In ricordo delle vittime innocenti dei partigiani

Fin dai tempi in cui lo si faceva ancora sui papiri, la storia è sempre scritta dai vincitori. Ogni volta che più schieramenti si affrontano, i vincitori scolpiscono a chiare lettere sulla roccia la propria versione, condannando e umiliando i nemici sconfitti. Parimenti, i buoni e i cattivi sono sempre stati ovunque. Fare di tutta l’ erba un fascio è una delle cose meno appropriate al mondo, dal momento che non si è tutti uguali nonostante la comune appartenenza. La propaganda e la generalizzazione sono atti tortuosi che risalgono all’ origine dei tempi: Giulio Cesare e Cesare Augusto se ne servirono per colpire i massimi esponenti dell’ aristocrazia repubblicana e garantire il passaggio dalla Repubblica all’ Impero; i prelati della Chiesa ne fecero ampio uso per ricorrere a metodi truculenti per imporre il Cristianesimo tra gli infedeli per poi, a seconda della situazione, coprire, attenuare o giustificare le maniere forti; Adolf Hitler sfruttò i timori e i pregiudizi diffusi ai suoi tempi tra il popolo tedesco per avviare la Soluzione finale della questione ebraica e scatenare una guerra che devastò la Germania e mezzo mondo causando decine di milioni di morti.

Nella vita, prima o poi, viene il momento in cui ognuno si guarda intorno chiedendosi da dove vengono il nostro stile di vita e, più in generale, tutto quello che si da per scontato: è proprio in circostanze del genere che si intuisce l’ importanza di conoscere il passato, oltre ogni versione ufficiale. Intendere correttamente la storia è fondamentale per comprendere chi noi siamo e il momento presente. Eppure, spesso e volentieri trovare una risposta adeguata risulta molto difficile poiché la storia è stata troppo a lungo manipolata in favore di precisi interessi atti a giustificare, se non addirittura beatificare, idee e azioni drastiche o poco limpide.

 

La Resistenza partigiana, il movimento politico e militare che con il sostegno degli Alleati si oppose al Nazifascismo tra l’ 8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, fu un elemento fondamentale nella nostra storia, dal momento che contribuì con un certo rilievo al recupero della perduta democrazia in Italia, e alla riunificazione nazionale, ma purtroppo, anche la sua storia fu soggetta a propaganda e generalizzazione che ne modificarono opportunamente il ricordo in base a dettami molto precisi in modo tale da occultare gli svariati atti di violenza ingiustificabile di cui alcuni partigiani si resero colpevoli. Durante i conflitti e le guerre civili è molto facile perdere il controllo della situazione, e individui poco raccomandabili ne approfittano prontamente per i propri meschini interessi personali, inquinando l’ ideale originario dell’ insieme a cui hanno aderito. Così accadde ai nostri partigiani, tra i quali si manifestarono molte pecore nere che compirono abusi ed eccessi animati da desideri di vendetta personale, da ripicche e prepotenze che con la guerra civile avevano ben poco a che vedere. Ogni medaglia ha il suo lato rovescio. Tra i partigiani di ideologia comunista vi furono peraltro elementi che, aizzati dagli esponenti del Partito Comunista, ansiosi di fare dell’ Italia una nazione ispirata al Bolscevismo, attaccarono in più occasioni i combattenti di diverso orientamento politico per poi ridurre al silenzio gli eventuali testimoni. Terminata la guerra, l’ Italia divenne una Repubblica e, nell’ intento di garantirle una durevole stabilità, gli eccessi partigiani vennero prontamente insabbiati elevando l’ intero movimento allo stato di schiera di cavalieri senza macchia che avevano tutti quanti agito in maniera costantemente valorosa e impeccabile per il bene esclusivo della nazione. Se ne occultarono abilmente le uccisioni di persone innocenti e inermi sulla base di semplici sospetti, spesso infondati, o sotto la spinta di un cieco odio ideologico, piuttosto che le azioni che provocarono le rappresaglie dei nazisti, davanti alle quali sfuggirono nell’ ombra, senza lasciare traccia, esponendo il popolo innocente ai rastrellamenti punitivi, per non parlare delle torture ai danni dei fascisti catturati, che poi giustiziarono, e gli stupri di gruppo ai danni delle donne che finivano tra le loro grinfie. Molti ufficiali del Sicherheitsdienst, il servizio segreto delle SS, atto a individuare gli avversari del Nazionalsocialismo, si dissero più volte meravigliati dalla grande quantità di lettere anonime, incoraggiate proprio dai partigiani, che giornalmente arrivavano presso di loro, il più delle volte recapitanti speciose accuse atte a far arrestare una persona scomoda sul lavoro, piuttosto che un corteggiatore della moglie o un vicino di casa che sconfinava, inducendo i nazifascisti a un notevole dispiegamento e impiego di forze. Per contro, la stessa propaganda repubblicana presentò come funesto e antitaliano tutto quello che era avvenuto ai tempi della Corona e del Fascismo: solo la Repubblica e i suoi pionieri avrebbero finalmente dato all’ Italia l’ orgoglio di sé stessa.

