Se cade la neve.

ritratto di Elisabeth

Il pigiama sembra fatto su misura, aderisce al mio corpo come il costume dell’Uomo Ragno. E’ morbido, caldo a ripararmi dal freddo. Buffi fiocchetti rossi e azzurri sono stampati sul cotone. Li posso contare, tranne quelli dietro la schiena. Trentasette, su cui mettere il dito. Uno a uno; gli altri, sul retro, restano all’immaginazione. Contare, per dormire. Costruire, nella mente, uno scafandro di acciaio pesante, invalicabile, da sorreggere col corpo piccolo, dove le costole si possono contare, solo che non sono fiocchi. Muro una tana col cemento dei pensieri mentre canto al ritmo del mio stesso respiro. Si è fatto caldo. Se si respira sotto le coperte, il fiato diventa calore e dal naso sale sul viso. Oltre il diaframma non scende, ho provato.

Niente freddo. Fuori nevica, forse. Se viene la neve tutto si ferma. La notte però non resta notte sempre, domani viene il giorno. E ora, che ora è?

Devo contare di nuovo i fiocchi. Sforzarmi di tenere il conto anche di quelli sul dorso, immaginarli per riflesso. Ricomincio da capo. Se lei arriva faccio finta di dormire. Sono brava a recitare, meglio della volpe che era morta e poi con un balzo è fuggita via, lungo i filari di vite. La volpe l’ho vista, d’estate nel campo di zio Mauro.  Zio Mauro ha un cane, ringhioso, per via che sta sempre alla catena. Secondo me una volta era buono. Poi è diventato cattivo e mio cugino, il figlio di zio Mauro, dice che lo picchia col manico della vanga. Non lui, ma il padre. E’ per questo che ora Kyro è arrabbiato con tutti. Vorrebbe mordere, azzannare, strappare le carni al suo padrone. Non può, è legato alla catena. Anche Kyro è capace di farsi tutto d’un pezzo, duro e fermo, immobile come una pietra. Poi mostra i denti. Diventa pure rigida, la volpe. Anch’io diventerò rigida. L’Ombra crederà che io sia morta, non viva che dormo, ma morta sul serio. Le ombre sono stupide.

Se cade la neve, però non tornerà perché tutto si ferma. Sarà un’ombra bloccata per strada, nel traffico dalla neve bloccato. Poi viene il giorno, ma io sarò a scuola, a scambiare le figurine con Anna. Anna mi dice che ho delle occhiaie nere come sua nonna che soffre d’insonnia e le medicine per dormire non le vuole prendere. Sbadiglio e sento un brivido fatto di cento dita che s’intrufola nel maglioncino e si sparpaglia lungo la spina dorsale. Più Anna parla e più mi viene sonno. Dice che sono solo incubi. Di dirlo a mamma così, poi, la sera mi tiene nel suo letto, ci posso allungare le gambe in orizzontale e non sentirne mai la fine. La mamma di Anna quando ha la febbre la tiene con sé e tutto corre, veloce, troppo, fino al mattino, come se la notte non fosse mai esistita, nemmeno la febbre, nemmeno loro due insieme. Come nei film d’amore che non vorresti finissero mai e non sai se è vero quello che ci sta dentro. Così racconta Anna.

Risultati immagini per nevicata dal cielo

Mamma dice che devo contare le pecore, ma a me non riesce. Conto i fiocchetti. Insiste nel dirmi che l’ombra esiste perché alla TV mi ostino a guardare Daitarn3, con tutti quei mostri d’acciaio, che hanno gambe lunghissime e voci stranite. Sempre parole di mamma.

Ma quelli non esistono, lo so. Mamma crede che io sia stupida.

Non io, l’Ombra sì.

Ieri la maestra mi ha fermato prima dell’uscita. Voleva sapere se ci sono dei problemi in casa. I suoi capelli non hanno più riccioli, li ha tagliati. Bello, quel taglio di capelli. Sorrido. Come la volpe quando è scappata via. E’ tutto un gioco da prestigiatori. Ho imparato.

