Uccide più la lingua della spada

Uccide più la lingua

che la spada

 

È sempre più difficile districarsi nel vortice di notizie, vere o false, che ci vengono somministrate ogni giorno e che condizionano la nostra vita.

Per diverso tempo siamo stati afflitti dalle immagini dello scempio compiuto da Bashar al Assad che ha bombardato con armi chimiche la propria popolazione inerme. Abbiamo visto con i nostri occhi scene di distruzione e di morte. Abbiamo sentito personaggi e istituzioni attendibili che hanno certificato i fatti e ci hanno indotti ad approvare la rappresaglia decisa da Trump nei confronti dello Stato siriano.

Adesso veniamo a sapere da Assad, ma soprattutto da Putin, che l’aviazione siriana non ha fatto bombardamenti di gas nervino per il semplice motivo che non ne disponeva nei propri depositi dai tempi in cui la Siria era stata condannata dall’Onu ad eliminarli.

Vladimir Putin, che si era reso garante del buon fine dell’operazione, in questa situazione ha dato ragione ad Assad e del bugiardo agli Stati Uniti. Secondo lui i bombardamenti chimici non ci sono stati. Sono un’invenzione diffusa da Donald Trump per giustificare un’azione distruttiva compiuta con il lancio di cinquantanove missili che non sarebbero stati in grado di far del male ad una mosca.

Da fonti bene informate, nei giorni scorsi, abbiamo saputo che Donald Trump aveva preventivamente avvisato Putin di quello che stava per accadere e dato notizie alla popolazione di abbandonare i territori presi a bersaglio.

Risultato. Sia l’aviazione russa che quella siriana, pur essendo state preventivamente informate, non si sono opposte all’attacco missilistico. Senza battere ciglio si sono messi in salvo ed i soli velivoli che sono andati distrutti sono stati i dieci che non hanno potuto prendere il volo.

Sarebbe possibile portare avanti queste considerazioni, che mettono in evidenza l’esistenza di una montagna di notizie finalizzate a gettare fumo negli occhi di chi vorrebbe rendersi conto di quello che sta succedendo, ma non sembra il caso di farlo.

Chi si interroga e vuole conoscere la realtà dei fatti deve limitarsi a cogliere le contraddizioni presenti nella politica di Vladimir Putin che parla di guerra fredda mentre sta concludendo sottobanco con gli Stati Uniti intese di cui non si saprà mai niente.

Da un primo esame dei fatti si ricava la convinzione che sia Trump che Putin siano quanto mai determinati a difendere lo “ status quo” esistente a livello mondiale. Sia l’uno che l’altro hanno deciso di porsi saldamente nel ruolo di gendarmi del mondo. Si guardano in cagnesco sopra il tavolo, si insultano anche, ma sotto concludono qualsiasi tipo di accordo finalizzato a rafforzare le loro posizioni di potere.

Lo stesso discorso vale per il rapporto esistente fra Trump e Xi Jinping, il presidente della Cina, che insieme nascondono dietro uno schermo di parole più o meno vellutate accordi di inconfessabile natura.

In questi giorni Kim il Sung, il giovane dittatore della Corea del Nord, si sta crogiolando nello spettacolo della propria pseudo potenza militare. Il giorno 15 aprile ha avuto la sua parata ma il giorno dopo ha dovuto affrontare la drammatica alternativa di accettare di denuclearizzare il suo Paese o di andare alla guerra con gli Stati Uniti d’America debitamente sponsorizzati dalla Cina.

L’alternativa per lui, che è arrivato ad eliminare tutto ciò che faceva ombra al suo potere, è ugualmente distruttiva. La fine di una psicosi di guerra atomica, infatti, potrebbe determinare le condizioni per la fine della sua dittatura paranoica mentre il rifiuto di de-nuclearizzare sarebbe la definitiva condanna a morte di un Paese già ridotto alla fame. Senza le risorse energetiche e gli aiuti alimentari forniti dalla Cina, per la Corea del Nord sarebbe la fine.

