LE PEDULE - (scritto a 4 mani con giulia75)

ritratto di monidol
 
 
 
 
Luisella sembrava nata per fare la casalinga: sin da piccola aveva sempre provato gusto e soddisfazione nell’accudire la propria casa e i propri cari. La mattina le piaceva alzarsi prima di tutti per preparare la colazione; non appena la casa si riempiva del profumo di caffè e pane tostato, entrava nelle camere e, con una voce che faceva immaginare il sorriso, svegliava delicatamente marito e figlio.
 
Rimasta sola, apriva le finestre e accendeva la radio sintonizzata sulla sua stazione preferita, quella che trasmetteva le canzoni della sua giovinezza.  Lei le cantava a memoria mentre muoveva con agilità il suo corpo morbido e pasciuto fra letti, tavoli e sedie, lasciando al suo passaggio solo ordine e profumo di pulito.
 
Poi lavava il viso con acqua e sapone, lo spalmava con la Cera di Cupra, e per ultimo un filo di rossetto rosa sulle labbra ad appagare il suo senso dell’ordine e del bello, più che quello della sua vanità.
Incontrarla nel paese a fare la spesa e ricevere il suo allegro buongiorno, era un piccolo dono di serenità.
 
Le ore passate in cucina erano le sue preferite, tra i fornelli esprimeva tutta la sua creatività e la sua fantasia. Nel pomeriggio lavava, stirava, rammendava, svuotava armadietti e puliva vetri occhieggiando la sua soap opera preferita. Luisella era felice, di una felicità pacata e senza pretese fino al giorno in cui il marito andò in pensione.
Da quel giorno la sua vita diventò un inferno.
 
Forse la paura di invecchiare, o quella ancora peggiore di sentirsi inutile, spinsero il marito a riversare dentro casa le sue doti di efficienza e organizzazione che fino allora aveva sfruttato unicamente nell’ambito lavorativo.
 
L’uomo cominciava a pontificare già dal primo mattino: “Per stare bene bisogna cominciare dall’alimentazione. Bisogna mangiare con il cervello, non con la pancia, vedrai che anche tu Luisa, vista l’età, ne trarrai beneficio. Basta con quei dolci pieni di colesterolo! The verde e cereali sono l’ideale per far funzionare bene reni e intestino”.
A lei il muesli ricordava il cibo per le galline e il the le faceva brontolare lo stomaco tutto il giorno, lasciandole dentro un senso di vuoto.
Il figlio aveva resisto alla presenza del padre fra le mura domestiche solo sei mesi, dopo di che era uscito di casa per condividere un appartamentino con un jamaicano che frequentava la stessa università.
 
Dopo la colazione lui si metteva a leggere il giornale: “Per favore Luisa, evita di accendere la radio, il paese sta andando a rotoli e forse è meglio cercare di capire qualcosa di quello che sta succedendo in politica invece di farsi istupidire dalle canzonette!”.
Lei, allora, spegneva la radio e si immergeva nelle pulizie.
“Luisa non puoi usare prodotti meno profumati? Mi fanno venire il mal di testa e sicuramente saranno più inquinanti degli altri. D’ora in avanti andremo insieme a fare la spesa al centro commerciale, c’è più scelta ed è più economico”.
 
Era lui ormai che redigeva la lista della spesa e che, marciando davanti a lei che spingeva il carrello, guidato dal volantino delle offerte come fosse una mappa del tesoro, sceglieva i prodotti e di conseguenza i menu: “Bisogna preferire i cibi poco cucinati che conservano intatte tutte le proprietà…”
Luisella lo seguiva arrancando con il carrello pieno di prodotti misconosciuti: germogli di soia e pane kamut, latte di capra e yogurt all’aloe vera dall’inquietante consistenza.
 
Una volta a casa lui sovrintendeva la preparazione dei piatti, pilotando gesti e tempi della moglie: “Luisa smettila con tutto quel sale fa male ed è inutile!”
Il risultato era deprimente e lei era depressa, si sentiva persa, inutile, inadeguata. A completare l’opera contribuì anche l’ultima decisione del consorte che consisteva nel frequentare un corso pomeridiano di balli sudamericani al fine di “aprirsi ad una nuova socialità”.
Durante questi incontri, la scarsa predisposizione di entrambi si concretizzava in altre lamentele verso la povera Luisa perché, secondo lui, non stava a tempo perché era troppo grassa e incapace di seguire la guida del proprio cavaliere, pertanto colpa delle difficoltà di entrambe.
 