Trentaquattro, trentacinque, …, trentasette. Niente cambia. L’anno scorso, per una notte, non ce l’ha fatta a rientrare a casa. La neve era venuta giù più o meno un metro. Le ruote del motorino non giravano. Ha avuto un passaggio il mattino dopo. Ero già sveglia, in cucina con mamma e papà. Tutti a casa per via del tempo. Come le belle famiglie.

Voglio guardare fuori dai vetri. Il cielo è scuro. Nemmeno un alone di luna. La strada sembra bianca, non sono sicura.

Torno nel letto. Avessi la febbre e avessi la mamma di Anna, adesso sarei stesa nel lettone. Ora, che ora è?

E’ l’ora di avere coraggio, chiudere gli occhi e fingere di essere morta. Via. Da un’altra parte, che di parti il mondo è fitto e ci sono buchi in cui nascondersi, in ogni dove.

Dal fondo del corridoio, dinanzi alla camera, sento la sua presenza. E’ già dentro casa. Attraverso il muro mi arriva il respiro di mamma, nella stanza accanto. Vorrei che fosse qui, a guardare. Si avvicina, apre la porta, guarda nella stanza. Punta i suoi occhi sopra di me. Io fuggo. In tutti i posti dove è possibile sparire. Non lo sa, mentre si avvicina al mio letto, ma io non sono più qui, sono nel letto di mamma, dove tutto corre veloce fino al mattino. Sono via da tutta questa lentezza, qui c’è solo il mio corpo pesante dentro uno scafandro d’acciaio da palombaro. Vedo le sue gambe, non sono di metallo come i robot di Daitarn, hanno bluejeans consumati sulle ginocchia. Però, è vero che sono lunghissime. Si piega verso il mio viso. Ha un ghigno sarcastico, bisbiglia al mio orecchio, come tutte le sere quando rientra.

Di cosa parlerà? Mi torna in mente di quando avevo sei anni e mi portò a bordo del suo motorino, io ero felice. Forse mi voleva bene.

-Dove andiamo?, chiesi.

-Nei campi, così ti farò mordere da una vipera, rispose aumentando di velocità. Gli steli secchi dei campi mi graffiarono le gambe mentre sceglievo cosa era meglio fare, se lanciarmi dal motorino o farmi mordere da un serpente.

Che dica quello che vuole stasera. Posso fare tutto se voglio, anche volare.

Dormi, dormi che tanto stanotte ti faccio a pezzetti, ti metto in un sacco e poi  ti dò da mangiare a Kyro…

Sono una pietra. Non ho orecchie. Sono una volpe, bloccata nella sua scena di morte, sono un cane che sa che prima o poi arriverà l’occasione per azzannare al collo la bestia del suo padrone. Attende un mio cenno di terrore. Impedisco anche ai miei pori di sudare, mentre tutto dentro mi annega, non avrà altro che il mio respiro, freddo, regolato dai sogni di fate e gnomi. Al mostro non darò la mia paura. Ma esiste ed è come se la mangiassi tutta.

Mi ucciderà prima o dopo. Spero che nevichi sempre.

Diventerò grande, devo solo attendere.

Che passino i mesi, gli anni, che il tempo voli come per Anna e poi libererò Kyro. Forse sarà ancora vivo.

***

Forse.

La Tv non sa chi è Daitarn, non lo danno più.

Mi piace tenere per me questo angolo della stanza. E’ il mio buco. Nessuno qui, a parte me.

Davanti alla finestra, seduta sulla poltrona che ha preso di me ogni forma. Vedo. Nel cielo le nuvole avvicendarsi, chiare in estate, cupe nella sera. Il tempo non è uno scherzo, ti mette al tappeto quando invece vorresti correre attraverso di lui.

