Vilhelm Hammershoi pittore

~Appunti sul pittore Vilhelm Hammershoi.

Succede. Raramente, ma succede, E’ come un colpo di fulmine amoroso. All’improvviso vedi qualcuno o, in questo caso, un’immagine, e ti blocchi come se, anziché vederla per la prima volta, come è nella realtà, la riconoscessi:  immagine nota e amata, forse in un’altra vita.
Questo è, a grandi linee, quello che mi è accaduto quando ho incontrato il dipinto intitolato Hvile (“Riposo”) del pittore danese Vilhelm Hammershoi. L’incontro, inutile dirlo, è stato casuale. Cercavo su Internet qualche immagine femminile per realizzare la copertina di un mio libro di poesie. Doveva essere dipinto da un artista scomparso da almeno 70 anni, per non contravvenire alla legge sui diritti d’autore. Così, navigando qua e là, ho trovato l’immagine che era già nella mia testa. Una donna vista di spalle, di fronte a lei una parete, l’interno spoglio di un angolo di stanza, con un tavolo su cui è posata una zuppiera finemente decorata. La donna indossa un corpetto ottocentesco, forse di velluto, che le lascia scoperto il collo. Su quel collo scoperto molti hanno intravisto un elemento di sensualità accattivante, e forse hanno ragione. I colori del dipinto sono tenui, sfumati tra il grigio, il bianco e il beige. Tutto sembra immobile, e lo è. Una immobilità che ha, per me, un effetto ipnotico, quasi paralizzante. Vorrei chiedere alla donna di voltarsi, vorrei vederle il viso, vorrei ascoltare la sua voce. La mia razionalità si è di colpo dissolta. Spero che si volti, che giri di tre quarti la testa, che muova un braccio, che scosti lentamente la sedia su cui è seduta.  La suggestione è momentanea, dura pochi istanti. La figura rimane seduta, il suo volto non mi verrà svelato.

Vilhelm Hammershoi è un pittore danese, vissuto quasi sempre a Copenaghen, sua città natale, anche se ha molto viaggiato, nella sua non lunga vita: è morto, infatti, nel 1916, all’età di 52 anni, per un cancro alla gola.
E’ stato definito il pittore dei ritratti di spalle, figure femminili che possono essere riferibili alla moglie Ida, a una domestica o ad altre persone della casa. Non credo sia importante. Lui avrà avuto una ragione, per scegliere questa “posa”.  Non certamente una incapacità a dipingere i volti, dal momento che altri quadri raffigurano uomini o donne di fronte o di tre quarti. Le figure femminili sono quasi sempre all’interno di una casa tipicamente borghese, in piedi oppure sedute, una casa che probabilmente è quella dello stesso pittore. Spesso è raffigurata una lunga sequenza di stanze intraviste attraverso una successione di porte aperte, stanze arredate sobriamente, spesso deserte, in una atmosfera di rarefatto silenzio, come è stata definita. Dalle grandi finestre entra però una luce che si riverbera all’intorno, pallidi raggi di sole che si proiettano sui pavimenti e sulle pareti e sembrano accarezzarli.
Hammershoi ha dipinto anche paesaggi, con lo stesso stile minimalista, come è stato definito dalla critica. Oppure conglomerati urbani, con edifici squadrati, immersi nel grigiore metropolitano.

Hammershoi ha ricevuto numerosi riconoscimenti, in vita e, dopo la sua morte, una mostra retrospettiva a Copenaghen. Poi, per lunghi anni, silenzio. Fino agli anni ’80, quando gli sono state dedicate due importanti mostre, a Parigi e a New York.

Hammershoi: il poeta del silenzio. Il suo stile tipicamente nordico mi ha conquistata. “Una pittura per sé, come un diario che uno lascia volontariamente aperto, per un mostrarsi indiretto”. Questa osservazione di Lorenzo Pica, apparsa in un suo articolo del 2013 sul sito Free Man in Real World, può benissimo essere riferita alla mia raccolta di poesie.
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In questa posa ho voluto anche vedere il destino di molte donne: quello di restare nell’ombra, relegate in un angolo della casa. Ma si tratta, alla fine, di un anonimato fittizio. Lo stesso artista, nell’immortalare la donna di spalle, ha consapevolmente voluto darle l’importanza che lui certamente le attribuiva e che la donna meritava.
Questo ritratto resterà per sempre nella nostra memoria, perché ha toccato livelli profondi della nostra coscienza.

Dicembre 2015
Grazia Valente

 

 

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