Un giorno però Luisa ricevette dal marito un regalo ed una buona notizia. Enrico aveva acquistato per loro due paia di pedule per camminare in montagna ed era intenzionato ad effettuare una passeggiata alla settimana sui monti che distavano pochi chilometri da casa. Lei aveva sempre amato la natura e forse durante quelle passeggiate avrebbe ritrovato un po’ di pace.
 
Ma anche in questo il marito non si smentì. Si rifornì di carte geografiche, racchette e abbigliamento appositi e si mise a programmare la prima gita con la consueta pignoleria. Lista di cose da portare nello zaino, abbigliamento, calzature, cibo e mappe. Alle sei del mattino tutto era pronto e caricato in macchina dalla sera prima. Tre quarti d’ora di viaggio e avrebbero cominciato la loro prima gita.
 
In effetti, questo era il programma ma, in pratica, tutto era destinato a saltare miseramente, anche se tale consapevolezza appartenne per circa venti minuti solo a Luisella.
Se ne era accorta cinque minuti dopo la partenza, ma ne aveva lasciati passare altri quindici in silenzio, perché temeva la sua reazione; lui non avrebbe tollerato che qualcuno o qualcosa, mandasse a monte i suoi piani, tanto meno che glieli ritardasse.
 
“Come hai potuto dimenticarle!?” Sbottò, infatti, quando risoluta gli comunicò di aver dimenticato a casa le pedule. “Non lo so come ho potuto ma le ho dimenticate. Vuoi crocifiggermi per questo?” domandò esasperata.
In realtà, Luisella sapeva bene come era successo, la sua mente le aveva rimosse.
Lo sentì grugnire qualcosa tra i denti, mentre decelerava per entrare in un parcheggio, furibondo, dimenticando la freccia e attirandosi addosso gli insulti degli automobilisti.
“Perché ti fermi? Dobbiamo tornare indietro, senza pedule non posso venire.”
“Ovvio!” rispose lui alterato. “Vado a prenderle da solo, non c'è bisogno di sanare in due l'errore di uno.”
“E io? Cosa faccio qui da sola?”
“Arrangiati! C'è un bar, prenditi qualcosa.”
 
Luisella non replicò, non mosse obiezioni e, del resto, quale migliore occasione per restar un po’ sola coi suoi pensieri?
Appena lui si allontanò, attirata dalla quiete e dalla frescura del bosco Luisella cominciò a inerpicarsi per la montagna e seguitò a camminare per ore, malgrado i tacchi e il sopraffiato. Era come inebriata, l’aria frizzante, il profumo del sottobosco e lo splendore della natura la facevano sentire viva e libera!
 
Cadde più volte Luisella, inciampando tra gli sterpi, e ogni volta, col culo per terra,  scoppiava a ridere, immaginando sul volto del marito una smorfia diversa per ogni sbucciatura di ginocchia.
Solo al tramonto realizzò di essersi persa e fu assalita dalla paura.
I piedi le dolevano, così, tolse le scarpe e si mise a sedere per lasciarli riposare.
Per un attimo, persino l'idea di essere sbranata dai lupi le sembrò più allettante del tornare indietro.
 
Mentre meditava sulla possibilità di costruirsi un rifugio tra le foglie per la notte, una voce alle sue spalle la fece sobbalzare.
“Non abbia paura, vivo qui vicino, mi chiamo Oreste. Sta bene? Nessuno solitamente arriva fin qui ...” Luisella si voltò e scoprì che a pronunciare quelle parole era stato un uomo dall'aspetto trasandato, vestito di cenci, con barba e capelli incolti.
“Mi sono persa.” ammise imbarazzata.
“Se si fida e ce la fa a fare qualche altro passetto” disse l'uomo, scorgendo con la coda dell'occhio le scarpe abbandonate nel terreno, “ lì dietro c'è casa mia.” continuò, indicando una costruzione in pietra a un centinaio di metri.
 
Luisella annuì e lui le fece strada ma, quando furono innanzi alla porta, si fece da parte per farla entrare. Certo non aveva un bell’aspetto e, di sicuro, non era un fanatico delle saponette, ma conosceva le buone maniere.
La baita di Heidi sarebbe stata un lusso a confronto, pensò Luisella scrutando rapidamente l'angusto abitacolo, ma il camino era acceso e la stanza sapeva di formaggio stagionato e mosto.
E formaggio e mosto fu tutto quanto l'uomo poté offrirle per cena.
 
