Brian Warner

ritratto di BiancaC

Questo testo l'ho scritto quando avevo qualcosa come 15 anni... I miei genitori ovviamente l'hanno qualificato come un capolavoro ma vorrei avere qualche giudizio un po' più imparziale, visto che scrivere mi piace molto ma non saprei dire se scrivo in modo almeno decente o se per me è meglio fare dell'altro. Buona lettura =)

Questa storia parla di un ragazzo di nome Brian. Se credete che si tratti del genere di storia in cui poi il ragazzo andrà nella tipica università  americana e farà feste 24H/24 vi sbagliate di grosso. Brian aveva sette anni e non era come tutti gli altri ragazzi. Lui aveva il ‘’potere’’ di sentire lo stato d’animo delle altre persone. Non era molto piacevole ma Brian era un bambino molto altruista ed un giorno decise che, una volta alla settimana, si sarebbe vestito tutto di nero e sarebbe andato in giro in modo che la gente potesse scaricare la tristezza che aveva addosso su di lui. Decise di farlo ogni domenica davanti alla chiesa. Perche, secondo lui, quando la gente andava in chiesa si ricordava di tutta la gente morta. Faceva male ricevere tutta quella tristezza e tutte quelle immagini solo su di lui ma, il fatto di poter vedere apparire il sorriso sulla gente che poco prima sembrava quasi ammalata e pallida, gli faceva dimenticare tutto. Nessuno immaginava che potesse essere grazie ad un bambino se dimenticavano tutti i loro dispiaceri per cui nessuno lo ringraziava mai. Ma a Brian non importava. L’unica cosa importante per lui, era di poter vedere la gente felice. Lo rendeva talmente felice che decise di farlo più spesso. E quindi iniziò a farlo due o tre volte alla settimana. Ma il problema era che non si rendeva conto del male che poteva farli. Finì col farlo tutti i giorni. Ma questo lo rendeva sempre più ammalato. Per cercare di sfogarsi, provò col disegnare quello che vedeva nella sua mente ma non sui fogli come qualsiasi altro bambino, lui voleva disegnare tutto a grandezza naturale, e quindi disegnava sui muri. I suoi disegni erano molto differenti l’uno dall’altro : potevano essere solamente una persona sul letto di casa sua con tutti i parenti attorno che piangevano, ma potevano essere anche molto più tragici o violenti. Per esempio una persona malata di mente che ormai non si lasciava più avvicinare da nessuno oppure una persona rapita, e poi ritrovata mutilata. Quando la madre vide tutti quei disegni si messe quasi a piangere. Iniziò col sgridare il bambino ma poi capì che non sarebbe servito a niente. Allora provò a mandare Brian da uno psicologo ma non cambiò niente. Brian capì che era meglio smettere di disegnare tutta quella roba, quindi iniziò a scrivere. All’inizio erano solo parole senza un senso poi, lentamente, iniziarono ad essere piccole frasi. Passò un anno senza che la madre vedesse niente di tutti quei fogli che riempiva suo figlio. Ormai la madre si era tranquillizzata. Pensava fosse solo stato il vedere troppa televisione. Ma un giorno entrò in camera di Brian e vide migliaia di fogli sparpagliati nella sua stanza. Lei pensò tutta contenta che suo figlio stesse scrivendo un libro e quindi provò a leggere qualche riga del primo pezzo di carta che si trovò ai piedi. Il suo sorriso scompariva man mano che leggeva quelle orribili frasi che parlavano soprattuto  di morte. A quel punto la madre impazzì. Non sapeva come reagire a quel che succedeva a Brian. Prese qualche foglio e lo portò dallo psicologo che li aveva parlato un anno prima. Lui lesse attentamente tutto quello che le aveva portato la madre di Brian e finì col dire che era un caso irrecuperabile. A quel punto la madre perse la testa ed iniziò a gridare allo psicologo che era solo uno stupido che non sapeva fare il suo lavoro. Detto questo prese tutti i fogli e se ne andò. Una volta fuori dallo studio, iniziò a piangere tutte le lacrime che aveva nel corpo. Una volta calmata, decise di andare da un altro psicologo per sapere cosa doveva fare. La tristezza fù talmente grande quando l’altro psicologo gli disse la stessa cosa, che per poco non svenne. Chiese quello che avrebbe dovuto fare con Brian e la risposta fu corta ma tagliente. Doveva portarlo in un ospedale psichiatrico.  La madre disperò ma sapeva che non avrebbe potuto fare altrimenti. Decise comunque di aspettare ancora un mese sperando che suo figlio sarebbe ‘’guarito’’.  Ma il caso peggiorò. Brian non riusciva più a vedere il bello del mondo, ma solo la parte negativa. Un giorno, dopo che avesse piovuto, la madre di Brian lo portò a fare una passeggiata per farli vedere l’arcobaleno ma Brian li disse che non c’era niente di bello a vedere un arco nero nel cielo. La madre pensò che fosse uno scherzo ma, vedendo il figlio serissimo che la guardava negli occhi,  si disperò e dovette sul serio portarlo in un ospedale psichiatrico. 

