Le favole e le filastrocche della nonna Virginia

Presentazione

Mettendo a posto un cassetto della mia camera ho ritrovato un quaderno contenente delle favole e delle filastrocche che aveva scritto mia nonna quando io e mia sorella eravamo molto piccole.
Alcune di queste storie contengono momenti tratti dalla nostra vita quotidiana di allora, come le passeggiate con la nonna e la scelta del primo vasino.

Ho pensato che altri bambini potrebbero apprezzarle, e ho colto lâ??occasione che daâ?? questo sito di poterle rendere pubbliche.

Purtroppo il quaderno contiene anche delle simpatiche illustrazioni, fatte da mia mamma e da sua cugina, che completano alcune delle favole e delle filastrocche, ma che non sono riuscita a trasformare in formati facilmente scaricabili.

Buona lettura.
Elisa

Le ranocchie paurose

Mamma Verdina chiama i suoi piccoli ranocchi:
- Entriamo nello stagno a fare un bagnetto
Cra-Cra, Cre-Cre e Cro-Cro le saltellano dietro, un bel tuffo in acqua. Come si sta bene!
Il sole fa luccicare le gocce. Una libellula si diverte a fare i dispetti alla farfalla Lillina e le saetta vicino come se volesse bucarle le ali.
Le anatrelle sono scese in acqua anche loro e immergono la testa poi la scrollano, felici.
- Insegnami a fare le bolle â?? dice Cre-Cre alla mamma, e Verdina apre la bocca a livello dellâ??acqua. Ploch! Una bolla si gonfia e poi scoppia. I tre ranocchietti fanno altrettanto e poi più in là altri li imitanoâ?¦ e lo stagno si riempie di bollicine e di testine verdi a pelo dâ??acqua.
- Allarme! Allarme!
Eâ?? la voce di Martin Pescatore che grida dal canneto e vola frenetico qua e là.
- Aiuto!
Grida il pesciolino Freccia dâ??Argento, mettendo per un attimo la bocca fuori dallâ??acqua, le pinne dritte dallo spavento.
Tutti i giochi si interrompono, mentre passa sullo stagno la nera ombra delle paura.
Tutti tacciono e, nel silenzio, si sente un risucchio dâ??acqua. Un forte gorgogliare e lo schianto di rami spezzati. â?? Câ??è un mostro che beve tutta lâ??acqua dello stagno! â?? dice ansioso papà Verdone â?? Câ??è un ladro che ce la porta via con un grosso tubo di gomma! â?? dice la lucertola Coda Marrone. â?? Eâ?? un bue col naso lungo lungo che soffia nellâ??acqua â?? dice la farfalla Lillina.
-Presto, portiamo in salvo i girini che qui resteranno allâ??asciutto e moriranno! â?? propone mamma rana â?? Andiamo subito a casa! â?? grida lâ??anatra ai paperi che le stanno dietro.
- Aiutate noi, che non possiamo vivere fuori dallâ??acqua - implorano due pesciolini â?? moriremo se resteremo allâ??asciutto! â??
Tutti corrono qua e là, si agitano, si affannano, ma nessuno ha il coraggio di guardare in direzione del mostro.
- Sciocche bestie paurose senza testa!! â?? gracida Nonno Ranocchio con la sua vociona - Smettetela di gridare e di agitarvi senza cercare di capire quel che sta accadendo. Eâ?? solo un piccolo elefante che è venuto a bere e forse anche a fare un bagnetto, nientâ??altro! E non sarà certo lui ad asciugare lo stagno! -
Tutti trovano allora il coraggio di guardare: un grosso animale sta facendosi la doccia col suo lungo naso, beato e soddisfatto, poi si gira e con un lungo barrito che sembra una risata spruzza dâ??acqua le anitre che stavano scappando.
Ripompa acqua e innaffia i ranocchi che lo stanno guardando a bocca aperta, qualche spruzzo anche su Lillina e sulla libellula che si sono andate a posare sul suo codino.
- Piccolo hai detto? Ma quasto coso è grande grande! â?? dicono i ranocchi come per scusarsi di essere stati tanto paurosi â?? Noi non avevamo mai visto un elefante. Gli elefanti non vivono nel nostro paese â?? cerca di giustificarsi Papà Verdone.
- Io li ho visti allo zoo quando ho risalito il canale - dice Nonno Ranocchio â?? ed erano ben più grandi di questo, che è solo un cucciolo â?? poi, rivolto allâ??elefantino: - Tu da dove vieni? Perché sei qui? â??
- Io sono libero, io sono scappato, io ho visto il bosco â?? gli risponde quello allegramente â?? Sono nato nello zoo e non ho mai visto uno stagno, un bosco, gli animali come voi; per questo sono scappato. Eâ?? tutto così bello! Ora ditemi, uno per uno, chi siete voi.
- Io sono Farfalla Bianchina, e quella è Lillina
- Noi siamo Cra-Cra, Cre-Cre e Cro-Cro â?? dicono i ranocchietti, e tutti via via si presentano svolazzando, saltellando, guizzando, gracidando, fischiando.
- E noi siamo Elisa e Cristina â?? dicono insieme due bimbe comparse in quel momento sulle rive dello stagno â?? Mamma, papà! Câ??è un elefantino fra i ranocchi! Sarà quello che alla televisione hanno detto che è scappato dallo zoo! â?? e si avvicinano, per nulla impaurite. Eâ?? un piccolo elefante, ma sempre molto più grande di loro.
- Che animali siete? â?? domanda, diventando serio e un poâ?? perplesso.
- Non siamo animali, siamo bimbe. Ma tu perché sei qua? â?? gli chiede Elisa.
- Perché volevo vedere come è fatto un bosco. Ora sono soddisfatto e ritorno allo zoo dalla mia mamma.
- Ma ti sgriderà, ti sculaccerà perché sei scappato; chissà comâ??è preoccupata! Vieni con noi, ti accompagneremo.
Lâ??elefantino è contento e segue docile Elisa e Cristina. Gli animali dello stagno li salutano, poi gli animali del bosco li accompagnano: gli uccellini volando di ramo in ramo, i conigli saltando, le farfalle dandosi il cambio con le libellule sulla coda dellâ??elefantino.