Non è un caso che in questo quadro di riferimento la Russia non sembri interessata ad avere voce in capitolo. In questa fase storica i suoi interessi non vanno oltre il controllo del Medio Oriente e l’estensione del suo potere sulla Crimea e l’Ucraina.

La crisi economica che sta affamando la Russia e l’attuale livello del suo apparato tecnologico da troppo tempo privo di pezzi di ricambio non gli consentono di affrontare una guerra guerreggiata su qualsiasi fronte. Può fare la voce grossa ma non può permettersi di premere il grilletto. Soprattutto contro gli attuali Stati uniti d’America.

In questo contesto il ruolo dell’Europa è in tutto simile a quello di un vaso di vetro in mezzo a enormi vasi di coccio. In questi giorni Donald Trump si è persino permesso di definire la Nato “ una forza militare obsoleta” ma è stato costretto a fare rapidamente marcia indietro quando si è reso conto di non potere fare a meno di un presidio militare credibile sul fronte orientale del suo Impero.

Il suo modo di parlare a vanvera è segno di ignoranza ma esprime anche una mancanza di rispetto nei confronti di un alleato che sembra avere perso la propria identità politica e morale e ogni forma di rispetto per se stesso.

Trump è per la Brexit e la bomba atomica degli inglesi. Lui non capisce quello che sta accadendo in Europa e non farà niente per sottrarla al suo insensato piacere di autodistruggersi.

Le Nazioni Europee, considerate nel loro insieme, devono sperare di potersela cavare da sole rigenerando i loro valori e le proprie energie fisiche e morali, rilanciando le loro economie e cercando negli spazi ancora disponibile, le risorse necessarie alla sua sopravvivenza.

In Africa i cinesi si stanno dando un gran da fare da diverso tempo. Costruiscono dighe, strade, scuole, ospedali e intere città. Non lo fanno da colonialisti, come abbiamo fatto noi europei a partire dalla fine dell’ottocento, ma da opportunisti che vogliano rendere utili per sé e per gli altri gli investimenti che decidono di fare. Loro non affidano agli altri i soldi che hanno deciso di investire. Li gestiscono per proprio conto evitando, in tal modo, di alimentare la corruzione che costituisce il male cronico di queste società.

Da quelle parti esistono spazi disponibili anche per noi italiani a condizione, però, di smetterla di considerarci superiori agli altri e di accettare di distribuire con equità i costi /benefici delle operazioni più o meno “ umanitarie” che decidiamo di mettere in atto.

Che lo si voglia o no il mondo in cui viviamo non sembra avere modificato i rapporti di forza esistente. La strategia di sopravvivenza, che domina il mondo, continua ad essere soggetta ad un’unica regola: vince il più forte. E’ cambiato solo il modo con cui viene messa in atto.

Il sistema informativo, che condiziona il nostro modo di vivere,è sempre più dominato dalle notizie costruite ad arte per impedirci di conoscere  e di capire la realtà dei fatti, di discernere il bene dal male, il vero dal falso e arrivano persino a risuscitare i morti per produrre danno ai vivi.

Questo tipo di perversione spaventa più della potere distruttivo delle armi. Non saranno mai i sani di mente a premere il grilletto per uccidere senza ragioni un essere umano. Saranno sempre e comunque gli invasati di certezze e di potere che continueranno a farlo. La loro smania di prevalere sugli altri prima crea false notizie e falsi problemi, poi produce migliaia di vittime reali.

In questo gioco al massacro non ci si rende conto che chi uccide si condanna a morire. Questa legge è valida sia a livello individuale che collettivo e non ammette deroghe.

Le alternative sono sotto i nostri: possiamo fare della nostra terra un giardino o trasformarla in un cimitero. A noi compete il compito di decidere il destino di tutti quanti noi.

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