-Lucia cerca di comunicare con la creatura
-Interviene una terza creatura ad aiutarla
La creatura scosse Lucia per le spalle e parlò di nuovo. La ragazza non comprendeva una sola parola ma il tono e l'espressione del volto erano chiari: era infuriata. Continuava a scuoterla, sembrava dotata di una forza impressionante e le parole investivano Lucia come un tornado urlante e violento.
-Basta!- esclamò la ragazza cercando di divincolarsi dalla ferrea presa. -Mi stai facendo male!
La creatura lasciò Lucia libera di muoversi e riprese a parlare minacciosa.
Si studiarono. Era evidente che stava aspettando una risposta da Lucia. Il problema era capirsi. La ragazza sospirò, si portò l'indice destro al petto per indicarsi e articolò il proprio nome con una lentezza spropositata nella speranza di essere compresa. La creatura fece un passo indietro evidentemente scocciata e la imitò, quello che però Lucia comprese era solo un sibilo simile al verso di un serpente. La ragazza scosse la testa e l'essere ripeté l'operazione parlando ancora più lentamente. A quel punto, gli occhi della creatura si ridussero a due fessure e lei prese a camminare davanti a Lucia sibilando nervosamente.
-Puoi chiacchierare quanto vuoi!- sbottò scocciata.
La fulminò e gli sventolò sotto il naso il marchingegno che aveva ritrovato nel bosco, i suoni che uscivano dalla bocca si fecero affilati e roventi e la pelle lattea prese uno strano colore roseo.
-Sì, certo! Certo!- gracchiò Lucia esasperata. -Parla pure! Tanto non ti capisco!
La creatura spalancò la bocca sorpresa mostrando una dentatura degna di uno gatto. Osservò Lucia con attenzione, la squadrò circospetta e si allungò fiutando l'aria.
-Sembrerebbe che tu mi capisca anche se io non ci riesco. Perciò smettila di annusarmi!
L'afferrò per un braccio e con la mano libera le fece cenno di non parlare toccandosi le labbra.
-Devo stare zitta?
La creatura annuì con decisione e le morbide piume sulla testa seguirono il movimento della testa. La tirò in direzione della rampa che scendeva al livello inferiore e gliela indicò.
-Vuoi che ti segua?- chiese Lucia. -Immagino che sapere dove tu mi voglia portare sia troppo.
Annuì di nuovo sibilando e la strattonò per farsi seguire.
Lucia aveva la sensazione che protestare o, peggio ancora, dimostrarsi chiusa nei confronti dell'unico essere vivente che le aveva rivolto la parola non l'avrebbe aiutata in alcun modo, e considerato che non aveva la più pallida idea di dove si trovasse, che non comprendeva una sola parola di quella babele di lingue incomprensibili, e che comunque non avrebbe saputo che fare, decise che seguire quell'essere dalla chioma piumata fosse la scelta migliore. Si lasciò trascinare lungo le rampe che scendevano verso il basso in religioso silenzio, contò quattro livelli e al quinto la creatura si voltò per ricordarle di tacere. Lucia annuì solerte e attese pazientemente che la sua accompagnatrice ripartisse, invece le fece cenno di aspettare e rovistò in quello che poteva essere un marsupio estremamente tecnologico. Ne estrasse un oggetto rotondo viola della grandezza di una moneta e lo inserì all'interno di un bracciale luminoso. Lucia la guardava incuriosita e quando il bracciale emise un BIP squillante la ragazza saltellò all'indietro spaventando anche la creatura che la fulminò, sibilò e poi scosse la testa estraendo dal bracciale la moneta viola. Il piccolo oggetto rotondo s'illuminò pulsando e crebbe di dimensioni tra le mani della creatura diventando un morbido mantello viola con cappuccio.
-Ma come hai fatto?- chiese inebetita.
Le fece cenno di tacere e le passò il mantello. Lucia se lo mise sulle spalle scoprendo immediatamente quanto tenesse caldo e iniziando a sudare. La creatura le tirò sulla testa il cappuccio e, passandole un braccio sulle spalle, la invitò a camminare al suo fianco.