Filastrocca del millepiedi

Sotto un funghetto piccino piccino
il millepiedi fa un sonnellino
Il venticello muove lâ??erbetta
che gli solletica una zampetta
Con un sobbalzo sâ??è risvegliato
il millepiedi, molto arrabbiato.
- Non si può stare tranquilli un pochino
Sotto il funghetto rosso e giallino? -
- Scusami tanto, non feci apposta -
Dice lo stelo con faccia mesta
- Scusami molto, starò più attento
Mi terrò fermo, se tira vento
Ma se mi piega che posso fare?
E che ho da fare per rimediare? -
Il millepiedi molto arrabbiato
Un pochettino si è calmato.
- Io ti perdono e porto pazienza
Ma devi fare una penitenza:
quel mio piedino che hai stuzzicato
ora mi prudeâ?¦ son delicato!!
Se il mio perdono vuoi meritare
Con la tua punta lo devi grattare! -
Lo stelo accetta la punizione
E si prepara allâ??operazione
- Ma quale piede devo grattare?
Ce ne son mille. Vallo a trovare! -
Il filo dâ??erba si sente smarrito
come conoscere quel che ha prurito?
Se quello giusto non troverà
il millepiedi si arrabbierà.
Sai quante sono mille zampette?
Son tante volte sette più sette
Sai quanti sono mille piedini?
Son cento e cento, tutti vicini.
Come trovare con un sol dito
proprio il piedino che ha prurito?
Il filo dâ??erba non sa che fare
poi si decideâ?¦ deve tentare.
Se al primo colpo non riuscirà
lui tutti quanti li gratterà
Piega con garbo la sua puntina
e si fa sotto alla pancina
della bestiola sempre accigliata
e quindi azzarda la prima grattata
ma in quellâ??istante frana la terra
mentre una mano il funghetto afferra.
Una manina piccina piccina
ha fatto intorno una grande rovina.
Il filo dâ??erba si tira suâ?¦
â?¦ ma il millepiedi ormai non câ??è più.
Insieme al fungo lâ??han sollevato
lontano lontano lâ??hanno portato.

Il bosco delle favole

Il sentiero del prato finisce al limite di un bosco fitto.
- Venite, Elisa e Cristina! Entriamo! Eâ?? un bosco speciale, vedrete! â?? dice la nonna Virginia alle sue nipotine.
Le bimbe in principio hanno un poâ?? di paura: gli alberi fitti lasciano entrare poca luce, i loro tronchi sono grossi come colonne, ma câ??è una bella erbetta, così morbida che è un piacere camminarci sopra.
- Perché è speciale, nonna? â?? chiede Elisa, che ha ritrovato il coraggio di parlare.
- Lo vedrai da sola â?? risponde la nonna in tono misterioso. Infatti dopo un attimo da un cespuglio sbuca fuori un lungo naso, poi due piedi di legno e infine tutto intero un burattino.
- Eâ?? Pinocchio!! â?? dice felice Elisa â?? Lo riconosco dal naso. Cammina proprio come un bambino!
- E mangio anche come un bambino. Ce lâ??hai una caramella? O anche una pera. Ho tanta fame che la mangerei con la buccia e tutto.
Elisa è mortificata, non ha proprio niente da dare al golosone. Ma in quel momento arriva sul sentiero Cappuccetto Rosso con la sua bella mantellina e il cestino pieno di cose buone per la nonna.
- Te la darò io una bella polpetta dolceâ?¦ tanto la mangerebbe il lupo! Mangiane anche unâ??altra, mentre io raccolgo i fiori insieme a queste due belle bimbe.
Eâ?? proprio quel che ci vuole per Pinocchio, che allunga subito le mani dentro al cestino.
- Volentieri! Ne prendo due anche per il mio amico che mi aspetta laggiù!
Al solito Pinocchio ha detto una bugia e il suo naso si allunga, si allungaâ?¦
â?¦ tanto che uno scoiattolo ci fa una corsa mentre passa da un albero allâ??altro, e due pettirossi vengono a posarvisi sopra.
- Qua, qua, qua â?? lo prende il giro Paperino, che è arrivato in quel momento â?? Câ??è posto anche per i miei nipotini sul tuo naso? Ci possono fare lâ??altalena!
Pinocchio è diventato rosso dalla vergogna e dalla rabbia; non si accorge neppure che lâ??orso Yoghi, nel frattempo, si è portato via , di corsa, il cestino di Cappuccetto Rosso, che sta per mettersi a piangere:
- Pazienza le polpette, ma anche il cestino!!
Per fortuna ecco Heidi che arriva col suo buon cagnone bianco, tutta sorridente e saltellante.
- Come sono belle le farfalle del bosco! Correte con me anche voi, Elisa e Cristina e pure Cappuccetto Rosso! Andiamo a vedere dove si posano. Se stiamo zitte e non le spaventiamo forse potremo anche vederle mentre succhiano il nettare la un fiore.
- Io so come fanno â?? dice Elisa â?? lâ??ho visto un giorno con la nonna. Hanno una specie di trombetta, la infilano nel fiore eâ?¦ tirano su.
- Io, io!! â?? grida Cristina, ma Elisa la rimprovera, seria
- No, tu no. Tu gridi e spaventi le farfalle!
- Povera piccolina, vieni da me â?? la chiama Biancaneve. - Io ti farò conoscere i miei amici nanetti; loro non scappano â?? e Cristina vede arrivare sette piccoli ometti con la barba che si fanno tutti intorno e ballano e cantano. Cucciolo, il più piccolo, le si avvicina e le prende la manina, Mammolo addirittura le dà un bacetto sulla guancia, poi diventa rosso rosso, anche nella barba. Dotto, tutto serio serio le chiede: - Possiamo essere tuoi amici?
- Sì, sì â?? risponde Cristina, felice, mentre Brontolo borbotta qualcosa che deve essere un complimento ed Eolo, dallâ??emozione, fa uno sternuto così forte che fa volar via tutti gli uccellini, spaventati e fa chiudere la bocca a Gongolo che stava ridendo.
Tutta confusa, dietro un cespuglio câ??è Cenerentola, con un povero abituccio polveroso di cenere e i piedini scalzi. Il bel vestito di raggi di luna è scomparso, e anche la carrozza.
Elisa la riconosce di lontano corre a salutarla e a consolarla; in quel momento, su due splendidi cavalli bianchi arrivano due bellissimi principi, si prendono in sella lâ??uno Biancaneve e lâ??altro Cenerentola e in un attimo scompaiono in fondo al sentiero.
Elisa è rimasta lì, immobile, ad occhi spalancati, ed ora vede in mezzo allâ??erba, ai suoi piedi, una minuscola scarpetta di cristallo.
- Lâ??ha perduta Cenerentola Nonna, posso prenderla? Posso portarla con me?
- No, cara. Non puoi portare con te nulla di quello che è in questo bosco. Qui sei dentro alle favole come se fossi dentro ad un sogno. Se anche la prendessi, poi non ti resterebbe niente in mano, perché dal mondo dei sogni non si può portare con sé niente. Ad ogni modo prova, se vuoi.
Elisa raccoglie la lucente scarpina, la guarda affascinata nella sua manina mentre si fa sempre più piccola e scompare.