Mio zio è morto, Kyro no. Lo hanno ceduto al canile perché mio cugino c’aveva da fare e non lo poteva tenere un cane rabbioso come quello. Mamma è rimasta a vivere con l’Ombra dopo che papà è morto. Gli vuole bene, si prende ancora cura dei suoi indumenti da adulto e lo guarda negli occhi azzurri. Vede un angelo davanti a sé. Ho provato a dirle che gli angeli non esistono, ma i demoni sì.

 

Il sonno verrà. Viene sempre a trovarmi. Puntuale come la donna che mi porge il bicchiere.

Ma ora, che ora è?

- Tieni Anna…, dice, -è l’ora della pillola. Crede che Anna sia qui.

Anna non c’è più. Aveva i miei stessi capelli, scuri come quelli di papà.  Se n’è andata il giorno in cui le ho detto che io non esistevo. Cioè, lei mi vedeva, ma io non ero io, quindi inutile che stesse lì.

Non voleva capire. Ho provato a spiegarle che ero partita per sempre.

Colpa della neve che non era caduta.

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Il tuo gradimento: Nessuno (1 voto)

il non detto

inquieta e fa intuire un doloroso dramma che causa la fuga di Anna da se stessa e dalla propria vita. Nella prima parte la voce narrante sembra essere una bambina, ma in qualche punto ho avuto l'impressione che traspaia il pensiero troppo "adulto", probabilmente quello dell'autore, limitare questa piccola contaminazione darebbe maggiore coerenza. Ma voglio precisare che si tratta di una mia opinabile impressione e di una sottigliezza, giusto perché il brano vale e mi è molto piaciuto.

ritratto di Elisabeth

Grazie Ella per la lettura e

Grazie Ella per la lettura e per la tua opinione. Può essere che sia sfuggita al controllo del rigo qualche "influenza" di adulto, ci sta. A 6 anni è difficile, ma intorno ai 12 è ben delineato il proprio punto di vista che può avere pensieri da adulto, in divenire appunto. Però, ripeto, ci sta. Bene che ti sia piaciuto. Un saluto.

Molto inquietante.....

....ma anche profondo è il senso di questo racconto scritto con il tuo caratteristico stile "detto/non detto" che chiede al lettore un esercizio di fantasia e di immaginazione.

Leggendolo ho capito più cose. Ma, su tutte, una. L'ombra nera che aleggia sul sonno della protagonista nasconde forse una verità inaccettabile. E magari anche più di una.

Probabilmente rileggendolo ogni tassello se ne tornerà al suo posto, però l'ombra rimarrà. Con quel suo peso terribile e quel suo incombere che mi farà scomparire sotto le coperte.

Di certo, come sempre, le tue parole sono scelte, pesate e centellinate e, personalmente, le considero un racconto nel racconto.

Piaciuto molto.

 

 

ritratto di Elisabeth

Ciao Paolo. Per l'Ombra ho

Ciao Paolo. Per l'Ombra ho lasciato sufficienti indizi credo da poter immaginare che appartenga al reale contesto familiare. L'Ombra rimane, infatti. Il racconto si ispira a una storia vera, per alcune Ombre non è sufficiente accendere la luce. Per questo motivo sono più spaventose. L'unica via per sopravvivergli è la dissociazione emotiva. Come sempre grazie per la tua lettura e per l'apprezzamento alla mia scrittura. Un saluto.

ritratto di nowhere

La punteggiatura che amo.

La punteggiatura che amo. Perché per leggere c'è bisogno di ritmo. E il tuo racconto mi ricorda che qui dentro c'è ancora molto da leggere.
Brava

ritratto di Elisabeth

nowhere, ciao. Delle parole,

nowhere, ciao. Delle parole, oltre al loro significato, se ne può sentire il suono, intendo sopra a tutto. La punteggiatura mi occorre (non dico che sia un bene intendiamoci) per creare una condizione che non si possa spostare dentro al rigo. A volte mi occorre anche la sua assenza. Almeno fino al Punto. 

Grazie molte.

ritratto di Rubrus

***

A volte ho fatto un po' fatica a trovare il filo di alcuni tuoi racconti, ma non è questo il caso (e forse per questo penso di poter dire che sia uno di quelli che preferisco) perchè, malgrado le ellissi, sia i fatti, sia il destinto della protagonista, sono chiarissimi.

