POTTINIO DI SIRACUSA (III secolo a. C)
Un antico poeta latino che, per certi aspetti può essere considerato un precursore di Orazio, anche se nessuno storico della letteratura latina stranamente lo menziona. È finalmente giunto il momento di colmare tale lacuna e rendere così giustizia a questo importante Autore.
TEMPO FUGACE
Corrono, ahimè, troppo in fretta
i focosi cavalli del Sole
e ròtea veloce l'immane sfera
cogli ammiccanti astri notturni.
Fugge il Tempo coi suoi ricordi;
un'onesta vita terrà forse lontani
i malanni dell'arida vecchiaia
coi suoi inerti testicoli appassiti?
Fra poco al foro le ore passerai
con compagni sdentati a rievocare
lontani trionfi amorosi
tra colpi di tosse e rauchi scaracchi.
Né l'aver posseduto una verga coi fiocchi
né un bell'aspetto virile
potrà giovarti, o Crisippo,
a penetrare una formosa fanciulla!
Tu e quel cazzolino di Nico
(bruttino e dei compagni bersaglio)
la guaterete invalidi:
vecchi inerti dai membri mosci
la fonerete con gli occhi:
nell’impotentia coeundi soci,
tu e Nico sarete finalmente uguali.
IMPOTENTIA COEUNDI
Tremule mani posàron
molte speranze nutrendo
una votiva ghirlanda sul capo venerando del dio
Non mancava di certo il mirto, non l'odorosa viola,
né il lindo narciso amante d'acque.
Per buon augurio infine aggiunsi
un purpureo bottone di rosa:
purpureo come il tremendo tuo fallo, o Priapo,
glorioso custode dei campi!
D'esser armato a te chiedèa
del nerbuto mio bastone d’un tempo
che molti voglìosi guatavan e con ossequio.
Ma l'anziano mio membro virile
al cospetto della placida Floriana
che sul talamo ombrosa giacèa
con profonde natiche in attesa,
all'alto mio richiamo non ubbidì:
con funereo lamento il mio membro disse:
“fuit”.
Il Poeta è anziano, e teme di non farcela nell'incontro con la bella Floriana. Le sue mani trepidanti offrono una ghirlanda al potente dio Priapo: c'è il mirto, l'odorosa viola, il narciso, e, per buon auspicio (dato che simile chiama simile), il Nostro offre al dio anche un bottone di rosa: rosso come dev'esser rosso un bel membro teso e come lo è il gran membro di cui fa mostra lo stesso dio messo a guardiano delle campagne. Il Poeta chiede al nume di armarlo del suo bastone della gioventù (notevole per proporzioni, che tanti guardavano con desiderio o rispettoso ossequio). Ma il vecchio Poeta chiede troppo. Il dio non lo esaudisce. E cosi lui, davanti alla vogliosa Floriana che attende crucciata per la tanta attesa, fa cilecca. « Ei fu » gli dice lamentosamente il membro.
AUTOPOMPINO
Bello e grosso avèa Procillo il membro
e pesànte gli scendèa la borsa de’ coglìoni.
Tale era l'orgoglio e l'affetto del giovane per cotanti genitali,
che ore e ore egli passava a mirarseli estatico.
Procillo ora non usciva più di casa.
Invàno i compagni alla porta bussavano
per condurlo dalle puttane ne’ lupanari,
invàno la genitrice e la tenera sorella
lo pregavan d’uscire a prender aria:
da mani a sera se ne stava l'indefesso Procìllo
a contemplarsi gl'irsuti gioielli.
Una mattina che il membro parve diventato
ancor più grosso e ferrigno,
per la gran gioia Procìllo lo baciò;
e, una volta riuscitogli di piegarsi,
dato che c'era, se lo mise in bocca:
lo succhiò con gusto, su e giù, sino alla fine.
Buono gustoso ed economico scoprì Procìllo
con candide labbra esser l’autopompino.
commenti
belle senza dubbio
belle senza dubbio
poeta di verità,spassose e
poeta di verità,spassose e tragiche,in sarcastica buona scrittura...amen