Elisa si ritrova con Cristina sul divano nella casa del nonno Nando. Eâ?? stato solo un bel sogno ma è contenta lo stesso: ha visto un bosco magico, ha visto tutti i suoi amici dei libri e della televisione e ha anche parlato con loro.

Filastrocca dei cinque vasini

Cadon le foglie dallâ??albero grande,
per tutto il bosco la nebbia si spande;
verrà lâ??inverno, verrà la neve,
cercare un rifugio ormai si deve.
Mamma scoiattolo lâ??ha già trovato
dentro quellâ??albero, in mezzo al prato.
Lâ??ha già pulito tutto per bene
e han lavorato i suoi piccoli insieme;
vi han riposto noci e nocciole
ci son provviste quante si vuole.
Pronti son già anche i lettini
per babbo, mamma e i piccolini
per tutti e cinque cinque cuccette
terranno al caldo schiene e zampette.
Anche se fuori sibila il vento
Ogni scoiattolo vive contento;
anche se cade la neve a fiocchi
per un bel sonno può chiudere gli occhi.
Ma unâ??altra cosa deve essere fatta
perché la mamma sia soddisfatta:
perché si possa star bene tutti
si deve essere puliti e asciutti.
Per nanna e pappa câ??è tutto qui
ma dove andranno a fare pipì?
- Occorrerebbe a ognuno un vasino â??
Dice la mamma al paparino
- Ma a trovarli come si fa? â??
- La soluzione pur ci sarà! â??
Papà scoiattolo esce nel bosco
e di là chiama la mamma: - Presto!
Sai? Ho trovato cinque zucchine
ben lisce e tonde come palline! â??
Coi denti aguzzi le hanno svuotate
poi dentro al tronco le hanno portate.
Cinque vasini in fila distesi
davanti ai piccoli molto sorpresi.
Cinque vasini belli, perfetti
per cinque piccoli, tondi culetti.
Ciascuno il suo deve tenere
per starci comodo sopra a sedere;
però a sceglierli come si fa?
Quale vasino ciscun prenderà?
gira e rigira, prova e riprova
ognun infine il proprio trova:
Codina a Fiocco ha preso il rosso
perché fra tutti ha il culetto più grosso
mentre Baffetto vuole il verdino
perché di tutti è il più piccino.
Piace a Rosicchia il colore giallo
quindi si siede proprio su quello.
Il suo ha già scelto anche Pisolino
che dormirebbe pur sopra il vasino.
A Svampitella sempre distratta
rimane lâ??ultimo, a scelta fatta.
Con le codine ben sollevate,
con le zampette insieme allacciate
or tutti quanti, grandi e piccini
fanno un balletto intorno ai vasini.
E infine stanchi e soddisfatti
vanno a dormire nei loro letti.
Chi, a primavera, li sveglierà?
Il primo fiore che sboccerà.