Anzi. Il modo ellittico in cui la vicenda è narrata è perfettamente congruente con quella che è stata definita "fuga da se stessa" della protagonista e su cui non dico altro per non svelare troppo.

Lo stesso progress psicologico è perfettamente credibile e coerente.

Piaciuto molto, buon anno.    

ritratto di Elisabeth

Rubrus, ciao e buon anno

Rubrus, ciao e buon anno nuovo anche a te. Lo so. Mi fa molto piacere che questo sia tra quelli che preferisci. 

Era mia intenzione non sviluppare trame, lasciarle sottointese, piuttosto dare corpo alla condizione umana mentale della paura e della dissociazione. Non sapevo quale genere fosse più azzeccato. Ci stanno dentro un sacco di cose, secondo me, quindi Altro era il più giusto. Comunque è uguale...

Grazie per la lettura. Un caro saluto. 

ritratto di Mauro Banfi

Cara Elisabeth, la tua scrittura è davvero originale:

nel senso che dò io all'originalità: una forza creativa, un ritmo - è stato ben ricordato da altri commentatori - che porta la cifra segreta dell'autore.
E davvero mi è sembrato di assistere a una danza di parole che nasconde nell'intrico dei suoi passi lo stigma celato della tua anima.

Chi è questa Ombra che turba e cagiona insonnia alla protagonista?
Quest'Ombra che riesce a infilarsi sotto le coperte dove cerchiamo rifugio alle nostre paure, quest'Ombra coatta che prende le sembianze di qualche essere umano ( o fantasmatico) irrispettoso e invadente?
Quest'Ombra che riesce, col suo peso specifico daimonico, a far perdere leggerezza alla stessa neve che fiera Regina, sembrava volerci proteggere con la sua Magia naturale?

Il suo nome è paura di crescere, paura del divenire, paura di mutare corpo, pensieri ed emozioni.
E non ci sono coltri, non c'è neve, non c'è stratagemma antinsonnia che può evitarci il conflitto con quelle paure, che dobbiamo affrantare da soli, perchè soli siamo venuti al mondo e soli ce ne andremo e soli dobbiamo affrontare il cuore nero di quel mistero, e solo noi da soli possiamo ritrovare l'alba di qualche nostra risposta.
Inutile tenere alla catena il cane della nostra vita: sleghiamolo e portiamolo nell'arena, a lottare a viso aperto contro le nostre paure.

Abbi gioia

ritratto di Elisabeth

Ciao Mauro. Io ti ringrazio

Ciao Mauro. Io ti ringrazio per le parole che hai speso per questo mio racconto e per la mia scrittura. Non so cosa dire. L'Ombra può essere sì identificata nelle paure legate al crescere,  ma in questo caso essa è Altro. Ha gambe che sovrastano ogni cosa, porta il terrore nella mente di una bambina, spaventando scientemente . È un racconto che si ispira a una storia reale. Di mistico non c'è nulla, di fantasia solo la mia per scriverlo. Un abbraccio.

ritratto di Gerardo Spirito

  Ciao Elis, bentrovata! Gli

 
Ciao Elis, bentrovata!
Gli altri hanno detto molto, io ti dico (citando Mauro) che questo tuo racconto è davvero una gran bella "danza di parole" a mio modesto parere. Gran ritmo, molto più accentuato e centrato rispetto a alcuni tuoi ultimi scritti postati qui sul net. Insieme a "se mi fermassi ora, sarebbe per sempre" è il tuo racconto che preferisco, ad ora! Complimenti.
ritratto di Elisabeth

Gerardo ben trovato anche a

Gerardo ben trovato anche a te e grazie per la lettura. È venuto giù in tre ore questo racconto breve cercando di condensare tutto ciò che riguarda Anna. Sono contenta che tu apprezzi il ritmo. Un caro saluto e buon anno.

ritratto di monidol

E' proprio vero

ha un grande ritmo, da un senso di sospensione forzata, un po' come quella della protagonista-

Impreziosisce il racconto.