Capì che stavano procedendo in un ambiente ampio: i suoni arrivavano anche da lontano. Provò il bruciante desiderio di sbirciare da sotto il cappuccio ma, se la sua accompagnatrice non voleva che la vedessero, evidentemente doveva avere dei validi motivi e, ricordando gli sguardi nel parco e sul camminamento, tenne gli occhi fissi suoi propri piedi e sul pavimento grigio. Riusciva solo a intravedere le luci che cambiavano colore, probabilmente di alcune insegne, cercò anche di memorizzare il percorso che stavano facendo, gli angoli dove avevano svoltato ma lentamente il panico tornò a bussare al cuore di Lucia.
Quando si fermarono davanti ad una porta rossa, la ragazza sentì le ginocchia cedere e solo la presa sicura di quell'essere le impedì di cadere. La porta si aprì scorrendo con uno sbuffo e ripresero a camminare. Qualcosa di strano investì Lucia: un odore familiare e una sensazione già provata. Si fermarono di nuovo davanti ad un'altra porta, ma questa non si aprì e la creatura sibilò infuriata.
Quei momenti di attesa furono per Lucia assurdi oltre qualsiasi logica, i pensieri iniziarono ad accavallarsi gli uni sugli altri impedendole di formulare qualcosa di sensato e il tutto si concluse con un urlo interiore straziante quando la porta si aprì.
Riusciva a vedere solo gli stivali azzurri della sua accompagnatrice e quelli neri che bloccavano l'ingresso.
Stavano discutendo.
Panico.
Lucia si riscosse e cercò di divincolarsi. Era incredibile quanta forza avesse quella creaturina aggraziata.
La porta si richiuse sbuffando e mentre Lucia si dibatteva ricevette un'altra spinta che la proiettò facendola rovinare in avanti. La sua accompagnatrice che stava sibilando come una furia le tolse il cappuccio in malo modo e la indicò, il proprietario degli stivali neri la guardò sorpreso. Assomigliava molto all'altra creatura: stessa pelle chiarissima, stesse piume ma verdi e occhi viola. E avevano anche la stessa incredibile forza: la prese per le spalle e la tirò su obbligandola a sedersi su di un letto circondato da inquietanti apparecchi. La luce era talmente forte da dare quasi fastidio agli occhi e le pareti di un bianco candido non facevano che aumentarne l'intensità. Avrebbe potuto essere uno studio medico e gli odori familiari che aveva sentito prima erano quelli tipici di qualsiasi ospedale. Quello che probabilmente era il medico e la creatura che l'aveva condotta fin lì iniziarono a discutere animatamente tra loro ignorando completamente la presenza di Lucia che seguiva terrorizzata quei sibili che tagliavano l'aria. Si zittirono insieme e la ragazza prese a giocare con il lembo del maglione nervosamente. La sua accompagnatrice si abbandonò esausta su di una poltrona che ricordava un uovo per la forma, chiuse gli occhi sospirando rumorosamente e si portò le mani sul volto dai lineamenti delicati.
Lucia provò uno strano moto di compassione ma durò pochi istanti perché il medico si era portato alle spalle della ragazza e le tappò la bocca. Fu così veloce che non le lasciò neanche il tempo di sorprendersi. Quello che avvertì Lucia fu soltanto una leggera pressione sulla spalla, e poi il medico le fece cenno di tacere.
-Dato che fino a questo momento ti sei limitata a dire cose prive di qualsiasi senso, potresti ripetere come mai hai portato nella mia clinica medica questa terrestre? Hai idea di che cosa potrei rischiare?
-E non pensi a mia sorella?
-Tutti noi abbiamo pianto tua sorella! Devi superarlo!
-Dovrei superarlo come hai fatto tu?- sbottò alzandosi dalla poltrona e si avvicinò rapidamente al medico. -Quest'aliena aveva il pack di mia sorella! Non capisce una sola parola di quello che diciamo e sono quasi mille cicli che i terrestri hanno adottato i microrganismi traduttori! Guarda com'è vestita! Senti il suo profumo! Questa non è una terrestre! Ed io voglio capire chi è e perché aveva il pack di mia sorella!
-E tu hai pensato bene di portarla da me? Non sappiamo neanche se sia portatrice di qualche virus sconosciuto e tu la porti da me?
-Ho pensato che potesse interessare anche a te sapere che fine avesse fatto Gerina.
