| Era pervasa da un sottile senso d’ansia, mentre con le mani si cingeva stretta nel suo corsetto nero e logoro .Vestiva in quel guscio ogni mattina,comprimendosi le carni come se esse rischiassero di scivolare via dalla sua imprevedibile anima,lasciandola nuda, preda di ogni deviante desiderio. Quand’ebbe tirato ogni laccio e ogni gancio ben assicurato al proprio occhiello, prese a cospargersi di bianca cipria. Bianca come polvere di porcellana. Cadeva lieve la povere,come un senso d’antico torpore su quella pelle che pareva incarnarsi di luna. Il pizzo e il raso, che la inguainavano fino i fianchi, si sporcavano di questa magica polvere di farfalla, che se avesse potuto avrebbe fatto volar via quella stretta veste liberandole il pallido bacino, accogliente eppur così solo… C’era nel cielo una pennellata di notte che si allargava rapida come una macchia d’inchiostro fino ad oscurare gli astri. Era una notte che del suo odore portava l’aroma. Così il buio le rapì la solitudine Volò, farfalla incipriata di sensualità, nei meandri di una notte che la chiamava a voce alta e la tirava fino al fondo di un sogno che sentiero si fece,stretto tra le fronde. S’accorse, in un momento, del suo stesso respiro che le scivolava dalla bocca, solleticandole le labbra. Poi cadde,tra le more. Ferite s’aprirono sulla pelle, come spasmi da soddisfare e le spine vi si conficcarono penetrandole sino al piacere. Vi erano radici che furbe dalla terra uscirono, sino ad incrociarsi con le sue gambe. Nell’aria odore di viole e more. E la notte a tacere ogni indiscreto gemito… Il buio si fece complice mantello e coprì l’idilliaco amplesso che turbò ogni angolo del bosco, facendo persino chinar le fronde dei più alti alberi a confonder i movimenti e i rumori . Venne l’alba ,bianca e austera che scoprì improvvisa un bosco ancor scosso e oltre il sentiero,quasi sul ciglio del precipizio, stava un cespuglio di profumate more, bocconi golosi da riempirsene la bocca…ma una bianca patina le impallidiva come fossero piccoli grappoli di lacrime, immobili e solenni…nessuno osò mai disturbare quella triste magia.
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