“La ringrazio, lei è molto gentile, domattina leverò il disturbo.” si sentì in dovere di dire, ma a tale dichiarazione lui fece un’alzata di spalle e una di sopracciglio che gli piegò la bocca in un, non meglio identificato, mezzo sorriso.
Dopo le poche battute che si erano scambiati nel bosco, l'uomo sembrava aver esaurito ogni argomento.
Dopotutto quella non era una casa abituata ad ospitare gente e nel tempo, a furia di non parlare, ci si poteva anche disabituare alla parola.
Il mosto, unito alla stanchezza e allo scoppiettio della legna nel camino, catapultarono dolcemente Luisella nel mondo dei sogni, prima che potesse rendersi conto.
 
Al mattino fece giusto in tempo ad affacciarsi alla finestra e vederlo allontanarsi col suo gregge di pecore. Avrebbe potuto corrergli dietro, salutarlo e avviarsi, ma sul tavolo le aveva lasciato dell'altro formaggio e una brocca colma di latte fresco.
A suo marito sarebbe venuto un infarto vedendola trangugiare tutti quei grassi di buon mattino. Formaggio a colazione … roba da scomunica!
Mentre se la sghignazzava, immaginando il suo disgusto, Luisella udì delle voci, s'affacciò e scorse in lontananza un gruppo di uomini con cani al guinzaglio.
Si acquattò in cerca di un nascondiglio. Da quella scomoda posizione scorse, su di una vecchia sedia di paglia, accanto al camino, una radio. Sorrise.
 
Sentì gli uomini parlare, sbirciò dalla finestra e li vide disposti in cerchio intorno a Oreste. Pochi istanti e l'uomo, con un' alzata di spalle e una di sopracciglio, trafugò ogni sospetto, restituendoli al bosco.
Il pastore fece una carezza  al suo cane poi, senza girarsi,  si avviò con le pecore verso il  pascolo.
Luisa accese la radio e si rimboccò le maniche.
 
 
 
 
 

 

 

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Gradimento

ritratto di shapiro49

ottimo lavoro!....anche

ottimo lavoro!....anche attuale!

complimenti.........

ciao

 

ritratto di monidol

Grazie della lettura

Buona Giornata

moni

Ma questo è un horror....

.....altro che psicologia....!!!

Agghiacciante descrizione di una vita che va a rotoli per colpa della stramaledetta routine che tutto appiattisce e in noia trasforma.

Agghiacciante descrizione di un uomo che non sa chiedere di meglio alla vita ma preferisce viverla con la sicurezza e la consapevolezza delle abitudini. Senza mai rischiare, senza mai uscire dai binari, senza mai minare le proprie certezze.

Due mondi che non si sono veramente mai incontrati ora si scontrano con esito terrificante.

Che schifo!

E il finale è una resurrezione.

Bravissime ad entrambe, il racconto è riuscitissimo e mi è piaciuto molto.

 

ritratto di monidol

Un Horror °-°

è curioso quanto  a te Paolo e anche a NdN più sotto, che siete due maschietti, arrivi in modo molto serio e spaventevole, mentre  Gabriella colga più l'ironia.

Mi piace molto la valenza di resurrezione che dai al finale.

Grazie Paolo,

moni

 

Ti dirò....

.....come ci insegna il buon Stephen King, per trasmettere l'orrore a volte non serve scrivere di mostri, vempiri e zombi. Basta semplicemente guardarci intorno.

Ecco perché questo racconto mi ha impaurito. Perché vivere la vita della protagonista è senz'altro peggio di affrontare un mostro.

Ed ecco perché, alla fine, parlo di resurrezione. Perché si ha il coraggio di rinascere e lasciarsi alle spalle tutto il marcio.

E poi, riflettendoci bene, sì, c'è anche un po' di ironia: la faccia del marito quando scoprirà il tutto!

