... quel tempo discorde

ritratto di ivan bui

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume. (Ennio Flaiano)

Un pomeriggio di agosto, caldo umido, malaticcio, pochi avventori ai tavoli, un odore di cose già viste, l’attesa di qualcosa che sai non arriverà. Guardi la gente che passa, cerchi di rubargli un gesto, pensi a quando dall’altra parte c’eri tu, porti il bicchiere alle labbra, ti regali qualche ricordo lontano.

Trent’anni. Una vita. Trent’anni trascorsi a collezionare giorni vuoti, tutti uguali, vissuti con l’ostinazione di chi ha perso tutto ma non vuole piegarsi. Quanta rabbia, odio, vorresti provarne di più, vorresti uccidere ma ti trovi di fronte un groviglio di ingranaggi che rendono invulnerabile il tuo nemico. Solidarietà, comprensione, tristezza. Una gran voglia di tornare alla normalità ma, lì i pensieri si inceppano, sanno che è una dimensione dissolta. La normalità è un insieme di regole a cui ti attieni finché qualcosa di sconvolgente non lo devasta, finché ti sembra tutto insignificante. Da quel momento la normalità è uno spazio astratto, impalpabile, estraneo. Uno spazio dove gli altri continuano il loro percorso. Non ti fai domande, non cerchi risposte. Pochi guardando quell’orologio fermo sanno coglierne il significato. Storie interrotte, storie diverse. Storie …

Una ragazza troppo giovane ti lancia uno sguardo, sorridi un po’ amaro e distogli lo sguardo ma lei non smette di fissarti, si avvicina, ti chiede se gli offri un panino. La guardi con più attenzione, anche se conosci tutto di lei: capelli neri, non molto alta, decisamente bella. Polo bianca, jeans blu, scarpe basse bianche con una striscia scozzese. L’eleganza, la sua eleganza fatta di semplicità. L’eleganza di un tempo passato.

Impieghi pochi secondi per osservarla ma lei scambia quel silenzio per indecisione, “se me lo offri sarò carina con te”. Resti in silenzio ma con un gesto la inviti a sedere, il cameriere si avvicina incuriosito dal tuo comportamento. “Posso approfittarne?” Un altro cenno di assenso. “Sei timido o sei muto?”. Stavolta non riesci a trattenere un sorriso. Mentre mangia mi guarda spesso, alterna sorrisi a qualche battuta. Gli occhi sono vivaci ma sembrano guardare da un’altra parte. Mangia senza appetito, un sorso di vino e un gelato alla fragola. Per tutto il tempo non cambia espressione, un misto di inquietudine e sfacciataggine, si alza all’improvviso, rimette a posto la sedia con precisione maniacale, si avvicina e mi bacia sulla guancia. Sulla porta si gira, sembra aspettare un gesto, una parola. Se ne va imbronciata.

Tornerà, torna sempre.

Confusione, orrore, grida, polvere. Ricordo un cane che abbaia, gente che corre senza sapere dove andare, una voragine che la inghiotte. Ricordo la mia impotenza. Non ho sofferto, in quel momento a prevalere è l’istinto. Il dolore viene dopo e diventa un compagno da cui non puoi più separarti. Non vuoi …
Resto seduto qualche minuto ancora, guardo lo scontrino per avere conferme, ripenso alle sue labbra che mi sfiorano la guancia. E’ faticoso vivere il passato, a volte non basta nemmeno maneggiarlo con cura.

L’afa svuota le strade, mi incammino senza una meta precisa, ogni tanto mi fermo a guardare con la speranza di rivederla. Bologna d’estate è più sola, più bella, meno boriosa. Il tempo non l’ha cambiata molto, i vicoli, l’ombra dei suoi portici, la sua finta superficialità.

Quel botto tremendo ha lacerato il tempo, lo ha disgiunto. Prima e dopo. Non è solo la tragedia, i morti, il dolore, la voglia di giustizia, a fare la differenza è la gratuità di quel gesto, la sua inutilità.

Ho sempre più difficoltà a tenere in equilibrio il tempo, ripasso tutte le parti della commedia, l’ho recitata fin troppe volte ma le insicurezze sono rimaste intatte. Mi soffermo sulla coniugazione dei verbi, sono importanti i verbi quando li chiami a scandire la vita. Lei ricompare dal nulla “I congiuntivi, attento ai congiuntivi …”. Il tempo di uno sguardo, non ha più il broncio.

Cammina qualche metro davanti a me, lo ha sempre fatto, la sua smania di vedere, conoscere. Una impazienza che ha trovato la sua spiegazione troppo in fretta.

