IL VOLO DEL CUCULO (versione ridotta) 10° capitolo: "Il viaggio di David Bromden"

ritratto di davecuper

10° capitolo: "Il viaggio di David Bromden"

Un giorno di fine estate, da persona finalmente libera, mi avventurai, con una piccola barca a remi, in mare aperto. Con il passare delle ore, la riva da cui ero partito si fece sempre più lontana, fino a scomparire dalla mia vista.
Ad un certo punto, preannunciata da nuvole nere e vento forte, una tempesta si abbatté sul mare. La barchetta, sollevata dalle onde, si ribaltò facendomi cadere in acqua.
Mi ritrovai, all'improvviso, in una condizione di difficoltà che non avevo previsto, ma non mi persi d'animo e mi aggrappai, con forza, alla piccola ciambella di salvataggio che stava galleggiando a fianco della barca capovolta.
Avevo con me soltanto uno zainetto in cui avevo messo tutte quelle cose che pensavo mi sarebbero servite per quel viaggio.
La corrente mi portò sempre più lontano dal punto di partenza e non vedevo all'orizzonte un punto d'arrivo.
Ero ormai stanco e prossimo alla fine, quando all'improvviso vidi, in lontananza, una piccola barca a vela farsi sempre più grande.
Quando la piccola barca si avvicinò al punto in cui la corrente mi aveva trascinato, vidi che a bordo c'era un pescatore che stava rientrando da una faticosa giornata di pesca.
Appena il pescatore mi vide annaspare in mare, mi allungò le sue braccia e mi aiutò a salire sulla barca.
La tempesta intanto era terminata ed era uscito un bellissimo sole che rifletteva i suoi raggi luminosi sul mare ancora mosso.
Appena salito a bordo della barca, il pescatore mi disse di andare nel pozzetto, prendere in mano il timone e dirigerlo dove volevo.
Lui, dopo aver mangiato un po' del pesce che aveva pescato quel giorno, si mise a dormire.
Io capii che era giunto il momento di mettere a frutto tutto quelle conoscenze sulle imbarcazioni che avevo appreso dai libri che avevo letto all'interno del reparto psichiatrico, quando fantasticavo di viaggi verso destinazioni lontane.
Salii sulla coperta e incominciai ad armeggiare con le scotte per controllare la tensione della randa.
Il vento forte, che stava ancora soffiando sul mare, incominciò a sparpagliare, sulla coperta dell'imbarcazione ancora bagnata, vari documenti che appartenevano al pescatore, tra questi la licenza di pesca in cui lessi il suo nome: il pescatore si chiamava Leonard.
In quel momento ritornò alla mia mente Leonardo Pardi, il ragazzo che avevo ucciso nel reparto psichiatrico. Non mi ero dimenticato di lui e della promessa che gli avevo fatto: farlo rivivere attraverso le sue poesie e i suoi scritti.
La cartellina che avevo rubato a Leonardo, l'avevo sempre tenuta con me e l'avevo portata anche per quel viaggio in barca. Era all'interno dello zainetto che avevo preparato prima di partire.
Mentre il pescatore stava ancora dormendo, decisi di imbrogliare la vela e di serrarla attorno all'albero, per riposare e riprendere un po' le mie forze.
Presi così, dallo zainetto, la cartellina contenente i fogli dattiloscritti con le poesie di Leo Pardi e il manoscritto che non avevo ancora letto, ma che mi ero ripromesso di leggere.
Rilessi la poesia che era nell'ultimo foglio dattiloscritto e che chiudeva la raccolta di poesie: era un inno alla libertà ritrovata.
Finito di leggere la poesia, riposi i fogli dattiloscritti nella cartellina e rimisi, la cartellina stessa, all'interno dello zainetto.
Quel grido di libertà mi diede ancora più forza. Dovevo vivere anche per Leo.
Mentre il pescatore stava ancora dormendo, mi alzai, sbrogliai la vela serrata e la issai sull'albero, utilizzando le drizze ai lati della boma.
Presi il comando della barca e non lo lasciai più.
Ora navigo, seppur con qualche sbandamento e qualche sbaglio di rotta, nella direzione che ho scelto io. Leonard mi ha infatti insegnato ad orientare le vele rispetto alla direzione del vento, tesando ed allentando le scotte.
Anche il mare non mi fa più paura, anche se alla mia età, non ho ancora imparato a nuotare e porto sempre con me la ciambella di salvataggio.
Leonard è qui vicino a me, pronto a farmi risalire in barca qualora cadessi di nuovo in mare, pronto a rimettermi in mano il timone, lasciandomi libero di governare e di andare dove voglio.
Tanto ormai è tranquillo. Sa che il vento è favorevole e la direzione che prenderò sarà quella giusta.

segue l'11° capitolo: "Leonardo Pardi e David Bromden"

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