“Stupida mosca”pensò la ragazzina mentre saliva sulla rampa di scale che portava alla nave. “Stupida”.
Enrico accanto a lei, bambino di cinque anni con la riga sul faccino magro e gli occhi verdi persi chissà dove, la guardava.
Il salone della nave era ampio e spazioso e Eleonora amava sedersi sbilenca su due poltrone, con i piedi di lato, tirati su, pronti a essere messi giù al passaggio di qualche ufficiale della nave.
Klagenfurt è una città ordinata, pulita, ad eccezione di Kumpfgasse, dove, qui nella Polaroid che aveva davanti si vedeva la strada dissestata e polverosa per via di alcuni lavori. Non era bella Klagenfurt, ma era tra i pochi posti che aveva visitato prima di salire sulla nave a Trieste. Ed era l’unica foto che aveva con se. Quasi era invidiosa del turista che stringeva quel mucchio di foto tra le mani.
Più avanti rispetto alla via della fotografia c’era un ristorante specializzato in pollo, un ristorante molto raffinato con un pollo assai gustoso.
-Assai gustoso.
-Prima il pollo non lo mangiavi quasi mai, adesso sembra che tu lo voglia per tutta la vita.
-Ma no, Vera, che dici. Perché devi mettermi in bocca parole che non ho detto.
-Ti sei portato la crema del sole?
-No.
-In quel negozietto ad Atene l’avevano.
Il bello di una crociera è passare da un posto all’altro assai diversi tra loro. Ma vai a volte così lento che fai in tempo ad abituarti al cambiamento. D’altra parte coi moderni aerei si passa da un posto all’altro così rapidamente che quasi non senti di stare in un paese così straniero. Eleonora c’era stata un paio di volte in aereo.
Una pizza è sempre una pizza anche a Klagenfurt.?
Eppure a Klagenfurt la pizza è alta, anche a Ljubljana la pizza è alta, anche a Wien, a volte anche a Berlin, nonostante la quantità di italiani e nonostante ci siano anche ristoranti gestiti da italiani. Anche a Klagenfurt è pieno di italiani, forse vanno a mangiare la pizza alta che in molte parti d’Italia non si trova.
Lei è stata a Ljubljana, se la ricorda bene e crede di averla conosciuta bene la città, non capisce perché una volta quel signore coi baffi e i capelli grigi che nel suo ricordo che va in frammenti dal Golfo di Venezia a Koper e che è poi sceso per restarvi un mese, lasciando la moglie sulla nave da crociera, nel suo ricordo seduto accanto alla moglie presunta, con le gambe larghe e muscolose e la gonna al ginocchio con le mani poggiate sempre sulle cosce, aperte, quasi a volersi asciugare il sudore prima che si forma, non capisce perché quel signore diceva che non si può mai conoscere bene un posto, è più d’accordo con la moglie (presunta) che diceva che basta un paio di giorni per avere un impressione di un posto, che dopo una settimana in qualche modo lo conosci, che lui però può pure fermarsi a Koper per un mese intero ma non gli basterà a far altro che ad avere la sua conoscenza di quel posto, che mai sarà quella degli abitanti che ci sono nati e la pizza di Ljubljania ammesso che sia buona per gli abitanti di Ljubljana per Eleonora è un po’ la stessa cosa e sarà sempre diversa per loro che ci sono nati.
E Eleonora che si sbraccia dal ponte della nave e assapora la brezza del mare e perde lo sguardo nel perdersi infinito delle onde all’orizzonte, un orizzonte che comincia dove finisce la nave e finisce per l’occhio dove si trasforma in infinito, Eleonora che si sbraccia meditando su quello che succede a trovarsi in acqua, sballottata via dal vento, una sensazione che forse conosce ma continuamente rimuove, si trastulla con le sue riflessioni e pensa che il ricordo gioca in maniera strana, è tuo, ma non è più oggettivo di una parola detta da qualcuno che non sai chi è su di un posto che conosci poco.
-Quel negozietto era proprio carino- continua la donna biondo platino al marito mentre Eleonora rientra nel salone, non vuole andare avanti da quel pensiero, Eleonora conosce la testa della donna, quasi una radiografia, sua madre era così, anche se sua madre era bruna, e un po’ anche Eleonora era così, anche se non sempre, anche se si sforzava di non essere così.
La nave va perennemente da Venezia ad Istanbul e ritorno, segue le rotte delle vecchie navi dell’epoca d’oro del commercio via mare. Ora sta tornando ancora una volta indietro su suoi passi.
Mentre osserva il mare, sentendosi circondata di acqua, ma realmente circondata dalle mura bianche della nave, le pareti di acciaio che la portano di qua e di là, Eleonora si chiede quanto il percorso sia lo stesso e quanto cambi, in termini di zone di mare percorse, ovviamente non l’acqua perché sa che è sempre in movimento, che non si ferma mai, che non può essere mai la stessa, anche se in realtà in un certo senso è sempre la stessa. No: Eleonora pensa in termini di fondale marino, una nave, così come un aereo ( che bella sensazione navigare nell’aria, sì, è banale pensarlo, ma a volte lo scorrere dei pensieri deve per forza passare per qualche banalità, e poi dall’aereo lo spazio percorso sembra così poco, sembra che la terra sia in fin dei conti piccola). Non come il mare. Eleonora pensa in termini di fondale marino, quindi… Eppure si chiede se c’è mai qualche pezzo d’acqua , lo stesso pezzo d’acqua (forse solo gocce?) che ritorna a spostarsi per la seconda volta sotto la nave, magari anche nello stesso tratto, zona, punto di mare.
