Vita di Coppia 64 – Ritorno dalla Pasqua al mare

ritratto di rvicentin

Già il viaggio di andata è stato interessante, con mia moglie trasformata in gorgone che afferra mia figlia ed urlando, è uscita per andare a prendere il treno che l’avrebbe portata in un’amena località di mare dove anch’io, accompagnata da mia madre, mia suocera ed i gatti saremmo dovuti arrivare.

Ugualmente sfidante la permanenza allo stesso tavolo e nella stessa stanza di mia moglie, mia figlia, mia madre, mia suocera i gatti ed ogni tanto anch’io, con eventi strani come sorrisi lamati e frasi taglienti.

Ma nulla è confrontabile con il viaggio di ritorno: mia moglie non accetta di riprendere il treno, poiché nel viaggio d’andata ha dovuto lottare all’arma bianca per un posto a sedere ed ha conosciuto località amene lungo tutto la tratta del treno regionale. Quindi nell’auto si ricrea quell’atmosfera serena ed ilare che già mi ha accompagnato durante questo troppo lungo fine settimana al mare. Con l’aggrevante dei bagagli e dello spazio angusto.

Tutto sembra essere accettabile per la prima ora, lasciandomi ben sperare per la successiva. Poi mi estraneo, galleggio, vedo il mio corpo che come un automa guida fissando la striscia bianca dell’autostrada: se dovesse mai finire, sarei perso.

Intorno a me tutti urlano: non ne so il reale motivo. Forse una notizia, forse bisogni fisiologici, forse solo la mancanza di ossigenazione.

Qualsiasi cosa che abbia vita urla, compresi i gatti.

E mentre sento uno tsunami di grida arrivarmi addosso, intravedo l’indicazione di un’area di servizio. Nulla può con l’esplosione che arriva prima che riesca ad entrare nella zona del parcheggio. Poi però mi parcheggio, spengo il motore, apro la porta e scendo. L’afa mi accoglie, ma per me è come se fosse una brezza. Con un sorriso ebete e mostrando il portafogli, chiedo: “un caffè od una camomilla?”.

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