Durante la guerra civile italiana, in ogni provincia ai piedi delle Alpi settentrionali ebbero luogo gravi episodi che disonorarono la nobiltà e il sogno dei partigiani veri e propri. Nel Biellese, ad esempio, il clima di paura, sospetto, collera, desiderio di vendetta e aggressività divenne tale che in ogni paese ne fecero presto le spese molti innocenti e persone di buona volontà che avrebbero senz’ altro potuto contribuire ad alleggerire l’ alta drammaticità del momento, come l’ imprenditore Giuseppe Bertotto, che pur non essendo fascista fu podestà del paese di Veglio, e analogamente ai cittadini più facoltosi era solito a investire in grandi opere socialmente utili, fino a quando denunciò formalmente l’ assalto e il saccheggio di un carico di tabacco partito da Vercelli e destinato proprio a Veglio: venne prelevato in piena notte da casa, portato a Bielmonte, e fucilato dopo un processo sommario, per poi essere ulteriormente umiliato venendo seppellito alla rovescia. Secondo i più, la sua brutale uccisione e lo scempio a morte avvenuta furono semplicemente dettati da una ripicca per ragioni personali, nascosta dietro il pretesto della sua denuncia di furto di tabacco in ottemperanza alle leggi allora vigenti. Il furore rovente di quei giorni si riversò persino su molte giovani donne, colpevoli soltanto di essere fidanzate e promesse spose di uomini legati al Fascisti o all’ anticomunismo, o di essere corteggiate dagli ufficiali tedeschi, e che spesso denunciate per spionaggio da un pretendente rifiutato. Un caso particolarmente significativo fu quello della signorina Maria Botta, sartina di Vigliano Biellese, che nel 1944 presumibilmente intratteneva una relazione con un milite del Corpo Ausiliario delle Squadre d’ Azione delle Camicie Nere, fino al giorno in cui tre partigiani la prelevarono dal modesto laboratorio in cui operava, trascinandola a casa sua per farsi consegnare i suoi pochi oggetti di valore e poi conducendola in una zona isolata nei pressi del torrente locale, ove la fucilarono infossandone il cadavere sotto appena dieci centimetri di terra. Storie simili ebbero luogo a Veglio, ai danni di una ragazza appena diciottenne, unita in fidanzamento a un fascista di Biella, e a Occhieppo Superiore, in frazione Galfione, ai danni di una certa signorina Ressia, massacrata a picconate da alcuni uomini del distaccamento Pisacane, agli ordini di Francesco Moranino, alias Gemisto. A guerra finita, un residente denunciò il fatto, ma il senatore Pietro Secchia, a sua volta proveniente da Occhieppo Superiore e assai vicino a Palmiro Togliatti, intervenne attivamente in difesa dei responsabili.

 

La dittatura e la guerra sono esperienze particolarmente tragiche provocate dai motivi più diversi tra loro, ed è doveroso fare tutto quello che è possibile per porvi fine. I partigiani intrapresero senz’ altro una lotta coraggiosa a cui le generazioni attuali devono guardare giustamente con riconoscenza, eppure, in mezzo a tanto valore e amor di patria e libertà, alcuni di loro ne disonorarono ampiamente lo stendardo abbassandosi al livello di quei mostri che combattevano. Ma quello che pare ancor più riprovevole fu la successiva cortina di silenzio, talmente spessa da cancellare il ricordo degli errori e dei compromessi, creando la convinzione che tutti i monarchici e i fascisti fossero cattivi, mentre tutti i repubblicani e i partigiani furono buoni. Eppure, l’ unico modo che le persone hanno per correggersi è distinguere la verità e guardarla in faccia. Anche ammettendo e ricordando sempre che tra gli eroi della Repubblica vi furono tanti vili e bruti che agirono con disonore, insanguinando ingiustamente il nostro Tricolore.

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