Un caffè tra vecchi amici

ritratto di Antonino R. Giuffrè
 
Quella mattina la signora Carla Rimondini indossava una camicetta bianca sbottonata fino al seno e una gonna di jeans con spacco. Sprigionava una carica erotica così intensa che, mentre passeggiava per le vie di Lentini, quasi tutti gli uomini si giravano per osservarle il fondoschiena. Suo marito Fabrizio, che la teneva per mano, friggeva dalla gelosia: «Un pugno in faccia a ciascuno» grugnì, «ecco cosa si meriterebbero, ’sti fitusi!».
«Sst,» fece lei, «siamo arrivati. Mi raccomando: non fare il solito coglione e cerca di parlare il meno possibile».
Fabrizio suonò il campanello, ma non rispose nessuno.
«Entriamo,» disse Carla, «il cancello è aperto».
S’immisero in giardino e, a brevi passi, si avvicinarono ad Alfredo il quale, dopo averli visti e salutati, smise di spingere il suo tosaerba lungo il prato. Posò una mano sul ventre gonfio della donna: «Comincia a crescere, eh».
Poi si rivolse al vecchio amico: «Maschio o femmina?».
«Ancora non si sa,» rispose quello, «ma sono certo che sarà un bellissimo maschio, e lo chiameremo Antonio».
«Bel nome, Antonio,» disse Alfredo, «anche se io, a dire il vero, lo avrei chiamato diversamente».
«Ah sì? E come?»
«Jacopo, ad esempio».
Calò il silenzio per qualche istante.
«In effetti, Antonio» disse Carla «è un nome troppo comune dalle nostre parti. Gliel’ho detto anch’io, ma Fabrizio, da buon siciliano, è fissato con la tradizione. Suo nonno si chiamava Antonio Giuseppe».
Fabrizio alzò le spalle.
«Allora,» disse Alfredo, «meglio Antonio che Giuseppe. Un siciliano su dieci si chiama Peppe, Peppino o Peppuzzo. Per carità, non se ne può più».
«Il solito simpaticone» commentò Carla.
Poi cambiò discorso: «Allora, questo caffè, lo prendiamo sì o no? Sempre che Alfredo voglia farci entrare nel meraviglioso gazebo del suo giardino, e mi permetta di usare la sua cucina».
«E me lo chiedi pure?» replicò Alfredo. «Non siamo qui per questo? Fa’ come se fossi a casa tua».
Carla andò in cucina. I due vecchi amici, invece, si sedettero sotto il gazebo. L’aria era limpida e cristallina.
«Crescere un bambino,» esordì Alfredo, «è sempre difficile. Ma chi te l’ha fatto fare, dico io? Sei pure disoccupato! Come hai intenzione di mantenerlo?».
Fabrizio arricciò il naso: «Come fanno tutti padri,» disse, «facendo sacrifici».
Alfredo gli rispose dopo essersi acceso un toscanello: «Bene, allora sarà meglio che tu ti dia da fare. Le mogli tradiscono più facilmente quei mariti che hanno difficoltà a pagare una bolletta o a comprare loro un bel vestito da sera».
Fabrizio si fece scuro in volto. Era da tempo che non contribuiva alle spese familiari, ed era da ancora più tempo che non faceva un regalo a Carla. Eppure lei, pur percependo un esiguo stipendio come commessa, era sempre riuscita a cavarsela; e non si poteva certo dire che la sera uscisse con indosso stracci qualsiasi.
«Beh» fece, digrignando i denti, «le donne se la fanno coi ricchi solo per…».
Carla, sopraggiunta coi caffè, lo interruppe: «Le donne,» disse con tono rilassato, «beh, le donne rimangono al fianco di quegli uomini che le fanno sentire uniche. Il resto sono solo cazzate, credetemi».
Alfredo si grattò il mento, dopodiché spense il toscanello nel posacenere: «Buono, vero?» domandò a Fabrizio, che aveva iniziato a sorseggiare la bevanda.
«Buonissimo», ribatté lui, «la mia Carla è davvero brava a fare il caffè. Tu non bevi?»
«Certo, certo che bevo».
 Lo tracannò tutto d’un fiato; poi alzò un sopracciglio quando vide Fabrizio stringere gli occhi cisposi: «Maledett…» biascicò quest’ultimo, prima di reclinare il capo sul petto.
Carla e Alfredo si guardarono compiaciuti.
«È fatta,» esclamò lui, «adesso è davvero fatta. L’arsenico lo ha steso in pochi minuti come previsto. Che coglione, pensava che fosse lui il padre del nostro Jacopo».
Carla gli sorrise, quindi si sfilò l’imbottitura di cotone che aveva nascosto sotto la maglietta: «E coglione anche tu, che pensavi che mi facessi mettere incinta da te».
Alfredo si passò una mano sulla fronte sudata. L’arsenico aveva cominciato a bruciargli l’intestino come una fornace: «Brutta figlia di una putt…».
Stramazzò a terra poco dopo. Era mezzogiorno; qualche nuvola sparsa apparì nel cielo ancora azzurro chiaro.
Carla restò a osservarlo per qualche istante. Poi tirò fuori il suo specchietto dalla borsetta e si sistemò i capelli con un pettine; applicò un po’ di rossetto sulle labbra.
Si diresse dunque al cancello. Un rombo di motocicletta accompagnava i suoi passi cadenzati sul prato.
Ad attenderla fuori c’era un uomo sui venticinque anni, che aveva con sé un mazzo di rose rosse.
«Oh Peppino, amore mio» disse lei, «ti ha mai detto nessuno che hai un nome bellissimo?».

