Il fondamento antropocentrico della fantascienza

Attualmente la fantascienza è uno dei generi letterari e cinematografici di maggiore successo al mondo. Sorta originariamente nel contesto del romanzo scientifico novecentesco, e avente come tema fondamentale l’ impatto di una scienza oppure di una tecnologia, sia reale che immaginaria, sulla società e i singoli individui, oggi è saldamente imposta anche nei fumetti, in televisione e nei videogiochi. E’ peraltro suddivisa in moltissimi sottogeneri, da quello sociologico tradizionale, composto da romanzi e racconti a sfondo sociale, incentrati sulle scienze sociali più che sulla tecnologia, a quello apocalittico e post apocalittico, trattante il tema dell’ imminente fine del mondo o della civiltà a causa di una guerra nucleare o di una pestilenza, oppure di qualche disastro naturale o artificiale, senza dimenticare quello tecnologico, caratterizzato dall’ esaltazione dei temi scientifici e tecnici, trattati con una certa esattezza, o quello umoristico, animato da storie che rivisitano in chiave ironica i temi classici del genere. Tale abbondanza di idee e sfaccettature la rende uno dei generi più variegati e interessanti in assoluto.

 

Oggi, grazie all’ avvento degli effetti speciali digitali nonché dei continui perfezionamenti nel campo del trucco sia cosmetico decorativo che prostetico nel mondo sia cinematografico che televisivo, la fantascienza è famosa soprattutto per le storie incentrate sull’ esplorazione e la colonizzazione spaziale, sul primo contatto e l’ invasione aliena, nonché sul viaggio nel tempo e le intelligenze artificiali. Certamente sono tutti temi tradizionali di questo genere narrativo, elementi che con l’ andare del tempo hanno contribuito al suo successo su vasta scala, ma in un certo modo hanno messo in ombra quello che probabilmente rappresenta il suo aspetto principale, la sua natura più intima: l’ antropocentrismo.

La fantascienza, infatti, per sua natura attribuisce una posizione centrale al genere umano e a tutto ciò che gli è proprio. Fin dall’ origine dei tempi, uomini e donne si pongono costantemente grandi domande a cui solo in parte hanno saputo rispondere con la religione e la filosofia: come ebbe origine la vita? Siamo soli nell’ universo? Che cosa dimora nella nostra essenza più profonda? L’ uomo è parte della natura o ne è il padrone? Forse non è un caso che le migliori opere di fantascienza, sia letteraria che cinematografica, siano quelle più evidentemente orientate al tema antropocentrico ed epico: Herbert George Wells firmò alcune opere che, per quanto influenzate dai temi fantastici e scientifici, costituiscono tuttora un notevole strumento di analisi sociale e morale da cui emerge la convinzione che la scienza e la tecnica debbano essere sempre e comunque orientate a un progresso benefico, e che l’ umanità debba essere costantemente capace di controllare le forze da essa stessa create. George Lucas rivoluzionò profondamente il panorama fantascientifico con la serie di «Guerre stellari», visibilmente ispirata alle antiche fiabe e leggende cavalleresche, prima tra tutte quella dell’ eroe che deve mettersi alla prova e salvare una principessa insieme ai compagni di viaggio. James Cameron diede vita alla serie di «Terminator» sostenendo la netta superiorità dell’ uomo sulle forme di vita e le intelligenze artificiali, concetto in seguito ripreso e adattato da Paul Verhoeven nello sviluppo del suo «RoboCop». Michael Crichton animò il dibattito sul controllo sulla natura e delle potenzialità della scienza, sostenendo apertamente l’ avventatezza della relativa corsa alla commercializzazione, nelle pagine di «Jurassic Park» e «Il mondo perduto».

 

La fantascienza rappresenta un mezzo particolarmente idoneo alla riflessione sui pregi, i difetti e le manchevolezze del nostro mondo e del nostro stile di vita. Consente di affrontare temi impegnativi ed estremamente delicati come i divari sociali, le tensioni razziali e le dominazioni straniere ambientando la vicenda in un altro mondo, con personaggi palesemente inventati, mantenendo intatto il potere dell’ allusione a quanto avviene quaggiù, in questo piccolo mondo: forse fu proprio questo l’ elemento vincente alla base del grandissimo successo dello «Star Trek» di Gene Roddenberry, che mostrava al pubblico dei turbolenti Anni Sessanta un equipaggio di cosmonauti in esplorazione pacifica e appartenenti a tutte le razze, alle prese con tensioni diplomatiche e guerra, razzismo, religione, ribellioni delle macchine, utilizzo come cavie dei pazienti degli ospedali psichiatrici, sviluppo di armi incontrollabili, interferenze con il naturale sviluppo di altre popolazioni.

Determinate opere hanno peraltro saputo affrontare senza particolari sconvolgimenti il tema antichissimo e certamente non semplice della fede religiosa, come ad esempio «Contact», romanzo dell’ astronomo e divulgatore scientifico Carl Sagan, da cui venne realizzato il noto film con Jodie Foster: tale vicenda verte sul fatto che da una parte vi è la scienza con i suoi concreti e tangibili fatti, dall’ altra vi è invece la fede, che non possiede alcun elemento con cui dimostrare le proprie argomentazioni.

 

Sarebbe piuttosto riduttivo, e perfino caricaturale, ridurre l’ essenza della fantascienza ad una mera rappresentazione immaginaria. Essa è per tradizione il riflesso delle più profonde riflessioni degli uomini, dei loro sogni e speranze, di ciò che ritengono che possa avverarsi. Non si occupa soltanto di tecnologie o discipline scientifiche del tutto ipotetiche, ma di tanti argomenti animati da una domanda pressante: «Che cosa ci capiterebbe se...».

Gradimento

ritratto di Rubrus

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Lo dice  la parola: fanta - scienza, ma lo dice meglio il termine inglese : finzione scientifica.

Si parte cioè da una ipotesi scientifica o tecnologica e si immagina quali conseguenze essa potrebbe avere (o aver avuto) sull'uomo.

Negli anni, il concetto di "scienza"  si è allargato compendendo scienze come la sociologia, o la psicanalisi, che, ai tempi di Wells o Verne, erano agli esordi se non sconsciute.

Mai è venuta, o dovrebbe venire meno, però, la plausibilità scientifica di base dell'ipotesi narrativa, che può  essere trattata in tanti modi diversi: speculativo, avventutoso, distopico, utopistico, siociologico, biologico ecc. Le sfumature sono infinite quante la fantasia umana.

Secondo me, come genere narrativo, anche se non come filone cinematografico o ludico, è un po' in declino, ma è una mia opinione. 

 

Ha ragione, è proprio così.

Ha ragione, è proprio così. Quanto al declino di cui lei parla, io penso che sia più che altro dovuto al progressivo calo delle letture. Non conosco la situazione di altri Paesi, ma in Italia si legge veramente poco. La ringrazio per la sua attenzione, mio buon amico.