LA CORSA DEL MIELE ovvero L'ESSENZA DELL'UMANITA'

LA CORSA DEL MIELE

ovvero

l’essenza dell’umanità

 

Un vecchio e malridotto mendicante camminava fra la gente chiedendo l’elemosina e ad ognuno che incrociava, diceva: - mi raccomando non credete, non è vero niente, è tutta una messa in scena, una grossa falsità!

Due filosofi che passavano di lì gli diedero qualche moneta e uno dei due, incuriosito per lo strano comportamento del vecchio, gli chiese:

- cos’hai da blaterare con tanto fervore? Qual è la grossa falsità che ti tormenta tanto e a cui non dovremmo credere?

- La vita! Rispose il vecchio, lasciando di stucco i letterati, poiché quella risposta era sì banale, ma poteva anche nascondere un’interpretazione sibillina.

Non avendo ben compreso se quel vecchio era un povero demente oppure un saggio, i due filosofi lo invitarono a sedersi su una panchina e per approfondire la sua riflessione, gli chiesero: - perdona la nostra franchezza, ma è facile comprendere che tu abbia dei risentimenti con questa avara vita che non ti ha concesso molto; però, una tale collera dovrebbe aleggiare nei vigorosi giovinetti e non in un vecchio che farebbe meglio a salvaguardare le proprie coronarie standosene domo e tranquillo. Però, non neghiamo che tale tuo fervore ci ha messi in curiosità e vorremmo capirne di più. Quindi, cerca di essere più esplicito e dicci a cosa ti riferisci?

- Alla vita! Rispose ancora il vecchio.

Dedotto che quella era solo una semplice ossessione che tormentava il povero squilibrato, i due filosofi s’inviarono uno sguardo d’intesa che il vecchio percepì e poiché non digerì d’essere scambiato per ciò che non era, aggiunse: - per spiegarlo non basterebbe un milione d’anni con un miliardo di parole!

Al che, un dei due, replicò: - e tu prova ad accennare il tuo pensiero. Noi siamo docenti universitari di filosofia e vedrai che non avremo difficoltà ad interpretare le tue parole.

Il vecchio apparve persuaso e riprese a dire: - la causa di tutto è il Miele!

- Il Miele? Chiesero sbalorditi i due filosofi.