Topo Gigio e Calimero

- Buon giorno Topo Gigio! Come stai? Hai dormito bene?
- Ohi! Ohi! Cosa mi dici mai, Calimero? Sono tutto bagnato e infreddolito. La pioggia di questa notte è stata un tormento. Tutta addosso me la sono presa. E non ho mica un bel guscio che mi ripari, come hai tu. Oh! Me misero, me sfortunato! Etcì! Un raffreddore mi sono preso�
- Ma ora câ??è il sole. Fatti coraggio, ti scalderà.
- Sì, ma intanto ho freddo e la pioggia mi ha anche portato via tanto colore. Sono diventato Topo Bianco, altro che Topo Gigio.
- Devi stare proprio male, poverino, perché dici molte sciocchezze.
- Vorrei vedere te per tutta la notte sotto lâ??acqua fredda che cadeva dal cielo. E il vento, anche. E poi dicono che noi siamo di pietra e non di ciccia, e quindi non sentiamo. Eâ?? unâ??ingiustizia, veâ??!
- Su questo hai ragione. Ho sentito anchâ??io quando lâ??ha detto quella bella bimba che si ferma davanti al cancello tutte le volte che passa con la sua sorellina e la sua nonna. Ha detto che le tortore, i passerotti, i gatti, i cagnolini parlano perché sono di ciccia. E fanno la nanna, mangiano la pappa, fanno pipì perché sono di ciccia. Invece le bambole, Pinocchio, Calimero, Topo Gigio non sono di ciccia ma sono di plastica, di legno e di pietra perciò non mangiano, non piangono, non hanno male al pancino, non hanno il raffreddore.
- Però ha ragione. Eâ?? vero che noi siamo di pietra; è vero che non abbiamo la voce e non mangiamo la pappa. Però neppure possiamo muoverci. Siamo sempre qui in mezzo allâ??erba del praticello e nessuno ci ha mai sentito lamentarci, neanche quendo la neve ci copre e quando una tortora viene a farci la cacca in testa. Eâ?? proprio unâ??ingiustizia!
- Però anche noi possiamo entrare nel mondo magico delle favole; e i bimbi allora sentono la nostra voce. Proviamo, una buona volta! Ecco che esce di casa la ragazzina, Luisa, con un bel cesto di pomodori. Forza! Topo Gigio!
Svelto Topo Gigio alza una zampetta e fa inciampare Luisa che capitombola nellâ??erba, mentre tutto in giro rotolano i pomodori. Uno e` andato proprio a spiaccicarsi sul guscio di Calimero.
- Proprio addosso a me! Eâ?? unâ??ingiustizia, veâ??! Perché sono piccolo e nero!
- Ora sei rosso, invece! â?? ride Topo Gigio â?? Come sei buffo! Come mi diverto! â??
Luisa si è alzata e ride anche lei.
- Mamma, Calimero è diventato rosso. Vieni a vedere!
- Prendi piuttosto acqua e spugna e lavalo. Come hai fatto a cadere così, e rovinare tutti i pomodori? Sei proprio maldestra!
- Non lo so. Ho inciampato nel piede di Topo Gigio, mi pare.
- Non dire sciocchezze! Il piede di Topo Gigio, anzi, i piedi, sono ben affondati in terra; non si può inciamparci. E neanche ti può aver fatto lo sgambetto. Sei tu una sbadata! Ma ora guarda come è tutto scolorito, poverino! E anche Topo Gigio. Bisogna riverniciarli. Vai in casa a prendere alcuni barattoli di colore e dei pennelli.

- Che solletico! Ohi ohi! Povero me!
E il pennello passa e ripassa, su e giù per le orecchie di Topo Gigio, per il guscio di Calimero. Ora però sono belli, colorati e lucenti. E con quella vernice non sentiranno più il freddo. E poi che felicità quando arrivano le due bimbe con la nonna
- Guarda Cristina! â?? dice Elisa â?? Topo Gigio e Calimero sono nuovi, sono belli, colorati e sembra persino che siano contenti!

