APRI LA PORTA ED E’ PRIMAVERA

APRI LA PORTA ED E’ PRIMAVERA

Di Dino Ferraro

 

Piove, un'aria oscura vela il volto del pallido pomeriggio ,sembra che l' inverno non voglia più lasciare codesti lidi. Nel silenzio della stanza lo spirito s'accorda al melanconico canto degli impauriti uccelli . Scema con questo magra melodia una voce che risuona sorda per giorni infausti in memorie che portano con se una vita disperata che s’arrampica sugli specchi, che corre via nel vento dei tanti perché. Amore infausto , fino nell’oscuro antro dei nostri ricordi che si radunano davanti alle porte della propria coscienza.

 

Tempi cupi, fredde idee scalze pronte ad avanzare per mondi oscuri ,incredibile idee alate che sbattono l’ali sui vetri dentro un tempio, dentro un dolore senza nome , senza tempo che ci conduce verso amare conclusioni , verso finestre , dimensioni illogiche ove si nascondono peccati e chimere . Tienele a mente sto core che nun sape chiù arragiunà , core che pesa dentro questo corpo, che cammina sulagno miezza stà via ,gioie prigioniere nelle molli membra , giorni faticosi , passati troppo in fretta . Intimi momenti , ricordi che ora sembrano di nuovo germogliare per incanto tra i rami spogli e secchi dei ritti rami degli alberi fioriti ,protesi verso il sole , cantano ora la loro dolce , tenebrosa canzone .

 

Piccole speranze, fioriscono, quasi di nascosto, boccioli delicati dai colori intesi, rosei colori che riaccendono in noi una nuova luce ,soli in squallide sterminate periferie . Ove termina la città si spande la brulla campagna ai confini della discarica abusiva ove s’ abbondano rifiuti di ogni genere, morali e politiche , montagne di rifiuti tossici, stipati in buchi neri . Dove finisce la morte , inizia una lunga corsa verso la vita, nasce un'altra storia, dove finisce il male che opprime l'uomo moderno, rinasce una nuova consapevolezza ,un bisogno d' essere migliori , un bisogno di sopravvivere a se stessi e alle proprie culture .

 

Morte che viene vestita in pompa magna , con un turbante di mago in testa sotto le stelle, dentro il tuo sorriso, dentro i tuoi anni passati in silenzio a capire se stessi , và pigliatella chest’ammore , pigliatella stà rusella , piccerella , pulcinella protagonista dentro a chisto teatro dell’assurdo ove fai capriole , zumbe, curre, cadi per terra come nù sarchiapone. Ma quando il cielo ritorna sereno, come il sorriso di una bambina, la primavera si risveglia. E camminare per mano tra le mormoranti foreste, sfiorando appena la sua veste color del sole i bei tappeti di borraccina. Dopo aver attraversato impervie strade, vicoli scuri e puzzolenti , alla ricerca d'una ragione che sappia risollevare i mille quotidiani problemi nati con dubbi e incertezze . Ogni sofferenza viene lasciata alle spalle, risollevati dalle incertezze dalla voglia di continuare a vivere questa folle avventura poetica , nell’ affrontare con coraggio la metropoli , i suoi tragici eventi , il suono dei clacson nel lento inesorabile traffico automobilistico .

 

Tra mille ostacoli, tante difficoltà , si combatte i falsi giudizio altrui ,l'ignoranza, la maldicenza, la sopraffazione , la cattiva sorte . Continuare ad essere solo in mezzo agli altri, continuare a lottare contro un ipocrita sistema , rincorrendo illusioni stipate in autobus sgangherati , sconvolto, incapace di reagire al corso degli eventi che ti divora il corpo, la mente , affiora a tratti il ricordo di amori giovanili . Mentre un timido sole s’affaccia tra le nuvole sconvolte , una strana melodia ti prende , ti porta via. Verso un'altro giorno in attesa di una speranza che colori pian piano i muri delle case basse e grigie in cui si vive . Coniugando se stesso agli altri , ai momenti febbrili e creativi , aggrappato ad una breve sonetto ,sorvolare la città , attraversare la sua storia che ritorna in silenzio puntualmente ogni primavera a bussare con passione alla porta del cuore d’ ognuno .

 

 

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