Lettera di un ricordo

Mi ricordo ancora il primo giorno in cui ti ho visto.

Sei passata nel mio ufficio insieme ad Antonella. Lei ti ha presentato a noi. Mi sono alzato e ti ho stretto la mano, tutto qui. Niente di che ne di speciale.

Per mesi abbiamo lavorato insieme, ma per me non eri altro che una collega.

Ricordo quando, nei tuoi primi giorni, mi dissero di farti fare alcune slide per una presentazione power point. Io ero oberato di lavoro e dormivo poco in quei giorni. Ero stanco, nervoso, stressato.

Tu hai fatto il tuo lavoro, ma non l’hai fatto come avrei voluto. Così lo rifeci io. Poi venne il momento di vedere la presentazione con i capi. Ti coinvolsero. Vedesti quelle slide modificate. Non pensai a te, non pensai per niente alla tua reazione a quella visione.

Poco dopo, prima di uscire, venisti da me e mi chiedesti scusa per il lavoro che avevi fatto.

Capii subito che eri speciale. Ma in quei caldi, anzi caldissimi, giorni estivi i miei occhi cadevano su un altro viso, un altro corpo. La tua anima, per il momento, non mi interessava.

Mi ci vollero dei mesi e un cuore a pezzi pieno di solitudine per notarti. Anzi, per decidere di prestarti attenzione. Perché avevo già notato la tua semplicità, il tuo entusiasmo e il tuo interesse, dovevo però ancora decidere di prenderti in considerazione e di notare la tua infinita dolcezza.

Finché non ti ho conosciuta, non sapevo cosa fosse la dolcezza in una persona.

Quanto tempo sprecato, quante parole non dette.

Abbiamo iniziato a lavorare insieme sempre più spesso.

Mi dicesti che ero il tuo mentore. Quelle parole mi colpirono. Nessuno mi aveva mai mostrato ammirazione in quel modo. Fu quel giorno che mi fece capire chi fossi: una meraviglia.

Abbiamo passato tanto tempo insieme, abbiamo vissuto tante esperienze insieme.

Come quando ti tiravo i pizzicotti sulle braccia, tu mi dicevi di smetterla, ma sorridevi. Non ricordo perché iniziai a farlo, volevo solo un contatto fisico. Ridevi di gusto, fingendoti, fino ad un certo punto, infastidita da me.

Come quando andammo a vedere le Cirque du Soleil.

Desideravo da anni vederlo. Desideravo andarci con te, da solo. Per questo te lo proposi, in privato. Ma tu lo dissi subito a qualcun altro e così ci andammo in quattro.

Non so perché lo facesti. Forse non volevi venire da sola con me, forse c’era già un altro che cercava di insinuarsi nel tuo cuore. O forse, perché generosa e socievole, volevi condividere qualcosa di bello con i tuoi amici.

Andammo in quattro. Fu una bella, bellissima serata. Poco mi ricordo di quello spettacolo.

Sono sicuro che tante persone avrebbero voluto vedere quello spettacolo e godersi ogni momento, serbandolo con gelosia nella propria memoria. Quante altre volte potrà capitarmi di rivedere questo circo? Eppure l’unica cosa che ricordo con certezza è il tuo sorriso quando ci incontrammo casualmente sulla stessa metro, nello stesso vagone. E il tuo profumo.

Pian piano sei entrata nei miei pensieri, nei miei desideri. Pian piano hai smesso di essere soltanto una collega, sei diventata un’amica e poi qualcosa di più, ma non ancora un’amante.

Non lo sei mai stata per colpa mia, per la mia paura. Per il mio egoismo.

Sei stata in una specie di limbo, a metà tra l’amicizia e l’amore.

Sei stata una realtà e oggi invece sei nei miei sogni.

Vorrei che questi sogni diventassero realtà. Ora più che mai ne ho bisogno. Ho bisogno di te.

Sei stata un arcobaleno nel mio mondo grigio. Ora c’è una tempesta. Spero che un giorno esca il sole, e con esso il tuo arcobaleno.

Questa dovrebbe essere una lettera d’amore. Non so se lo sia. Non ne ho mai scritte. Ne tanto meno ricevute in vita mia.

Non parlo d’amore, mai. Parlo di te, dei momenti passati insieme. Dei tuoi pregi, dei tuoi meravigliosi difetti, di cui non ho parlato. Non perché tu non ne abbia, ma perché ora non mi interessano più.

Ma non è questo, in fondo, l’amore? Non è forse l’ammirazione, il desiderio, il ricordo dell’altro? Dell’altra metà della mela?

Che cosa sarebbe una lettera d’amore senza almeno una descrizione?

Sei elegante, sempre. Non ti ho mai visto fuori posto, neanche quando eri stata male ma venisti lo stesso al lavoro.

Hai dei bei capelli neri, ricci. Ogni tanto li avevi lisciati. Eri sempre bellissima, ma ti preferisco al naturale.

Il tuo viso è semplice, pulito, con un filo di trucco. E anche quando non lo metti, sei bellissima.

In vita mia non ho mai conosciuto nessuno come. Non ho mai conosciuto nessuno con un sorriso come il tuo. Sempre presente, sempre accennato, finché non si allarga e riempie completamente il tuo volto e lo rende ancora più solare.

Forse un giorno ci incontreremo di nuovo. Forse un giorno, quando sarò migliore di come sono ora, quando ti meriterò, quando meriterò la tua bontà, il tuo entusiasmo, la tua intelligenza, la tua dolcezza, la tua bellezza, nella quale confluiscono il tuo viso e il tuo cuore.

Fino ad allora, però, sarai un ricordo. E la vita è fatta di momenti che si tramutano in ricordi. Ogni volta che penserò a te, i miei ricordi saranno sempre più belli, perché saremo insieme.

Il tuo è un ricordo bellissimo, dolcissimo.

Ma anche un ricordo amaro, perché ho avuto la fortuna di conoscerti, ma non il privilegio di amarti.

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