Eleonora trova faticoso pensare troppo in questo modo. E’ normale. Si distende al sole sul ponte della nave, nessuno la guarda più adesso, può anche togliersi la canottiera e restare in mutande, d’altra parte negli ultimi anni molte donne, addirittura in una crociera, quando possono permetterselo, si tolgono anche il pezzo superiore del costume, magari quando sono sdraiate a pancia in sotto, ma su una barca turistica che ha fatto fare un giro turistico agli ospiti della nave in Grecia ha visto anche due ragazze a seno scoperto (un bel seno florido, compatto) sedute, anche se una delle due, la più bianca delle due, con le gambe lunghe lunghe e con i capelli a zazzera, aveva quasi sempre le gambe strette al petto, mentre l’altra, con la pelle scura…
Eleonora non avrà mai i seni sviluppati. Ha sedici anni ormai da molto tempo e i seni non sono ancora completamente sviluppati, a differenza di molte coetanee, ma Eleonora non si sente affatto più piccola di loro. Non si sentiva così nemmeno a sedici anni, tanti anni fa, quando è caduta ( o si è buttata? Sua madre se lo chiede ancora) in mare, tra i flutti che l’hanno portata a fondo, per poi ributtarla sulla nave, su quella nave, da cui pur spostandosi in lungo in largo, non esce mai e non lo potrà forse per l’eternità.
Chissà se un giorno la nave, forse preda di un capitano impazzito, o più semplicemente di un impresario fantasioso, cambierà percorso?…
commenti
Non è la prima volta...
...che mi succede di notarlo:
molti dei tuoi racconti potrebbero essere letti al contrario. Partendo dalla fine.
E non perderebbero assolutamente nulla. Complimenti.
Grazie Blue, però
Grazie Blue, però sinceramente non li avevo mai visti da questa prospettiva. E' vero che a volte interseco tempi e luoghi ma credo che il risultato cambierebbe (almeno alla prima lettura). In che senso dici che non perderebbero nulla?
Beh, di solito...
...leggere un racconto conoscendo già il finale farebbe perdere molto dell'interesse per la parte introduttiva, e per lo svolgimento della trama stessa: nel tuo caso invece non è così (o non lo è per me, almeno), perchè il finale è... come dire? Un avvenimento a parte, qualcosa che non è un'ovvia conseguenza del racconto in sè...
guarda che vuole essere un complimento al tuo stile, eh!
Ma sì, Blue, avevo capito
Ma sì, Blue, avevo capito che non lo dicevi come critica e ti ringrazio del complimento però non sono del tutto d'accordo. E' vero che la maggior parte delle cose che scrivo sono impostate meno sull'effetto colpo di scena finale a differenza di altri racconti tra cui ad esempio molti dei tuoi, è vero anche che in questo racconto c'è rappresentata una situazione di stasi ( a differenza dell'altro su cui ti ho risposto), ma credo comunque che quella che è un'impressione (poter leggere questo racconto anche dalla fine) in pratica se avvenisse non darebbe lo stesso senso al racconto, o perlomeno non il senso che mi piacerebbe che avesse.
e poi in questo caso si capirebbe subito che di fantasma si tratta e anche se non è un gran colpo di scena (troppi film sui fantasmi hanno fatto a riguardo e anche per questo non ho puntato granchè sulla rivelazione finale) credo che saperlo dall'inizio non farebbe funzionare il racconto. Mi piaceva l'idea di un fantasma non terrorizzante e quasi "banale" ma impostare il racconto tipo " il fantasma di una ragazzina sta su una nave e fa questo e quello" non so se avrebbe permesso immedesimazione e forse non sarebbe nemmeno risultato credibile. Sono solo opinioni ovviamente, o meglio speranze che il lavoro di progettazione che si fa del racconto abbia uno scopo. Può darsi che siano solo "pippe mentali", ma può anche darsi che siano vere anche se il lettore non se ne rende conto. Si accettano consigli e pareri (soprattutto da una come te che a quanto mi sembra sa esattamente quel che fa e lo si vede negli ottimi risultati).
"Venezia mi ricorda
"Venezia mi ricorda istintivamente Istanbul
stessi palazzi addosso al mare
rossi tramonti che si perdono nel nulla."
Bella storia, piacevole come una pigra crociera, complimenti.
Francesco
p.s.
Anche a London la pizza è alta, ma nelle pizzerie gestite da turchi a Berlin sono sottilissime...
In Berlin evidentemente sono
In Berlin evidentemente sono capitato solo nelle numerose pizzerie gestite da italiani (sembra quasi che il destino di un italiano lì sia di aprire un ristorante!)
In London non sono mai stato...