I discorsi di Brigitte

Brigitte e` una piccola barboncina nera molto intelligente, dicono tutti; molto matta, dice il nonno Nando; molto lunatica, dice la nonna Virginia.
Porta via le ciabatte e se le va a succhiare in un angolo, porta via i calzini allo zio Claudio e se li mangia, lecca il pavimento e fa disperare la Rosanna che deve pulirlo.
- Ma che cosâ??hai in quella testa matta? â?? grida il nonno. Brigitte naturalmente non sa rispondere, anche se e` una cagnetta intelligente. Risponde invece con un balzo e una corsa verso il terrazzo, abbaiando furiosamente a un cane che ha sentito laggiu`, lontano lontano. Abbaia ancora una volta, poi ritorna alle ciabatte, in silenzio, con unâ??aria offesa e disgustata.
- Che cosa ha detto quel cane? â?? domanda Elisa
- Non lo so â?? risponde la nonna â?? e non so neppure che cosa gli abbia risposto lei. Io non capisco quello che dice. â??
- Perche`? â?? chiede Elisa
- Perche` io non conosco il linguaggio dei cani.
- Perche` non lo conosci?
- Perche` non e` come il nostro. Non usano le parole come noi, i cani
- E quel cane la` fuori lo capisce?
- Certamente!
- Anchâ??io voglio capirlo â?? si ostina Elisa.
- Sarebbe bello! â?? dice lo zio Claudio â?? Mi piacerebbe proprio sapere cosa dice questa cagnetta matta e che cosa le rispondono i suoi amici. Voglio inventare una macchina elettronica che traduca i discorsi dei cani â??
- Che cosa hai detto? â?? chiede Elisa, che non ha capito il senso di quelle parole
- Una macchina che cambi lâ??abbaiare dei cani, quindi anche della Brigitte, in parole come le nostre â?? spiega Claudio.
- Si`, si`, falla presto, subito!
Claudio se ne va in camera sua ed Elisa vorrebbe seguirlo
- No, tu no. Debbo essere solo per inventare.
Dopo parecchio tempo, quando Elisa si e` ormai dimenticata dei discorsi dei cani e gioca con Ciccio Bello, Claudio ritorna da lei, tutto allegro, con in mano due oggetti che sembrano conchigliette
- Ecco Elisa, ora puoi capire i discorsi di Brigitte. Mettiti queste sulle orecchie e ascolta. Ma attenta a capir bene, che poi me lo racconti.
- Andiamo a provare sul terrazzo!
Accosta anche lui lâ??orecchio a una delle conchigliette
- Senti? Quel cane laggiu` sta chiamando Brigitte. Ecco la sua voce:
- Barboncina nera, vieni fuori! Ti voglio vedere!
Brigitte arriva abbiaiando e risponde subito:
- Noioso cane pieno di pulci, perche` mi chiami tutto il giorno? Io di cani come te non so che farmene, io. Io sto con gli amici pari miei.
- Non essere cosi` scontrosa, bella cagnolina. Dimmi piuttosto quando esci, che vengo a tenerti un poâ?? di compagniaâ?¦ e vedrai se so giocare e farti divertire!
- Usciro` fra poco con Nando, ma stai lontano perche` non voglio vederti. Sei brutto e grasso
- Dammi un poâ?? della tua pappa buona che hai nella ciotola! â?? sta intanto gridando un altro cagnetto dal terrazzo vicino â?? Ho visto come lâ??hai mangiata volentieri; deve essere proprio buona. E deve anche fare bene, se ti ha fatto diventare cosi` bella, col pelo cosi` lucido.
Brigitte scodinzola, felice e compiaciuta per quei complimenti.
- Mi dispiace proprio ma non potro` dartene. Non posso arrivare fino al tuo balcone. Peccato! Con te starei prorio volentieri!
- Peccato davvero. Pero` ho qui del melone che mi piace tanto.
- Io preferisco i calzini dello zio Claudio. Quelli sono la cosa piu` buona al mondo
- Se lo dici tu â?? replica lâ??altro, poco convinto â?? Hai sentito quel rumore dâ??aereo? Non lo posso sopportare!
- Io non sopporto i motorini! Li morderei tutti, i piedi che li fanno andare!
â?¦ e i discorsi continuano, mentre Elisa ascolta attenta e sorpresa.
Improvvisamente sente un ronzio nelle due conchigliette che ha ancora alle orecchie e i discorsi si interrompono. Brigitte pero`, e anche i cani dei dintorni, tanti, continuano ad abbaiare. Che cosa e` successo? Elisa non li capisce piu`.
- Si e` rotto lâ??apparecchio, dice lo zio Claudio, e ritorna nella sua camera, lasciando Elisa contenta di aver sentito i discorsi dei cani, ma anche perplessa e triste, perche` il gioco e` finito. Perche` non puo` piu` sentirli? Non sa che lo zio Claudio le ha fatto un piccolo scherzo: non erano le voci dei cani, quelle, ma lo zio Claudio che parlava in un nastro registrato.