Ci restò trent’anni in quel orribile posto. E, quando uscì, il suo caso era peggiorato di molto. Vi domandate il perche? In un ospedale psichiatrico non c’e solo gente sparpagliata un qualche stanza, raggomitolata su se stessa che dice frasi insensate dalla mattina alla sera. Al contrario! Tutta la gente rinchiusa in quel posto sono persone che hanno vissuto un qualche incidente, non sto parlando per forza di incidenti stradali, e che non sono riusciti a superare quel momento. Ma ciascuno sa benissimo quello che gli è successo e quindi la loro tristezza era praticamente infinita. E Brian, avendo dovuto ‘’assorbire’’ tutta quella tristezza, era peggiorato di molto. Non si era mai dimenticato della casa in cui abitava ma, una volta arrivato davanti alla sua vecchia dimora, ci trovò un enorme palazzo di almeno venti piani. Brian non riusciva a capire. Che si fosse sbagliato? Era impossibile! Aveva percorso quella strada almeno mille volte da piccolo. Decise di entrare e cercare di capire qualcosa a tutta quella storia. Una volta entrato, la prima cosa che vide fu un uomo di più i meno sessant’anni seduto su una scrivania che lo guardò a lungo e poi li chiese cosa volesse. Brian li si avvicinò lentamente e poi cominciò a spiegare tutto. Man mano che raccontava la faccia del signore si fece sempre più buia. Brian immaginò che fosse perche conoscesse la sua storia e aveva paura di lui. Una volta finito il suo racconto, l’uomo che lo aveva ascoltato finora senza dire una sola parola, si alzò, prese una busta che si trovava in uno dei tanti cassetti della scrivania e gliela porse dicendo che sua madre era morta e che, quello che si trovava nella busta era per lui.Brian si immobilizzò, percorso da una strana sensazione. Aveva da sempre dovuto sopportare il dolore degli altri ma lui stesso non aveva mai provato veramente dolore emotivo. L’uomo, che li porgeva ancora la busta, ebbe paura della reazione di Brian e quindi chiamò due uomini per accompagnarlo fuori. Una volta passato lo shock, Brian aprì la busta e trovò tremila euro e un bigliettino che diceva che era tutto quello che restava a causa del costo del manicomio. Brian si arrabbiò con sua madre e allo stesso tempo si sentì in colpa per aver rovinato sua madre a causa sua. Non sapeva cosa fare. Anche se fosse andato in un albergo i tremila euro sarebbero finiti molto presto. Poi gli venne un’idea. Forse tutte quelle frasi sarebbero potute diventare delle canzoni! Andò subito da un amico d’infanzia che si intendeva di musica e che fu molto colpito. Non solo per la violenza di quelle parole ma anche per le migliaia di canzoni che aveva scritto. Iniziarono subito a registrare. Ovviamente, il suo amico non pensò che tutto quello che Brian aveva scritto fossero cose che lui stesso aveva ‘’vissuto’’ ma semplicemente frasi prese dalla sua immaginazione. Brian non volle mettere il suo nome sulla copertina del disco e nemmeno un nome d’arte. Disse al suo amico che erano personali ma in realtà voleva che la gente provasse a capire quel che Brian provava ogni giorno invece di ragionare sul perche avesse scelto un certo nome d’artista. Il primo album quindi non aveva nessun nome. C’era solo un teschio disegnato sulla copertina. Brian non voleva mettere niente ma fu il suo amico ad insistere per non dover mettere soltanto una copertina nera. Tutti i dischi furono comprati in una settimana. Tutti adoravano quel genere di musica. Ma non perche capissero perche Brian avesse fatto quel genere di canzone anzi a certa gente non importava assolutamente niente e altri non capivano neanche il significato delle parole. Iniziò a fare concerti pensando che forse, dal vivo, la gente avrebbe potuto capire, ma non cambiò niente. Quando Brian iniziava a cantare le persone iniziavano a gridare dalla gioia e cantavano insieme a lui senza però avere il minimo sguardo di tristezza. Tutti avrebbero potuto pensare che vivesse felice per tutti i soldi che guadagnava ma in realtà Brian era la persona più triste che nessuno abbia mai conosciuto. Continuò a fare nuove canzoni e nuovi concerti ma non cambiava niente ed intanto Brian si ammalava sempre di più. Arrivò il giorno della sua morte. Se lo sentiva dentro che non sarebbe riuscito a svegliarsi la mattina seguente e quindi decise di non scendere neanche dal letto. Dopo qualche ora che se ne stava da solo a pensare, decise di chiamare i suoi più cari amici dicendoli di venire il più presto possibile perche stava per morire. Non era vero ma lo aveva detto solo perche non voleva aspettare. Dieci minuti dopo, erano arrivati tutti e continuavano a parlarli di molte cose di seguito che però lui non stava neanche a sentire. Dopo un pò decise che ne aveva abbastanza di vivere e quindi zittì tutti e iniziò a dire che aveva scelto il suo nome d’arte per tutti quegli album che aveva fatto e per quello successivo che sarebbe dovuto uscire la settimana seguente. Disse che per il suo nome aveva scelto ‘’Marilyn’’ per la bellezza di Marilyn Monroe ma non perche si trovasse bello ma per la bellezza del mondo che lui stesso non era mai riuscito a vedere. E come cognome scelse ‘’Manson’’ per il serial killer che aveva ucciso molte persone tempo fà ma di nuovo non perche avesse ucciso qualcuno ma per le numerosi morti a cui aveva dovuto assistere nella sua mente. Quando ebbe finito di spiegare tutto quanto, si accorse che stavano piangendo tutti e furono proprio le lacrime dei suoi amici che lo fecero morire. E da quel giorno tutti si ricordarono di Brian come Marilyn Manson, l’uomo che era stato condannato a vestirsi con la tristezza delle persone.