 

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Il tuo gradimento: Nessuno (1 voto)

ritratto di Vecchio Mara

bello...

breve con doppia sorpresa finale (come un caffè doppio, mi vien da dire)... l'ho bevuto in un amen e poi l'ho pure doppiato, tornando a rileggerlo dal principio ed è andato giù come un buon caffè doppio. Piaciuto assai!

Ciao Antonino

Giancarlo

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… davvero azzeccata la similitudine…

… con il caffè doppio ah ah. Contento che il racconto ti sia piaciuto “assai”.

Grazie Giancarlo, un caro saluto. 

ritratto di Rubrus

***

Piaciuto. Eh.. il costume di bere il caffè tutto d'un fiato. Per noi italiani si fa così e penso che sia giusto (anche se qualche straniero rimane perplesso: c'è stato chi mi ha detto "non faccio in tempo a dire "caffè" e già l'avete bevuto), però ci può essere qualche inconveniente.

Piaciuto il "mentire dicendo la verità" e la sorpresa doppia.

Comunque, effettivamente, parecchi siciliani che conosco si chiamano Antonio / Antonino e Giuseppe. Non conosco invece nessun Jacopo. Carlo/a invece è piuttosto diffuso in Lombardia - basti pensare al co-patrono di Milano.  

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… credo che la perplessità di cui parli…

… sia niente rispetto al feroce disappunto che la gente mostra nei miei confronti, dopo aver saputo che io non bevo proprio caffè!

Ti ringrazio, un caro saluto. 

ritratto di Selly e le bebe rosse

a*

ah, la Carla...hai capito...!!! li fa tutti 'fessi' tra complotti all'imbottitura e caffè ehmmm corretti! correttisimi!

piacevolissimo, intrigo ben studiato!

ciao Anto

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… beh, come si suol dire…

… un caffè corretto al giorno toglie "certa gente" di torno ah ah.

Ciao Sandra, un abbraccio. 

È davvero un gran bel

È davvero un gran bel racconto, perfetto direi, sotto ogni punto di vista, complimenti. Un saluto

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… le tue parole mi lusingano, caro Luciano…

… ti ringrazio sentitamente. Stammi bene. 

Beh....certamente.....

.....un caffè un po' indigesto!

Non come questo racconto che fila via liscio e frizzante fino alla sorpresa finale.

Ottima trama e ben sviluppata. Anche nella lunghezza del testo.

Piaciutissimo!

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… e io sono davvero onorato…

.. del tuo frizzante “piaciutissimo”.

Grazie Paolo, un caro saluto. 

ritratto di paola_salzano

Ciao Antonino,  ho letto

Ciao Antonino, 

ho letto piacevolmente questo tuo racconto, scritto in modo così scorrevole e pulito, con una punta di noir nel finale: sembrava infatti che l'incontro andasse tutto liscio quando...dispiace per i due poveri "cornuti", ma comunque alla fine l'amore trionfa sempre, o quasi.

Bello...

Un saluto e ben ritrovato. 

 

 

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… so che questo non è esattamente…

… il tuo genere preferito, quindi il mio ringraziamento, per la lettura e il bel commento, è doppio!

Ciao cara Paola.

ritratto di Claudio Di Trapani

Un gradevolissimo brano.

Scritto con i tempi giusti e con una simpatica chiusa. 

;)

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… mi ha fatto piacere che tu abbia notato…

… l’ironia dell’ultima battuta. Ciao Claudio, ti ringrazio. 

ritratto di Gerardo Spirito

Aaah la signora Carla!  Gran

Aaah la signora Carla! 

Gran doppio colpo Antonino alla fine. Che dire, trama semplice ma intreccio ricamato alla perfezione. Bellissimo corto, complimenti!

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… e bellissimo anche il tuo commento…

… caro Gerardo. Alla prossima, ti ringrazio.