per amore ’ ”. Ci fu una breve pausa e poi il sindaco continuò dicendo “Ed ora i tre finalisti. I ‘ Rosso Cuore ‘ ” ed il pubblico applaudì “Claudia e Paola” ed un altro applauso accolse l'ingresso dei secondi finalisti “Ed infine Lino ed Ingrid”. Ancora una volta si sarebbero esibiti per ultimi. “È incredibile, ci hanno scelti ancora” disse Ingrid. “È quasi ora” disse sottovoce Do alle altre note. “Incrociamo le stanghette” disse Fa. I primi ed i secondi concorrenti si esibirono raccogliendo molti applausi. “Hai sentito quanti applausi?” disse Ingrid. Lino la guardò e sorrise prendendole la mano. “Ed ora Lino ed Ingrid” annunciò il sindaco. A differenza delle altre volte fu Ingrid ad entrare per prima. “Che fa?” chiese Sol. “E chi lo sa” rispose Lino poco prima di entrare. Ingrid si sedette al piano e schiacciò il Do, poi si alzò e fece sedere Lino che lo pigiò nuovamente. “Dooo” intonò Do accompagnato dalle altre note che si abbracciarono l'una con l'altra. Lino iniziò a suonare la melodia, poi, arrivato al punto in cui toccava ad Ingrid, tentennò un attimo. Ingrid però aveva gli occhi chiusi e non tremava. “Se all'improvviso tu, ti chiederai se io t'amo più del mare. Se ...” cantò Ingrid. Le note cantavano allegre facendo anche delle divertentissime coreografie. “Peccato che nessuno vi veda” pensò Lino sorridente. Giunti a fine canzone, i due si avviarono al centro del palco raccogliendo gli applausi del pubblico. Erano le 23. In quell'ora, che sembrò interminabile, Lino ed Ingrid si tennero sempre la mano. Accanto alle note apparve anche Chiave di Violino. “Tu disse Lino”. “Tu, chi? ” chiese Ingrid “Ohh nooo ... ti prego ... non ricomincerai a parlare con il vuoto proprio adesso”. “Ecco io ...” iniziò Lino ma fu interrotto dal gesto della Chiave di Violino. Anche le note erano stupite della sua presenza. Che volesse dire che il loro compito era concluso?. Alle 24 il sindaco, un po' provato per la lunga giornata, salì ancora sul palco. “Allora signori, spero vi siate divertiti. Prima di annunciare il vincitore di questa prima edizione, voglio dirvi che, visto il grande successo, ripeteremo l'edizione il prossimo anno. Se ci fosse quindi qualche musicista nascosto tra di voi, beh, non esiti ad iscriversi” e poi chiamò a sé i giurati. “Qui c'è il foglio ....”. “Ohh .. ma quanto la fa lunga” disse Mi. “Mah ...” disse Sol. “Al terzo posto con un punteggio di 7 si classificano Claudia e Paola”. Claudia e Paola entrarono sul palco e ritirarono il premio consistente in una coppetta con su disegnata una nota. “Ehi guarda Sol, ti hanno disegnato sulla coppa” disse Fa. “Sei sempre molto simpatico, Fa!”. “Al secondo posto con un punteggio di 9.5 si classificano i ‘ Rosso Cuore ’ ” . Lino guardò Ingrid che ricambiò lo sguardo. “Questo vuol dire che ...” iniziò dicendo Ingrid. I ‘ Rosso Cuore ’ ritirarono il premio consistente in una coppa un po' più grande con su disegnata un'altra nota. “Perchè hanno messo te nella coppa?” chiese Si. “Sono più fotogenico” rispose La. “Ed infine ... con il punteggio di 10 si classificano al primo posto e quindi vincono la prima edizione di questo concorso musicale ... Lino e Ingrid”. Un applauso fragoroso accolse i due. Ingrid era rossa dall'emozione e stringeva fortissimo la mano di Lino. Il sindaco consegnò ai due il premio consistente in una coppa raffigurante una Chiave di Violino. I due si baciarono e proprio in quel momento, agli occhi di Ingrid, si materializzarono le note. Tutte quante. Do, Re, Mi, Fa, Sol, La e Si. Poco più in là, sorridente come non mai, vi era Chiave di Violino. “Il nostro compito è finito” disse. Ingrid si stropicciò gli occhi diverse volte, poi accortasi che quegli strani esseri non scomparivano disse rivolgendosi a Lino “Allora era con loro che parlavi in questi giorni”. “Già” disse sorridente Lino. I due si baciarono ancora. Qualche giorno più tardi, quando ormai la felicità della vittoria del concorso era del tutto assopita, Lino ed Ingrid si avvicinarono al piano. Lino schiacciò il tasto del Do. Stavolta però non sentì alcuna voce e sorrise tra sé. “Sono ancora qui?” chiese Ingrid. “No, sono andati via”. “Ti va di cantarla ancora una volta?” chiese Ingrid. “Certo ...” rispose Lino “... ma prima devo chiederti una cosa”. “Cosa?”. Lino si mise in ginocchio di fronte ad Ingrid e disse “Vorresti sposarmi?”. “Sììì ... Sììì ...”. I due si baciarono e fu un bacio lungo e bellissimo. “Allora la vogliamo cantare questa canzone?” chiese quindi Ingrid. “Perchè no”. “Se all'improvviso tu ti chiederai se io t'amo più del mare, amore mio ti sento come un’onda lenta t’infrangi dentro me. Se all’improvviso tu e quel sorriso che illumina così la mia giornata splendida passata accanto a te ed a quell’immagine … Se all’improvviso tu ti accorgerai di me il mio cuore volerà in alto dove non sono stato mai, in alto dove la parola amor più forza prenderà. Se all’improvviso tu ti chiederai se io t’amo più del mare, se all’improvviso tu e quel sorriso che illumina così mia farà sognare … ”.
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