I mondiali di calcio in Argentina del 1978: 1- qualificazione e prima fase (tratto da "I racconti del cuculo" 3° serie)

ritratto di davecuper

Ogni quattro anni, c'è un avvenimento sportivo che, da sempre, unisce tutti gli italiani: i mondiali di calcio.
In questa occasione tutti, anche coloro che abitualmente non seguono il calcio, diventano tifosi dell'Italia, lasciando da parte le rivalità politiche, ideologiche e sportive.
I mondiali che si svolsero in Messico nel 1970 e in Germania nel 1974 mi videro, per via dell'età, spettatore non interessato.
Il primo mondiale di calcio, veramente vissuto da me, come spettatore, fu quello che si svolse in Argentina nel 1978. In quell'occasione diventai anch'io grande tifoso della nazionale italiana.
Eppure, durante la fase delle qualificazioni al mondiale, io non facevo il tifo per l'Italia, bensì per l'Inghilterra. Ero un grande ammiratore di Kevin Keegan, calciatore dell'Amburgo e stella della squadra britannica.
Il problema era che Italia ed Inghilterra erano inserite nello stesso girone e la qualificazione dell'una voleva dire l'eliminazione dell'altra squadra.
La partita decisiva per l'ingresso alla fase finale del mondiale fu proprio Inghilterra-Italia che si giocò a Wembley.
La sera della partita feci spudoratamente il tifo per l'Inghilterra; almeno fino al 2-0 a favore degli inglesi.
Nel momento in cui capii che un altro gol dell'Inghilterra avrebbe compromesso la qualificazione dell'Italia, incominciai ad aver paura di ritorsioni e, nascosto dietro una poltroncina, incominciai a sperare che il risultato non cambiasse più.
Alla fine l'Inghilterra vinse la partita 2-0 e l'Italia, vincendo la partita successiva contro il Lussemburgo per 3-0, si qualificò per la fase finale grazie alla differenza reti favorevole.
A qualificazione ottenuta tirai un sospiro di sollievo. Se si fosse qualificata l'Inghilterra sarei stato bollato come traditore della patria e del suol natio. Mio padre, già tradito nella fede juventina, non ci avrebbe pensato due volte a spedirmi, per punizione, in Inghilterra, a studiare in un college inglese o a fare il bambino alla pari presso una famiglia anglosassone.
Quando il I° giugno i mondiali di calcio presero il via, avevo ormai rinnegato totalmente la mia passione per l'Inghilterra ed ero diventato un tifoso italiano a tutti gli effetti, dotato di cappellino e maglietta azzurra.
I mondiali di calcio del 1978 furono i primi mondiali trasmessi a colori dalla televisione.
Non avendo la televisione a colori, io e la mia famiglia fummo invitati dai vicini di casa per vedere tutte le partite dei mondiali.
L'appartamento dei vicini divenne così, in occasione delle partite dell'Italia, il teatro di incredibili scene di tifo, di riti scaramantici, di gesti ed improperi poco civili rivolti, a seconda della situazione, all'arbitro della partita o ai giocatori avversari.
La prima partita che l'Italia giocò fu contro la Francia, di pomeriggio.
Non facemmo in tempo a posizionarci sulle nostre sedie o poltrone davanti alla televisione che la Francia, dopo nemmeno un minuto di gioco, era già passata in vantaggio con un gol di Lacombe.
La funerea notizia ci venne data dalla moglie del proprietario di casa che aveva lavorato di cera tutto il pomeriggio, per rendere abitabile e confortevole il salotto di casa.
Rimanemmo tutti scioccati alla notizia dello svantaggio dell'Italia.
Ci sistemammo comunque davanti al televisore e incominciammo a fare il tifo per la squadra azzurra.
L'Italia, piano piano, prese confidenza con la partita e ad un certo punto si percepì, nell'aria del salotto, il gol del pareggio.
Dopo una serie di occasioni sprecate, arrivò, puntuale come un orologio al quarzo, il gol di uno semisconosciuto Paolo Rossi.
Le due squadre andarono al riposo in parità.
All'inizio del secondo tempo, il padrone di casa lasciò momentaneamente la sua postazione nel salotto per andare al bagno a farsi la barba.
Dopo pochi minuti, Zaccarelli, con una ciabattata appena dentro l'area di rigore, segnò e portò in vantaggio l'Italia.
Io mi alzai dalla sedia e, come in preda ad un raptus agonistico, incominciai a correre per tutte le stanze della casa urlando “Gol Gol !!”.
La mia corsa sfrenata per tutte le stanze della casa, urlando “GOL GOL!!”, divenne una cosa abituale in occasione di tutti i gol dell'Italia, da quel momento fino alla fine della manifestazione.
Il proprietario di casa, che lasciava il salotto e andava a farsi la barba, divenne invece il rito propiziatorio da usare qualora l'Italia, nelle partite successive, avesse avuto bisogno di segnare un gol.
La partita finì con l'Italia che conquistò i suoi primi punti del mondiale.
Dopo la seconda vittoria, nella seconda partita contro l'Ungheria, l'Italia arrivò a giocarsi il primato nel girone con la squadra padrona di casa e favorita per la vittoria finale: L'Argentina.
La partita era programmata per mezzanotte.
La sala dei vicini di casa era tirata a lucido in attesa di accogliere gli assonnati tifosi.
La proprietaria di casa offrì pasticcini e leccornie varie per tenere tutti svegli. Quando qualcuno incominciava a dare segni di cedimento, veniva subito rianimato con un'abbondante razione di caffè.
Io che non bevevo caffè e che non ero interessato alle “commarate” (chiacchiere) femminili che si svolgevano in cucina in attesa dell'inizio della partita, cercavo di tenere gli occhi aperti con il pollice e l'indice posizionati sotto e sopra le pupille.
A mezzanotte, insonnoliti e mezzo addormentati, cominciammo a seguire la partita.
Verso la metà del secondo tempo, il gol di Bettega ci svegliò di colpo dal torpore e ci fece scattare tutti in piedi. L'Italia, a sorpresa, vinse partita e girone e si qualificò per la fase successiva del mondiale.
Qui avrebbe incontrato, in successione, la Germania ovest, campione del mondo in carica e rappresentativa della Repubblica Federale Tedesca (BRD), l'Austria, una rappresentativa ormai sbiadita del decaduto impero Austro-Ungarico e l'Olanda, squadra finalista del mondiale che si era svolto quattro anni prima in Germania.

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