Gegè è tornata

Gegè era una gazza nera, un bellâ??uccello dalle penne lucide, furbo, vispo, sempre in movimento
- Ge! Ge! Ge! â?? era il suo verso che tutto il giorno si sentiva in casa nel giardino, nel bosco, nel cielo sopra la casa del bisnonno Giovanni.
- Ge! Ge! â?? voleva dire: - Dammi il formaggio! â?? e il bisnonno Giovanni sulla porta, con un pezzetto di formaggio nella mano tesa, aspettava che Gegè passasse a rubarglielo.
- Ge! Ge! â?? voleva dire: - Stammi lontano, altrimenti ci rimetti tu! â?? al gatto che allungava una zampetta curiosa e pericolosa.
- Ge! Ge! â?? era anche una specie di risata per burlarsi della tortora che faceva le moine e le riverenze a se stessa davanti allo specchio, tubando e girando in tondo.
Gegè era della razza delle gazze ladre e perciò le piaceva non solo portar via il formaggio, ma anche tutto quello che luccicava e perfino le sigarette. Povero nonno Nando quando gliene portò via un intero pacchetto, e aveva solo quello! Le ritrovò poi sbriciolate, spezzettate, mordicchiate e sparse a fiocchi per tutto il giardino. Dopo essersi divertita un mondo Gegè doveva essersi ubriacata di tabacco perché svolazzava qua e là come se avesse perso lâ??equilibrio, e rimase nascosta tutto il pomeriggio, forse a dormire.
Ma era sempre una gazza simpatica e un amico del bisnonno Giovenni tanto disse e tanto fece che riuscì a farsela regalare e a portarla con sé nella sua casa a La Spezia.
Gegè partì in automobile e si fece, abbastanza tranquilla, tutto il viaggio a guardare dal finestrino: câ??erano tante cose colorate, sempre nuove, tanti oggetti che luccicavano e fuggivano via. Anche il mare luccicava ed era grande grande, ma che noia guardarlo solo dalla finestra chiusa e star sempre in casa, senza il bisnonno Giovanni col suo formaggio, senza la tortora sciocca che si specchiava, senza il bosco, il bosco, il bosco.
Gegè non era più vispa, non era più bella e non era più neanche ladra: era solo malinconica, come se avesse sempre sonno.
E un giorno che la signora aveva lasciato aperta la finestra per fare le pulizie, Gegè spiccò un bel volo� e via� via da quella casa, da quella città; via anche dal mare, via verso la montagna e verso i boschi. Là in mezzo, da qualche parte doveva esserci la sua bella vecchia casa� via� via� Vola! Vola! Che presto saremo fra gli amici!
Ma dove? Comâ??erano grandi le montagne, comâ??erano grandi i boschi! Trovare la direzione giusta, quello era necessario, ma tanto difficile! E ormai veniva buio, era stanca e aveva freddo. Si fermò sul ramo di un albero che per fortuna aveva ai piedi un fitto cespuglio con rosse bacche saporite. Era una buona cena!
Avrebbe dormito e la mattina dopo, forse, sarebbe stato più facile trovare la strada di casa, la sua bella casa calda, piena di cose buone e di esseri simpatici.
E si addormentò, con la testa sotto unâ??ala per illudersi di stare al caldo. E sognò di essere a casa.
Ma a casa non arrivò neppure il giorno dopo, e neanche quellâ??altro, e neanche quellâ??altro ancora. Volava, mangiava qualche frutto di bosco e qualche seme, beveva in qualche pozzanghera e ancora volava, poi dormiva sotto un cespuglio e ancora riprendeva a volare, sempre, sempre.
Le montagne si facevano sempre più alte, ormai quasi senza alberi; faceva ogni giorno più freddo, finché cominciò a cadere la neve. Povera Gegè! Tremava, era stanca, aveva paura, non ce la faceva più. Cercò un riparo dietro un grosso sasso, per riposarsi. Ad un tratto da una tana che câ??era là sotto sentì venire un â??ron ronâ? e una specie di respiro caldo
- Chi câ??è lì dentro? â?? domandò
- Chi mi chiama? â?? si udì una voce assonnata â?? Chi mi sveglia? Io sono una marmotta e voglio dormire in pace. Non lo sai che alle marmotte piace dormire, specialmente dâ??inverno? â??
- Ma io ho freddo, ho paura, mi sono persa, non ce la faccio più a volare. Le ali sono diventate di ghiaccio, la coda è dura come un pezzo di vetro.
- Poverina! Che cosa posso fare per te?
- Ho tanto bisogno di un poâ?? di caldinoâ?¦
- Prova a infilarti nella mia tana, qui si sta bene; ma attenta a non bagnarmi, che poi mi viene il raffreddore!
- Comâ??è calda la tua pelliccia! Lasciami stare un poâ?? vicina a te, te ne prego
E lì al caldo, cullata dal â??ron ronâ? della marmotta la piccola, povera Gegè si addormentò.
Al risveglio si sentiva calda, leggera, contenta. Aveva ripreso coraggio e voglia di volare
- Grazie marmotta dormigliona!
Fuori câ??era un sole splendido, che faceva brillare la neve. Così era bello volare, anche se faceva un poâ?? freddo. Poi non si sentiva più sola: ritornava a vedere i boschi, volando in discesa e, di tanto in tanto, qualche pennacchio di fumo.
Se câ??era fumo câ??erano delle case, câ??erano anche degli animali, degli uomini, qualcosa da mangiare. Vide dallâ??alto una bellâ??aia davanti a una grande casa. Si posò sullo steccato che la circondava, guardando in giro.
Lâ??abbaiare furioso di un cane uscito in quel momento dalla sua cuccia la fece sobbalzare.
- Hai paura di una povera gazza stanca come sono io, sciocco cane da pagliaio?
- Quanto sei brutta. Non ti avevo riconosciuta come gazza. Credevo fossi qualche diavolo-folletto dei boschi, una specie di fantasma.
- Vorrei vedere te, dopo tanti giorni di viaggio, di fame, di freddo!
In quel momento uscì di casa una donna con una gran ciotola di mangime per polli, che arrivarono di corsa battendo le ali e allungando il collo a litigarsi per il primo posto davanti alla ciotola
- Chissà se lasceranno mangiare anche me? â?? E si avvicinò prudente, piano piano. Non la guardavano neppure! Incoraggiata Gegè si mise a becchettare di gusto
Finalmente un pappa buona! â?? Ne mangiò tanta che quando la prima gallina alzò la testa, la vide e la mandò via con una beccata cattiva, quasi quasi non riusciva più a volare. Aveva proprio il pancino pieno e dovette fermarsi un po' in un prato per riprendere fiato.
Ora però si viaggiava bene. Tutto in discesa, case sempre più fitte, odore, odore� di casa sua. Finalmente, finalmente! Che gioia! � Ecco la casa del bisnonno Giovanni! La riconoscerebbe fra mille, laggiù sulla curva della srada, col giardino davanti, i grandi alberi ai lati, e di là dalla strada il bosco delle ginestre.
Gegè atterrò davanti alla porta. Era chiusa. Battè due, tre volte col becco. Nessuno! Ancora riprese a battere più forte. E allora sentì una voce, proprio la sua, del bisnonno.
- Chi bussa? Vengo, vengo! â?? aprì la porta. Nessuno. Si guardò intorno. Non câ??era nessuno.
- Ge! Ge! Ge! Ge! â?? lì, ai suoi piedi câ??era la piccola gazza che lo salutava col suo verso.
- Sì, è proprio lei! Vieni nonnina a vedere. Guarda comâ??è ridotta. Non ha più la coda, le ali sono quasi senza penne e ha i piedi gonfi! Povera Gegè, vieni! Brava Gegè che sei ritornata con noi!
Il bisnonno Giovanni avrebbe voluto abbracciarla dalla gioia, dalla tenerezza. Ma come si fa ad abbracciare un uccello?
La prese fra le mani, la accarezzò e Gegè chiuse gli occhi, beata. Ora sì che si stava bene fra quelle grandi mani calde. Valeva la pena fare tanta fatica!
Fra poco sarebbe andata a salutare la sciocca tortora e il gatto biricchino, ma intanto sta ancora lì a godersi quelle mani che la accarezzano, a mangiarsi il formaggio che la nonnina le aveva portato.
Questa era la sua casa!