-Basta! Kuspita, devi smetterla con questa storia! Gerina è morta facendo il suo dovere. Io l'ho superato e dovresti farlo anche tu.
-Superato? Ti sei arreso! Adesso fai il medico per gli indigenti quando un ciclo fa eri un guerriero del corpo scelto! Tu non hai superato proprio niente!
-Non voglio parlare di Gerina. Dimmi cosa vuoi che faccia con quest'aliena prima di consegnarla alla milizia del quinto settore.
-Scopri chi è, da dove viene e come mai aveva il pack di Gerina. Torturala, vivisezionala. Non m'interessa! Ma scopri chi è!
-Non ti riconosco più. Un ciclo fa non avresti parlato così.
-E tu un ciclo fa non ti saresti fatto problemi nel sventrare una terrestre.
-Fallo tu se ci tieni tanto!
-Io voglio controllare i dati di viaggio del pack, torno stasera, quando il Krum sarà tramontato.
Kuspita uscì dalla clinica stringendo il pack tra le mani.
Lucia guardò spaventata il medico che l'avrebbe, con ogni probabilità, aperta come un pesce.
-Non aver paura- cercò di suonare rassicurante e le sorrise. Lucia vide solo i denti affilati.
-Ti capisco- balbettò.
-Ti ho iniettato i traduttori.
-Vuoi uccidermi?
-No, non lo farò. Non temere- le sorrise di nuovo e si allungò verso di lei. -Hai l'odore tipico degli abitanti di Gaia e l'aspetto di una terrestre. Sei una terrestre?
-Penso di sì.
-Come sarebbe? Il tuo pianeta d'origine è la Terra o no?
-Sì, Terra.
-Perché non avevi i traduttori?
-Non lo so. Io non so neanche cosa siano- si rese conto che stava piangendo.
-Non lo fare! Non piangere! Non ti farò del male!- si affrettò a rassicurarla mentre il colore della pelle stava cambiando.
-Io non so che siano questi traduttori. E quella lì ha detto che mi avresti torturata e sventrata.
-Ti ho detto che non lo farò! Calmati, per favore!- Varinni si allontanò qualche passo e cercò di distrarla. -Qual è il tuo nome?
-Lucia.
-E sei una terrestre- la guardò per avere conferma. -E non sai cosa siano i traduttori. I tuoi vestiti sono quantomeno singolari. E il pack?
-Quell'aggeggio? L'ho trovato nel bosco dietro casa.
-Ma se hai detto che sei una terrestre!
-Non capisco- Lucia balbettò e si sforzò di non piangere.
-Sulla Terra non ci sono più zone verdi.
-Sì che ci sono.
-No, da almeno 500 cicli- Varinni la guardò perplesso e le si avvicinò. -Ma da quale anno terrestre arrivi tu?
-Anno? Dal 2012. Perché?
-Secondo il computo dei terrestri questo sarebbe l'anno 2512.
Varinni non riuscì a nascondere lo stupore e la povera Lucia iniziò a tremare come una foglia.
-Smettila, ti supplico. Non ho intenzione di farti del male. E dobbiamo andarcene prima che Kuspita torni o che qualcuno avverta la milizia. Qualunque sia la causa del tuo viaggio temporale, per una terrestre questo è un pessimo momento per venire su Prescor. I terrestri ci hanno dichiarato guerra tre quarti di ciclo fa. Adesso devi fidarti di me e seguirmi.
Nota: spero proprio di avervi accontentato nell'unire le due opzioni, è stato particolarmente divertente cercare di metterle insieme. E non posso che ringraziarvi per il vostro aiuto! Se avete ancora voglia di aiutarmi eccovi altre opzioni (mi rendo conto che due si ripetono e mi scuso per questo, ma restano comunque credibili anche alla luce del nuovo intreccio, se qualcuno di voi volesse suggerire un'altra possibilità, e dovesse incontrare gradimento nei commenti, la prenderò in considerazione).
-Lucia sceglie di fidarsi di Varinni e lo segue.
-Lucia non si fida e vuole aspettare il ritorno di Kuspita.
-La milizia è stata avvisata e Lucia viene scoperta.
-Lucia riesce a scappare.