da "Voci Bianche a Montecitorio": Prefazione

ritratto di Giuseppe Bauleo

Voci Bianche a Montecitorio, di Raf Derose
Prefazione

Questo romanzo è stato scritto, ed è ambientato, nel 2007. Sono passati dieci anni, e qualche ritocco era necessario. Più che altro perché una buona parte di esso parla delle storture e delle porcherie attuate allora dalla nostra classe politica, da una sconcertante magistratura, e da tanti "intellettuali", perlopiù asserviti ad una della fazioni in campo. Alcune descrizioni sono rimaste, per esigenze di trama, in quanto servivano a motivare quanto sarebbe accaduto. Altre sono state tagliate perché non più tanto attuali, e avrebbero solo appesantito la narrazione. Avrei potuto sostituirle con roba più recente, ed anche più pesante (abolizione art.18, che ha cancellato il concetto di "precarietà" semplicemente eliminando il suo opposto, quello di "stabilità", di "sicurezza del posto di lavoro"; legge cosiddetta "Fornero", dal nome di chi ci ha messo la faccia tanto non doveva candidarsi ad alcuna elezione, ma in realtà voluta, accettata e benedetta da tutti, compresi quelli che dichiarano di volerla modificare e poi propongono boiate come l'A.P.E.; decisioni vergognose della Consulta, fondamentale baluardo in difesa della nostra amata costituzione, tutte rivolte a proteggere privilegi assurdi ed ingiustificabili per la cosiddetta casta, con la scusa che i diritti, comunque acquisiti, non si toccano, mentre consente tranquillamente di cancellare quelli conquistati con dure lotte dalle classi lavoratrici, e giudica persino incostituzionale un referendum indetto per ripristinare quei diritti, con il tacito benestare di organizzazioni sindacali ormai asservite, complici e chiaramente schierate ed integrate con la suddetta casta...), ma mi sarebbe saltata l'ambientazione temporale, salvo incasinare tutto, ed avrei dovuto in pratica riscrivere l'intera storia. Del tutto superfluo. Perché il male che essa denuncia ha un nome ben preciso: corruzione. Un mostro vivo e vegeto come allora, forse anche più di allora, che sottrae risorse, speranze, opportunità, che miete ogni giorno sempre più vittime, che ormai non tenta neppure di nascondersi e che ogni governo pretende di stroncare con qualche affabile buffetto.
No, non sarà il sistema ad abbattere se stesso.
Toccherebbe a noi farlo.
Ma in che modo?
Negandogli il nostro consenso in occasione di consultazioni elettorali, tanto per cominciare. Mandando a quel paese sindacati ormai privi di qualsiasi credibilità, collusi con il potere che fingono di combattere, ed organizzarsi in maniera autonoma per far sentire le proprie ragioni. Magari cominciando ad agitare bastoni e forconi, o almeno a tirare uova e pomodori marci per far capire che non siamo più disposti a sopportare… non lo so. Avevo sperato in Grillo e nel suo movimento, ma anche quello si è dimostrato un bluff.
Non lo so.
Questo romanzo descrive una fantasiosa ipotesi. Certo poco credibile (è catalogato come fantascienza, o più precisamente fantapolitica), ed in fondo nemmeno tanto auspicabile. Forse un po’ troppo rosea e zuccherosa, ma, nello scriverlo, le mie intenzioni non erano quelle di incupire ancora di più un potenziale lettore. A questo, pensa la realtà.
E lo fa fin troppo bene.

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