- Proprio così, tutto dipende soltanto ed unicamente dal Miele! Rispose il vecchio, dopo di che aggiunse: - vedete, sulla terra ci sono miliardi e miliardi di api operaie che ogni giorno volano ininterrottamente di fiore in fiore per suggere il loro nettare che poi trasformano in Miele, un prodotto prelibato che appaga il palato di chi lo gusta e, pertanto, esso è molto prezioso e molto apprezzato. Quei piccoli laboriosi insetti ne producono enormi montagne, ancor più grandi delle Alpi e persino della catena dell’Himalaia, al fine di alimentare sé stesse e i propri figli. Ma, ahimè, la gran parte di quel dolce prodotto gli viene sottratto dagli scarafaggi, veri scansafatiche e molto astuti. Infatti, per appropriarsi di grosse quantità di Miele senza muovere un dito e senza correre il rischio d’essere trafitti dai pungiglioni delle api, nel corso dei millenni hanno escogitato e messo a punto una serie di bieche strategie che hanno chiamato: ”Civiltà”. I pionieri, taluni scarafaggi tra i più furbi, si auto investirono del rango di “nobiltà” e per diritto di sangue pretesero dalle api un sussidio sottoforma di tasse a base di Miele. Visto il successo di tale impostura, diversi scarafaggi ne crearono subito un’altra, facendo credere alle api che oltre al corpo, esse avevano anche un’anima; e così, si elessero protettori di tali energie spirituali creando tutta una serie di religioni e divinità, con annesse congregazioni che dovevano essere rigorosamente sovvenzionate con Miele tra il più puro e sopraffino. Giacché anche questo espediente era riuscito ad incunearsi nella stupidità e l’ignoranza delle api, gli altri scarafaggi pensarono bene che esse necessitavano di protezione; così, indossarono una divisa e anch’essi pretesero le loro consistenti razioni di Miele. Gli altri scarafaggi, a loro volta, intuito che il Miele sarebbe presto stato a rischio d’esaurimento a causa dei loro famelici simili, decisero che esso andava distribuito con parsimonia ma anche più equamente; così, col pretesto di tutelare il patrimonio “Miele”, inventarono la politica e fondarono una sequela di partiti che, guarda caso, anch’essi chiedevano sovvenzioni mediante quel magico prodotto. Gli altri scarafaggi, fra quelli che ancora non avevano assunto una mansione adeguata per giustificare una somministrazione a base di Miele, pensarono di trasformarsi in paladini dei diritti delle api e fondarono una sfilza di Sindacati. Fu così che in breve tempo, la grande maggioranza degli scarafaggi del pianeta riuscì a crearsi una serie di mansioni di parvenza che gli avrebbe garantito nei secoli delle cospicue razioni di Miele. Molti, però, fra quelli ancora rimasti a digiuno, costituirono delle Cosche Malavitose, altri, si associarono in Logge Massoniche, altri ancora in Organizzazioni, Comitati, Congreghe, Cooperazioni, Sette, Cricche, Clan, Combriccole, fino a quando ogni scarafaggio del pianeta ebbe assicurata la propria razione di Miele con cui poter vivere oziando, poltrendo, bighellonando. Sebbene con tale losca condotta d’ingiustizia, la vita, però, procedeva abbastanza serenamente: le api sgobbavano tutto il giorno per produrre montagne di Miele, mentre gli scarafaggi si rimpinzavano e, com’era ovvio, non avendo essi nulla da fare, concepirono, procrearono e si centuplicarono. Di conseguenza, a causa della crescente richiesta di Miele, le api videro aumentare le ore di lavoro e ridurre le proprie razioni; infatti, ne ricevevano ormai solo il minimo indispensabile che consentiva loro di sopravvivere e di continuare a produrre. Nel contempo, gli scarafaggi, in quel clima di tensione a rischio d’insurrezione, al fine di poter mantenere il proprio status quo, elaborarono nuove mansioni di parvenza per i propri figli, nipoti e pronipoti. Nacquero così alcune estensioni delle loro invenzioni: Episcopati, Anglicanesimo, Protestantesimo, Integralismo, Radicalismo, Conservatorismo, Concordati e poi, Stato, Repubblica, Governo, Federalismo, Burocrazia, Esercito, Marina, Aviazione, etc.

I due filosofi erano intenti ad ascoltare senza battere ciglio, quando, colta al volo una breve pausa del vecchio, gli chiesero: - sì, va bene, ma tu cos’hai fatto?

 - Beh, posso dire che non sono stato a guardare! Un giorno, le api si erano radunate per una festa ed io colsi l’occasione per salire sul colle. Gridai a squarciagola palesando e smascherando tutti i misfatti degli scarafaggi; poi, consigliai loro di non farsi più imbrogliare, di tenere per sé tutto il Miele e costringere quegli stercorari a tornare a nutrirsi di escrementi, come la natura aveva previsto per loro! Però, non avevo fatto i conti con quanto i avevano già previsto nostri saggi avi; infatti, essi solevano dire: “vulgus vult decipi, ergo, decipiatur” (chi vuole essere ingannato, dunque, sia ingannato). Ma, anche: “nemo propheta acceptus est in patria sua” (nessun profeta è gradito nella sua patria). Non ebbi il tempo di concludere quel predicozzo che le api si scagliarono contro di me, mi punsero rabbiose con i loro pungiglioni e mi scacciarono intimandomi di non farmi più vedere. Però, m’è andata bene, perché posso immaginare cosa m’avrebbero potuto fare gli scarafaggi!!!

- Fine -