Il presepe della nonna

- Nonna Virginia ha fatto il presepe!
- Venite tutti, presto, correte!
Lo grida Elisa alla Cristina,
al nonno Nando, alla nonnina.
Con mamma Lia papà è arrivato
e ognuno in cerchio sâ??è sistemato.
Arriva Claudio dopo un momento
che a venire non è mai pronto.
Sâ??apron le antine del mobile grande
chiara una luce nel buoi sâ??accende.
Sopra la paglia che fa da lettino
apre le braccia Gesù Bambino.
Vicino a lui câ??è la sua mamma,
forse gli canta la ninna nanna.
Eâ?? la Madonna vestita dâ??azzurro;
se fai silenzio ne senti il sussurro.
Câ??è San Giuseppe dallâ??altro lato
che al suo bastone si è appoggiato.
Guarda curioso là nella paglia:
Gesù diffonde una luce che abbaglia
- Guarda câ??è il bue! Oh comâ??è bello!
Dice Cristina â?? E câ??è lâ??asinello!
- Scalda col fiato Gesù Bambino â??
Dice lâ??Elisa â?? Lui è piccino
e ha molto freddo, là nella paglia
non ha scarpine e neppure la maglia.
- Oh, poverino! Cosa facciamo?
Con qualche cosa noi lo scaldiamo!
- Mandagli uno, poi un altro bacetto
e lui si scalda del tuo affetto â??
Dice la nonna a Elisa e Cristina
che glieli soffiano con la manina.
Dei Magi il primo è Baldassarre
poi dietro viene Melchiorre e Gasparre.
Con la corona e i grandi mantelli
vengono essi coi loro cammelli.
Però lâ??Elisa che ha lâ??occhio attento
dice: - I cammelli non vedo né sento.
- Li hanno nascosti in un posto vicino
per non spaventare Gesù Bambino.
Una cometa hanno seguito
che si spostava nel cielo infinito
portano lâ??oro, lâ??incenso e la mirra
al piccolino che è il Re della terra.
Porta il suo dono anche il pastore
e glielo offre con grande amore
pelo di capra è il suo mantello
ed anche il morbido lungo cappello.
Vicino a lui câ??è la pastorella
che ha pani freschi nella cestella.
Ci son due pecore ed un agnellino
saltano intorno a Gesù Bambino.
Dietro si vedono case e castelli,
monti coperti di alberelli.
Per i sentieri della montagna
per le stradine della campagna
stanno arrivando grandi e piccini
non puoi vederli, chè son lontani;
arriveranno stasera o domani.
Voglion vedere il bimbo châ??è nato
già la cometa glielâ??ha annunciato.
Scendon dal cielo angeli dâ??oro
li sentiremo cantare in coro.
Cristina e Elisa si fanno più attente:
qualcosa infatti davvero si sente;
câ??è una gran luce sulla capanna
e tante voci cantano Osanna.

Filastrocca delle dita

Con la testona
un poco rossa
con quellâ??unghiona
lucida e spessa
è assai sbruffone
il Pollicione
- Io bello sono.
Io forte sono.
Di tutti quanti
io sono il re.
Non puoi far niente
senza di me.
Senza di me
non mangi il gelato
non cogli i fiori
che son nel prato.
Guardami Elisa!
Guarda Cristina!
Sono il più bello
della manina. â??
Indice allora
infastidito
dice: - Staâ?? zitto
stupido dito!
Sono io il sapiente,
lâ??intelligente;
uso la penna,
insegno alla gente! â??
Salta su il Medio,
dritto impalato
lungo e sottile
come un soldato
- Anche me ora
state a sentire
che molte cose
vi devo dire.
Soldato sono
bellâ??alto e fiero
e sulla testa
porto il cimiero.
Nonna Virginia
me lâ??ha comprato
il mio bellâ??elmo
tutto dorato.
Così se cuce
non si fa male;
lo tiene lustro
e lo chiama ditale. -
Ma lâ??Anulare
molto elegante
- Il tuo ornamento
non vale niente;
quello châ??io porto
invece è un gioiello
dâ??oro e brillanti:
si chiama anello.
Io sono ricco
e non lavoro
tutti mi guardano,
guardan me solo â??
Ma Mignolino,
il più piccino
che non ha oro
né cappellino,
dolce e gentile
comincia a dire:
- Sono piccino,
non so far niente
ma insieme agli altri
divento importante;
io servo infatti
a insegnarti a contare
la tua faccina
a carezzare,
a fare ciao
a una bambina,
a dar la mano
alla nonnina.
Ma attenta bimba!
A un tuo capriccio
insieme agli altri
io ti sculaccio.
E sul tuo roseo
bel sederino
resta lâ??impronta
del mio ditino -.