Era stato così fin dalla prima volta. La trattoria era affollata all’inverosimile, mangiavo distrattamente mentre rileggevo la comunicazione che avrei dovuto fare al pomeriggio quando fui interrotto da una voce, alzai gli occhi e la vidi, compresi più dai gesti che dalle parole che mi chiedeva di potersi sedere al mio tavolo, un cenno di assenso e tornai ai miei fogli. “Il caffè te lo offro io, lo prendiamo al bar di fronte, il migliore di  Bologna ma devi darti una mossa, alle tre ho un impegno”. Effettivamente il caffè valeva la fila, mi salutò con una stretta di mano vigorosa, sembrava dispiaciuta. Non ci eravamo nemmeno presentati.

La sala era animata, molti stavano ancora scegliendo il posto. Lei era seduta in prima fila, un’espressione sorpresa e un sorriso compiaciuto, mi convinse a fermarmi per il fine settimana. Giorni indimenticabili. Ripartire non era stato facile, ma ogni partenza prevedeva un ritorno.

Bologna: andata e ritorno. Una frase che pronunciavo con un entusiasmo che mai avrei creduto di poter provare.

Quella volta decise di ripartire insieme a me.

Era impaziente, eravamo arrivati alla stazione in anticipo, io continuavo a ripeterle che era una pazzia andare a Milano in agosto ma lei non aveva voluto sentire ragioni, alla fine mi aveva convinto, qualche giorno nel mio appartamento, poi la pace del lago.

So dove mi sta portando, la chiesa di San Sepolcro è la sua meta preferita, fu proprio mentre mi raccontava la leggenda della pietra nera che ci baciammo per la prima volta.

“Io ti ho baciato, fosse stato per te starei ancora aspettando”.

La pietra nera, oggi opaca e poco visibile, in passato lucida e spendente, tanto che le donne facevano a gara per ammirare la propria immagine riflessa, un via vai continuo finché un santo eremita indignato per tanta vanità fece in modo, con un incantesimo, che invece del volto, la pietra riflettesse i loro peccati. Il vescovo preoccupato, risolse il tutto facendo transennare quello spazio, impedendo ai visitatori di arrivare alla pietra che sentendosi abbandonata finì per diventare opaca e quasi irriconoscibile. 

Sono stanco, cammino da stamattina, mi accorgo di essere ritornato quasi al punto di partenza, ripetere sempre lo stesso copione ha i suoi vantaggi. Scene ripetute, luoghi familiari, anche gli attori sono sempre gli stessi, cambiano solo le comparse ma la loro è una recita inconsapevole.

Lo stesso albergo da trent’anni, la stessa stanza, la stessa vista sulla stazione. Il primo giorno di agosto fa sempre caldo, spengo l’aria condizionata, apro i vetri, l’umidità mi regala subito un abbraccio. Mi siedo e aspetto domani. La voglia di fumare torna prepotente ma il suo sguardo è severo. “Me l’hai promesso”.

Il buio si fa da parte, le prime luci, l’alba sembra avere fretta, sa che si tratta di un giorno particolare. La città si sta preparando, intuisco i movimenti. Bologna si sveglia già indignata. “Bologna non dimentica”. Non ho mai partecipato alla manifestazione, l’ho osservata da lontano. Ho grande rispetto per quelle persone, le abbraccerei una ad una, ma, non potrei farcela. Camminare con loro significherebbe consegnare la mia storia alla … storia. Tante storie che si fondono, che diventano un fatto da ricordare, tramandare, da difendere. Un’unica identità collettiva per evitare un’archiviazione che nessuno sembra volere ma che nei fatti è già avvenuta. Da una parte chi non si stanca di chiedere giustizia, dall’altra chi non si stanca di nascondere la verità.

Non potrei farcela.

Ho coltivato anche la più piccola sofferenza per non dissolvere quella felicità. Ogni anno torno, riavvolgo il nastro, lo faccio ripartire.

“Io resto qui, ti aspetto. So che tornerai ….”.

La sua presenza è talmente forte che fatico a trattenermi. Intorno a me le comparse si muovono come da copione.

Mentre raggiungo la biglietteria rivolgo un’ultima occhiata all’orologio. Le lancette  segnano sempre la stessa ora. Un orologio che scandisce un tempo discorde, un tempo per chi non c’è più e per chi è rimasto per continuare a far vivere la propria storia.

“Solo andata?” mi chiede la ragazza sorridendo. Un cenno affermativo e cala il sipario.

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Gradimento

ritratto di monidol

Bellissimo

E per fortuna dicevi di essere fuori esercizio.

Un racconto palpabile, fisicamente ed emotivamente.

Che bella scrittura che hai.  Il protagonista racconta la sua storia e glielo fai fare così bene che ci si immedesima, si sente come e con lui, perchè la sua storia non è diversa da tante storie, il suo sentire, il suo dolore, i suoi pensieri, sono così riconoscibili. Come questo passo, così vero, per tutti:

La normalità è un insieme di regole a cui ti attieni finché qualcosa di sconvolgente non lo devasta, finché ti sembra tutto insignificante. Da quel momento la normalità è uno spazio astratto, impalpabile, estraneo. Uno spazio dove gli altri continuano il loro percorso.

