La bella rosa che m’hai mandato
rorida e dal profumo di nostalgia
non scioglie l’infula che m’ha accecato.
M’hai furato ti sei portata via
l’ardore l’amore che t’avevo dato
qui non rimane che malinconia.
Non sanguina è deliquio insensato
è mancanza è desiderio d’averti mia
e la benda custodisce la poca luce
che necessita un cuore tormentato.
Eppure t’amo.
Quando con passione me lo vesti
di rosate umide interiorità e
con le cosce lisci intorno
i miei fianchi portando i tuoi
sull’onda ritmata del respiro
guardi e penetri i miei occhi chiusi
che guidano in volo i miei sensi
Sento un odio soave per la schiavitù
che mi imponi con la tua carne
un livore feroce per la tua mente
che non ti fa precombere.
Eppure t’amo.
Vanità …?
Pende tra due arti rughi
appena flessi glabri quasi
inutile bandiera della vanità.
Irrisolto alla condizione
di caducità biologica
s’aggrappa alle fantasie
che veloci lucide ancora
nella mente albergano copiose
e in te si spandono beate.
Tra amorosi sensi
di ricordi e pensieri erotici
placide tranquille carezze
sfiorar di labbra
lappar le nostre intimità
che lepido incede il gusto
così che lentamente invero
eppur s’arrizza.
Bruno Amore
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