Ancora riflessioni

ritratto di Lucky Luke
Sono triste e molto stanco, anzi distrutto, ma non si tratta di spossatezza fisica. E' la mente che sta male. Da qualche tempo, sempre più insistentemente, mi sto accorgendo che la vita presenta le caratteristiche di un gioco sadico, un gioco al quale, consapevolmente consci delle regole, non parteciperemmo mai. Eppure per la prima di queste regole ci troviamo coinvolti entro questo luogo. La prima regola dicevo: non si chiede di partecipare, ma si viene chiamati a farlo, un invito senza possibilità di diniego. Perché la vita è sadica? Perché ci rivolgiamo ad essa in maniera così irriverente? Nessuno mai è riuscito a rispondere (né tanto meno ovviamente ho la pretesa farlo io) probabilmente perché si tratta di uno di quei fenomeni dei quali tutti abbiamo una percezione, ma che in realtà risultano talmente complessi da non ottenere una risposta riguardo alla loro natura o essenza. Siamo in grado di pensare, utilizzare la mente, ma ciò che è più importante siamo capaci di provare sentimenti. SENTIMENTI che condizionano la nostra breve apparizione nel grande gioco in quanto ci permettono di trascorrere il tempo in modo ampio e complesso, però PERICOLOSAMENTE. I sentimenti non sono, ahimè, solamente di gioia e felicità, ma intrisi di relazioni complesse e dolorose, costituite da un dolore proporzionale all'intensità di pensiero di noi stessi. Trascorriamo la nostra esistenza ripieni di egocentrismo ed egoismo, ci sentiamo e PRETENDIAMO di essere il centro dell'universo, Pretendiamo che tutto e tutti siano al nostro servizio, siamo convinti di essere sempre in credito e non ci accorgiamo invece di quanti debiti abbiamo. Facciamo del male alle persone che ci stanno più vicino, alle persone che ci vogliono anche bene, le disprezziamo con aria di superiorità e, quando ci accorgiamo di averle trattate male chiediamo... anzi PRETENDIAMO che ci perdonino, che dimentichino ciò che abbiamo fatto loro. Arriviamo a far loro del male un'altra volta, colpevolizzandole di non perdonarci e accusandole, facendo leva sui loro SENTIMENTI, di farci stare male perché non ci concedono il nostro "meritato" perdono. A ruoli invertiti NOI saremmo inflessibili! La BEFFA è nel fatto che più pensiamo e ci adoperiamo per questa vita, maggiore sarà la potenza dei sentimenti provati, e grande lo scarto tra momenti felici e situazioni negative e di quest'ultime cerchiamo sempre la COLPA al di fuori di noi stessi. Come imparare? Non basta tutta la nostra esistenza per farlo. IMPARARE ad tenere "CARI" quei momenti felici e utilizzarli nei lunghi periodi negativi, quale scuola ce lo può insegnare? E poi, ci può essere insegnato? E' mia opinione che questo stato d'animo faccia parte di noi stessi, del nostro "essere" del nostro "esistere" e sta a noi come sapere e come imparare a TIRARLO FUORI da sotto tutte le preoccupazioni, ansie, egoismi, orgogli che lo ricoprono fino a soffocarlo. Infine, per finire, QUANTO IMPEGNO ci mettiamo? O stiamo sempre ad aspettare che qualcuno lo faccia per noi visto che, inoltre, ci creiamo migliaia di futili scuse "non ho tempo - ho troppi impegni" per ovviare al fatto di "non volere" farlo, e che se lo facciamo, "dagli altri", può essere visto come un segno di debolezza piuttosto che un pregio? Perché facciamo/faccio tanta fatica ad imparare dai nostri/miei errori? E' sempre così difficile ammettere ciò che si è?