Il gallo presuntuoso

Il gallo Bargiglio
che è il re del pollaio
con fiero cipiglio
dallâ??alto di un palo
si volge a un coniglio:
- Bestiola meschina! â??
gli dice superbo
rizzando le penne
del collo e dellâ??ali
- Sei sciocca e bruttina
coi denti
sporgenti.
Stai sempre a tremare
sai solo mangiare.
Cantare non sai!
Volare non sai!
In mezzo a noi polli
che ci stai a fare?
Siamo furbi, siam belli,
siam bravi a cantare
Chicchichirichi!
facciam tutto il dì.
Co-co, coccodè
un uovo, due, tre.
Io poi sono il pollo
di tutti il più bello.
La cresta mia rossa
è corona da re.
La coda ha le penne
di mille colori
che metton perfin
sul cappello i signori.
Perciò ti conviene
andar via di qua.
Nessuno ti vuole
e bene ti sta.
Le orecchie abbassate,
il mite coniglio
pian piano si scosta
dal gallo Bargiglio.
Ma in quellâ??istante
correndo felice
arriva sullâ??aia
la piccola Alice;
solleva il coniglio
gli tocca il musino
poi piano accarezza
le orecchie e il codino
- Sei morbido e caldo,
coniglio gentile,
sei proprio il più bello
di tutto il cortile! -

La rana zitella

La ranocchia Dorotea,
dello stagno la più bella,
avea fatto una frittella
con un fiore di ninfea.
Ma un goloso colibrì
che passava per di lì
glielâ??ha portata via.
Avea fatto quel piatto prelibato
per trovare un marito
ma il grazioso colibrì
quella ranocchia lì
giammai la sposerà!
Oh! Povera Dorotea!
Era lâ??ultima ninfea!
Perduta quella
or resterà zitella,
� e sarà sempre sola!
Ma il ranocchio Bertrando
da lontano gracidando
pian piano la consola.

Il lungo viaggio

Dal treno delle otto
il grillo Bergamotto
è sceso in gran fretta
poi con grande diligenza
senza curarsi della partenza
si è grattato una zampetta
che gli faceva prurito.
Quindi ha ripreso il viaggio
lungo i binari a piedi
con gran fiato e coraggio.
Chissà quando arriverà,
se una pulce ancora
lo pungerà?

Cecco Nasone

Questa è la storia
di Cecco Nasone
che andava a caccia
usando il cannone.
Se in ciel vedeva
un passerotto
sparava una palla
da un chilo e otto
e se vedeva una rondinella
sparava bombe
persino a quella.
Se sopra il tetto
câ??era un uccello,
anche se era
solo un fringuello,
con una bomba
del suo cannone
faceva intorno
gran distruzione.
Finchè un bel giorno
perché distratto
lasciò partire
un colpo matto.
E partì lui
sopra la palla
come se fosse
su una cavalla.
Sparì nel cielo lontano lassù
e mai nessuno lo vide più.

Il concorso di bellezza

La farfalla Vanessa
ha vinto stamattina
il concorso di bellezza.
Hanno emesso il verdetto
la mantide religiosa
ed il grillo Gigetto.
Hanno votato anche
il vecchio scarabeo
ed il cervo volante.
Ma la vespa velenella
che si crede assai bella
con un duro discorso
sâ??è detta insoddisfatta
e ha presentato ricorso:
- Come si può affermare
bella quella smorfiosa
che fino a ieri era una bestia schifosa?
Un bruchetto molle
tutto peli e senzâ??ali? â??
- Certo, ieri era brutta
ed oggi è molto bella;
ma tu eri velenosa
e oggi sei sempre quella!

Il fantasma Casimiro

Visitato il gran castello,
spaventato questo e quello
(gufi neri e uno scorpione
tre topini e una civetta
pipistrelli e scarafaggi
rintanati in tutta fretta)
il fantasma Casimiro
che era nuovo a quello stato
e un bel poâ?? sâ??era stufato
trasse fuori un gran sospiro
che il lenzuolo gli gonfiò
e su in alto lo portò.
Sale sale su nel cielo
nella notte illuminata
da una luna ingioiellata
di stelline tremolanti.
Ai fantasmi, ognun lo sa,
solo il buio ben gli sta
dei castelli abbandonati,
dei palazzi diroccati;
e per questo Casimiro
spaventato e infastidito
di vergogna è arrossito.
Quel rossore non sâ??addice
al pallore dei fantasmi!
Ma fermarsi più non sa.
E se il giorno arriverà?
Ed infatti ecco che il sole
sâ??alza rosso allâ??orizzonte
e un suo raggio luminoso
lo colpisce proprio in fronte.
Si dissolve a quel calore
il fantasma sprovveduto
come nebbia al sol dâ??aprile.
E neanche in un minuto
Casimiro non câ??è più
né là in alto né quaggiù.

Il gatto innamorato

Il gatto Maragnao
che è molto innamorato
da gran sconsiderato
per vedere la micetta
è salito in bicicletta.
Ma la coda arruffata
nei raggi si è impigliata
e lâ??ha fatto cadere.
Eâ?? buffo da vedere
quel povero micetto:
una zampa sanguinante
unâ??orecchia accartocciata
la coda spelacchiata
un dente ciondolante
coi baffi spuntati
e il musetto infangato;
si presenterà alla sua bella
trasportato in barella?

Gradimento

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