CRONACA MARRONE
Ho letto da poco la notizia dell'assassinio di una donna come me, di una trans, nella civile e democratica Milano. Era una ragazza che si prostituiva in via Novara, come purtroppo capita a tante straniere (ma questo dramma tocca anche alle italiane). In seconda battuta rispetto all'orribile notizia, non ho potuto non rilevare come in tutti i siti di informazione la notizia abbia invariabilmente questo titolo: Milano, ucciso un trans. E allora, coraggio, ripetiamo: UN trans è una "donna" che diventa uomo, UNA trans è un "uomo" che diventa donna. Io sono UNA trans. Porca puttana, mi sembra di parlare a dei deficienti. Da un po' di tempo le associazioni (ma non solo, anche gente che non c'entra nulla con i movimenti) scrive alle testate giornalistiche nazionali per segnalare questo errore grossolano, anch'io l'ho fatto, e anche alcuni miei amici. Ma evidentemente non serve a nulla. E questo fatto mi riempie d'angoscia; mi chiedo: "Perché? perché devono continuare a farmi del male in questo modo?" Già, perché continuare a utilizzare un'ortografia completamente sballata in questo caso, non fa altro che creare confusione nel lettore medio, alimentandone l'ignoranza: quell'ignoranza che poi, nei casi estremi come quello della notte scorsa, può portare a delle tragedie. "Tu non sei definibile, tu non sei una persona: io posso trattarti come un essere inferiore," ecco il ragionamento che nasce nelle menti di chi ci discrimina. L'amica uccisa stanotte si avvia ad essere archiviata in questo sito americano http://gender.org/remember/#, il suo nome starà accanto a quelli di tante altre persone, brutalmente assassinate perché transessuali: solo per questo.
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Cara Barbara, per quante
Cara Barbara, per quante parole io proferisca, rimane il fatto che non posso comprendere profondamente il tuo stato emotivo. Non sono dentro la tua storia, non sono dentro il tuo corpo, non vivo del tuo spirito.
Leggevo questo tuo scritto così gridato, così disperato. Sì, e ci sta anche così bene questa disperazione, una disperazione che non saprei risolvere neppure con una carezza che mi provenisse dall'intimità più nascosta, riservata, della mia anima - eppure questa carezza te la faccio, la cerco dentro di me indagando.
Mio padre è non vedente, e non puoi immaginare quante volte nella vita io abbia cercato di capire cosa fossero i colori, la luce, il sole, il mare, il cielo, le nuvole, che pure tutte insieme, queste cose, scrivono le nostre belle poesie. Mi bendavo, a volte, ma fallivo, fallivo sempre, non capivo niente, e non sapevo affidarmi ai rimanenti sensi.
Ho avuto un contatto abbastanza lungo con la sordità totale, e non sono riuscito a capire niente. Niente. Ogni parvenza di acquisizione mi sembrava presunzione, e rimescolavo tutto, ridiscutevo tutto, e non capivo, peggio di prima.
E ascolto il mio Bach quasi incessantemente.
Alla fine, forse stremato da una ricerca introspettiva più grande di me, mi sono arreso. Dovevo rinunciare all'assunto orgoglioso di possedere quella prerogativa intellettiva che mi permettesse di penetrare una realtà estranea, estranea ai miei sensi, al mio modo di essere, al mio modo di pensare.
Ma dovevo giustificare certe azioni, dovevo rispondere a domande importanti, insolute.
La via era diversa. Certo, diversa nella sostanza. Bisognava accogliere, senza ricercare. Accogliere e basta.
Fino a quando l'uomo cercherà di rendere a se stesso ogni cosa comprensibile senza rispettare i tempi del mistero, del non ancora svelato, lotterà inetto ed ignorante contro tutto ciò che non può capire, decodificare.
L'accoglienza, che non si fa domande se non quelle che vedano l'uomo impegnato nel rispetto dei valori umani, dovrebbe essere la strada da seguire.
Ma rimandiamo ognuno al suo credo. E facciamo ancora le nostre lotte invisibili o plateali a colpi di croce, ma uccidendo ancora e ancora il Cristo.
E torno ancora a chiedermi perché mi parli di te? Perché gridi? Perché mi fai piangere? Perché mi addolori? Perché imprechi, perché? IO non posso capire. Non posso capire il tuo stato emotivo, la tua carne. Neppure a volermi sforzare. Non capirò. No. Niente da fare.
E mi verrebbe da chiudermi nella mia stanza con un Bach ingiurioso contro ogni male, ogni sopraffazione, e metterei la sua musica eccelsa e nobile ad intensità spacca timpani, per non udire la tua voce. E ti confesso di averlo fatto per buoni dieci minuti, prima di scrivere queste righe.
Chiedeva Amedeo, mio figlio: - ho già scritto questa cosa da qualche parte - "papà, non credi che la ricerca costante e fiduciosa della bellezza sia la salvezza dell'uomo?"
Cara Barbara, la mia ricerca di bellezza mi conduce a te, oggi, qui, fra le righe che hai sofferto. Cosa vuoi che mi importi di capire o non capire? Individuo bellezza. La cerco. La accolgo.
La bellezza è nelle azioni e nel pensiero dello stesso uomo che oggi, qui, ha deciso di rinunciare alla felicità, preferendo l'ebbrezza della malvagità forgiata sulla stupidità profondissima della sua mente.
fausto
Fausto,
i tuoi commenti sono spesso e volentieri delle carezze, come quello di ieri sera a Linda e come questo. Ma sai qual è il mio cruccio? Che non ci vorrebbe niente per capire certe banali questioni, per avere un briciolo di umanità, eppure si continua con questa ignoranza che io definisco "voluta". Voluta perché mi sembra impossibile che nella testa dell'italiano medio non entrino certi concetti così banali, ovvi, semplici. E allora io chiedo a te e a tutte le persone di cuore di muovere i primi passi, i primi passi verso il rispetto del prossimo, verso la vera civiltà.