Gradimento

ritratto di Raffaele De Masi

Marilyn Manson avrebbe potuto

Marilyn Manson avrebbe potuto essere la più grande Rockstar di sempre... ma si sa com'è, ad alcuni il successo monta la testa.

Ho letto questo tuo racconto con un sorriso nostalgico, perché posso dire che Manson mi ha iniziato al Metal estremo (anche se, in verità, la grande Rockstar non ha mai suonato del puro Metal). Eh... quando avevo quindici anni circa, ho scoperto la musica di Marilyn Manson. All'epoca ne rimasi sconvolto, perché non avevo mai udito niente di più estremo e malvagio (mi sono ricreduto in futuro, quando ho scoperto generi come il Black Metal).

Torniamo alla tua storia. Mi è piaciuta... ma non mi pare rispecchi tutta la verità riguardo il protagonista. Mi sembra che tu abbia volutamente "romanzato" la storia di Brian Warner e della sua vita difficile. Da bambino, Warner era già un "cattivo ragazzo": ribelle, intollerante alle autorità, e anticonformista. Naturalmente, il fatto che fu mandato ad una scuola rigidamente cristiana, non migliorò il suo atteggiamento. Difatti, proprio quella scuola istigò la nascita di Marilyn Manson, che, come disse lui più volte, era la sua "metamorfosi finale"; dal bruco, alla farfalla; l'angelo dalle ali incrostate.

Comunque, personaggi misteriosi come Manson, istigano la fantasia dei più giovani. Quindi ben vengano le storie "alternative".

Oggi, purtroppo, Manson non credo si sia mantenuto coerente con la sua forma più oscura, nonostante avesse più volte ripetuto in passato che il suo personaggio rappresentava se stesso più che mai.

 

Ti consiglio di leggere "La mia lunga strada dall'inferno": è un libro scritto direttamente da Manson. E se vuoi leggere degli spezzoni di interviste, c'è anche un libro chiamato "Marilyn Manson, attraverso le sue parole".

ritratto di BiancaC

Grazie per il tuo commento,

Grazie per il tuo commento, ma in realtà quando ho scritto questo racconto sapevo ben poco della vita di Manson. L'ispirazione mi è venuta leggendo una frase che aveva pronunciato in qualche intervista (adesso mi viene il dubbio che sia stato proprio lui a dirla) : "i'm condemned to wear the sadness of people". Da li mi sono inventata tutto di sana pianta, non sapendo se avesse avuto un'infanzia difficile o meno.

 Grazie per i libri che mi hai consigliato, andrò a cercarli =)