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La Coreana

Inserito da sery il Mer, 23/07/2008 - 08:34 - Opere dell'autore

 

 

Sono “la Coreana”, ormai da  cinquant’anni. Colpa degli occhi lunghi e neri, vivi come  brace. E forse dei capelli dai riflessi blu, che adesso siano finti, poco importa.
Da qualche parte devo avere un nome, almeno sui certificati, ma qui la gente mi rispetta più così e francamente  anch’io, quando mi  parlo sottovoce.
In questo posto ci arrivai ventenne, col mio bambino al collo, le spalle dritte ed una borsa lorda e vuota. Qualcuno disse che venni solo per  prendere un marito senz’occhio e zoppo, ciucco delle mie labbra rosse, ma quel che io vedevo era uno sguardo trasognato, sopra due gambe che danzavano alla mia presenza.
E lui scorgeva delicata  la mia pelle scura ed ascoltava il suono delle mie mascelle sigillate. L’ho amato come fosse Adone, ho venerato la sua voce quando la sera lo spiavo raccontare fiabe al piccolino ed ho creduto di morire dalla gioia partorendo nostra figlia.
Gli uomini mi hanno desiderata, sempre, tanto, ma li tenevo a bada raccogliendo alta la chioma e passeggiando, altera, col mio uomo e con i nostri figli. Poche le chiacchiere nelle botteghe e poi all’ultimo banco in chiesa, col velo sulla testa.
Così son diventata “Coreana”, prima in sordina , e poi riconoscente. Ho avuto un posto, ho preso parte. Io, figlia di nn, cresciuta senza pane.
Peccati e onori mi stanno davanti, incorniciati come in fotografia, per ricordare a Dio che sono stata  sempre quello che mi è parso, senza inveire al cielo mentre la morte mi strappava il cuore. E su quel letto l’ho lasciato andare, così come lasciavo che battesse.
Con le mie unghie rosse Lui mi amava, perciò così mi ha seppellita. E quando viene ad adornare la mia tomba con una rosa , racconta della solitudine che prova della nostra casa vuota e dei nipoti che ogni tanto gli fanno festa.
Io ascolto e, certe volte, piango, ma piano.
Perché la gente passa qui davanti e, con rispetto, fa il segno della croce e manda il suo saluto.
A me, che devo avere un nome da qualche parte, ma sono “La Coreana”  anche sul marmo.
 

 



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