E poi i sensi, il caldo, l'umido, Bologna, la gente, il suo muoversi, palpitare, vivere e... urlare giustizia.

Struggente quanto condivisibile il rifiuto del protagonista di far diventare la sua storia, la storia, per conservrla, con tutta la sua intensità e il pensiero va a tutte le storie, che sono celate e vivono dentro la storia.

Sembra un gioco di parole ma nel tuo scritto il significato è chiaro e toccante e questo sguardo di sbieco è la cifra e il pregio del racconto.

Scrivi ancora,

moni

ritratto di ivan bui

Grazie Moni ...

un racconto particolare, complesso da scrivere ma credo anche da leggere. Ricordi, dialoghi, salti nel tempo ... è' difficile scrivere della strage di Bologna senza farsi coinvolgere dalla ... storia. Ho partecipato spesso alla manifestazione del 2 agosto, un evento che tutti gli anni si ripete, che coinvolge la città ma non solo. Mi sono trovato spesso a rileggere i nomi di quelle persone che loro malgrado sono entrate nella Storia, mi sono chiesto quale fosse la loro storia, interrotta da quel botto tremendo, gratuito, criminale. Ho pensato che non era giusto che quelle vite spezzate diventassero anonime (anche se in realtà non é vero, chi resta vive ognuno il proprio dolore, la propria storia, i propri ricordi), ho cominciato a scrivere ....

ritratto di Rubrus

***

Sostanziamente un racconto sul rapporto tra la storia e la Storia. 

Il protagonista, a mio parere, afferma l'esistenza di uno iato tra la prima e la seconda.

Non ci viene detto espressamente se la ragazza è stata una delle vittime o no (se sì, la circostanza rappresenterebbe il punto d'incontro, appunto, tra storia e Storia) e ciò mette in primo piano la individualità della vicenda che, appunto, il protagonista vuol preservare. Intorno, la Storia par diventare un rito Gli anni passano e gli individui divengono sempre meno persone. Allora, forse, non resta che attaccarsi a ciò che è solo e può essere solo proprio.    

 

ritratto di ivan bui

Si ...

Confusione, orrore, grida, polvere. Ricordo un cane che abbaia, gente che corre senza sapere dove andare, una voragine che la inghiotte. Ricordo la mia impotenza.

Il racconto ripercorre il prima e il dopo. Il rapporto tra la Storia e le storie ...

Grazie del commento come sempre molto competente.

ritratto di Selly e le bebe rosse

i*

ne hai parlato, l'hai sollevata, ce l'hai rimessa sul piatto del tempo senza mai citarla. come se, chiamandola per nome (la strage, la donna?...) quasi potesse diventare troppo tangibile. 

Invece hai scelto l'atmosfera perfetta, quella in cui il ricordo si mescola con le emozioni. dove il dolore della tragedia senza un perché si addolcisce ripensando ad un incontro d'amore

commovente, delicato e pungente allo stesso tempo. un racconto da conservare. Bologna non dimentica. i bolognesi trettengono

ciao caro Ivan, bravissimo

ritratto di ivan bui

Grazie ....

l'atmosfera a Bologna è una componente decisiva, soprattuto quando si tratta di sofferenza. Non potrei aggingere molto al tuo commento ....

Ciao Selly

ritratto di paserangel

Bellissimo e struggente

Bellissimo e struggente racconto che riporta alla mente uno degli episodi più cruenti e drammatici della nostra storia.

Ne rimasi profondamente colpito, come tanti allora, ed ha continuato per anni a turbare l'esistenza del vivere in un paese così infelice. Tanto da cimentarmi anch'io in una riproposizione che ne feci tempo fa.

Se ti interessa:   www.neteditor.it/content/235401

 

Ciao

ritratto di ivan bui

Grazie, certo che mi interessa ....

ho voluto "scorporare" una storia, viverla al singolare. Una vita spezzata come tante raccontata senza la ferocia di quel gesto.

Grazie per il passaggio.

ritratto di Diotima

intanto disapprovo

intanto disapprovo la frase di flaiano. questo non impedisce di entrare negli espedienti della simultaneità degli eventi che riproduci in profondità, nello spazio, nel linguaggio. le condizioni create le smuovi, le continui, le rimodelli, per tendere oltre una consapevolezza restauratrice.

ciao ivan

ritratto di ivan bui

Grazie,

smuovere gli eventi, manipolarli mantenendone intatto il significato é un modo di vivere o rivivere un momento, riproporlo, condividerlo.

Se incontro Flaiano ....

Ciao Diotima.

ritratto di paserangel

http://www.neteditor.it/conte

http://www.neteditor.it/content/235401/bologna-2-agosto-la-linea-gialla

ritratto di ivan bui

grazie mille

grazie mille