Ciao Beth

m

 

ritratto di Elisabeth

Moni ciao e buon anno. La

Moni ciao e buon anno. La punteggiatura doveva per forza sostenere il rigo, le parole formare una dimensione sospesa e forzata come giustamente dici, diventare lo stato mentale della protagonista in un crescendo di pressione.  Ti ringrazio.

l'Ombra

Lo stile è personale, mi è piaciuto. Il flusso dei pensieri è costruito bene, rappresenta in modo verosimile e coinvolgente la dimensione del non detto e della incomunicabilità che è propria della situazione drammatica vissuta dalla ragazzina. Probabilmente la brevità necessaria in quanto racconto non chiarisce tutti gli aspetti del contesto in cui si svolge la storia, che sarebbe invece possibile sviluppare meglio in un romanzo o con  una forma di racconto più esteso (ma non adatto al WEB, come si sa). Buona scrittura, Giampiero.

ritratto di Elisabeth

Giampiero grazie. Certo che

Giampiero grazie. Certo che un racconto più esteso permette di esplicare passaggi differenti e di consegnarli al lettore in qualche modo pronti e non dico che sia facile farlo, anzi più spazio significa più passaggi appunto da gestire senza cadere nello scontato. Il racconto breve è un percorso obbligato dove condensare ambienti personaggi immagini pensieri fatti e riuscire a dire qualcosa in poche righe è uno stimolo.  Comunque penso che ciò che conta in un racconto sia "raccontare". Grazie per la tua lettura e per il commento. Un saluto.

ritratto di Claudio Di Trapani

Un racconto

che definire doloroso sarebbe un eufemismo. Agghiacciante, come la neve simile al ghiaccio che cade e non cade. E la bambina, terrorizzata dall'ombra (accadono più delitti tra le mura domestiche che al di fuori) ha una ferita profonda che non rimarginerà mai, già. Ho apprezzato, in modo particolare, alcuni passaggi legati alla scrittura (straordinaria per ritmo, con quelle frasi brevi che tagliano di netto il respiro; anche se, a ben dire, una volta sola, ho trovato eccessivo quel "Vedo" rimasto fuori dalla frase - da quella prima o da quella dopo. Inoltre, forse manca anche un accento in questa: "non viva ché dormo" ). Dicevo dei passaggi...  Significativi e stupendi, questi: "Se cade la neve, però non tornerà perché tutto si ferma. Sarà un'ombra bloccata per strada," ;"La tv non sa chi è Daitarn, non lo danno più" -come se Anna avesse voluto rendere vivo quell'oggetto, collocandolo in una realtà parallela che, purtroppo per lei, non c'è più.

Brava, Elisabeth. Felice di averti letto

Un saluto

Claudio

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… un ottimo racconto che, per certi versi, ricorda…

… “Le Horla” di Maupassant; solo che qui la protagonista è una bambina e il finale, aperto a più interpretazioni, è come un’onda che non vuole ancora spegnersi sulla battigia. Non mi pare, peraltro, che ci siano frasi ed espressioni “adulte”. Anzi, per te, non deve essere stato affatto facile scriverlo, dal momento che il tuo stile è tutt’altro che “semplice” e “spontaneo” nel suo sincopato dispiegarsi.

Piaciuto molto, un caro saluto. 

ritratto di BRUTTOMABUONO

*Ciao Elisabeth*

 
Ammiro veramente il tuo modo di scrivere, il tuo stile per certi versi ellittico ma così efficace!
Il tema del racconto è drammatico, tremendamente doloroso. Ho provato spesso anch'io a immaginare storie che si articolano attorno ad un tema simile, anche se mi accorgo di essermi tenuto sempre molto più in superficie rispetto alla profondità che raggiungi tu nell'analizzare l'animo della bambina violata.
Mi è piaciuto molto.
 
Un abbraccio affettuoso.