Accenni di riflessi metallici e pesanti
dal muschio scuro e selvaggio
e da fiori malaticci, attenti
come serpi in agguato.
Ma è il veleno di qualche secolo
a scorrere nelle vene, ipnotico,
insopportabile, mentre dirigo
i miei passi verso la sponda.
Altri giorni si affacceranno
gonfi come uva matura sui rami,
altri percorsi tortuosi,
un'altra parte nella commedia.
Soffocante grigiore,
lusso indesiderato!
Quali astrusità di intenzioni,
quali nascoste aspettative?
Richiami inumani ora tambureggiano
sempre più nitidi, nel cervello,
trasmessi ad ogni fibra del mio essere,
totalmente nuovo e più che unico.
03/02/1995
commenti
Lete, il fiume dell'oblìo
Lete, il fiume dell'oblìo di omerici e virgiliani ricordi...
magari se ne potesse fare una bevutina e ripartire liberati da cotanti affanni...
Ma poi... così di passata... gli affanni ci fanno crescere...
mi viene un dubbio amletico... dimenticare o ricordare??
Piaciuta.
Non riuscirò mai a far capire alla gente che la poesia è l'espressione di una passione che si accende. [Lord Byron]
Grazie, sarebbe comodo
Grazie, sarebbe comodo depurare la mente e forse anche l'anima in queste mitiche sorgenti sulfuree, altro che Terme di Cotilia...
Sarebbe forse la risposta alla domanda che Barbara mi ha rivolto nel suo ultimo blog... ma significherebbe perdere sé stessi.
Francesco
versi inquietanti
ancora versi inquietanti: chissà che non mi forniscano linfa per dare un seguito alla trilogia di Laonte ed Erminia... Per ora, però, li ho messi in un ripostiglio per seguire altri progetti. Alla prossima!
Non dico che l'ho fatto di
Non dico che l'ho fatto di proposito, ma ho pensato a te quando ho postato questa vecchia allucinazione...
Francesco
;)
Allora grazie! ;)