Di nuovo complimenti.

ritratto di monidol

Sono davvero

molto d'accordo con quello che dici. Spesso le grandi tragedie maturano proprio dentro il quotidiano, che così facilmente si carica e si comprime come una pentola a pressione, quella in cui di solito si cuoce il minestrone che si porta in tavola tutte le sere. A rigrazie per le belle riflessioni.

ritratto di nientedinuovo

Brave, uno spunto davvero interessante

Brave, uno spunto davvero interessante che apre a importanti riflessioni. Credo che meriterebbe la fatica di un ulteriore approfondimento. Scorrevole, scritto bene, in modo unforme, nonostante le quattro mani, un grosso pregio questo. Solo qualche raro punto, facilmente aggiustabile, risente forse della normale stanchezza dovuta a queste meritevoli fatiche. Leggendovi ho capito alcune cose che finora mi erano sfuggite sui ruoli di uomo e donna e sulle conseguenze che esse hanno sulla nostra vita, sull'andare in pensione in questo caso, ma non solo. Grazie

ndn :)

ritratto di monidol

Mi ti hanno intristito

cazvolo!  Mi dispiace, un rientro faticoso. In questo periodo, qui,  si spendono più parole in critiche e acredini varie, che in storie o emozioni da raccontare ... peccato!

Ma passiamo al tuo commento, molto serio e compassato. uuhhh... uuuhhh

Non credo che nell'intenzione di entrambe ci fosse chissà quale analisi  dei ruoli  maschini e/o femminili, (che mi sembra uno degli argomenti più insondabili dell'universo, nonostante quel presuntuoso di Alberoni,  puoi buttare  via gli appunti.  :-) Ci siamo limitate a esasperare una situazione, quasi banale, e sicuramente non così insolita nelle relazioni di copia,  per vedere cosa succedeva... Di fatto pilotare la vita degli altri soprattutto a "fin di bene" è un errore  tanto facile, quanto pericoloso. Succede spesso in molti rapporti, genitori figli, fra amici, fratelli... a volte quando esaspero mia figlia   "per il suo bene" ovviamente, diventa verde come Ulk e mi urla "Mi lasci sbagliare da sola per favore?!"

ritratto di nientedinuovo

Sorrido, mi piace tanto che ti preoccupi per me :)

Sorrido, mi piace tanto che ti preoccupi per me :)
Vedi? Anche senza intenzione avete messo in luce qualcosa di importante: non c'è pensione, nel suo triste senso di fine di una attività, per chi ama quello che fa e può realizzarsi lungo tutta la vita. Tipo occuparsi di fare casa, della terra e così via. Ancora più brave!
Ci sono tanti apprezzamenti nel mio commento precedente, non mi sembrava di essere così serio e compassato... mi spiace tu mi abbia percepito così.
Ehm, quella storia di Hulk è una minaccia nei miei confronti? :(

ndn :)

che carino!

i miei complimenti, mi ha rilassata (e trovo Luisa adorabile)

a rileggervi

Gabriella

ritratto di monidol

Fare Luisella adorabile

è stato interessante poichè (almeno per me) rappresenta il mio opposto.
Grazie Gabriella, lieta del rilassamento, merito dell'aria di montagna che il gusto ci guadagna! Vabbè dai dopo questa saluto.
Ciao
moni

ma io

la trovo adorabile quando sfugge avventurosamente al proprio destino; e per la pulizie e la cucina...la perdono!

:)

ritratto di Rubrus

***

Be', in parte potrei dire le stesse cose che ha detto P.G., ma per altra parte il marito mi ha ricordato lui...

ritratto di monidol

Magda!

... :-)
Ciao

ritratto di Massimo Bianco

La prima cosa che ho pensato

La prima cosa che ho pensato quando ho visto questo racconto sulla home page, Monidol, è stata: "tò, Giulia 75 rediviva dopo secoli, incredibile, bene". Tuttavia dopo 5 giorni di commenti e di tue risposte la sua presenza risulta del tutto fantasmatica, per giunta io credo di avere abbastanza buona memoria e ho l'impressione di aver già letto qualcosa di analogo in passato. Non che ci sarebbe nulla di strano, visto che il tema non è certo rivoluzionario, ma vuoi vedere che è solo una riproposta?

A ogni modo, che sia nuovo oppure vecchio, è senz'altro carino, peccato solo che di fatto non ha una conclusione. Come frase di presentazione del racconto andrebbe bene questa: "le strade dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni". E certo il marito era benintezionatamente interessato al bene della coppia, ma con risultati grottescamente devastanti. A corollario si potrebbe aggiungere che se i matrimoni sono ormai fuori moda (oggi ci sono più divorzi che matrimoni), metà di quei pochi che paiono funzionare, in realtà funzionano solo perchè marito e moglie si vedono pochissimo, troppo pco perché si accorgano di non sopportarsi, si permetta che per qualsiasi motivo aumenti la frequentazione ed ecco subito che scoppiano. Piaciuto, ciao a te, Moni, e ciao al fantasma che dall'aldilà ha collaborato allo scritto.