Certo. Hai la mia parola.
Certo. Hai la mia parola. Hai la mia voce.
fausto
Questo
perché, indipendentemente dal fatto che si possa essere una persona meravigliosa, avere un sacco di amici, avere interessi encomiabili o avere una mente pensante, in Italia, come in tantissimi altri paesi bigotti, il primo canone di classificazione è il sesso. Tutto è in funzione del sesso e se non appartieni a determinati standard sei ambiguo. Per quel che mi riguarda, indipendentemente dalla correttezza linguistica, la notizia l'avrei data in questo modo: Milano, morta una prostituta, uccisa da due pezzi di merda che non sapevano che altro fare delle loro squallide vite.
Una questione di civiltà, la mia amica Sara scrive al tg3
Buongiorno,
oggi durante il tg dell'ora di pranzo avete dato la notizia della persona
transessuale brutalmente assassinata da due giovani.
Vorrei farvi notare che le persone transessuali che da uomini diventano
donne, e appaiono donne, si devono indicare grammaticalmente come donne, e NON
come uomini. Si dice (e si scrive) LA transessuale, e gli aggettivi per favore
al femminile!
Nel commento al servizio si parlava di UN transessuale, anzi di UN trans.
Sempre che la qualifica sia necessaria - calcolate che questa insistenza
sull'identità strettamente sessuale di un individuo non è molto corretta, né
civile. Sarebbe come dire, invece di donne, femmine. Una femmina è stata
investita sulle strisce pedonali... Stona? Invece UN trans è stato assassinato,
no?
Peraltro, durante il servizio mi è parso che nel commento venissero usati in
un paio di occasioni appellativi femminili: che cos'è questa confusione?
Altra nota: vi capitasse il caso opposto di una donna che diventa uomo,
questo sì sarà UN transessuale...
Grazie e per favore la prossima volta fateci caso, ho amiche transessuali e
mi offende sentirle appellare in questo modo. Nel caso specifico, la poverina è
già stata assassinata una volta, almeno rispettatela.
(l'unica cosa che qui mi
(l'unica cosa che qui mi stia a cuore è ciò che si legge)
Reduce dalla lettura di notevoli testate giornalistiche italiane, esterno le mie personali - e sottolineo - considerazioni.
Esistono due componenti che concorrono alla formazione della persona: il genere e il sesso. Il primo è il risultato di processi identificativi e individualizzanti, il secondo è un postulato biologico.
L'essere umano coniuga armonicamente questi e altri sistemi psicofisiologici per determinare ed eleggere il sistema di riferimento migliore, che favorisca e stabilisca il contatto più corretto e naturale con la realtà.
Nella formazione della propria identità, con particolare riferimento a quella di genere, possono intervenire diversi fattori. Infatti si assiste al chiaro evidenziarsi di profili personologici molto diversi tra loro e non riconducibili a un preciso e unico schema attitudinale e comportamentale. L'identità è un procedimento di analisi e identificazione, individuazione e assunzione autocosciente.
Non tutti gli uomini sono uguali, relativamente a questi procedimenti. E la formazione dell'identità, nella sua complessità, non muove certo dalla sola consapevolezza del proprio sesso.
Una persona transessuale è, per ragioni diverse e complesse, prigioniera di un corpo non armonizzato con l'identità. Il genere, nella persona transessuale, non corrisponde, anzi, non è in sintonia con la dimensione fisica. Una fisicità che limita il corretto esprimersi del genere. Una persona transessuale è chiunque abbia deciso - e non credo si tratti di decisione a cuor leggero - di armonizzare il proprio corpo con la propria identità.
Un uomo ha diritto di esprimere se stesso. E ne ha il diritto con dignità ed orgoglio.
Ogni giorno decidiamo di assumere titoli. Ogni giorno adottiamo atteggiamenti. Ogni giorno scegliamo di essere qualcuno. E la società - e qui trascendo a ben minori prerogative dell'uomo - riconosce a noi il gruppo di appartenenza: se siamo vescovi e cardinali, o assessori e notai, o docenti e bancari. E pretendiamo - eccome se pretendiamo! - che le nostre qualifiche e il nostro operato vengano rispettati, e quando non lo fossero, protesteremmo contro una società corrotta, ignorante e dissennata.
Una persona ha il diritto di essere ciò che sente di essere, ciò che è, fintantoché il suo sentire non si esplichi a discapito della libertà e dei diritti altrui. Non esiste paese detto civile che neghi al suo cittadino un diritto costituzionale così essenziale.
Ho letto, visitando le più importanti testate giornalistiche italiane, una difficoltà nel riportare i fatti accaduti che riguardassero la persona transessuale uccisa a Milano il 29 Luglio scorso. La difficoltà mi è sembrata tra le più umilianti per il genere umano: l'incapacità per l'appunto di rispettare una identità di genere. Sono orripilato dalla mancanza di riguardo per una volontà, per una decisione appartenuta a una persona, per il mancato rispetto verso una storia, verso la vita, e pure verso la morte.
Di più. in qualità di cittadino e fruitore di informazione, ritengo di non essere stato rispettato, in prima persona.
Mi aspetto una sorta di errata corrige. Oppure rimostro ed esterno sfiducia nei confronti di ogni mezzo di informazione che si sia collocato all'interno di una simile cornice.
Fausto Torre
Che mondo del cavolo! E dopo
Che mondo del cavolo! E dopo averlo scritto mi sento pure idiota, così come mi sento pazzo e visionario quando spero che possa cambiare qualcosa.
Francesco